Analisi

Ecco i “poteri forti”: i mercati che non credono più a Monti

Il matrimonio fra l’Italia di Mario Monti e gli investitori internazionali, cioè chi compra i titoli

“Can this man save Europe?”. Il 20 febbraio scorso il settimanale statunitense Time dedicava la copertina a Mario Monti, chiedendosi se era l’uomo in grado di salvare l’Europa. A quasi quattro mesi di distanza, c’è già una prima risposta. «Il governo ha perso l'appoggio dei poteri forti», ha detto oggi Monti. Sebbene abbia rimarcato che ci sono ancora «poteri fortissimi» che apprezzano la sua azione, come l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Italiane, è chiaro che lo scollamento fra l’attuale esecutivo e la borghesia direzionale del Paese è ormai arrivato al suo massimo livello. Un livello che deve allarmare ben più dello spread, specie se collegato alla già precaria situazione europea, in cui il salvataggio della Spagna è ormai questione di settimane, se non giorni. Le parole di Monti ricordano da vicino quelle usate dal precedente presidente del Consiglio alla vigilia della sua dipartita. Questo non è esattamente ciò che serve oggi all’Italia. Dopo novembre occorrevano risposte, ma questi non sono arrivati. E ora è arrivato il conto da pagare.

Il matrimonio fra l’Italia di Mario Monti e gli investitori internazionali, cioè chi compra i titoli di Stato italiani, finanzia le imprese e decide di produrre nella penisola, è finito da tempo. E non è stata una rottura consensuale. Da novembre a fine marzo, momento dell’addio, i mercati finanziari hanno dato fiducia all’ex commissario europeo, voce conosciuta e seguita in ambito internazionale. Poi, qualcosa è andato in frantumi. Facile immaginare cosa. Della lettera che la Banca centrale europea (Bce) ha inviato all’Italia nell’agosto 2011 e delle raccomandazioni inviate da Olli Rehn, commissario Ue agli Affari economici e monetari, poco o nulla è stato fatto. «Bene la riforma delle pensioni, ma è sulla riforma del lavoro che ci si attendevano le risposte più concrete. E Monti ha dimostrato che il suo legame con la politica italiana è ben più elevato di quello che ci si poteva immaginare», ha detto a Linkiesta un hedge fund manager elvetico. Difficile dargli torto.

Monti doveva essere il deus ex machina di un Paese allo sbando. Le aspettative, dopo il G20 di Cannes in cui l’allora premier Silvio Berlusconi finì al tavolo con i rappresentanti dell’Unione africana, era elevate. Queste sono diventate elevatissime dopo il percorso fatto sulla riforma delle pensioni. Decisa velocemente, è stata oggetto di una contrattazione condotta in modo quasi impeccabile con parti sociali e politiche. Poi tutto si è arenato. Liberalizzazioni, spending review, misure per la crescita, valorizzazione del patrimonio immobiliare statale, riforma del lavoro, consolidamento dei conti pubblici: queste erano le promesse del governo Monti all’Europa. E, ironia della sorte, in novembre come in febbraio, si diceva che il futuro dell’Ue dipendesse proprio dall’Italia. Peccato che secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi) una delle promesse maggiori di Monti, il pareggio di bilancio nel 2013, non sarà raggiunto prima del 2017.

Non è solo questione di spread. Non è solo questione di credibilità. È questione di fatti, azioni, promesse mantenute. E i mercati finanziari, che non sono entità astratte ma sono individui che, come tutti, decidono di prestare del denaro in base a un coefficiente di rischio di rimborso, hanno deciso di stare lontani dall’Italia. Il motivo? L’inazione. L’esecutivo di Berlusconi aveva perso la sua legittimazione fra gli investitori proprio per via del completo congelamento dell’azione governativa. E ora, le parole di Monti lasciano intravedere lo stesso scenario per il suo governo. Una dimostrazione? Oltre al tormentato percorso della riforma del lavoro, punto considerato fondamentale per ristorare la fiducia degli investitori internazionali, dovevano essere adottate misure per ripristinare una crescita anemica. Neppure su questo versante le promesse sono state mantenute, come dimostra l’iter del decreto sviluppo.

Come se non bastasse, nel grande calderone della crisi è entrata anche la Spagna. Proprio come l’Italia, Madrid non solo è Too big to fail, troppo grande per fallire, ma anche Too big to bail, troppo grande per essere salvata. Eppure, le malversazioni iberiche sono talmente elevate che la comunità internazionale non può esimersi dall’intervenire. Questo perché, in una scala di priorità tanto emergenziale quanto cinica, la Spagna viene prima dell’Italia. Le banche iberiche, di cui Bankia è l’esempio meno virtuoso, hanno più di 600 miliardi di euro di esposizione al settore immobiliare spagnolo, un tempo delizia e ora croce. Il premier Mariano Rajoy continua a parlare di situazione d’emergenza e il suo ministro del Bilancio, Cristóbal Montoro, ha detto ieri che Madrid ha quasi perso l’accesso ai mercati obbligazionari. Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea sono pronti ma, fino a quando la Spagna non chiede aiuto, non possono intervenire.

Il problema più grande è che non ci sono abbastanza risorse. Né per Roma né per Madrid. Come ricorda un paper del Centre for European policy studies (Ceps), a cura di Daniel Gros e Alessandro Giovannini, la cifra chiave è 1.793 miliardi di euro. Sono queste infatti le sole esigenze di rifinanziamento di Italia e Spagna sui mercati obbligazionari da qui al 2016. Troppo per i due fondi europei di stabilità finanziaria, lo European financial stability facility (Efsf) e lo European stability mechanism (Esm). Il primo era inizialmente dotato di 440 miliardi di euro ma, dopo gli interventi per Grecia, Irlanda e Portogallo, sono rimasti a disposizione circa 200 miliardi. Il secondo, che doveva entrare in vigore dal luglio 2013 ma è stato anticipato di un anno, ha invece una potenza di fuoco di 500 miliardi di euro. E nemmeno aggiungendo il firewall del Fmi deciso in maggio, circa 335 miliardi di euro, si arriva alla cifra del Ceps.

Il gioco del pollo a cui sta partecipando l’Europa è entrato nella sua fase finale. Con la Spagna sull’orlo di un bailout internazionale si apre infatti un nuovo capitolo, in cui bisognerà decidere realmente cosa fare. Due le scelte: o andare verso una maggiore integrazione o rinnegare gli ultimi 60 di storia e disgregarsi. Anche perché fra poco bisognerà riaffrontare il dossier Italia che, come ha lasciato intendere Monti con le sue parole odierne, è già entrata in un clima di sfiducia che ricorda molto da vicino quello di un anno fa. Delle due l’una. Non ci sono alternative.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Comments

Homo Liber's picture
Inviato da: Homo Liber
8 June 2012 - 02:19

Condivido l'opinione di Anonimo (commento 7 giugno 2012 - 17.53) con qualche ulteriore precisazione.

Il denaro non deve essere creato dal nulla da una banca "privata" e "prestato", per di più a tassi usurai, come in Europa (eccetto Inghilterra, Norvegia, Svezia, Islanda), ma anche negli USA.
http://www.disinformazione.it/banchecentrali.htm

La moneta è una semplice unità di misura del valore del lavoro del Popolo di una Nazione.
Quindi, una volta che un nuovo sistema monetario con MONETA SOVRANA (di "proprietà" del Popolo di una Nazione) ha preso il via e gli Euro non li usa più nessuno, si caricano un centinaio di bilici di cartaccia/Euro, si va davanti alla sede della BCE e si scaricano le LORO ”vecchie” banconote per pagare il LORO (almeno per un buon 60%) tanto amato e caro debito pubblico.
Si riprende tutto con una telecamera e si postano su internet le facce di tutta la allegra combriccola di banchieri "internazionali" (mi piacerebbe denominarli con il loro vero nome, ma preferisco evitare polemiche), dei loro camerieri Draghi, Monti e Napolitano..... mentre una Nazione ripaga per intero il suo debito pubblico.
In teoria dovrebbero essere contenti !!

ugo's picture
Inviato da: ugo
7 June 2012 - 23:39

VI RIPORTO QUALCOSA TRATTO DAI "SUPPLEMENTI AL BOLLETTINO STATISTICO DELLA BANCA D'ITALIA (LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE 2010), COSI AVRETE LE IDEE PIù CHIARE E RAGIONERETE SENZA APPRENSIONE : "Alla fine del 2010 la ricchezza lorda delle famiglie italiane era pari a circa 9.525 miliardi di euro....Le attività reali rappresentavano il 62,2 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,8 per cento. Le passività finanziarie, pari a 887 miliardi di euro, rappresentavano il 9,3 per cento delle attività complessive... Secondo stime preliminari, nel primo semestre 2011 la ricchezza netta delle famiglie italiane sarebbe aumentata dello 0,4 per cento in termini nominali: l’aumento delle passività è stato più che compensato dalla crescita delle attività reali e finanziarie....... Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza, pari, nel 2009, a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l’8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti).
Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate: l’ammontare dei debiti è pari all’82 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento, nel Regno Unito del 170 per cento).......ORA (FORSE) AVRETE CAPITO QUALI SONO I MARGINI DELL'ITALIA E LA DIFFERENZA FRA NOI E LA SPAGNA, CHE IL 7 NOVEMBRE 2011, ULTIMO GIORNO DEL CAIMANO, AVEVA UNO SPREAD MIGLIORE DEL NOSTRO DI 150 PUNTI (E CHE OGGI INVECE STA 80 PUNTI SOPRA ???).....SIGNORI MONTI DURERA' ANCORA FINO AL PROSSIMO MARZO ....POI DEVE ENTRARE IN CAMPO LA POLITICA (CHE SIGNIFICA SCEGLIERE) !!!!

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
7 June 2012 - 19:11

Caro Goria,
più precisamente i mercati non credono che Monti sia in grado di far passare le necessarie decisioni in Parlamento, né si aspettano certo che a sistemare l' Italia provvederanno i nuovo movimenti anti-politici. Dietro c' è il rifiuto della popolazione di fare sul serio.

Serena's picture
Inviato da: Serena
7 June 2012 - 17:56

Bè, c'è proprio da ridere, fortuna che certi politici e italiani hanno tanto criticato, fin troppo, Berlusconi! Ma ora, sembra davvero giusto criticare.... ma con amara ironia!
Forse, tutto sommato, non era meglio prima??
Ma in fondo gli italiani sono dei guerrafondai, basta che qualcuno parli male di un altro...e tutti ci credono, senza ovviamente ragionare con la propria testa! Così tutto finisce in un solenne calderone dove la ragione, o i buoni propositi dell'altro vengono annientati con stupefacente leggerezza!....

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
7 June 2012 - 17:53

la soluzione è facilissima, basta che la bce e le banche centrali di ogni nazione entrata nell'euro diventino di proprietà dello stato per le banche centrali e dell'europa per la bce.
che senso ha che la bce, istituzioe privata batta moneta?

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