Ecco perché un veneto non guiderà mai la Lega Nord
Storia e leggenda della Łiga Vèneta, dai primi surreali manifesti degli anni Settanta, su carta da
Quando a Venezia comparvero quei manifesti, scritti a mano con pennello e pittura blu su carta da pacchi bianca, con slogan improbabili in un dialetto inesistente, la reazione generale fu lo sghignazzo. Chi sono questi qua che scrivono «Par no arlevar ’na manega de robot parlè veneto anca coi fioi»? (Per non allevare una manica di robot parlate veneto anche con i bambini). Pochi immaginavano che allora, siamo alla fine degli anni Settanta, stessero assistendo alla nascita di un nuovo movimento politico: la Liga Veneta. Uno dei fondatori era un veneziano all’epoca poco più che trentenne (è nato nel 1947) che di nome fa Franco Rocchetta. Un illustre signor nessuno. In realtà la sua biografia ufficiale su Wikipedia lo tace, ma non era nuovo alla politica: aveva militato in Lotta Continua, e anche nel Partito repubblicano (nel 1970 partecipa a fianco di Ugo La Malfa a un convegno nazionale del Pri sulla salvezza di Venezia). Poi, folgorato sulla via del venetismo, nel 1978 fonda la Società filologica veneta. È quello il nucleo di duri e puri da cui nasce la Liga.
Sono anni difficili, quelli: gli anni di piombo. L’università di Padova è il brodo di coltura dell’Autonomia operaia, in cui – si saprà poi – le Br arruolano le nuove leve. Il 7 aprile 1979 il giudice padovano Pietro Calogero (per anni sui muri sarà scritto «Kalogero») autorizza il blitz che porta all’arresto di Toni Negri, Oreste Scalzone e Franco Piperno. Tutto questo passa come acqua sul burro addosso a Rocchetta e ai suoi. Mentre gli autonomi scrivono con lo spray, loro continuano imperterriti a usare pennello e pittura blu per i loro manifesti col «leòn», che magari “magna el teròn”, altro slogan di quegli anni. Su qualche cavalcavia autostradale compare la scritta «Forza Etna», inconsapevole, ruspante e razzista antesignana di altri «Forza» di là da venire, mentre un nuovo manifesto recita: «Fora dal Veneto i bastardi figli di venete e meridionali» (chi scrive lo ricorda bene: ha la mamma veneziana e il papà tarantino).
Il linguaggio usato nei primi manifesti leghisti non esiste nella realtà, è un misto di padovan-vicentin-rovigotto che nessuno parla davvero. I veneziani altezzosi e col complesso della Serenissima (tutto questo amore del Veneto per Venezia è assolutamente di facciata, i veneziani sono molto mal visti in terraferma e ricambiano con sincerità: «Dime ladro o sassìn, ma no ’sta dirme cadorìn» – chiamami ladro o assassino, ma non chiamarmi cadorino – recita un proverbio, e si potrebbe continuare con «Dime can, ma no furlàn», e via così) guardano con sussiego e sufficienza a questi slogan. Sarà bene chiarire un po’: capitale di uno stato multinazionale che a un certo punto della storia (fine XV e inizio XVI secolo) si è ritrovato a essere il più ricco e potente di tutti, Venezia ha una visione ombelicale del mondo. Recita un adagio (qui tradotto in italiano): «Qua ci siamo noi, i veneziani; di là del ponte (ovvero il ponte translagunare che unisce Venezia alla terraferma) ci sono i campagnoli, cioè quelli che vorrebbero parlare come noi, ma non ci riescono; poi ci sono tutti gli altri, i foresti». Capirete bene l’effetto sghignazzo dei manifesti leghisti. Ma la storia ha fatto il suo corso e i «campagnoli», questa volta, costringeranno i lagunari a rimangiarsi l’alterigia: nel 1993 a sfidare Massimo Cacciari per la carica di sindaco ci sarà proprio un leghista, Aldo Mariconda (e Venezia sarà uno dei pochissimi comuni in cui la Liga viene sconfitta, nel resto del Veneto el leòn fa la parte del leone).
Torniamo un po’ indietro, al battesimo con le urne della Liga, ovvero le prime elezioni europee, nel 1979. Rocchetta e i suoi si presentano assieme all’Union Valdôtaine, all’Unione slovena, al Partito sardo d’azione, e ad altri movimenti etnico-autonomisti (e invece non vogliono la Lista per Trieste in quanto nazionalista e antislovena). A Strasburgo va un valdostano, ma la Liga ottiene un’enorme visibilità che la ripagherà nelle urne quattro anni più tardi, nelle elezioni parlamentari del 1983, quando manda a Roma due perfetti sconosciuti: il padovano Achille Tramarin, deputato, e il trevisano Graziano Girardi, senatore. Tra i candidati al Senato c’è anche un tal Flavio Contin e tra i più antichi militanti si annoverano Luigi Faccia e Franco Licini: li ritroveremo coinvolti a diverso titolo con i Serenissimi che assaltano il campanile di San Marco, nel 1997. Nel frattempo la Liga Veneta si è formalmente costituita: il 16 gennaio 1980, a Padova, si ritrovano in 14 nello studio del notaio Todeschini.
Il successo, spesso, dà alla testa, e la Liga subito si spacca in una serie di espulsioni, controespulsioni, scissioni e amenità varie. Il leader vicentino, Ettore Beggiato, dà vita all’Union del popolo veneto, che ancor oggi ha un seggio in Consiglio regionale. Marilena Marin, futura moglie di Rocchetta, diventa segretaria del partito prendendo il posto di Tramarin che esce e fonda la Liga Veneta Serenissima. Rocchetta continua a predicare il verbo venetista. Chi scrive ricorda una sua antica conferenza stampa a Venezia. Nell’articolo, che uscì in un settimanale non più esistente, furono scrupolosamente riportate tutte le frasi apparentemente più assurde e inverosimili, come per esempio: «Agli occhi dei veneti la Rivoluzione francese appare come un tardo sommovimento terzomondista» (per significare la presunta avanzata struttura dello stato veneto). Rocchetta chiamò il direttore per complimentarsi della fedeltà con cui era stato riportato il suo pensiero. La Liga, spaccata e litigiosa, esce con le ossa rotte dalle elezioni parlamentari del 1987, non elegge nessuno, mentre al di la del Mincio piglia un sacco di voti un neonato movimento autonomista, la Lega lombarda, guidata da uno sconosciuto che riesce a farsi eleggere sia alla Camera, sia al Senato. Il suo nome è Umberto Bossi. Opta per il Senato, cosa che gli varrà il soprannome di «senatùr».
Il 22 novembre 1989, a Bergamo, nasce la Lega Nord: Bossi ne diventa i segretario, Marilena Marin in Rocchetta, il presidente. I veneti rimarranno, di fatto, sempre in posizione subalterna rispetto ai lombardi e se qualche veneto rischia di fare ombra al capo supremo, viene prontamente espulso. Sorte che tocca prima a Rocchetta (1994) e poi a Fabrizio Comencini (1998). Rocchetta al tempo è sottosegretario agli Esteri nel primo governo Berlusconi e presidente della Lega Nord; Bossi commenta ruvidamente l’espulsione: «È un berlusconiano, vada con Berlusconi». Rocchetta fonda l’ennesima lega, la Liga Nathion Veneta, ma la quasi totalità dei veneti resta fedele ai lombardi.
Il 12 maggio 1797, in una seduta priva del numero legale (per questo è in piedi un ricorso al Consiglio d’Europa), il Maggior consiglio vota la decadenza della Serenissima repubblica di Venezia. L’occasione del bicentenario è ghiotta e un gruppo di simpatizzanti leghisti che verranno ribattezzati a furor di mass media «i Serenissimi» (nessun veneziano, tutti della terraferma, per tornare a quanto detto più sopra) pensa a un’azione eclatante: la conquista militare del campanile di San Marco. Camuffano un autocarro in modo dal farlo sembrare un blindato e lo battezzano “tanko”. Gli otto che conducono l’azione nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1997 sbarcano in Piazza San Marco, salgono in cima al campanile e issano un vessillo di San Marco. Al mattino la notizia fa il giro del mondo. Bossi, che di Veneto e veneti non sa nulla, a caldo parla di provocazione dei servizi segreti e tace soltanto dopo esser zittito dai leghisti veneti che gli spiegano la verità: gli otto sono uno spin off della Liga prima maniera.
Intanto si attende l’arrivo di un inviato, “l’ambasciatore”, ovvero Giuseppe Segato che però non si fa vedere. Arrivano invece i reparti speciali dei carabinieri che in pochi minuti impacchettano i serenissimi. Leggenda vuole che un militare siciliano abbia replicato a un serenissimo che gli parlava in veneto: «Minchia dici!». Al processo che seguì furono tutti condannati a pene variabili, ma non leggerissime. Giuseppe Segato, che non aveva partecipato all’azione e, di fatto, non aveva commesso nulla di concreto, fu condannato a 3 anni e 7 mesi per reati associativi. A lui, come agli altri, fu sempre rifiutata la grazia, anche dopo che, colpito da una malattia grave, fu portato in ospedale con le manette ai polsi (è morto nel 2006).
Nelle ultime elezioni parlamentari, quelle del 2008, la Lega Nord prende percentualmente più voti in Veneto che in Lombardia, ma nessun dirigente politico della Lega viene dal Veneto. Uno dei membri dell’attuale triumvirato è veneta, ovvero Manuela Dal Lago, ai tempi della prima repubblica segretaria provinciale del Partito liberale di Vicenza. Ma all’ipotesi di eleggere segretario Flavio Tosi, sindaco di Verona, è subito stata messa la sordina. Quel posto era di un varesotto e sarà di un varesotto.
: Lega Nord / liga veneta

Comments
Ho aderito alla £iga Veneta nell'inverno del 1980; dopo poco tempo sono stato nominato responsabile provinciale per Vicenza e sono entrato nel Consiglio Federale del Movimento; nel 1983 sono risultato il primo dei non eletti alla elezioni politiche: credo di conoscere la £iga come pochi.
L'antimeridionalismo era sicuramente marginale; c'era invece una dose notevole di anti-statalismo, ma le cose non vanno confuse. Uno dei primi manifesti della £iga fu "Perchè i veneti devono pagare i debiti degli italiani ?" e così pure il famoso manifesto contro il soggiorno obbligato era un manifesto contro lo stato italiano, contro una legge scellerata e criminale non contro i meridionali: partecipai in prima persona alla stesura di quel manifesto (1982) e feci inserire la citazione "Il confino è un vero e proprio fattore criminogeno" del dott. G. Montera, Presidente della orte d'Assise di Reggio Calabria (e sottolineo Reggio Calabria....) Escludo, e per la verità non ne avevo mai sentito parlare che il manifesto sui "...bastardi" fosse opera della £iga e d'altra parte era fin troppo facile prendere un pennarello blu su un manifesto bianco e scriverci sopra di tutto...come pure "Vota el leon che magna el teron" non era assolutamente riconducibile al gruppo dirigete di quegli anni...Mentre invece ricordo benissimo il "dime can ma no talian" ma qui, ripeto, siamo nel campo dell'antistatalismo.
Un'ultima cosa, anche se ne avrei parecchie da raccontare, concordo sul fatto che in veneto non guiderà mai la Lega Nord...la Lega Nord non è mai esistita, c'era e c'è la Lega Lombarda considerata dai lombardi "cosa loro"...e la £iga Veneta dal 1991 si è ridotta a fare la succursale della Lega Lombarda nel Veneto....ma qui il discorso sarebbe troppo lungo...
Ho aderito alla £iga Veneta nell'inverno del 1980; dopo poco tempo sono stato nominato responsabile provinciale per Vicenza e sono entrato nel Consiglio Federale del Movimento; nel 1983 sono risultato il primo dei non eletti alla elezioni politiche: credo di conoscere la £iga come pochi.
L'antimeridionalismo era sicuramente marginale; c'era invece una dose notevole di anti-statalismo, ma le cose non vanno confuse. Uno dei primi manifesti della £iga fu "Perchè i veneti devono pagare i debiti degli italiani ?" e così pure il famoso manifesto contro il soggiorno obbligato era un manifesto contro lo stato italiano, contro una legge scellerata e criminale non contro i meridionali: partecipai in prima persona alla stesura di quel manifesto (1982) e feci inserire la citazione "Il confino è un vero e proprio fattore criminogeno" del dott. G. Montera, Presidente della orte d'Assise di Reggio Calabria (e sottolineo Reggio Calabria....) Escludo, e per la verità non ne avevo mai sentito parlare che il manifesto sui "...bastardi" fosse opera della £iga e d'altra parte era fin troppo facile prendere un pennarello blu su un manifesto bianco e scriverci sopra di tutto...come pure "Vota el leon che magna el teron" non era assolutamente riconducibile al gruppo dirigete di quegli anni...Mentre invece ricordo benissimo il "dime can ma no talian" ma qui, ripeto, siamo nel campo dell'antistatalismo.
Un'ultima cosa, anche se ne avrei parecchie da raccontare, concordo sul fatto che in veneto non guiderà mai la Lega Nord...la Lega Nord non è mai esistita, c'era e c'è la Lega Lombarda considerata dai lombardi "cosa loro"...e la £iga Veneta dal 1991 si è ridotta a fare la succursale della Lega Lombarda nel Veneto....ma qui il discorso sarebbe troppo lungo...
Grazie per la ricostruzione delle vicende venete, nella pubblicistica dello stato centralista il tema è periferico salvo quando per qulche motivo (nazionale) risulti turbolento... Mi diverte, e mi conforta, che autore e lettori si accapiglino di più sul rapporto br-autonomia, transitando sulla famosa facoltà di politiche di Padova. Avendo una discreta conoscenza del tema, direi che avete ragione entrambi. Non c'è mai stata troppa contiguità teorica, ne organizzativa, tra operaismo e combattentismo. E fino agli arresti del 7 aprile, continuati con quelli del 21 dicembre, il legame tra le due realtà è solo nella mente febbricitante di Pietro Calogero, peraltro controbilanciata da quella più empiriocritica di Giovanni Palombarini. La Colonna Veneta delle Br è la piú esile e meno incisiva, oltre che numerosa, di tutto il nord Italia. Sarà la fine del ciclo movimentista, determinata dalle carcerazioni di massa e, aggiungerei, dalla scelta di molti di lasciare per un po' l'Italia o comunque di dismettere la politica (il cosiddetto riflusso) a indurre qualche giovane di area veneta ad aderire alle ultime Br, giá divise in tre tronconi. Ma il legame con il territorio è inesistente e culmina, non a caso, con la più sovranazionale delle azioni brigatiste: il sequestro Dozier.
Caro Marzo Magno, ho visto anch’io la nascita del movimento e condivido che le caratteristiche da queste parti siano diverse dal modello lumbàrd: oltre tutto, avendo lavorato a Milano per un po’ ricordo sempre il leggero atteggiamento di supremazia. «Mio papà dice che i veneti sono i terroni del Nord…» e via così. Alla fine sembravamo tutti carabinieri un po’ ingenui (Pane, amore e Fantasia) o collaboratrici domestiche sorridenti e disponibili come Carla Gravina (I soliti ignoti) anche per i fratelli lombardi.
A metà degli anni Ottanta l’Università di Padova aveva organizzato dei bei seminari dedicati ai dialetti veneti: accorsero a frotte una serie di guru locali che furono accolti in università come ‘oggetti’ di studio sulle parlate e sulle tradizioni, ma si convinsero con il tempo di essere loro stessi studiosi. Nemmeno Basaglia era arrivato a tanto…
Ne sentii di tutti i colori. Una sola cosa non vollero mai ammettere: che la città di Venezia trattava il contado ancora con sistemi feudali quasi alle soglie della Grande Guerra. Potere centralizzato e autoritario a Venezia, latifondo e chiesa come strumento di controllo: il risultato è il sanfedismo attuale dal quale sembra difficile uscire.
Credo anch’io che non ci sarà mai un veneto alla guida della lega, ma non credo sia un male…
Misteri informatici: mi sono moltiplicato, ma sono restato anonimo. Invece sono proprio Alessandro Marzo Magno,
Allora:
se la Liga Veneta si è presentata alle elezioni europee del 1979, vuol dire che esisteva e operava già da qualche tempo. Le date, almeno.
Confermo: il dialetto dei manifesti era un mix di padovano-vicentino-rovigotto (lei dirà "mi so veneto", non "mi a so veneto", immagino)
Conosco personalmente almeno un autonomo veneto finito nelle Br
Se lei non ha mai visto i manifesti non significa che non esistessero, erano affissi a Venezia, forse lei frequentava altri lidi
La ringrazio per la puntigliosa attenzione che riserva ai miei scritti
Allora:
se la Liga Veneta si è presentata alle elezioni europee del 1979, vuol dire che esisteva e operava già da qualche tempo. Le date, almeno.
Confermo: il dialetto dei manifesti era un mix di padovano-vicentino-rovigotto (lei dirà "mi so veneto", non "mi a so veneto", immagino)
Conosco personalmente almeno un autonomo veneto finito nelle Br
Se lei non ha mai visto i manifesti non significa che non esistessero, erano affissi a Venezia, forse lei frequentava altri lidi
La ringrazio per la puntigliosa attenzione che riserva ai miei scritti
Allora:
se la Liga Veneta si è presentata alle elezioni europee del 1979, vuol dire che esisteva e operava già da qualche tempo. Le date, almeno.
Confermo: il dialetto dei manifesti era un mix di padovano-vicentino-rovigotto (lei dirà "mi so veneto", non "mi a so veneto", immagino)
Conosco personalmente almeno un autonomo veneto finito nelle Br
Se lei non ha mai visto i manifesti non significa che non esistessero, erano affissi a Venezia, forse lei frequentava altri lidi
La ringrazio per la puntigliosa attenzione che riserva ai miei scritti
Allora:
1) Quando la Liga Veneta fa le prime apparizioni (post 1979) gli anni di piombo volgevano al termine. Le date, almeno.
2) Il dialetto forse era ed e' inesistente per lei ma, le assicuro, io e centinaia di migliaia di altri lo comprendiamo benissimo. E lo parliamo.
3) Dall'Autonomia Operaia veneta le BR hanno reclutato pochissimo. Da quella di Roma tutto un altro discorso ...
4) I manifesti con lo slogan sui bastardi non li ho mai visti. Son certo che lei ne avra' una copia o una foto e sarei curioso di vederla. Li leggevo con curiosita' ed attenzione gia' allora e quello non lo ricordo proprio. Ricordo quello su Garibaldi massone che odiava i veneti e ricordo i Forza Etna (anni dopo) sui cavalcavia autostradali. Ma quello sui bastardi mi dev'essere sfuggito.
5) Questa sarebbe una ricostruzione storica, un pezzo di costume, una serie di aneddoti tesi a confermare pregiudizi o cos'altro?
6) La morale, quale sarebbe? Che chi vive a Venezia CS e' furbo e gli altri veneti sono tutti dei mona?
@Marzo Magno
Sinceramente no.
Preferisco un approccio economico-politico ad un approccio storico-culturale-sociologico
che mi sembra piu' affine ai suoi interventi ed ai suoi libri.
Tuttavia mi accorgo ora che questo non è probabilmente luogo per ospitare un intervento come il mio
(mi ritiro nella sezione Tondelli,Tavecchio,Caldarola).
Tolgo il disturbo segnalando pero' che OGGI, l' oggi immediato ci impone di confrontarci con
un problema vero di rappresentanza politica anche con una forza MAGGIORITARIA nel Nord Italia.
Per inciso se i bookmaker accettassero scomesse su Zaia alla guida della "Lega 2.0" penso che
oggi (dopo l' uscita recentissima di Maroni sul tema) lo darebbero 1 a 2.
Non male... per contraddire il titolo del suo post.
Cordialmente
@ Cienfuegos, le Br reclutavano nell'Autonomia, non è detto che gli autonomi reclutati fossero studenti e padovani, potevano essere studenti e non padovani o padovani e non studenti. Antonio Savasta, capo della colonna veneta delle Br, arrestato dopo la liberazione del generale Dozier, ha fatto arrestare una serie di veneti fiancheggiatori delle Br, parecchi di loro venivano dall'Autonomia
Il titolo è mal posto.
Il contenuto è una farneticazione inutile volta ad assecondare l' idea che "Il Veneto" è quello degli anni '50.
Invece di scrivere tante inutili schiocchezze si parli dei NUMERI del Veneto.
Del fatto che Zaia ALL' ESTERO è considerato il miglior Governatore regionale italiano.
Della realtà che vuole nel Veneto il secondo RESIDUO FISCALE d' Italia.
Io mi chiede se questi giornalisti "presunti esperti" della Questione Settentrionale hanno letto i libri di Ricolfi,professore al Politecnico di Torino.
Se hanno letto le relazioni e gli articoli di Antonini,Diritto Costituzionale a Padova.
E' finito il tempo delle chiacchere e degli ideologismi verbali.
NUMERI.EVIDENZE.REALTA'.
io concordo in pieno con te. Ma la Lega?
Perchè, invece di fare i pagliacci con la "padania" che è troppo vasta e semplicemente non succederà mai, non si impegnano a far diventare le province del Veneto e quelle del nord della Lombardia province autonome come Trento e Bolzano, e a mettere lo Stato centralista di fronte al fatto compiuto?
E lei ha letto i miei libri?
Cordialmente
Alessandro Marzo Magno
Ciao Alessandro, bella ricostruzione la tua. Aggiungerei, nel pezzo sugli anni '70 che la surrealità di quegli slogan primordiali (io ricordo in particolare "A mi so' veneto, e ti?"), che oltre al terrorismo "rosso" e dei teoremi di "kalogero", quegli anni duri e bui vedevano il primo shock petrolifero con l''inizio dell'iperinflazione, e il terrorismo di stato, sotto forma della strategia della tensione (proprio ieri è calato l'ennesimo sipario sulle responsabilità della strage di Bescia) con i mille depistaggi e complicità mai accertate giuridicamente (ma politicamente sì) dei governi di allora. Lo dico perchè quegli slogan sgrammaticati apparivano ancora più strampalati e fuori da qualsiasi contesto politico dell'attualità... La battaglia politica infuriava, e questi a fare i manifesti sull'uso del dialetto scuola... E' anche una lezione che in politica bisogna seminare, anche controtendenza...
Solo un paio d'appunti: tra i brigatisti rossi no ci sono studenti padovani, se fecero reclutamento lo fecero male. Non c sono più consilgieri dell'Union; Beggiato era tornato in consiglio nella scorsa legislatura grazie all'imprenditore televisivo Panto
Sono abbastanza d'accordo con quanto scrive Alessandro Marzo Magno e aggiungo che buona parte della pancia veneta era democristiana quando la DC era al potere ed è diventata leghista quando la Lega s'è dimostrata in ascesa, per cui ora è in attesa di vedere chi comanderà, dopo la grave crisi della Lega. Resta vero che il Veneto era diventato forte economicamente, con un'industria da primato ben prima che arrivasse la Lega, ancora ai tempi dei governi regionali DC. E mi chiedo: che cosa ha portato di nuovo la Lega nel Veneto? Quali nuove conquiste ha fatto il Veneto con la Lega? Ha aumentato il livello culturale? ha aumentato i posti di lavoro? Vero è che dove è al comando occupa tutti i posti, in particolare quelli ben remunerati, mentre il rapporto delle istituzioni con i cittadini si fa ogni giorno più labile. Da ciò l'antipolitica. I capi leghisti si sono chiesti il perché?
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