Editoriale

Monti, un’Italia “più equa” deve premiare i più bravi

Nel giorno in cui iniziano le consultazioni per formare il nuovo governo, proponiamo a Mario Monti a

Un simpatico commento all’articolo precedente mi ricorda che il buon Iddio, ammesso e non concesso abbia a cuore l’Italia, farebbe bene ad occuparsi di politica e non d’economia. Concordo. Non a caso avevo iniziato con un ironico “Io, se fossi Dio ...” per sottolineare che i miei suggerimenti non erano particolarmente originali ma che, per pensare d’attuarli, dovevo fingere l’esistenza di un consenso politico che al momento appare tanto improbabile quanto necessario. Buona fortuna, quindi, a Mario Monti ed al paese: ne hanno entrambi molto bisogno dato il parlamento con cui si trovano ad aver a che fare. D’altro canto, siccome nè faccio nè credo farò mai il ministro posso prendermi il lusso di ragionare a voce alta attorno a ciò che la realtà dei fatti suggerisce essere necessario. Vedremo poi, lungo la metrica così definita, cosa la mediazione politica possa conseguire.

Mi son concentrato l’altro giorno sull’immediato – ristabilire la credibilità del paese sui mercati nazionali ed internazionali – e sul breve periodo. I provvedimenti che mi sembrano più urgenti - riduzione drastica dei costi dell’apparato centrale dello stato (sia esso elettivo o funzionariale), riforma organica delle pensioni, reintroduzione ICI ed abolizione del finto federalismo, riforma della contrattazione e dei meccanismi di assicurazione dalla disoccupazione involontaria, avviamento d’un processo d’effettiva privatizzazione delle aziende sotto controllo statale e di liberalizzazione del settore dei servizi – possono essere adottati in pochi mesi ma occorre essere consapevoli che, perché sortiscano l’effetto desiderato, essi richiedono periodi ben più lunghi di tempo. I problemi italiani sono quasi tutti strutturali, nessuno di essi ha la forma “se non tagliamo X entro tre mesi il Tesoro non riesce a pagare gli stipendi”; quindi l’accento non va posto tanto sull’urgenza dei risultati quanto su quella delle azioni. Chiare riforme strutturali adottate in tempi ragionevolmente brevi e poi mantenute ed attuate coerentemente per anni sono la cura di cui il paese ha bisogno. Questo fatto ha delle ovvie implicazioni politiche che, credo, i lettori sapranno derivare da soli e quindi tralascio, fatta salva la rituale invocazione all’aiuto divino.

Programmaticamente, sono anche io convinto (credo lo sia la stragrande maggioranza degli economisti che hanno studiato i problemi italiani con mente libera da pregiudizi) che l’obiettivo debba essere equità nella crescita, come ha sintetizzato Monti. Una crescita equa si può ottenere solo eliminando dozzine di medievali privilegi per creare incentivi a lavorare, innovare e competere. Vediamo dove siano le priorità.
L’Italia ha bisogno anzitutto d’una vera riforma fiscale che si coniughi con una nuova riforma federalista. Che si sia pensato di poter adottare la seconda separatamente dalla prima è prova ulteriore del dilettantismo di chi ha governato sino ad ora. Oltre all’ovvia semplificazione di norme e tributi, la riforma fiscale deve prefiggersi quattro obiettivi: (i) riduzione del carico fiscale di almeno cinque punti di PIL nell’arco di un decennio; (ii) trasferimento della pressione fiscale dai redditi da lavoro e d’impresa al consumo ed al patrimonio; (iii) attribuzione del potere di tassazione sulla base di criteri federalisti: sui cespiti immobili o scarsamente mobili a regioni e comuni, su quelli mobili alla fiscalità nazionale; (iv) equità distributiva come risultato d’una tassazione non punitiva che legittimi la persecuzione penale dell’evasione fiscale. Facile? No, ma l’esperienza di svariati paesi del Nord Europa (della Svezia, anzitutto, che in due decenni ha ridotto di più di tre volte di quanto io auspichi pressione fiscale e spesa pubblica e continua a farlo) insegna che con competenza tecnica e volontà politica questi obiettivi sono raggiungibili ed i loro effetti benefici.

Alla riduzione della pressione fiscale deve accompagnarsi una riduzione sostanziale della spesa, in percentuale del reddito, senza la quale ogni ipotesi di controllo del debito risulterebbe vana. La riforma pensionistica contribuirebbe certamente a questo obiettivo, come lo farebbe una riparametrizzazione del trattamento economico dei funzionari ministeriali, ma nel lungo periodo questo non basta. Basta menzionare il sistema sanitario nazionale per intendere perché. Il fatto è che il “deficit” che l’amministrazione pubblica carica sul resto del paese non è limitato ai suoi costi monetari ma anche alla sua sempre più paradossale inefficienza. L’Italia non ha alcuna speranza d’attrarre investimenti e posti di lavoro nel terziario avanzato se non rivoluziona il suo sistema pubblico ed i servizi che esso (non) offre. Un editoriale non è luogo per affrontare un tema di tale complessità ma occorre rendersi conto che l’obiettivo non è raggiungibile senza vero federalismo (per quanto concerne quelli che gli economisti definiscono come “beni pubblici locali”), senza riscrivere l’intero sistema del dirittto amministrativo e senza cambiare la natura giuridica del contratto di pubblico impiego, quindi dei criteri attraverso cui promozioni ed incentivi vengono assegnati all’interno del settore pubblico.

Gli altri due terreni cruciali di riforma sono la scuola e la promozione/difesa della concorrenza nel mercato interno. La scuola italiana va rivoltata come un calzino sulla base di due criteri. Anzitutto, che la meritocrazia fa bene e va applicata a tutti, professori, studenti, dirigenti: o le scuole, i licei e le università sono messi in condizioni di competere e la meritocrazia è la risultante di tale competizione o non c’è maniera che il sistema premi i migliori e generi gli incentivi adeguati. In secondo luogo, che l’istruzione di qualità è sia costosa che non banale da ottenere: chi la vuole deve sia guadagnarsela con il merito che contribuire al suo costo in termini commensurati alla sua capacità di pagare. Per quanto riguarda la concorrenza nel mercato interno sono necessarie riforme drastiche per introdurla in alcuni settori strategici - trasporto ferroviario ed aereo, servizi di comunicazione digitale, servizi bancari e finanziari - per poi promuoverla e difenderla. Per fare queste ultime due cose è necessaria un’agenzia veramente indipendente e non (con tutto il mio rispetto per i suoi tecnici e funzionari) il carrozzone a doppio controllo politico-lobbistico che abbiamo oggi. E qui, mi rendo conto, cominciamo ad entrare in terreni in cui, oggi come oggi, forse nemmeno l’aiuto divino potrebbe bastare. Ma queste sono le cose di cui l’Italia ha bisogno se vuole crescita con equità.

Caro Monti, hic rhodus hic salta. 

*Department of Economics - Washington University in Saint Louis

 

: governo / mario monti / Michele Boldrin

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 August 2012 - 06:54

quanto riportato era e resta vero tutt'ora, a quasi un anno dalla scrittura dell'articolo... occorre riflettere, anche perchè in alcuni di questi punti sono stati fatti dei vani tentativi da parte del governo monti, grazie al sopraffare degli interessi lobbistici... povera italia!

francesco sica's picture
Inviato da: francesco sica
15 November 2011 - 13:58

Leggo tra i vari commenti una critica al modello di libero mercato. E' una valutazione errata per analizzare la crisi di questi anni. Il libero mercato non lo conosciamo nè è stato mai adottato. Non è libero mercato il sistema attuale dove il costo del denaro è centralizzato dalle banche centrali, dove la moneta (a corso forzoso) è imposta ai cittadini, dove più del 50% dell'economia (italiana) è nelle mani statali e partastali. In un libero mercato banche d'affari e grandi aziende verrebbero fatte fallire e i cattivi investimenti liquidati. La crisi attuale è crisi del modello social corporativo. L'utopia che lo stato possa prendersi cura delle nostre necessità è perniciosa, deresponsabilizza gli individui e consuma le ricchezze di un paese. Inoltre, le aziende vicine al potere trovano sempre modo di sopravvivere a spese della collettività. Magari potessimo avere una scuola libera. Il bene più importante, il cibo, risponde a logiche di libero mercato. Ce n'è in abbondanza e per tutti. Immaginate che spreco di soldi e inefficienze se dei burocrati statali dovessero sostituire i forni privati con forni pubblici nel nome di una confusa ideologia di bene pubblico. Stato e banche centrali sono armi di distruzione di massa.

Paolo Bernardini's picture
Inviato da: Paolo Bernardini
15 November 2011 - 13:22

Ottima analisi caro Michele. Da indipendentista convinto, credo che quanto Tu proponi sia solo applicabile all'interno della Lombardia piuttosto che della Sardegna o della Sicilia o del Veneto liberi indipendenti e sovrani. In ITA, non avverrà MAI ciò che Tu auspichi. Sono wishful thoughts. Per quel che riguarda l'ultima citazione, fai lo stesso errore che feci anni fa io stesso, e anche, l'ho scoperto di recente, il grandissimo scrittore danese Thorkild Hansen, in "Arabia felix", suo capolavoro (1962). Hic Rhodus hic salta, vuol dire "Qui siamo a Rodi, qui devi BALLARE!" e non "saltare", in quanto "saltare", come frequentativo di "salio", saltare, vuol dire appunto in italiano "ballare" (Liceo Classico Doria, Genova...). Quindi questo lo potevi augurare a Silvio, che sicuramente nei "bunga" avrà anche ballato, e chissà anche ai residuati bellici della repubblica craxiana, te lo ricordi il ministro De Michelis in discoteca...Cheers, Paolo...Ma vale sempre, per ITA, "Qui siamo in Italia, ballate che è la sola cosa che potete fare..."

francesco's picture
Inviato da: francesco
15 November 2011 - 12:38

Un tempo c'era la caccia alle streghe comuniste (in reductio ad Stalinium), oggi a quelle liberiste (reductio ad crisimondialebollespeculativelehmanbrothersbrokersspeculatori).
E' impossibile non scivolare dentro queste patetiche etichettature, mentre questo aborto di stato italiota va a rotoli, ci si ferma a discutere su fumose ideologie al posto che sulle misure pratiche.
Abbiamo bisogno di pragmatismo. Al di la del fatto che abbiamo bisogno.... di un altro paese, fondamentalmente, essendo lo stato italiano sorretto da una rete di malaffare, essendo un corpo completamente incancrenito.
L'italia merita il collasso, così come il pseudopopolo italiota, peccato solo aver mancato il 150esimo anniversario della sua patetica sopravvivenza.

francesco's picture
Inviato da: francesco
15 November 2011 - 12:38

Un tempo c'era la caccia alle streghe comuniste (in reductio ad Stalinium), oggi a quelle liberiste (reductio ad crisimondialebollespeculativelehmanbrothersbrokersspeculatori).
E' impossibile non scivolare dentro queste patetiche etichettature, mentre questo aborto di stato italiota va a rotoli, ci si ferma a discutere su fumose ideologie al posto che sulle misure pratiche.
Abbiamo bisogno di pragmatismo. Al di la del fatto che abbiamo bisogno.... di un altro paese, fondamentalmente, essendo lo stato italiano sorretto da una rete di malaffare, essendo un corpo completamente incancrenito.
L'italia merita il collasso, così come il pseudopopolo italiota, peccato solo aver mancato il 150esimo anniversario della sua patetica sopravvivenza.

Grillo Parlante's picture
Inviato da: Grillo Parlante
14 November 2011 - 23:55

La ricetta Boldrin non appartiene alla cultura italiana e politicamente è inattuabile, La solidarietà e l'assistenza sono concetti molto radicati in Italia e prescindono per definizione dal concetto di merito. Il merito produce selezione e le culture che esaltano il merito accettano che i perdenti muoiano di fame e di malattia per strada. Il merito non può aver casa in Italia. Paradossalmente, il merito in Italia genera disoccupazione: se ho la laurea e accetto un lavoro non consono al mio titolo di studio faccio pubblica ammissione di de-merito, quindi lo rifiuto. Chi eccelle in Italia è oggetto di disprezzo sociale fin dalle scuole (i secchioni) e poi nella vita professionale (i ricchi), pensate al tono con cui viene chiesta la patrimoniale, prescinde da come sei arrivato alla ricchezza che hai e dal beneficio che può trarne la società (ICI prima casa €3,5 bln all'anno, pari a 18 punti di spread BTP/BUND, un'inezia, e gli altri 450 punti?) devi pagare perchè sia cancellato ogni premio al tuo merito. La Pubblica Amministrazione allargata controlla circa 12 milioni di voti, nulla cambierà mai, prof. Boldrin risparmi tempo e bytes. Il governo Monti è un bluff, proclama l'equità nel senso di tagliare le pensioni di anzianità e introdurre la patrimoniale, mentre non mette in discussione il diritto assoluto dello Stato al prelievo fiscale senza limiti, non una parola sulla vera equità cioè ridurre il perimetro dello Stato, aumentare il perimetro della libera iniziativa e aiutare direttamente i cittadini in difficoltà, senza l'intermediazione di parassitari carrozzoni pubblici (enti e società pubbliche, regioni, comuni e provincie).

Emilio Odescalchi's picture
Inviato da: Emilio Odescalchi
15 November 2011 - 16:07

@grillo parlante.
condivido ed apprezzo. Aggiungo: si tratta di seguire un poco il 2° principio di termodinamica, applicarlo ai sistemi socio economici. E' un modello semplice.
Risorse-Impieghi. Possono essere di tutti i tipi, esclusi i soldi, naturalmente, i soldi (avanzi primari), sono generati dagli "impieghi". Se il bilancio risorse impieghi,è negativo, per ristabilire un segno positivo le stare sono poche: aumentare le risorse, diminuire gli impieghi.
Monti pensa di raccattare denaro da cosa? Aumenta le "risorse"? quali? Naturali? Minerarie, Energetiche?
Siamo dipendenti da tutti per l'energia; minerali, miniere d'oro, piuttosto che Carbone, non ne abbiamo.
Unica risorsa è il lavoro di chi lavora e genera plusvalore, ovvero con il plusvalore, ammesso anche da Marx, deve pagare se stesso e contribuire col resto al benessere della comunità e dello "Stato sociale". QUALE STATO e QUALE "SOCIALE?.
Ciò è possibile solo quando il popolo ha una forte cultura/coscienza Sociale. Cosa che gli Italici non hanno per tradizione e cultura storica.
Monti deve andare a raccattare denaro in fretta. SALVO essere messo in condizioni di farlo.
GUARDACASO, non si parla più di combattere l'evasione fiscale. D'incassare tutto il contenzioso tributario, passato in giudicato.
COME MAI?
Sono voti : è consenso comprato.
Quando ai contadini saranno stati tolti anche gli ultimi spiccioli, e gli evasori saranno rimasti intoccati, allora, finite le risorse, resteranno solo gli Impieghi, ovvero i costi dei 12 milioni di voti, degli enti inutili, della corruzione, delle tangenti, dei furbi, dei Gauchos, Peones, Accattones. Chi pagherà allora?
Auguri al prof. Monti e successo ai suoi tentativi.

Emilio  Odescalchi's picture
Inviato da: Emilio Odescalchi
14 November 2011 - 17:02

Il Professor Boldrin ci propone una ricetta che condivido. Della "Ricetta", fa parte la SQOLA. Cenerentola generatrice di una generazione di incolti qualunquisti.
La maggior parte dell'Italico Popolo, è ancora oggi non capace di scrivere "contenuti", intelleggibili, (calligrafia), e con senso compiuto. Incontro,in giro per l'Italico stivale, persona di censo e cultura differenti.
Provare per credere, osservate anche voi la difficolta che molte persone hanno, anche di giovane età, nel leggere, riassumere, anche un articolo della "Gazzetta".
Suggerisco, per chi conosce un po' d'inglese, il link: www.ted.com. Troverete molte spiegazioni al problema "Education", e come siano possibili, in AmeriKa fenomeni quali Steve Jobs e molti altri, più o meno noti.
Come sia possibile che i nostri "migliori" migrino verso lidi ove il loro talento sarà riconosciuto e remunerato.
Borse di studio, facilitazioni, finanziamenti eccetera,sono disponibilissimi sia ai Ricchi, sia ai Poveri.
Oltre al Prof. Boldrin, il mondo è pieno di Italici, che insegnano nelle scuole ed università.
Facile abbaiare alla luna, o guardare l'uva (quella che è rimasta), appesa al pergolato.
Bravo Professore, continui ad insistere, è storicamente provato che un popolo ignorante è più facilmente governabile di uno colto, magari protestante.
Italia: paese dei diritti e dei "dritti".
Gandhi diceva: cercate prima i vostri doveri, li vicino, intorno, poco lontano, troverete i vostri diritti.
Leggo le critiche al Professore, anche sul piano personale. Per ora LK è libera. Per ora.
Attendo con vivo interesse il contributo di altrettanti pensatori alla mia salute mentale
cultura generale e professionale.

Mark Silver's picture
Inviato da: Mark Silver
14 November 2011 - 16:51

Il mondo va in malora per colpa del liberismo...e i nipotini del neo-liberismo ancora ci propinano le loro ricette fallimentari. che loro chiamano argomentazioni.....e guai a non pensarla come loro....è bello pontificare con le spalle coperte...chissà dove studiano e lavorano i figli...ah già...loro se lo meritano....:-)

braddpytta's picture
Inviato da: braddpytta
14 November 2011 - 16:02

articolo interessantissimo... speriamo solo che monti se lo legga :)
anche se temo che sara' troppo impegnato per farlo. troppo impegnato a
parlare/mediare/mettere d'accordo una massa di imbecilli al parlamento

uqbal's picture
Inviato da: uqbal
14 November 2011 - 15:12

"chi la vuole deve sia guadagnarsela con il merito che contribuire al suo costo in termini commensurati alla sua capacità di pagare"

Se questo vuol dire progressività in una anche possibile imposta di scopo (pagata da tutti), ok. Se invece vuol dire che la scuola dell'obbligo diventa a pagamento, no.
Se, ancora, con questo si vuole dire che è necessario aprire ai finanziamenti alle private (a volte d'eccellenza, ma mica sempre), allora sì, anche perché è un risparmio per lo Stato (le cui scuole e il cui personale tutto è tranne che gratuito).

Meritocrazia di insegnanti e prof.? SI' ASSOLUTAMENTE (Davide SP: io sono un insegnante, i miei studenti mi gratificano molto, mi aggiorno costantemente e la mia formazione mi è costata e mi costa migliaia di euro: con le strette di mano e le pacche sulle spalle ci facciamo il brodo).

Meritocrazia degli studenti? No. Un "cattivo studente" non può essere "punito" con una "cattiva scuola", perché diventerà un cattivo cittadino. La crescita degli studenti, poi, dai 6 ai 19, segue percorsi troppo tortuosi perché si possa stabilire una meritocrazia rigida. Significherebbe soltanto imporre scelte precoci, ansia, sclerotizzazione dei curricula (già rigidi fino alla stupidità e oltre) e impossibilità per gli studenti di sperimentare, ovvero anche di sbagliare.

Per il resto, abbastanza d'accordo.

Mark Silver's picture
Inviato da: Mark Silver
14 November 2011 - 13:14

Quoto Davide SP

...ancora con questi liberisti della domenica...non bastano i danni che hanno fatto?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
14 November 2011 - 13:12

..intanto se fa pagare chi non ha mai pagato....sarebbe un ottimo inizio

Grassotto's picture
Inviato da: Grassotto
14 November 2011 - 13:04

Caro DavideSP,
"chi la vuole (la scuola migliore) deve sia guadagnarsela con il merito che contribuire al suo costo in termini commensurati alla sua capacità di pagare". Mi sembra puro buonsenso, non ci vedo nulla di classista..se sei (molto) bravo ma non hai un soldo avrai le scuole migliori, se hai molte soldi pagherai le scuole migliori (se vorrai). Più condivisibile il rilievo circa la difficoltà di implementare criteri di valutazione sulla qualità dell'insegnamento, ma un modo lo si può anche trovare. Ricordo al liceo di un prof. di latino e greco di una competenza e capacità di isnegnamento/coinvolgimento totalmente sconosciuta ai tanti palloni gonfiati che insegnano all'università, il prof. di matematica invece fatico a ricordarlo perchè lo vidi solo un paio di volte in quanto distaccato al sindacato, trovo semplicemente ingiusto che queste due persone debbano chiamarsi entrambi professori. Infine il diritto alla studio per tutti è la balla usata da una casta di professori mediocri per controllare controllare l''orda di studenti imbelli e autolesionisti, ricchi o poveri che siano

Davide SP's picture
Inviato da: Davide SP
14 November 2011 - 13:35

Caro Grassotto,
La ringrazio per la Sua gentile replica.
Non la commento, non perchè la ritenga poco interessante (tutt'altro),
ma perchè credo che questo spazio sia da dedicarsi più al commento diretto degli articoli che allo scambio di opinioni fra i lettori del giornale.

Cordiali saluti.

Davide SP's picture
Inviato da: Davide SP
14 November 2011 - 12:36

Scrive Boldrin:
"i licei e le università sono messi in condizioni di competere e la meritocrazia è la
risultante di tale competizione o non c’è maniera che il sistema premi i migliori e
generi gli incentivi adeguati."

Credo che ognuno di noi ricordi di avere avuto, negli anni trascorsi nella scuola pubblica, almeno un ottimo professore: una persona appassionata del proprio lavoro, capace di spiegare con chiarezza e di risvegliare negli alunni un sincero interesse per la sua materia.
Tali professori vengono ripagati del loro impegno dall'attenzione degli alunni, dalla loro capacità di apprendere. E’ questo ciò che dà senso al loro lavoro. Un mero conteggio economico dell’impegno degli insegnanti, della loro sensibilità, della loro cura verso gli alunni meno dotati, risulta semplicemente sterile.
La competizione nel campo educativo è un concetto risibile.
Affermare, come fa Boldrin, che l'istruzione di qualità debba essere costosa è una considerazione semplicemente classista: chi è ricco può accedere alla migliore educazione, chi è povero no.

Boldrin continui pure ad insegnare negli Stati Uniti, dove immagino venga ben remunerato in base alle sue "grandi capacità".
L'Europa continentale ha per fortuna una tradizione educativa ben diversa da quella statunitense e britannica e credo sarà in grado di difenderla dagli attacchi di chi ritiene che il concetto di gestione aziendale si debba applicare anche a scuole, ospedali, musei e tutto ciò che è pubblico.
E' evidente che persone come Boldrin hanno una grave difficoltà a comprendere il concetto di "bene pubblico"; me ne dolgo per loro.

Faccio di nuovo notare ai redattori de Linkiesta che in merito all'attuale crisi economica ed ai metodi per risolverla stanno dando spazio quasi esclusivamente a “pensatori” neoliberisti come Boldrin.
Se questo è il taglio che intendono dare al loro giornale, sappiano che non invoglieranno certo i lettori/clienti come me ad acquistarlo.

Cordiali saluti.

Alberto's picture
Inviato da: Alberto
14 November 2011 - 15:36

E vai con le panzane sui neoliberisti(questi sporchi mercificatori)....in Italia va tutto bene così!

caro Davide studia invece di renderti ridicolo in rete...
Dici:
"Boldrin continui pure ad insegnare negli Stati Uniti, dove immagino venga ben remunerato in base alle sue "grandi capacità".
"

Ecco...bravo offendi! e dopo c'è ancora qualcuno che sostiene che il problema dell'Italia è la classe politica! bello criticare le persone con argomentazioni pari a 0....
P.s se non ti piace il giornale cosa ci vieni a fare su sto sito? magari comprati un bel libro di economia (qualsiasi) e leggi (sia mai che tu possa imparare qualcosa).

Dici:
"La competizione nel campo educativo è un concetto risibile."

Argomenti please....

Dici:

"L'Europa continentale ha per fortuna una tradizione educativa ben diversa da quella statunitense e britannica e credo sarà in grado di difenderla dagli attacchi di chi ritiene che il concetto di gestione aziendale si debba applicare anche a scuole, ospedali, musei e tutto ciò che è pubblico. "

Europa? anche l'Italia? quali sarebbero questi attacchi? , bella la parte della gestione pubblica (se sono pubblici possono anche funzionare in perdita! tanto sono pubblici rispondono a leggi divine!, e i soldi si sa crescono sugli alberi!)

STUDIA AND USE YOUR BRAIN BETTER !

Massimo Famularo's picture
Inviato da: Massimo Famularo
14 November 2011 - 14:05

Gentile davideSP
temo il mondo sia un po' cambiato da quando gli ottimi professori si contentavano della gratitudine dei loro studenti (lo so abbastanza bene perché entrambi i miei genitori ricadono in questa categoria).
Oggi gli ottimi professori guadagnano meno di un commesso del supermercato che fa un po' di straordinari e tanto quanto i pessimi professori che non disponendo di altri ammortizzatori sociali affollano le nostre scuole e possono permettersi di leggere il giornale in classe senza che nessun meccanismo di controllo intervenga.
Tanto per scendere nel concreto mi trovo spesso a viaggiare con docenti entrati in ruolo a Roma, ma non residenti che non possono permettersi di viverci e sono costretti anche a 2 ore di viaggio al giorno.
Se il nostro sistema scolastico è in condizioni vergognose (come confermano i test pisa) e nessuna delle nostre università figura ad un livello decente nelle classifiche mondiali è probabilmente a causa della forma mentis che produce frasi come:
"La competizione nel campo educativo è un concetto risibile."
Il discorso sul liberismo è poi marcatamente ideologico e non meriterebbe repliche: è così difficile guardare alla realtà (tipo parlare con un docente all'inizio della carriera oggi prima di parlare a nome della sua categoria) oppure fornire delle argomentazioni di cui si può discutere?
Perché la concorrenza non dovrebbe funzionare (a parte per proteggere chi concorrendo perderebbe) in campo educativo?
Le pare che il patrimonio artistico del nostro paese sia tutelato in modo opportuno (come la casa dei gladiatori di Pompei)?
Ha qualche argomento da sostenere o meri slogan ideologici e autoreferenziali?
Un saluto
Massimo Famularo

Azaz's picture
Inviato da: Azaz
15 November 2011 - 12:19

La concorrenza in campo educativo potrebbe funzionare, se portasse in qualche modo all'eliminazione di scuole, presidi, professori inefficienti e a un miglioramento del livello complessivo. Se qualcuno può spiegare in concreto come la cosa si può realizzare. Perchè in campo educativo, soprattutto al livello precedente quello dell'università, sull'università il discorso può essere diverso, non si deve creare un sistema di serie A e di serie B, con buone scuole e pessime scuole, in cui i finanziamenti vanno alle scuole di serie A, mentre quelle di serie B, magari di paese o di zone già depresse, peggiorano ulteriormente riempiendosi sempre più di scarti di professori e presidi pessimi, cadendo a pezzi e impoverendosi progressivamente di mezzi e di attrezzature. Non si può sperare in un'estinzione darwiniana delle scuole cattive che potrebbe durare decenni sulla pelle degli attuali studenti. Questo è un po' quello che succede negli USA, quindi vorrei che Boldrin entrasse più nel merito delle riforme necessarie.

Davide SP's picture
Inviato da: Davide SP
14 November 2011 - 14:43

Gentile Massimo Famularo,
grazie per la Sua risposta.

Come già scritto al Signor Grassotto, non replico, in quanto ritengo che il centro dell'analisi debba vertere sulle affermazioni di Boldrin, che si possono condividere o meno, non sulle mie.

Cordiali saluti.

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.