Monti, massone a sua insaputa ?
Dopo i ministri che abitavano in case pagate a loro insaputa (Scajola). O sottosegretari in vacanza che non sapevano chi saldasse loro l’albergo (Malinconico), il Grande Oriente Democratico di Gioele Magaldi punzecchia il premier Mario Monti sulla sua presunta appartenenza alla massoneria. «C’è da scompisciarsi», chiosano i grembiulini in una nota comparsa sul loro sito dopo l’intervista del presidente del Consiglio a Otto e Mezzo, sabato 21 gennaio con Lilli Gruber. Quindi lanciano segnali, paragonando l'economista bocconiano al Pinocchio di Collodi: rischia di finire tra le sgrinfie del «Gatto e la Volpe».
«Non so bene cosa sia la massoneria. Io so di certo di non essere massone e non saprei neanche come valutare o accorgermi se uno lo è», ha detto Monti. I fratelli però hanno sentito odore di bruciato in quelle parole. Tanto da suggerire che il premier sta forse osservando i precetti di Licio Gelli. «Negare, sempre negare, anche di fronte all’evidenza», suggeriva infatti il gran maestro ai fratelli piduisti, «se colti con il sorcio in bocca» o con «il nome» in qualche lista. «Forse l’avranno consigliato di parlare così i Fratelli inglesi della City di Londra», si legge sul sito del Grande Oriente Democratico. «Dai quali il Massone anglofilo Monti è appena andato a chiedere fraterno soccorso per il suo traballante percorso di statista». Lanciano messaggi i fratelli di Magaldi. «Purtroppo, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, opera del semi-massone Carlo Collodi, rappresentano in Italia un libro molto letto e molto imitato, specie per quel che concerne le parte più drammatica e satirica del romanzo, quella in cui al famoso burattino cresce smisuratamente il naso ogni volta che afferma quello che pensa gli faccia comodo in luogo di ciò che è». Chissà se Monti risponderà.
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L'autore
Alessandro Da Rold, classe 1980, milanese e tifoso del Milan, scrive il suo primo pezzo a 17 anni su Lombardia Calcio. E' la cronaca di una partita tra due squadre giovanili meneghine, Schuster e Macallesi. Dopo quella volta ha percorso un sacco di chilometri, consumando tasti e tastiere. Si è laureato in legge e ha collaborato con tanti, forse troppi, giornali e agenzie di stampa. Poi ha incontrato Il Riformista. E' passato da Lettera43.it e alla fine è approdato a Linkiesta. Non può fare a meno di New York, del Cinema e dei cori da stadio. alessandro.darold@linkiesta.it
