Opinione di Michele Fusco

«Ma al Trivulzio io pago un affitto di mercato!»

La Baggina incrocia ancora una volta la storia del nostro paese, e in maniera non proprio onorevole. Ancora una volta esplode l’indignazione: non solo dei cittadini che si sentono gabbati ma anche - incredibilmente - dei beneficiari di affitti irrisori per case in pieno centro.
Sul tema dell’Affittopoli lombarda e, più in generale, dell’abitare a Milano torneremo ampiamente nei prossimi giorni e settimane. Intanto vi proponiamo un’opinione del nostro Michele Fusco che condividiamo in pieno.

Un’immagine d’epoca del Trivulzio (da Trivulzio.it)

Se la seconda volta, la storia si ripresenta sotto forma di farsa, quest’ulteriore puntata del “Pio Albergo Trivulzio show” rimanda per certi versi a quel grottesco Mario Chiesa e ai sette milioni gettati nel water. Non che ci sia nulla di particolarmente nuovo, nello scandalo che ha investito la nostra vecchia, cara Baggina, trattasi di meravigliose case del centro affittate (o anche vendute) a pochi soldi e ai soliti noti (giornalisti, personaggi dello spettacolo, dello sport, delle istituzioni e altra varia umanità abbiente), ma ciò che rende indigeribile il rospo per i cittadini qualunque, è quell’aria di stupore alieno da parte dei diretti interessati. Quell’aria che fa dire, senza un filo di vergogna: ma io pago un affitto di mercato!

Rispetto allo scandalo che abbiamo sotto gli occhi, facciamo le differenze del caso: se le persone “anonime”, cioè senza particolari ruoli sociali, decidono di cercare una casa di un ente come il Trivulzio, fatti loro e della loro coscienza. Peraltro, trattasi di esempio puramente illustrativo e di nessuna sostanza reale, giacché per i poveri cristi la strada è sempre sbarrata. Altra storia è, se invece un cittadino, il cui ruolo abbia una qualche parentela con la deontologia, decide di battere questa scorciatoia.
Diamo pure per scontato, ma spesso così non è, che ognuno di questi soggetti abbia le migliori intenzioni di pagare un affitto confacente al pregio dell’immobile. Ma possibile che nessuno si renda conto che in questo modo si altera il mercato della convivenza civile, per cui queste opportunità vengono riservate soltanto a certe fasce sociali?
Il caso più paradossale è certamente quello di Maria José Falcicchia, chiamata, ai tempi di Calciopoli, la superpoliziotta del procuratore Borrelli e prima donna a dirigere una sezione di criminalità organizzata, la quale un bel giorno, allertata da un amico, decide tranquillamente di rispondere a un bando internettiano del Pio Albergo Trivulzio. Domanda che viene regolarmente accolta ad agosto scorso per un canone di 1.100 euro mensili più una pesante ristrutturazione da almeno 30mila. In buona sostanza, un alloggio di 74 metri quadrati con giusta locazione.

Raccontano di una Falcicchia che oggi non sa se essere più arrabbiata o amareggiata per essere stata trascinata in questa storia. È comprensibile, rispetto a tante altre situazioni veramente oscene. Ma il suo caso si presta perfettamente a capire perché in questa vicenda, a essere tradita è una certa sensibilità sociale. Con tutta la storia (poco nobile) che il Pio Albergo portava con sé, e per evitare anche lontanamente l’accusa spiacevole d’essere una raccomandata, perché un serissimo rappresentante delle forze dell’ordine non ha scelto la via, certamente più faticosa, della gente comune?
A breve, festeggeremo i 150 anni dell’italica furbizia e questa vicenda si presta perfettamente alla bisogna. Gli enti sono tanti e immenso è il patrimonio immobiliare. Si sente la necessità di una vera e propria authority di controllo.  

Comments

andrea bragaglia's picture
Inviato da: andrea bragaglia
21 February 2011 - 16:36

leggo che la "fidanzata"del candidato sindaco ha "trovato" casa da un'indicazione del sindaco Pilitteri, mentre la poliziotta da una lettura su internet. per me il problema è questo: la possibilità di far domanda deriva da un bando pubblico e da un tam-tam di conoscenza?
poi c'è il problema della attività di un ente di beneficenza e dei criteri di resa dei suoi immobili, ma è un altro ragionamento.
andrea bragaglia

Gian Piero's picture
Inviato da: Gian Piero
21 February 2011 - 16:32

"Si sente la necessità di una vera e propria authority di controllo."
Articolo interessante con finale delirante.
Una bella authority con commissioni e sottocommissioni coi loro presidenti e vice-presidenti?
Tutti stipendiati con dei bei gettoncini di presenza?
E poi, visto che siamo in tema, perché non tutti con un bell'alloggio di rappresentanza gratis?

Michele Fusco's picture
Inviato da: Michele Fusco
21 February 2011 - 18:59

  Gentile Gian Piero, mi permetta di coltivare ancora quel sogno anarchico secondo cui può esistere un'autorità di controllo seria e responsabile che vigili su un immenso patrimonio immobiliare di plurimi enti e che sia composta da veri civil servant al servizio della comunità e non da mezze tacche di potere. La sua rappresentazione è peraltro assai reale. Un caro saluto, Michele Fusco

 

Floriano Bonfigli's picture
Inviato da: Floriano Bonfigli
21 February 2011 - 15:26

"ma ciò che rende indigeribile il rospo per i cittadini qualunque, è quell’aria di stupore alieno da parte dei diretti interessati." Quanto è vero?
Accade tutti i giorni. E' capitato recentemente anche ad un mio amico uscendo da un affitto che, se ne vogliamo parlare, dichiarava 1/3 del reale e prevedeva formalmente solo uso di camera, bagno e cucina affinché la proprietaria risultasse inquilina...
Beh, dicendo che in realtà non gli si poteva chiedere di ritinteggiare a nuovo tutto l'appartamento poiché non era stato consegnatogli tale e non stava scritto da nessuna parte del contratto, s'è beccato una svariata serie di insulti tra cui "quaraquaquà", "vatti a fidare" e dulcis in fundo "ma guarda che gente che c'è in giro, che approfitta di brave persone come noi"...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
21 February 2011 - 13:57

Io non credo che la missione della Baggina sia di procurare alloggi nelle case di sua proprietà, come traspare dalla seguente frase estrapolata dall'articolo:
"Ma possibile che nessuno si renda conto che in questo modo si altera il mercato della convivenza civile, per cui queste opportunità vengono riservate soltanto a certe fasce sociali?"

Credo invece che l'affitto (o la vendita) di tali immobili debba servire a finanziare le attività del Pio Albergo. E dunque lo scandalo è PROPRIO quello di affittare (o vendere) a prezzi sensibilmente più bassi rispetto al mercato privilegiando amici e amici degli amici. Perché così si tradisce sia la missione dell'Istituto che lo spirito con cui tali immobili sono stati donati.

andrea61's picture
Inviato da: andrea61
21 February 2011 - 12:29

Chi paga il giusto fa bene ad offendersi se fa la caccia alle streghe.
Scorrendo pero' l'elenco degli affittuari, si scopre che nello stesso civico, ci sono persone che pagano canoni a livello del mercato e altri che ne pagano si e uno un terzo. Ecco perche' chiarezza e trasparenza dovrebbero essere sempre perseguite quando c'e' di mezzo il patrimonio pubblico; a difesa del patrimonio stesso e a difesa di chi ha agito correttamente e non gode di alcun privilegio.

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