Racconto

Le banche sono monotone coi precari: no posto fisso, no money

Sarà anche monotono, ma il posto fisso è molto meglio averlo quando si va a chiedere un mutuo o un finanziamento per l’acquisto, per esempio, di un auto. Abbiamo fatto un giro per Milano per capire a quali condizioni gli istituti di credito prestano soldi a chi ha un contratto atipico o a tempo determinato. Il quadro che emerge è chiaro: a meno di non avere le spalle coperte da genitori, zii o nonni è quasi impossibile riuscire ad accendere un mutuo, avere una carta di credito, oppure ottenere un finanziamento. Chi non ha nessun garante, insomma, è meglio che punti al posto fisso. 

Acquistare la prima casa, una chimera per chi non ha il posto fisso (Foto da Fli
Acquistare la prima casa, una chimera per chi non ha il posto fisso (Foto da Flickr di Davidaola)

Il posto fisso sarà anche monotono, ma quando si tratta di andare in  banca è molto meglio averlo. Finanziamenti, prestiti, mutui: gli istituti di credito prestano con difficoltà se non a fronte di ampie e comprovate garanzie da parte di chi, secondo Mario Monti, vive nella noia lavorativa. Linkiesta ha fatto un giro a Milano per capire a quali condizioni le banche si impegnano nel credito al consumo, ipotizzando tre diversi scenari – dipendente fisso, dipendente a termine, lavoratore atipico – e due diverse forme di credito: mutuo e finanziamento. Necessaria premessa: essendo giornalisti e non esperti del settore le righe seguenti non vanno interpretate in nessun modo come consigli legati a singole offerte, ma come un piccolo spaccato d’insieme, che non ha la pretesa di essere esaustivo. 

Il quadro che emerge, a fronte delle diverse proposte commerciali, presenta alcune costanti: tanto per i mutui quanto per i finanziamenti le porte sono chiuse per i precari, a meno di offerte specifiche.

Discorso simile per chi è assunto a termine: la richiesta di garanzie collaterali, leggi fidejussioni, è imprescindibile per chi vuole accendere un mutuo prima casa. Ad esempio un precario che si rivolge a Unicredit per accendere un mutuo non può richiedere una somma superiore a 200mila euro, oppure una cifra che superi il 70% dell’ammontare totale, deve inoltre percepire una retribuzione da almeno 36 mesi e deve essere occupato per almeno 180 giorni l’anno. Condizioni che decadono se il precario in questione è in grado di trovare una persona che garantisce per lui, leggi genitori. Per il credito al consumo, invece, c’è meno elasticità: senza garanzie di terzi non è possibile richiedere finanziamenti o carte di credito, se non per un periodo uguale alla durata del contratto, in assenza di fidejussioni. 

Per concedere a un precario un finanziamento da 10mila euro della durata di 36 mesi, ad esempio per l’acquisto di un’auto, Intesa Sanpaolo, oltre a richiedere la presenza di un garante, applica un Taeg del 10,11%, che scende a 9,87% per una durata di 48 mesi. In tutti e due i casi nel Taeg è compresa la polizza assicurativa sul prestito. Entrambe le offerte sono riservate alla clientela under 30: se a richiedere il prestito è un 50enne con un contratto a tempo indeterminato, il tasso sale rispettivamente a quota 12,9% e 12,63%, a seconda della durata, tre anni nel primo caso e quattro anni nel secondo. Per la cronaca, il tasso di usura fissato da Bankitalia per questo tipo di finanziamento è al 16,9 per cento.

«È bello cambiare e accettare nuove sfide», ha detto ieri sera Monti. Riuscire ad accendere un mutuo senza avere le spalle coperte da papà, mamma, zio o nonno o da una vincita al Superenalotto è una di queste. Garanzie o meno, alcuni istituti non erogano mutui perché il mercato interbancario è illiquido e il rubinetto messo a disposizione dalla Bce ad un tasso dell’1% viene utilizzato per garantire un buon esito alle aste dei titoli di Stato italiani. Vediamo il caso contrario, ad esempio un lavoratore autonomo con partita Iva e un reddito lordo di 25mila euro l’anno decide di accendere un mutuo trentennale da 200mila euro per l’acquisto di un bilocale da 300mila euro in centro a Milano.

Barclays non richiede ulteriori garanzie collaterali soltanto nel caso in cui le rate non superino il 32% dello stipendio mensile lordo (la legge prevede il 32% netto). La banca inglese presenta varie opzioni – previe garanzie – tra le quali un tasso fisso per i primi 10 anni rinegoziabile gratuitamente con uno variabile a un Taeg del 5,8% (calcolato sull’Euribor medio dei tre mesi precedenti più uno spread del 3,7%)per una rata di 1.208 euro al mese, oppure un tasso fisso a un Taeg del 6,62% oppure ancora un mutuo fisso per cinque anni rinegoziabile a un tasso del 5,277%, pari a una rata di 1.131 euro al mese. Se l’autonomo dovesse arrangiarsi da solo, il massimo che Barclays potrebbe concedere è 180mila euro, con rate pari rispettivamente a 1.087 euro e 1.018 euro per il tasso fisso per i primi 10 anni e il tasso fisso per i primi cinque. Ovviamente al mutuo si associa l’assicurazione, che può essere completa (malattia, infortunio, perdita di lavoro, morte) da 10mila euro sui cinque anni, oppure intorno a 2mila euro (solo per malattia e infortunio).

Le condizioni applicate da Cariparma (appartenente al gruppo francese Crédit Agricole) ad un giovane ricercatore 24enne con contratto a tempo determinato (senza garanzia di reddito fisso), sono davvero stringenti. Per un mutuo trentennale di 200mila euro per l’acquisto della prima casa è necessaria la presenza di due garanti pronti a sostenere l’onere del debito in caso di “default” del giovane. Più precisamente, per assicurarsi la solvibilità del debito da parte del ricercatore, Cariparma richiede che i due garanti siano in grado di dimostrare un reddito fisso ciascuno e almeno un bene immobile come la casa di famiglia, che non sia però soggetta a nessun tipo di mutuo. Ovviamente, in assenza di garanti la banca non è disposta, a nessuna condizione, a concedere il finanziamento.

Assicurata la presenza dei garanti, la banca richiede un fisso del 6,29%, oppure un tasso variabile del 5,80 per cento. In quest’ultimo caso significa versare circa a 84mila euro di soli interessi oltre al prestito iniziale di 200mila euro. Accettare nuove sfide è senz’altro bello, ma senza una famiglia alle spalle, come dimostra questa piccola ricognizione, per un giovane è meglio puntare al posto fisso. A meno di non essere sostanzialmente esclusi dal credito al consumo.

                                                              (ha collaborato Alessandro Montesi)

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Commenti

Il posto fisso è un dovere ,ma anche cercare di andare incontro alle esigenze dei mercati.
certo se prima non si cambiano le regole ci aspetta un massacro sociale.

http://italyworkinprogress.blogspot.com/2012/02/art18-flessibilita-e-lav...

Mia madre mi ha sempre detto: "Se hai i soldi compri, se non li hai non compri". La situazione attuale e' chiara. Vogliono farvi fare dei debiti per essere padroni delle vostre scelte, perche' se non hai debiti, sei libero!
Non comprate piu' nulla. Limitatevi alla stretto necessario, solo cosi' cominceranno a fare la fame anche Loro. Rifiutate le Loro logiche di mercato. Non e' una guerra economica, e' una guerra tra il bene ed il male. Accettatelo.

Ma dove vivi?!le aziende non assumono e non assumeranno mai più! O se ne vanno in Cina,o appaltano tutto a cooperative o aziende con metodi di lavoro "poco chiari".E ai pochi operai che hanno gli fanno fare montagne di ore di straordinario! I pseudo industriali italiani vogliono abolire l'artico 18 della legge 300 sul lavoro solo ed esclusivamente per poter ricattare i lavoratori e farli lavorare a basso costo,così da non aver più neanche il problema di dover de-localizzare!

e io sono d'accordo.. mi sembra una buona strategia. cosi' fanno negli altri paesi (Uk, Polonia, Svizzera ecc) e nessuno si lamenta

Sono dell'idea che troppo spesso si affronti la problematica del Lavoro con una errata prospettiva; chi ritiene che rendere flessibili ingressi e uscite porti solo a un miglioramento trascura il contesto nel quale viviamo (sistema Italia). Una soluzione flessibile è felicemente applicabile a quei lavori ad alto valore aggiunto e di conseguenza (non sempre) ben pagati o in quei mercati in forte crescita come ad esempio l'IT.
E' un brutto vizio chidere prima gli strumenti, spesso utili ad aumentare i benefit di molti dirigenti d'azienda, e poi solo ipotizzare dei benefici per chi è coinvolto e che sta alla base della piramide. Prima di fare del lavoro flessibile la normalità, sarebbe necessario porre le basi per rendere pressoché nulli i costi sociali (a regime) di un tale cambiamento (nulli perché si parla si cambiamenti sistematici e non di sacrifici temporanei, in caso contrario torneremmo a inizio '900); due esempi su tutti ridurre pesantemente le aliquote alle aziende come sui consumi. Inoltre già esistono strumenti di flessibilità nel mondo del lavoro dei quali si abusa in ogni realtà lavorativa. Qualcuno pensa che un contratto a progetto guadagni il doppio di un indeterminato?
Non va nemmeno confusa la facoltà di fallire delle aziende, cosa sana ed elemento chiave in molte conomie occidentali, con la libertà di licenziare. Da non trascurare è il fatto che i precari nelle aziende hanno, anche, la funzione implicita di diminuire il potere contrattuale dei lavoratori stessi.
Questa non è una nazione che normalmente consente a persone capaci di realizzarsi. Chi si fa da se è un'eccezione, né tutti hanno il merito e la fortuna di svolgere un lavoro stimolante; per molti, forse la maggior parte, l'attività lavorativa è causa di frustrazione più che di soddisfazione.
La classe dirigente che abbiamo si dimostra quasi sempre incapace di cogliere il declino che sta avendo il nostro benessere. La dimostrazione è il modo distorto e superficiale che molti politici e imprenditori hanno nel giudicare il prossimo in funzione dei risultati che ha raggiunto: "bamboccioni di quarant'anni a casa con mamma", "sfigato chi si laurea dopo i 28 anni" e via dicendo. L'infelice battuta di Monti, in quanto battuta, tradisce approccio e mentalità.
Forse la monotonia consisterà nel trovare il modo meno doloroso per morire socialmente di lavoro.

La proposta è che abolendo l'articolo 18 (non tutto, solo la parte sulle motivazioni economiche) e sfavorendo il lavoro precario le aziende assumano solo (principalmente) a tempo indeterminato ma avendo la possibilità di licenziare in caso di difficopltà economiche ma pagando per un tot lo stipendio a patto che il licenziato frequenti corsi di formazione in modo da creare un mercato del lavoro flessibile e in continuo cambiamento.

Così ci dovrebebro essere più posti a tempo indeterminato = prestiti più facili (si spera)

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