Analisi

A Letizia la svolta rock non è bastata

Gianluca Giansante

Il nostro Gianluca Giansante l'aveva vista giusta in un post sul suo blog del 7 aprile intitolato "Strategia da rivedere per la campagna di Letizia Moratti". Ora qui riprende le sue tesi spiegando perché la Moratti ha sbagliato campagna. Tentare di risollevare la propria popolarità con una campagna di comunicazione last minute è un'operazione veramente difficile, dice Giansante. Ed è esattamente quello ha fatto Letizia Moratti con la sua svolta rock, con Red Ronnie che la segue con la telecamera e lei che balla il waka waka. Ma la comunicazione, sottolinea, non può risolvere come una bacchetta magica problemi sedimentati nel corso degli anni. 

Letizia Moratti
Letizia Moratti

Si fa seguire da un Red Ronnie armato di telecamera per commentare gli avvenimenti politici con tono intimista. Balla il waka waka (guarda il video) in diretta televisiva su Canale 5. Sfoggia uno smalto dark al confronto televisivo su Sky con il suo avversario. Stiamo parlando, ovviamente, di Letizia Moratti, il sindaco uscente di Milano che ha voluto imprimere alla sua campagna un tono rock-giovanilista e molto accentrato sulla sua figura.

Se la scelta di smarcarsi dall’immagine della sciura milanese con completi color confetto e borse dai toni pastello può essere considerata interessante non altrettanto lo è quella di personalizzare spiccatamente il confronto.

Fin dalle prime mosse della campagna, infatti, la strategia del sindaco è stata evidente: puntare a migliorare la propria immagine attirando in maniera diretta l’attenzione su di sé e sul proprio operato.

In questa direzione andavano i cartelloni affissi in città ancora prima dell’inizio del confronto elettorale: una serie di manifesti fortemente incentrata sulla figura del primo cittadino e sulle realizzazioni del suo primo mandato. E nella stessa direzione vanno molte delle scelte realizzate nel corso della campagna.

Si tratta di una strategia quanto meno azzardata. Il sindaco, infatti - non è un mistero - non gode di grande popolarità personale, come i sondaggi dimostrano già da tempo.In questo contesto tentare di risollevare la propria popolarità con una campagna di comunicazione last minute è un'operazione veramente difficile.

La comunicazione, infatti è efficace se impiegata strategicamente, ma non può risolvere come una bacchetta magica problemi sedimentati nel corso degli anni. Non basta un cambio di look o un bel manifesto per far cambiare idea alle persone.

In altre parole, pensare di migliorare l’immagine del sindaco lavorando proprio sull’immagine ovvero il suo punto debole, molto probabilmente non è stata una scelta davvero pagante.

Più efficace sarebbe stato puntare sui punti forti e tentare di consolidare la popolarità della Moratti in modo indiretto.

È una strategia che l’antica arte militare cinese ha sintetizzato in uno dei celebri 36 stratagemmi, il sesto, che ricorda al comandante l’utilità di “fingere di andare verso est mentre si attacca ad ovest”. Come fecero gli Alleati nella seconda guerra mondiale, quando simularono un attacco sulle rive della Manica mentre si preparavano a sbarcare in Normandia.

Applicato al nostro caso significa che a volte il modo più efficace per ottenere un obiettivo è quello di non puntare a raggiungerlo nel modo più diretto, ma passando per un’altra via.

Lo ha capito bene Bossi, vecchio leone della politica dal fiuto particolarmente attivo, mai offuscato dai successi che è riuscito a mietere negli anni.

La Lega ha optato infatti per una campagna incentrata sulle questioni politiche. Non solo: si è anche guardata bene dal difendere quanto è stato fatto nel corso dell’ultimo quinquennio. Su questo punto, lo sanno bene i fazzoletti verdi, tante potevano essere le accuse e difendersi sarebbe stato poco credibile.

Il diktat del senatur è stato, quindi, quello di parlare di quello che la Lega e la coalizione intendono fare per Milano. In altre parole: si parla del futuro, non del passato.

Bossi ha scelto dunque di puntare sul punto forte della coalizione: la fiducia che ideologicamente i cittadini milanesi ripongono nel centrodestra e nella sua capacità di fare meglio della sinistra. Ha invece occultato (o perfino dichiaratamente attaccato) i punti deboli: la figura di Letizia Moratti e il suo operato nel corso del precedente mandato. In questo modo è riuscito consolidare la propria popolarità, a guadagnare consensi e, indirettamente, anche a rafforzare l’immagine del sindaco che, se riuscirà a spuntarla, dovrà ringraziare concretamente – e non solo a parole - il suo alleato.


 

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Commenti

Per Jezebel: i risultati definitivi dimostrano che non è la Lega il problema ma la figura di Letizia Moratti. Il Carroccio ha infatti più che raddoppiato i propri voti rispetto al 2006.

Certo Jezebel, tuttavia non è l'unica possibilità: notoriamente l'elettorato della Lega è il meno "ideologico", lo dimostrano le fluttuazioni anche forti che ha avuto il consenso del partito (raddoppiato dal 2006 al 2008).
Dunque l'elettore che ha votato la scorsa volta Lega potrebbe aver fatto scelte diverse questa volta perchè non convinto dalla Moratti come sindaco. Comunque, almeno per commentare la performance dei singoli partiti è sempre meglio aspettare risultati più definitivi.

Si...però sembrerebbe proprio l'elettorato della Lega quello che sta facendo mancare l'apoggio alla Moratti, visto che i voti delPDL ci sono ( siamo al al 30%).....Sarebbero cioè i Leghisti che hanno male interpretato la volontà di Bossi....

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