Opinione di Giuseppe Baiocchi

L’Europa forse ci salverà: ma noi la vogliamo ancora?

Il “vincolo esterno”, quello con il quale l’Europa prova a raddrizzare il nostro disordinato paese,

Quest’Europa con la sua moneta e il suo peso indefinito eppure così stringente ci sta apparendo in queste settimane come una severa e ingombrante “matrigna”. Eppure più che mai si va configurando come quel “vincolo esterno” che obbliga un Paese disordinato e approssimativo come l’Italia a riaggiustarsi e a fare tutti insieme quei “compiti a casa” da lungo tempo sempre rimandati.

Un “vincolo esterno” che è arrivato al punto di far saltare un governo scelto dagli elettori e mai sfiduciato nelle sedi parlamentari per cedere il passo alla squadra di “tecnici” del professor Mario Monti, l’unico che godeva e gode della fiducia incondizionata delle istituzioni comunitarie. E le scelte dolorose e impopolari che questo esecutivo è costretto a prendere finiranno forse per salvare l’economia e i conti pubblici ma anche a far perdere quella stima preventiva e quell’acritica adesione all’ “idea di Europa unita” che ha sempre prosperato in grande maggioranza nel sentire comune del nostro Paese.

Fin dalle prime votazioni a suffragio universale per il Parlamento Europeo (1979), infatti, tutti i sondaggi e le ricerche sociologiche davano il nostro come il Paese più “europeista” dell’intero Continente, con un consenso generalizzato vicino all’80 per cento della popolazione. Un primato di fiducia nell’”idea di Europa” che non aveva nessun riscontro altrove e che, con ironia, veniva ripetutamente motivato come inversamente proporzionale alla sfiducia che in Italia si aveva dei governanti di qualsiasi colore e in sostanza dell’insieme della stessa classe dirigente del Paese.

Come se il sogno degli “Stati Uniti d’Europa” (come si immaginava dai profeti negli anni bui del Secondo conflitto mondiale) potesse far superare i limiti e le mediocrità nella guida dell’Italia che era abituata, per la sua secolare civiltà, ad essere per natura e cultura aperta all’incontro e a farsi comunità superiore insieme ai popoli vicini. Una sensibilità collettiva e maggioritaria che non si è mai perduta nel sentire popolare durante i lunghi decenni della faticosa e lentissima integrazione istituzionale.

Tuttavia l’entusiasmo dei sognatori non si è mai accompagnato alla prosaica concretezza dell’attenzione quotidiana sui contenuti del processo in atto, anche dopo i Trattati costitutivi di Maastricht (1992) e l’ingresso, un decennio fa, nella moneta unica. Così da rendere forse più costosa e talvolta meno conveniente all’interesse nazionale molte delle scelte codificate poi nella normativa comunitaria : anche perché le trattative con i partners erano affidate non solo agli sherpa ma gestite in gran parte dall’alta burocrazia dei funzionari. La politica era spesso assente e non di rado completamente distratta, assorbita com’era nel gioco di potere quasi esclusivamente casalingo.

In realtà oggi tutta la materia regolata dalle leggi è prevalentemente (circa il 70 %) guidata dal diritto europeo e comunitario. I trattati, le direttive e le altre norme di fonte europea sono stati fatti propri dalle legislazioni nazionali, attraverso la ratifica parlamentare (per l’Italia in doppia battuta, dato il bicameralismo perfetto). E molto spesso, se non nella stragrande maggioranza dei casi, la legittimazione nazionale è avvenuta senza dibattito, non solo degli ambiti politici, ma pure della pubblica opinione. Infatti l’informazione più diffusa sembra appassionarsi quando da Bruxelles si fissa il diametro delle pesche o la curvatura delle banane. E tuttavia le colpe e il provincialismo della comunicazione al riguardo vanno spartite a metà con il Palazzo romano della politica.

Se è permessa la narrazione di un vecchio cronista, chi scrive rivendica di aver chiesto negli anni a diversi parlamentari di tutti gli schieramenti le ragioni di questa inscalfibile insensibilità verso il “prodotto” legislativo europeo che si subiva acriticamente. La confessione assolutamente bipartisan (o tripartisan ) era convergente e univoca: “Vedi, - era la risposta - sai che a dicembre c’è la solita tumultuosa maratona parlamentare con la votazioni sulla legge finanziaria italiana, carica di emendamenti, di pressione delle lobbies, di tutela dei piccoli interessi dei territori singolarmente rappresentati. Il voto finale avviene sotto Natale, con i deputati che restano in aula con la valigia in mano pronti a partire per le vacanze”.

“E quando il rosario infinito delle votazioni è concluso e si è frementi per la fuga e il ritorno a casa, i Presidenti delle Assemblee bloccano tutti con il dovere di ratifica delle direttive europee, ratifica che deve essere attuata entro il 31 dicembre di ogni anno. In quelle condizioni di spirito e di stanchezza si vota di tutto, al buio, pur di fare in fretta. E la maggior parte della normativa comunitaria è passata così. Però anche voi dell’informazione ve ne siete sempre fregati…”.

Da qualche anno (e cioè dalla legge Buttiglione del 2005) la materia viene raggruppata nella cosiddetta “Legge Comunitaria” che Camera e Senato affrontano con qualche riguardo in più. E’ accaduto anche stavolta (ma nel consueto disinteresse generale). Infatti la “Legge Comunitaria” ha avuto il “via libera” definitivo dal Senato mercoledì 30 novembre, recependo circa 23 direttive e regolamenti normativi europei, con lo stralcio però (come aveva già fatto la Camera) del punto relativo alla “responsabilità civile dei magistrati” (e alle relative sanzioni), decisione presa per non urtare la suscettibilità delle toghe.

Piaccia o non piaccia l’accoglienza dell’Europa e delle sue ormai centomila pagine del “corpus” normativo comunitario è avvenuta in gran parte in queste forme : il nostro “europeismo” è un nobile sentimento, mentre magari per altri partners è una difesa legittima di corposi interessi. Forse è il caso di chiedersi se è ancora il caso di continuare ad andare avanti così…  

Comments

unovirgolaquattro's picture
Inviato da: unovirgolaquattro
5 December 2011 - 22:39

Voci non ufficiali dicono che la bolla speculativa creata dalla finanza creativa sia di circa 1,4 quadrilioni di dollaari (alla Stanlio & Ollio). Insomma millequattrocento migliaia di miliardi. E ci vogliano far credere che qualcuno sia in grado di generare tutto quel PIL li'? Sul pianeta terra o nella galassia?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 December 2011 - 22:13

Gli Stati Uniti d'Europa ? Sarebbe bello, ma se potessimo votare chi ci governa. L'Unione Europea che è stata costruita negli anni novanta è una costruzione sovranazionale, assolutamente NON democratica ma retta dalle regole delle grandi istituzioni FINANZIARIE, che hanno guadagnato una enormità di profitti negli ultimi 20 anni, ed hanno provocato crisi mondiale del 2008. Che sta continuando, e chissà come finirà. Questa Europa non è nè liberista nè capitalista, è l'apoteosi della tecnocrazia finanziaria che se ne sbatte completamente delle persone che in europa ci vivono.

pavlein's picture
Inviato da: pavlein
5 December 2011 - 16:43

beh, che dire? tutti euroentusiasti vero? forza, italiani stringete la cinghia che così potrete continuare a spendere le vostre (poche) euromonetine.

Per quanto mi riguarda, la risposta alla vostra domanda è: NO

E forse sarebbe ora di far decidere alla popolazione con un bel referendum che moneta vuole tenere in tasca

Davide1's picture
Inviato da: Davide1
5 December 2011 - 14:24

Basta con l'euro: ha fallito. Non leggo i concetti di equità come pure non leggo concetti di riforme strutturali insieme al rilancio delle imprese alla piena produzione e non leggo nulla sulla ripartenza del lavoro soprattutto per i giovani: MA CHE BISOGNO C'ERA DI MONTI QUANDO SAREBBE STATO POSSIBILE VARARE UNO STRAFALCIONE SIMILE DA UN IMBECILLE QUALSIAISI! CI TASSA LO 0,1 PER MILLE ANCHE SUL CONTO CORRENTE OLTRE AL DOVUTO, E QUANTO ALTRO ANCORA CI DOBBIAMO ASPETTARE? L'ITALIA HA NECESSITA' DI RIFORME RIVOLUZIONARIE DI RILANCIO DELL'ECONOMIA NON DI TASSE COME PURE E' ALTRETTANTO NECESSARIO CHE PER RESTARE L'EURO IN AUGE E' NECESSARIA UNA POLITICA COMUNE E UNA FISCALITA' COMUNE. OGGI CON L'AUMENTO DRASTICO NELLE NOSTRE TASCHE NON ARRIVEREMO LONTANO, SARA' L'ENNESIMO FALLIMENTO. FERMATE QUESTA MANOVRA E RIFACCIAMOLA COME REALMENTE VA FATTA!!!!!!!!!!!!

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/e-adesso-dall-italia-dipende-il-futuro-dell-euro...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 December 2011 - 14:21

Preferisco la lira e restare vivo che l'unione europea monetaria da morto!!!!! Il fallimento dell'euro è ormai chiaro, certo alla finanza non conviene ma noi cittadini si, eccome!!!

luciano pontiroli's picture
Inviato da: luciano pontiroli
5 December 2011 - 13:33

La crescita argentina farà impressione, ma sarebbe meglio guardare il PIL pro capite prima di additarla come un obiettivo.

AntonioB's picture
Inviato da: AntonioB
5 December 2011 - 13:08

Effettivamente per me, che ho 60 anni, è difficile immaginare gli stati europei non più all'interno di una Unione Europea. Visto però come sono andate e vanno le cose, e cioè che questa unione è solo servita ai più furbi e prepotenti per prendersi la fetta maggiore (e non parlo solo degli ultimi anni), e a quelli che furbi si credono per giustificare lassismo e truffe di ogni genere, le mie "apirazioni europeiste" sono in netto calo. In altre parole, io e tanti come me ci hanno creduto, altri si sono approfittati della mia e generale credulità (alimentata da tante belle parole) per altri scopi. Che facciamo, buttiamo via il bambino con l'acqua sporca? Non mi sembra una buona idea, certo però che ci vogliono patti chiari e che siano rispettati da tutti, in primis da chi si autoproclama "Capo dell'Europa": non mi sembra che dalla Germania sia venuta quella leadership reclamata né tantomeno alcun rimedio utile , e alla fine l'unica cosa che sono capaci di fare è dare all'Italia la responsabilità di salvare l'Euro: un po' in cotrapposizione col definirci inaffidabili, no? La realtà è che neanche loro, in tanti anni, hanno saputo costruirsi una credibilità per cui li si possa eleggere a leaders, e che i patti vanno fatti di comune accordo e non imposti, che abbiano un interesse superiore a quello dei singoli e che siano rispettati da TUTTI. Questo ancora non lo vedo, neanche da lontano e viene da chiedersi a chi conviene tutto questo perché non credo sia solo un caso. Per finire: non sarebbe ora di definire una posizione netta della Gran Bretagna? O dentro o fuori, troppo comodo tenere il piede in due staffe!

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 December 2011 - 12:21

Interessante il commento di USReagan. Meglio l'Argentina dell'Italia? La domanda da porsi è: Meglio vivere in un paese che cresce allo 0% e ha un reddito procapite in termini reali superiore a 30.000 dollari o uno che cresce al 3% e ha un reddito procapite di 17.000 dollari? La risposta che darei è che è meglio vivere nel primo paese (e quindi in Italia) almeno per i prossimi trent'anni poi si vedrà... Naturalmente ognuno però ragiona in modo suo...
Per quanto riguarda la nostra SOVRANITA' non mi pare che l'abbiamo esercitata molto bene se abbiamo dovuto cortesemente chiedere alla BCE di comprare i nostri titoli di Stato e meno male che c'era la BCE se no saremmo finiti appunto come l'Argentina nel 2002. Nel terzo millennio le entità statuali assumeranno una dimensione maggiore per ovvie ragioni, legate alla contrazione delle distanze fisiche e culturali percepite tra area e area. Chi rimarrà indietro in questo processo sarà votato ad un destino di declino. Quello che ci ha insegnato questa vicenda è la debolezza dei governi nazionali e l'esigenza urgente di passare parte della sovranità degli stati tradizionali ad istituzioni europee politiche, democraticamente elette, che abbiano il potere sufficiente per fare da contraltare da una parte agli eccessi delle istitizioni finanzarie e dall'altra alle grandi potenze (Stati Uniti, Cina, Russia, India). Senza questa svolta siamo destinati come Europa ad un declino irreversibile.

USReagan's picture
Inviato da: USReagan
5 December 2011 - 11:38

ma che simpatia e simpatia?? Sin dall'inizio questa Europa ci è stata imposta dall'alto in maniera totalmente anti-democratica. Credo che qualsiasi Italiano all'estero si presenti come Italiano e non come Europeo.. mi sbaglio? Questo è piuttosto indicativo di come "l'Europeismo" sia solo un concetto astratto, bello a parole, ma lontanissimo dal cittadino comune. Non verserò una sola lacrima quando il castello di carte collasserà.. se crisi deve essere meglio andare in default, stringere i denti e ricominciare da capo mantenendo però la nostra SOVRANITA'. Così ha fatto l'Argentina, e a distanza di 10 anni dalla bancarotta ha ricominciato a crescere a tassi del 3% annuo.. sempre meglio della stagnazione perenne che ci portiamo avanti da 20 anni..

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