La debolezza dell'Italia? A lavorare siamo in pochi
In Germania, per ogni 100 persone che lavorano, 76 non lavorano. In Italia, ogni 100 attivi ci sono 111 inattivi, scrive Stefano Casertano docente di economia e politica presso l’Università di Potsdam. Insomma, nel nostro paese sono pochi quelli che “tirano la carretta”, e per questo devono lavorare di più. Il fatto che più persone lavorino consente anche ai tedeschi di andare in pensione in anticipo, senza dover lavorare per sostenere i consumi delle famiglie. Secondo gli ultimi dati, nel 2010 il 47,5% dei tedeschi ha lasciato il lavoro prima dell’età pensionabile, accontentandosi di una pensione più bassa. Come diceva un tempo la sinistra: lavorare meno, lavorare tutti.
Con interesse ho letto l’articolo de Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre 2011, a forma di Vladimiro Giacché, con titolo “Euro, sette balle sui tedeschi”. In particolare, tra le sette inesattezze sui tedeschi, appare degna di nota la seconda. Informa Giacché che «I tedeschi non lavorano più degli altri: in Italia ogni lavoratore lavora 1.711 ore, in Germania 1.419 […] Poco però dei guadagni si è trasferito ai salari: dal 2000 in termini reali i salari tedeschi sono diminuiti del 4,5 % (caso unico nella zona euro). Ciò ha depresso la domanda interna, ma ha spinto le esportazioni».
Effettivamente, questo paragrafo sembra corrispondere appieno al concetto di “inesattezze sui tedeschi”. Spieghiamo meglio: in realtà, il caso della Germania non è affatto l’unico dell’area euro. I salari reali sono diminuiti anche in Italia (oltre 5 mila euro in meno), già da prima della crisi. Possiamo aggiungere che i salari reali in Germania sono diminuiti a partire dalle riforme del lavoro introdotte nel 2004-2005, che sono costate la poltrona di cancelliere a Schroeder, ma hanno consentito oggi alla Germania di avere la posizione che ricopre.
Le riforme hanno consentito di far partecipare al lavoro anche la manodopera dei Länder orientali. Purtroppo, il diverso sistema formativo aveva creato una generazione di lavoratori meno produttivi rispetto ai compatrioti dell’Ovest. Le riforme degli anni Duemila hanno consentito di poter integrare persone con salari più bassi: la diminuzione del 4,5% cui fa riferimento Giacché dipende in larghissima misura dall’ingresso nel mondo del lavoro di persone dell’Est, che vengono pagate di meno. A titolo di esempio nel Land della Sassonia-Anhalt lo stipendio medio era l’ 81,3% rispetto alla media nazionale (dati 2010). Così si spiega anche lo stupore di molti lettori che hanno letto questi dati: il riferimento di noi italiani sono la Baviera e la Ruhr, terre d’immigrazione, dove gli stipendi negli ultimi dieci anni sono saliti. È grazie a tutto questo se, in soli vent’anni, è stata risolta gran parte dei problemi d’integrazione economica dell’ex-Germania Est.
Consideriamo poi l’aspetto del “i tedeschi lavorano poco”. Qui bisognerebbe intendersi sul concetto di “lavorare poco”. In Germania, per ogni 100 persone che lavorano, 76 non lavorano. In Italia, ogni 100 attivi ci sono 111 inattivi. Insomma, nel nostro paese sono pochi quelli che “tirano la carretta”, e per questo devono lavorare di più.
Si può anche fare un calcolo proporzionale. Su mille persone, in Italia lavorano in 474, e in totale producono un “monte ore” di 474 moltiplicato per 1.711 ore, cioè 811.014 ore. In Germania, ogni mille persone sono 568 quelle che lavorano, per un monte ore di 568 moltiplicato per 1.419, corrispondenti a 805.992 ore. Si tratta di un misero 0,6% in meno rispetto agli italiani. Allunghiamo un po’ la pausa caffè, e siamo a livello loro.
Oppure, potremmo placidamente considerare che le aziende più grandi, unite ai maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, creano condizioni di produttività che consentono ai tedeschi di lavorare uno 0,6% in meno di noi. Si potrebbe parlare anche di Università e di formazione della classe dirigente, ma ormai chi scrive ha perso le speranze.
Ma perché condannare la strada tedesca? In fondo, è un tema che dovrebbe esser caro alla sinistra: lavorare meno, lavorare tutti. L’andamento dei consumi in Germania spiega che la disoccupazione al 6%, come quella di questi mesi, fa star tutti felici, soprattutto se in famiglia non lavora solo il papà, e se al figlio non viene assegnato uno stipendio da subumano.
Il fatto che più persone lavorino consente anche ai tedeschi di andare in pensione in anticipo, senza dover lavorare per sostenere i consumi delle famiglie. Secondo gli ultimi dati, nel 2010 il 47,5% dei tedeschi ha lasciato il lavoro prima dell’età pensionabile, accontentandosi di una pensione più bassa. L’età media all’accesso alla pensione è di 63,5 anni. Scandaloso? In Italia, l’età media è 60,2, grazie anche alle pensioni di anzianità, per le quali la media è 58,7. Buon lavoro a tutti.
*Docente di economia e politica presso l’Università di Potsdam e Senior Fellow di bigs-potsdam.org
Leggi anche:
Sorpresa: gli italiani lavorano molto più dei tedeschi
Stando all’Ufficio statistico del Dipartimento del lavoro americano, gli italiani nel 2010 hanno lavorato 359 ore in più dei tedeschi (il 25% in più). Si tratta di dati quantitativi, che non considerano la produttività ma soltanto il monte ore complessivo diviso per il numero totale del personale impiegato. Nondimeno, la Merkel avrà di che strabuzzare gli occhi. Tutti i dati nella nostra infografica.
L’Italia lavora più della Germania, ma produce meno

Fatta 100 la media Ue per ora lavorata, dal 2000 al 2010 l’Italia passa da 116,8 punti a 101,5, mentre Germania e Francia, nello stesso lasso di tempo, sono rimaste costanti. Costante anche il divario, tra 14 e 15mila euro, tra la retribuzione media di Berlino e quella di Roma, a parità di incidenza delle tasse sul costo del lavoro. Per l’Istat inglese, comunque, a lavorare più di tutti in Europa sono i greci.







Commenti
forse siamo anche meno organizzati ?... 10 contadini con i buoi che lavorano 10 ore ognuno non producono come un contadino con il trattore che lavora 5 ore....
e la burocrazia ? se quei 10 contadini prima di far lavorare i buoi devono farli passare dal veterinario...
ed il modo di lavorare ? se durante le 10 ne passano 5 a decidere da che parte del campo cominciare..
se poi i 10 contadini producono patate e quello solitario fragole...
e' solo un esempio ma spero si capisca che non basta paragonare quanti siano i lavoratori oppure le ore che si fanno, conta molto anche come si lavora e cosa si produce.
Caro Facchi,
Il suo non mi sembra il tono adeguato per rispondere a chi ha investito del tempo per rispondere a una sua osservazione, posta peraltro con estrema supponenza. Se non le stanno bene i dati economici che cito, si rivolga all'ocse. Forse lì troverà qualcuno che l'ascolta: mi sembra ne abbia bisogno.
Buon anno,
Stefano Casertano
Si dia una svegliata sig.Casertano.
La riforma delle pensioni è già stata fatta , non so se ha letto i media negli ultimi mesi !
Adesso la gente percepirà la pensione a 67 anni , manterrà la gente come lei che non fa PIL ma da previsioni inaffidabili come quelle sul nucleare e si diverte a fare il maghetto dell'economia.(Tremonti docet)
Gli economisti dovrebbero vergognarsi del disastro economico del pianeta , di responsabilità ne hanno anche se ne sono inconsapevoli.
Non mi incanta sui dati del lavoro NERO, è nero perchè nessuno lo scopre, solo lei ha un dato statistico perchè , appunto , è un maghetto!!
Potrebbe fare l'oroscopo , forse qualcosa indovina!
errata corrige: ho fatto casino con excel. il rapporto inattivi/attivi del Veneto è 86,5/100. Dunque è meglio la Lombardia (mi pareva strano!) dove è 85,5. Peggio della Germania, ma non molto peggio della Germania. E calcolando le ore lavorate - di cui non dispongo della suddivisione regionale - è probabile che in Lombardia si lavori di più che in Germania. E infatti in Lombardia - ma anche in Veneto e in Emilia, Lazio, Trentino AA, Val d'Aosta, Friuli VG) il PIL pro capite è più alto di quello medio tedesco (purtroppo ho solo il 2008 di Eurostat, qui: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/1-24022011-AP/DE/1-240...).
Il discorso dunque non cambia di molto. I produttori di ricchezza sono pochi (un dato ben evidenziato anche nel capitolo 1 di Luigini contro Contadini di Gabrio Casati tra i fattori limitanti dell'Italia, insieme ovviamente al debito e al livello patologico di evasione fiscale), se andassimo a distinguere (come fa Luca Ricolfi ne Il sacco del Nord) PIL mercato e PIL pubblica amministrazione, scopriremmo che sono ancora meno di quanto non sembri e probabilmente - ben consapevoli che il lavoro nella PA è funzionale al lavoro produttivo - scopriremmo anche qui divari territoriali spaventosi che metterebbero in luce come, contro la vulgata professoralliberaloide - i dipendenti della PA in certe regioni sono pochi, meno che in Germania, mentre in altre sono un'infinità, più che nella ex URSS.
Torneremmo quindi a vedere che tutti i problemi con cui ci hanno appestato gli Alesinagiavazzi&Co per decenni, sono marginali, secondari o comunque non tanto impellenti (la presunta rigidità del mercato del lavoro, il presunto basso tasso di liberalizzazioni, le poche privatizzazioni, i sindacati brutti e cattivi e altre fandonie del genere), quanto invece lo è il problema del divario Nord-Sud.
E' curioso, a proposito, che si spendano fiumi d'inchiostro sulla "fase 2" del governo e il governo non dica una sola parola, per esempio, sulla criminalità organizzata: dico, ma possibile che ci si accapigli su un'idiozia come le licenze dei taxisti e si taccia su 135 miliardi di euro "fatturati" dalla criminalità organizzata? Non sarà, forse, un problemuccio leggermente più prioritario? O forse coppola&lupara con tutti quei soldi sono troppo buoni clienti per le banche che hanno spedito un o dei loro all'Economia e dunque meglio sorvolare (con classe, s'intende) anche per i professori?
daniele,milano
E se il personale non è motivato è colpa dei manager. La classe dirigente è il vero problema di questo Paese, ma coninuiamo a far finta di niente.
Infatti la nostra eccellenza se ne va, chissà perché.
Caro Francesco Facchi,
sorvolando sul suo tono da professore ("invito a studiare di più la materia"), soddisfo a sua curiosità. Anche in Germania esiste il sommerso, ed è pari a circa il 16% dell'economia reale. In Italia il sommerso è circa il 22%, per una differenza di 6 punti percentuali.
Ciò non spiega una differenza nella partecipazione al lavoro del 46% (i 111 inattivi italiani rispetto ai 76 inattivi tedeschi ogni 100 che lavorano).
La stupirò: in tanti anni di studio, il concetto di "economia sommersa" mi era noto. Ho ritenuto opportuno semplificare l'analisi ed evitare di introdurre un fattore di complicazione, il cui impatto è marginale ai fini della descrizione del problema: in Italia lavoriamo in pochi.
Non illudiamoci che il problema sia (prevalentemente) il nero: sono scemenze della propaganda. Il problema è strutturale. Viviamo in un sistema economico ingiusto, che consente a troppe persone di campare di rendita, mentre la plebe lavora.
Mi permetto anch'io di invitare i commentatori a esporre le proprie critiche come se si trattasse di un confronto intellettuale, non della moviola alla Domenica Sportiva. Se possible, almeno.
Buone feste e buon lavoro.
Stefano Casertano
Non ho capito se il calcolo è fatto su inattivi/attivi oppure su popolazione/occupati (cioè includendo i minori di 15 anni) oppure su inattivi+disoccupati/occupati... ecc.
Comunque, su base Istat media 2010 a me pare che il rapporto inattivi/attivi sia 106,5 inattivi (popolazione con più di 15 anni che non lavora e non cerca lavoro) ogni 100 attivi (popolazione con più di 15 anni occupata o in cerca di occupazione). Mettendo i disoccupati dall'altra parte (cioè tra quelli che non lavorano) il rapporto è di 125,5 ogni 100 occupati. Se addirittura ci si mette anche la popolazione sotto i 15 anni (che sono circa 8,5 milioni), viene fuori addirittura 262 persone che non lavorano (inattivi+disoccupati+minori di 15 anni) ogni 100 che lavorano (i soli occupati)! Sarebbe ancora più interessante -disponendo dei numeri- andare a vedere quanti degli occupati lavorano i settori di PIL mercato (o PIL primario o lavoro produttivo), creando dunque la vera base della ricchezza del paese e quanti in PIL pubblica amministrazione (o PIL derivato o lavoro improduttivo, laddove improduttivo non significa ovviamente inutile).
Ma non è questo il punto.
Il punto - che poi è sempre lo stesso- è che continuare a parlare di Italia (almeno quando si parla di statistica) è un esercizio non solo vano, ma del tutto fuorviante e soprattutto inutile a definire soluzioni. "Italia", almeno in statistica, è più che mai un'espressione geografica. La questione dei pochi produttori di ricchezza è certamente una questione vera, ma se ne darebbe una lettura moca senza una georeferenziazione del dato che mette in luce una realtà un po' più articolata e problemi assai diversi.
Infatti se lo stesso rapporto (inattivi/attivi sulla popolazione sopra ai 15 anni) venisse regionalizzato, allora scopriremmo per esempio che nel Veneto ogni 100 attivi (occupati+persone in cerca di occupazione) ci sono solamente 59,7 inattivi (sopra ai 15 anni), cioè qualcosa di molto ma molto meglio della Germania e infinitamente meglio del 106,5 della insignificante media italiana, mentre in Calabria lo stesso rapporto è di 100 a 163,6, in Campania di 100 a 163,2, in Sicilia di 100 a 152,1 e nella "virtuosa" Puglia di 100 a 144,8.
Dunque, a dispetto di tutte le fanfare più o meno "tecniche" che gridano allo scandalo dell'articolo 18, alla rigidità del mercato del lavoro e persino a una questione concretissima e reale come l'ipertassazione su lavoro e impresa come causa della bassa crescita economica e di un mercato del lavoro asfittico (l'articolo 18 e le tasse ci sono anche in Veneto e, queste ultime, peraltro si pagano mediamente più in Veneto che nel resto d'Italia, Lombardia come sempre a parte) il problema di questo paese è uno e uno solo: si chiama Mezzogiorno. Il resto sono questioni secondarie quando non vere e proprie balle.
daniele,milano
Fra l'altro la media Italiana al pensionamento è alterata dall'anomalia del pensionamento FEMMINILE , fino ad oggi l'età massima per il pensionamento femminile era di 60 anni , non paragonabile ai 65 anni degli altri Paesi.
E' chiaro, egr.Prof, che la media si abbassa , il rapporto non è paragonabile se non per strumentalizzare!!
Provi a fare la media SOLO MASCHILE ,egr.Prof.!
Anch'io condivido il commento di Angelo: il lavoro nero ha un peso non pesato per la statistica.Daltronde non si capirebbe come potrebbero vivere tutte quelle persone senza lavoro.
Invito anch'io il docente a studiare di più la materia , diverrebbe più credibile la sua storiella.
Grazie dell'attenzione
Comunque la dinamica dei salari, soprattutto nelle fasce basse, è molto complessa:
http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/0,1518,806175,00.html
L'opinione di Casertano tralascia indubbiamente lo stato dell'arte REALE che il Paese Italia si porta dietro!
IL LAVORO NERO ,..ovvero la percentuale di lavoratori che per la statistica "non lavorano" risultando disoccupati!!
Il dato si lascia scrivere , ma la Realtà è un'altra!!
Poi c'è una miriade di gente che ha il doppio lavoro , la stragaran maggioranza in NERO , naturalmente!!
Poi in Germania vanno prima in pensione (media 62,5 anni) anche perchè la contribuzione Previdenziale Obbligatoria preleva solo il 19% del loro salario (in Italia il 33%) , la maggioranza ha una Previdenza INTEGRATIVA che porta a raddoppiare l'assegno pensionistico dello Stato , inoltre fino a 30.000 € il reddito da pensione non è tassato , quindi le cifre sono NETTE , al contrario dell'Italia che ci Ritassa la percentuale di Pensione erogata!!
Chi scrive articoli dovrebbe anche conoscere le cose ,...l'informazione "dovrebbe" far conoscere la REALTA' e non le considerazioni personali dello scrivente!!
Perchè produrre più beni se poi non si riesce a venderli? Produrre di più per abbassare i prezzi, compensando le perdite e la mancanza di investimenti in ricerca?
Lavorare tutti significa costringere a lavorare tante persone che non si adeguano, per far scendere le remunerazioni e pagare gli operai quanto quelli della Germania Est? O magari far lavorare impiegati e laureati in fabbrica, sfruttandone la maggiore competenza a un prezzo più basso?
Tanti 'scansafatiche' italiani se avessero il coraggio di andare all'estero farebbero la felicità di imprese ed istituzioni di ricerca.
Come diceva giustamente sopra il sig.Tizzi c'è un problema di produttività che io aggiungo è direttamente proporzionale alla motivazione personale: senza dare opportunità di lavoro qualificato, alle persone capaci, come si può pensare che la gente sia più produttiva nel suo lavoro?
Il problema del livello degli stipendi è anche collegato al consumismo che serve a spingere le vendite di beni altrimenti meno necessari e che colpisce le persone meno colte. Poi c'è il problema degli afffitti elevati e delle tasse sulla prima casa; tutto si ripercuote sugli stipendi e i salari.
C'è anche la particolarità dei diversi sistemi pensionistici per cui quando si parla di pensioni troppo elevate si parla di quelle dei lavoratori dipendenti, i quali hanno stipulato un contratto irrescindibile con lo stato: io ti verso tot contributi e tu mi dai tot di pensione, a tot anni: non riuscire a garantire il rispetto di un contratto (che siano pensioni, o BOT) significa perdere credibilità a livello internazionale.
Vogliamo parlare di liberismo: tagliamo tutte le sovvenzioni alle imprese (anche quelle editoriali) e lasciamo lavorare quelle veramente produttive, quelle che hanno reali innovazioni da produrre, quelle che sanno valorizzare il capitale umano.
Non mi è molto chiara la critica all'articolo del Fatto: Giacché diceva che i tedeschi lavorano meno degli italiani e questo mi sembra confermato (ogni tedesco lavora meno ore degli italiani). La mia lettura dell'articolo non era affatto una condanna nei confronti del sistema tedesco, anzi. Mi sembrava una critica alla visione italiana dei tedeschi e alla visione che hanno i tedeschi di loro stessi.
Quando ho lavorato in Germania e ho fatto notare che in Italia si lavorava più ore il mio Capo ha strabuzzato gli occhi, è vero. Ma è soprattutto vero che io ho imparato dai tedeschi che quando si lavora si lavora e basta, senza fare altro, mai. Cosa che la mia esperienza mi dice non avvenire in Italia.
E comunque temo proprio che la maggiore produttività dei tedeschi sia dovuta al vero, grande problema italiano: l'inadeguatezza della classe dirigente italiana.
Un solo grido: MASOCHISMO.
Ci facciamo governare da inetti, ci facciamo massacrare di tasse, ci facciamo prendere in giro quotidianamente dagli inetti di cui sopra e lavoriamo come dei disgraziati per stare peggio degli altri (parlo per la parte produttiva degli italiani...) qualcuno mi sa indicare un'altro aggettivo?
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