La lobby leghista e i rami secchi
Tra i tanti guai finanziari dei comuni adesso ce n’è uno nuovo. Chi ha investito in centrali a biomasse non può più usare il verde cittadino come combustibile. Un decreto del dicembre scorso ha trasformato le ramaglie in rifiuti da smaltire, con relativo aumento dei costi. Ma a meno di due mesi, un altro decreto allo studio propone il dietrofront. Il motivo? Manca una riforma organica e si procede per spinte dei gruppi di interesse, per amicizie e per «orecchie che sanno ascoltare…».
La potatura di un albero con la motosega (Afp)
Le ramaglie non sono tanto spesso al centro delle cronache. Sfrondature di alberi e sfalci di verde – effettivamente – hanno ben poca attrattiva. Eppure, in Italia, anche sui rami potati e sull’erba del vicino si scatena la guerra di lobby. In materia, le leggi cadono come le foglie (la normativa è stata cambiata tre volte dal 2006, mentre un quarto intervento è allo studio del Parlamento) e gli enti locali rischiano di fare investimenti sbagliati, dovendo seguire regole che si avvicendano come le stagioni.
Anche Quingentole, come le ramaglie, non è troppo abituata a stare al centro delle cronache. Si trova nel Destra Secchia mantovano, ha 1.200 abitanti e un’economia basata sull’agricoltura. Eppure, nell’Italia del Gabibbo che se non risolve i problemi cerca almeno di apparire in prima serata, vanta adesso una visita delle telecamere di Striscia la notizia.
Da qualche mese c’è a Quingentole (e anche in tre comuni vicini) un impianto a biomasse vegetali che si alimenta a legno triturato (in gergo tecnico, «cippato») capace di garantire l’autosufficienza energetica alla scuola, al municipio, al teatro, al centro sociale, a un edificio polivalente e alla palestra. E dal giugno scorso il paese ha anche una piazzola di raccolta provinciale di ramaglie realizzata con soldi pubblici (200mila euro della Regione Lombardia) e inaugurata in pompa magna. Senonché, il 3 dicembre scorso, poche righe in un sottocomma del decreto legislativo 205 rovinano la festa all’amministrazione comunale. E a molte altre.
La vecchia legge prevedeva che potessero essere considerati «sottoprodotti» (quindi utilizzabili come combustibile nelle centrali a biomasse) anche «i materiali vegetali provenienti da sfalci e potature di manutenzione del verde pubblico e privato». Il nuovo testo, invece, salva quelli provenienti dall’agricoltura ma classifica gli sfoltimenti urbani come «rifiuto» e come tale ne impone lo smaltimento.
«Insomma», si scalda il sindaco di Quingentole Alberto Manicardi, «se poto un albero in un giardino privato o pubblico, ho automaticamente un “rifiuto”. Se a venti metri di distanza poto un albero nel campo di proprietà di un coltivatore diretto, posso considerarlo “sottoprodotto” e utilizzarlo come risorsa energetica. Un’assurdità. Qualcuno con interessi economici concorrenti deve aver spinto in Parlamento…».
Il fatto è che la forte crescita degli impianti a biomasse in Italia (soprattutto al Nord) ha sottratto materiale a chi si occupa di compostaggio, ovvero della trasformazione dei rifiuti in concime organico. Il settore aveva fatto sentire la sua voce e la norma introdotta a dicembre era pensata per evitare che gli impianti a biomasse rastrellassero dal mercato tutto il verde disponibile.
Oltre al rischio di trasformare la piazzola da 200mila euro di Quingentole in un’opera inutile, per i comuni il cambiamento comporta un aggravio di spese. «Smaltire una tonnellata di ramaglie come rifiuti ci costa 44 euro», spiega ancora Manicardi. «Usarla come sottoprodotto, appena 15 di trasporto; un terzo, quindi. Con in più, un ritorno di risparmio energetico». Il comune di Quingentole è piccolo e agricolo, per cui l’aumento dei costi per lo smaltimento sarà – dati delle potature precedenti alla mano – di circa 12 mila euro annui («mica pochi nelle condizioni attuali», ci tiene a puntualizzare Manicardi: «Considerate che riusciamo a stanziare per la Cultura meno di 10 mila euro). Ma appena il territorio urbanizzato si fa più ampio le cifre si impennano. Per le vicine Pegognaga e Sermide (non proprio metropoli: rispettivamente 7.280 e 6.430 abitanti) si arriva a circa 100 mila euro. Figurarsi nelle città. La nuova legge potrebbe far saltare parecchi bilanci o quanto meno i piani finanziari dei rifiuti.
«Un dato complessivo di quanto quelle poche righe di decreto costeranno agli enti locali è ancora lontano», dice un altro sindaco, Andrea Bassoli, primo cittadino nella vicina Pieve di Coriano. «Stiamo lavorando in sede Anci per arrivare a una quantificazione. Ma ci siamo fermati dopo mercoledì».
Sì, perché il 9 febbraio sono iniziati in Commissione Ambiente alla Camera i lavori sul testo del decreto legislativo che dovrebbe attuare la direttiva europea «sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili» (la2009/28/CE). E si annuncia l’ennesimo dietrofront sulle ramaglie.
«Non so come a dicembre, negli anfratti governativi, sia potuta entrare quell’infelice norma. Ma», assicura il relatore del nuovo decreto, il leghista Guido Dussin, «noi la consideriamo profondamente sbagliata e siamo corsi ai ripari. Ottenendo l’unanimità, per fortuna. Le ramaglie non saranno più rifiuti e torneranno materia prima per produrre energia. Realtà virtuose già funzionano in molte località del Nord. Basta ostacoli: aiutiamo il territorio. Per questo abbiamo anche sostenuto il fotovoltaico a concentrazione al posto di quello al silicio dei pannelli solari: vogliamo tecnologia padana, non cinese!». L’iter del decreto, se non ci saranno problemi, sarà di almeno tre mesi. Il sindaco di Quingentole e i suoi colleghi tirano un sospiro di sollievo, rovinato però dalla constatazione che anche se tutto andrà liscio, «questa stagione di potature, ormai, è perduta». E poi un problema resta, ed è l’assoluta volatilità di ogni decisione.
Lo conferma anche il rappresentante della “lobby” che aveva vinto a dicembre, e che appena due mesi dopo rischia di essere sconfitta dagli antagonisti delle biomasse. David Newman, un inglese trapiantato da noi da 26 anni, è il direttore del Cic (consorzio italiano compostatori).
«Lo scriva: sono sconcertato dal fatto che in Italia non si riesca a far riunire a un tavolo i responsabili delle categorie del settore rifiuti. Siamo venti persone, non di più. Ci conosciamo tutti ormai, tra di noi. Ma mai il governo ci ha convocati collettivamente e ci ha detto: “Ok, organizziamoci. Facciamo una vera riforma”. Ho scritto anche alla Prestigiacomo, ma non è servito. Il perché non lo so. Forse c’è uno scollegamento dalla realtà, forse una non volontà politica o semplice incapacità… Rimaniamo al nostro caso ramaglie. Basterebbe decidere: facciamo 100 impianti a biomasse e 100 di compostaggio o 50 e 100 o 100 e 50. Basterebbe uno studio e una pianificazione. Ma non lo si fa. E allora ognuno va in Parlamento e tira acqua al suo mulino. Lo facciamo noi e lo fanno gli altri. E anche i partiti. Non a caso quello delle biomasse è un tema caro alla Lega. Nelle valli alpine e prealpine sono ormai numerosissime le centrali che utilizzano la legna delle foreste. E in quelle zone noi compostatori abbiamo problemi a reperire materia perché anche i contadini e i viticoltori preferiscono portare le potature alle centrali».
«Quanto a far valere i nostri diritti di categoria, non voglio svelarle i miei segreti del lavoro ma è una questione di relazioni. Io faccio questo mestiere da 15 anni. Bisogna seguire le attività parlamentari, le commissioni, e individuare all’interno delle istituzioni le figure chiave. In mancanza di programmazione e di riforme organiche ognuno si appella alle amicizie, insomma, alle orecchie che sanno ascoltare. Abbiamo sempre ottenuto qualcosa finora. Trovato persone sensibili. Adesso vedremo».

Comments
Non capisco prendersersela su con Newman come chi commenta questo artcolo. Mi sembra solo che sia sincero piú di altri. E poi nessuno vuole una cenrale a biomasse vicino casa, é sempre il solito discrso NIMBY. Non mi sembra che gli interessi dei compostatori siano tanto diversi ne' peggiori degli altri interessi rappresentati in questo articolo. Lui ha solo parlato piú chiaro.
Sono sconcertato anch'io tanto quanto David Newman direttore del Cic, ma in senso opposto! Ma si può fare azione di lobby in questo modo? Questa è pura barbarie legislativa. Un assalto alla diligenza da Repubblica delle banane. Ma che razza di Paese è il nostro se si fanno continuamente leggi o dlgs coi favori degli amici degli amici...?! Senza un minimo di valutazione delle conseguenze che un decreto può avere si sono messi in crisi gli oltre 8.000 Comuni italiani: tutti costretti a smaltire come rifiuto ciò che rifiuto non è. Complimenti per la lungimiranza !
In sintesi, direi al sig. Newman che è stata una pessima azione di lobby.
Ottenere in questo modo un risultato porta inevitabilmente al rischio che la decisione venga poi annullata.
Non è riuscito a mettere tutti il tavolo? Vuol dire che il lavoro di lobby non è stato buono. E quella frase "...ognuno si appella alle amicizie, insomma, alle orecchie che sanno ascoltare": sembra di stare negli anni '80. ma per favore, sarebbe questo il modo di far lobby professionalmente nel 2011? E non c'entra la Presitigiacomo. E poi dov'è la comunicazione?
Bah!
In sintesi, direi al sig. Newman che è stata una pessima azione di lobby.
Ottenere in questo modo un risultato porta inevitabilmente al rischio che la decisione venga poi annullata.
Non è riuscito a mettere tutti il tavolo? Vuol dire che il lavoro di lobby non è stato buono. E quella frase "...ognuno si appella alle amicizie, insomma, alle orecchie che sanno ascoltare": sembra di stare negli anni '80. ma per favore, sarebbe questo il modo di far lobby professionalmente nel 2011? E non c'entra la Presitigiacomo. E poi dov'è la comunicazione?
Bah!
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