Editoriale

Le riforme le fa la politica, non i giudici

Il direttivo dell’Associazione Nazionale dei Magistrati ha confermato poche ore fa la linea dura.

Un’aula di tribunale

I dettagli spesso aiutano a ricostruire i contesti. Il comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale dei Magistrati ha confermato, poche ore fa, di non voler neanche parlare della proposta di riforma della Giustizia avanzata dal governo. Non stupisce, dopo che il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini ha detto che la maggioranza non è neppure «legittimata» a riformare la giustizia. L‘affermazione - vale appena la pena di ricordarlo - viene da un magistrato che certo non ignora la legittimazione democratica di chi governa, né - speriamo - la nega. La polemica lanciata da Cascini, peraltro, restituisce una volta di più il clima di violenta contrapposizione che regna, in Italia, quando si parla della giustizia e della sua riforma.

C’è un dettaglio, dicevamo, che dice molto di questo contesto. L’assemblea appena conclusa, all’unanimità, ha deciso una mobilitazione della magistratura contro la riforma. L’Anm non ha tuttavia accolto una mozione proposta da Magistratura Indipendente che - così riportano le cronache - richiamava alla «correttezza istituzionale» del'Anm stessa stigmatizzando le «iniziative isolate». Magistratura Indipendente, componente conservatrice e moderata contrapposta storicamente a Magistratura Democratica, proponeva in sostanza di censurare la posizione di Caccini, e chiedeva che di fatto che si riconoscesse a una maggioranza legittimamente eletta la possibilità di fare riforme legislative. A questo punto vale la pena di ribadirlo: fare le riforme, se servono, è uno dei doveri costituzionali di chi governa

Anche perché, come abbiamo avuto già modo di dire, il tema della Giustizia, in Italia, è sentito come bisognoso di una riforma vera da molti cittadini, e non possiamo credere, assecondando certe retoriche, che siano tutti furbetti che hanno in odio la legge e i suoi garanti. Raccogliamo con inquietante frequenza storie di cittadini e aziende che si trovano di fronte alle lentezze e agi errori della burocrazia giudiziaria. Parliamo di cittadini e imprenditori che vedono sequestrati i propri beni e magari passano anche qualche settimana nelle carceri, per essere riconosciuti innocenti tanto tempo dopo. E’ banale dirlo: ma la reputazione lesa e l’attività economica bloccata, a questi cittadini, non viene restituita mai del tutto. Nè si danno sanzioni per chi ne è responsabile. Quello della responsabilità dei magistrati, così come il tema della separazione delle carriere, sono argomenti seri che meritano una discussione seria e non gli argomenti della propaganda. A voler trovare il punto debole della piattaforma proposta da Alfano, anzi, si potrebbe dire che manca un pezzo centrale, e cioè la riforma della Giustizia Civile, che tocca la vita di molti più cittadini e imprese e versa in condizioni - lo dice l’Ocse, non un ministro sgradito - davvero pessime.

Non sfugge a nessuno, e neanche a noi, che a questa proposta di riforma si arriva in un contesto in cui anomalie ed eccezioni si contano quasi in egual numero. Ma anomalie e stranezze, appunto, non mancano in nessuno dei due campi della contesa - magistratura e politica - e come tali andrebbero affrontate e risolte. Un po’ di autocritica, magari silenziosa e a microfoni spenti, non farebbe male a nessuno: non alla politica, ma neppure alla magistratura. 

 

Comments

Ferrara's picture
Inviato da: Ferrara
21 March 2011 - 01:37

Ma è possibile che nessuno, non del mestiere, riesca a capire che, se una persona subisce indagini o anche una condanna in primo grado, e successivamente viene assolto, o -- in sede civile -- se il giudice di primo grado decide in un senso e quello di secondo grado decide in un altro, non c'è automaticamente qualche magistrato che ha sbagliato e deve risponderne? Pubblici ministeri, giudici penali e giudici civili devono compiere atti ed emettere sentenze in relazione a fatti di cui, per definizione, non hanno esperienza diretta, e su cui non possono mai conoscere la "verità". Possono solo agire e decidere sulla base di elementi indiziari (sono tali anche quelli che la legge chiama "prove"), che non sono mai -- mai -- certi, univoci e inconfutabili. Se un giudice di appello ribalta la sentenza di primo grado, non è affatto detto che abbia ragione il giudice di appello e non è affatto detto che l'uno o l'altro sia stato negligente. E' proprio per questi motivi che esistono le regole processuali, i giudici e gli appelli. Da questo sito mi sarei aspettato poi un esame comparativo della legislazione in materia di responsabilità dei giudici nei paesi dell'OCSE, o almeno un link a un tale esame. Esistono paesi in cui la parte insoddisfatta possa direttamente fare causa al suo giudice?

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