Editoriale

Monti tiri dritto, dopo i taxi pensi all’Eni

I taxisti fermano il servizio, il governo invece non deve fermare il piano di liberalizzazioni. Ma ben più dei taxi - che fanno pressione in modo rumoroso ed evidente - deve preoccuparci l’azione dei lobbysti di stato delle reti (come l’Eni), e delle caste che godono di grandi rendite, come quelle dei notai o, perchè no, dei giornalisti. È lì che si annidano ampi margini di crescita: ed è lì che si misurerà il coraggio liberale del governo Monti. Che non si deve fermare ai taxi ma, anzi, mettere in agenda la rimozione dei veri privilegi che, come ha detto Catricalà, per il momento “non sono all’ordine del giorno”. 

Mario Monti (Afp)

Liberalizzazione. È una parola che abbiamo imparato a pronunciare, ma che ancora non abbiamo capito bene cosa voglia dire. A renderla patrimonio comune del dibattito pubblico, dal bar in su, fu Pierluigi Bersani nel 2006. Da ministro presentò una “lenzuolata” che mirava a smuovere la realtà immobile, in un paese in cui le protezioni vengono spesso tramandate di padre in figlio, e di apparato in apparato. Negozi, taxi, banche, tariffe, professioni. Ottimi i principi e le intenzioni, molto meno i risultati. Non si ha la sensazione di vivere in un paese tanto più “liberato” di prima: guidare un taxi non è più facile; aprire un negozio lo è forse un po’ di più, ma poco; fare concorrenza nel mondo delle professioni è complicatissimo; mentre le nostre bollette restano tra le più care del primo mondo.

Quella stagione di liberalizzazioni amputate, però, ebbe un merito: lasciò un germe, un tarlo, che torna a emergere ogni volta che la congiuntura economica e quella politica ci obbligano a guardare in faccia la realtà. Occasioni di lavoro ce ne sono poche, il potere di acquisto cala continuamente, e quindi potersi inventare uno spazio per guadagnare e uno per risparmiare diventa vitale. Alle questioni di sopravvivenza, risparmio ed efficienza economica dunque si saldano quelle di principio: l’iniziativa delle persone deve trovare quanti meno vincoli possibili sulla strada.

Ed eccoci qui, siamo all’oggi: il governo del professor Monti - tutta una vita spesa a studiare e applicare teorie sulla concorrenza - ha l’occasione di portare avanti ciò che nessuno ha mai davvero fatto. La costruzione di un paese più libero, proprio nel momento in cui questa libertà può essere anche una risorsa per uscire dalla crisi.
Detto fatto? No. Non solo perché le teorie degli economisti perdono sempre la loro linearità matematica quando diventano programma politico, ma anche perché – si sa – la miglior politica ha il compito ambizioso di mettere d’accordo ideali e interessi. Da una parte stanno gli interessi dei “protetti”, dall’altra quelli dei consumatori, che dalla perdita di protezione di altri hanno tutto da guadagnare. La questione è complicata per definizione.

La capacità degli interessi di difendersi e resistere è tanto più elevata quanto più sa essere efficiente, discreta e capace di non farsi notare nell’azione di lobbying. Tutto il contrario dei taxisti, per capirci. I quali hanno delle innegabili ragioni di categoria: per guidare le macchine bianche nelle nostre città hanno versato – solitamente alle casse pubbliche, sulla base di leggi pubbliche – diverse decine di migliaia di euro. Anche più di centomila. Per farlo, hanno dovuto spesso indebitarsi con le banche. Per guadagnare uno stipendio piccolo borghese (che di questi tempi è ormai un lusso), lavorano sei giorni su sette tutta la giornata. Sono, tra le categorie “protetta”, la più debole sia culturalmente che nelle categorie di rappresentanza: tanto è vero che le loro “ragioni” si fondano su un torto. Quello di aver accettato di indebitarsi per comprare dallo stato un diritto per un lavoro protetto sprovvisto di ogni valore aggiunto. Hanno investito rendita, o debito, per guadagnare una nuova rendita. E non appena si parla di rimuovere quella (piccola) rendita i taxisti fanno casino. Protestano. Spengono le auto. Minacciano di fermare la città e, dato il mezzo che guidano, la loro è una minaccia credibile. Si rendono antipatici ai giornalisti che li prendono e anche a chi non li conosce e li sa comunque privilegiati, rispetto a molti.

Insomma, una modalità di pressione inefficiente, quella dei taxisti, un po’ come del tutto inefficiente (per tutti, loro compresi) è il sistema “protetto” di cui sono attori protagonisti.
Come si fa un’azione di lobbying intelligente, invece? Si fa come la fanno i monopolisti delle reti, i giornalisti, i notai e tanti altri. Non ci si mette a strombazzare per le città, si evita di parlare esplicitamente sui media. Si lavora, invece, dentro un sistema di potere politico e amministrativo partendo da un grosso vantaggio data la sostanziale“parentela”.
Pensiamo ai giornalisti. Il governo Monti ha annunciato l’abolizione dell’albo dei pubblicisti, spazio di accesso a bassa soglia alla professione. Meglio, una modalità di riconoscimento abbastanza accessibile alla propria attività di scrittura o produzione giornalistica. Ma nulla si dice, invece, dell’albo dei professionisti che fa di noi una vera e propria casta, dotata di garanzie contrattuali ignote a tutti i lavoratori italiani e ai giornalisti della maggioranza dei paesi stranieri. Pensiamo ancora ai notai, che accedono al (remuneratissimo) diritto a vidimare le compravendite: e davvero nessuno riesce a spiegare perchè, e a tutela di cosa.

Pensiamo, infine, ai grandi monopoli di stato, dove a fare lobbying contro i consumatori, godendo di una grande capacità di spesa in pubblicità e pubbliche relazioni, sono grandi aziende quotate controllate dallo stato. Il caso di Eni e Snam Rete Gas è il più evidente. Uno scorporo della rete del gas dal perimetro di Eni ci porterebbe nel novero dei paesi evoluti, dove chi vende il gas in un regime di concorrenza non detiene il controllo della rete – l’unica – su cui devono per forza di cose passare tutti gli operatori. Eppure il sottosegretario Catricalà – come ha ben sottolineato Antonio Polito, sul Corriere della Sera di mercoledì – ha annunciato inflessibilità nei confronti di tutti, ma ha rassicurato Eni sul fatto che il tema non è proprio all’ordine del giorno. Intervistato oggi dal quotidiano di Via Solferino, il capo dell’autorithy dell’energia Guido Bortoni, non è peraltro andato oltre l’affermazione che, quella sullo scorporo, è una scelta eminentemente politica. E sempre per stare alle autorità garanti, ma davvero l’antitrust non ha nulla da dire sulla fusione tra Unipol e il gruppo Ligresti che, mentre salva una famiglia che ha fatto disastri e aiuta le grandi banche creditrici, finisce con il restringere ulteriormente la concorrenza in campo assicurativo?

Gli esempi sono tanti, ma possiamo fermarci qui. Quanto detto basta a capire che di possibilità ce ne sono molte, ma bisogna trovare la volontà e la forza politica. E i grandi temi della concorrenza che non sono all’ordine del giorno devono entrarci, e al più presto. Monti vada avanti, non si faccia fermare dai taxi: non tanto per tutelare il 2% di italiani che li prendono abitualmente, ma per garantire un risparmio al 100% di quelli che, ogni mese, pagano le bollette.  

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Commenti

questi sono articoli che fanno mostrano chiaramente la devastante poverta' di valori e intellettuale che abbiamo nel nostro paese.

Si parla a cuor leggere di liberalizzazioni e privatizzazioni.. ma non vi vergognate ?! ENI poi, ma si... avanti tutti, a noi non ci serve l'ENI, vengano pure lossignori a rubarci uno degli ultimi asset strategici del nostro vilipeso paese di ladri e traditori!

Un giornalista non puo' scrivere certi articoli e pensare di passarla liscia moralmente! Chi pubblicizza il suicidio e la ruberia del nostro Stato e' un traditore, un vigliacco e null'altro!

Questo e' liberalizzare e privatizzare, imbecilli!

http://lavocedelcorsaro.myblog.it/archive/2011/06/10/svendita-al-peggior...

ENI
Mi sembra un problema relativo in quanto i cosidetti benefici dell'ENI si ripercuotono sul suo risultato netto e quindi sui dividendi distribuiti agli azionisti e il magggior azionista dell'ENI è lo stato Italiano...

E "democratica", che non ha il coraggio di firmarsi? Dinanzi a chi è solita genuflettersi?

"Ma nulla si dice, invece, dell’albo dei professionisti che fa di noi una vera e propria casta, dotata di garanzie contrattuali ignote a tutti i lavoratori italiani e ai giornalisti della maggioranza dei paesi stranieri". Insomma, qui si vuole ridurre lo stipendio di chi lavora per decreto: poco importa che le parti sociali abbiano liberamente negoziato le condizioni di lavoro... Ecco il nemico dell'umanità: il lavoratore...

spettab. tommaso amirante ti invito a fare il tassista nella mia citta napoli vorrei vedere te al mio posto con moglie e due figli con un incasso giornaliero di sessanta settanta euro al giorno ti vedresti dimezzare del 50x cento il tuo incasso con spese di contributi assicurazione benzina usura auto poi con quello che rimane devi mangiare pagare il pigione bollette acqua luce. gas piu dare una paghetta ai miei figli diplomati e disoccupati al mio posto ti impicheresti o scenderesti in piazza come sto facendo io per difendere la mia attivita per sopravvivere e per la famiglia la liberizazzione sarebbe la fine e io non ci sto dopo 35 anni di guida a perdere tutto sono per la riforma dei taxi nel modo di migliorare il servizio basterebbe mettere piu corsie riservate ai taxi cosi si abbatterebbe il costo della corsa e piu trasparenza una maggiore informazione nelle tariffe citta per citta e punire chi frega il passeggero facendo pagare di piu e dare la possibilita di coprire il servizio quando ce qualche evento speciale per non creare un disservizio credimi se non fosse cosi e ci sarebbe la possibilita di creare lavoro per altri 2400taxi sarei il primo a prendere la seconda licenza e sistemerei mio figlio ma sono convintissimo che falliremo tutti credimi non siamo una lobby ma siamo lavoratori che difendono il loro diritto da personaggi politici che ne stanno facendo una questione personale per vederci soccombere ma siamo di pelle dura prima di cantare vittoria dovranno passare sul nostro corpo scusami di questo mio sfogo la puoi pensare diversamente non poblem un saluto sasy.

Ma chi volete prendere in giro con tutto il vostro parlare di liberalizzazioni a livello locale come panacea di tutti i mali, quando sapete benissimo che a livello mondiale non esiste libera concorrenza, dunque è ovvio che il sig, Monti stia agendo per conto dei suoi compari al fine di rafforzare il loro monopolio. Facile analizzare le sue politiche appoggiate in particolare modo dal PD stranamente interessato alle liberalizazioni e conteporaneamente a ottenere un potere nelle banche ,per vedere che risultati favorevoli per l'Italia non ci sono e non se ne vedranno. A tale proposito tutti noi possiamo leggere lo studio di un gruppo di economisti svizzeri che ha pubblicato "The Network of Global Corporate Control" identificando la struttura ed il "network" di influenza di grandi imprese ed istituzioni finanziarie. La desk research ha individuato quali organizzazioni sono collegate ad altre organizzazioni e le relazioni tra la proprietà delle stesse.
Emerge un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l'80 per cento delle più importanti imprese del mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta.
Si evidenzia dunque una forte concentrazione nella struttura di controllo caratterizzata da una elevatissima presenza di banche ed istituzioni finanziarie, come illustrano i grafici e le tabelle riportate nello studio con le indicazioni sul ranking e il peso percentuale sul totale delle prime 50 organizzazioni.
Per quanto riguarda direttamente la realtà dell'Italia, oltre alla citazione di Unicredit Spa(vi dice nulla ?) tra i primi 50 gruppi di controllo, viene effettuata un'analisi specificatamente dedicata alla struttura del gruppo Benetton (vi ricorda qualche cosa ? ),che esemplifica le diramazioni del controllo della capogruppo alle subsidiaries, alle consociate a livello internazionale.
Risulta evidente che un tale trama, letteralmente internazionale, eserciti direttamente ed indirettamente, attraverso azioni più o meno lecite di lobbying, pressioni a proprio favore.
Più che un intreccio un intrigo internazionale i cui contorni sono ora meglio definiti grazie al lavoro scientifico del gruppo di ricercatori finalmente reso possibile, facilitato, come dichiarano loro stessi, dai mezzi e dalla disponibilità di informazioni maggiormente accessibili grazie al Web.
Tre, le constatazioni generali proposte in finale dallo studio:
1. il controllo che esercitano queste multinazionli sul mercato porta ad interrogarsi sulla realtà di un mercato detto « libero». Siamo molto lontani dalla giusta libera concorrenza.
2. la stabilità finanziaria di queste imprese è lungi dall’essere garantita,
3. « se una delle imprese è in difficoltà, questa si propaga ».
«Nei fatti, spiega James Glattfelder, uno dei tre autori dello studio, l’1% delle imprese è capace di controllare il 40% del network. ».
Per l’équipe di Zurigo,i collegamenti troppo stretti tra imprese possono rivelarsi potenzialmente catastrofici in caso di crisi economica e finanziaria con tutti i rischi di contagio che essa comporta.
In occasione della tempesta finanziaria, d cu siao vittimeche sta attraversando le borse delle principali nazioni del Mondo, si è sentito parlare spesso di poteri forti. I riferimenti restano sempre indefiniti, vaghi, fornendo, tra l'altro, argomento per facili ironie al riguardo, questo studio scientifico aiuta a qualificare ed a comprenderne meglio la natura e, soprattutto, identifica gli attori principali che vengono raccolti in tale definizione. Altro che dare dei poteri forti ai nostri concittadini giornalai, notai avvocati ecc ecc.

Non resta che augurarsi che la Rete, e le persone che la popolano, continui ad essere di ausilio come strumento di verifica dell'informazione, di verità e di contrasto a ben altre reti che, per restare nella metafora, spesso pescano in acque torbide

'caro' amirante noto nel tuo tono l invidia che ti assale nel sapere che i tassisti possano guadagnare pur essendo sostanzialmente ignoranti...( cosa assolutamente non vera), e questo fa di te una persona altamente SPREGEVOLE....

ma non c'è mica solo l'Eni tra i monopoli... guardiamo anche ad altri settori, liberalizzati ma rimasti ingessati dove le aziende hanno fatto cartello e gli sbandierati vantaggi per il consumatore finale non sono mai arrivati (assicurazioni, trasporti su ferro ma anche su strada, etc) oppure là dove i privilegi di pochi fanno davvero cartello.

@anonimo delle 18:06: commento molto interessante, se ritiene mi contatti pure via mail

@Tommaso Amirante: Non puoi, caro Tommaso, addossare ai taxisti l’assurdità della loro rendita (che come tale è definita nell’articolo) se non consideri che essa è stata incoraggiata dagli enti pubblici che cedevano le licenze e con quelle facevano cassa. Sui taxi siamo d’accordo e penso che una liberalizzazione serva, ma resta davvero un piccolo dettaglio, soprattutto per le ricadute sociali che il servizio taxi ha (i taxi li prendiamo noi e pochi altri, il punto resta secondo me questo). Ripeto, Monti tiri dritto sui taxi, ma poi spinga su tutto il resto. Grazie per il tuo contributo

Caro Jacopo, mentre sono assolutamente d'accordo con gli stimoli che vuoi dare al prof. Monti ed al governo tutto con questo articolo a fare meglio e di più e a pensare in grande sulle liberalizzazioni che certo non si fermano ai Taxi, trovo che tu abbia un tono ingiustamente protettivo o comunque tollerante verso la categoria dei tassisti cosa che secondo me è inopportuna perchè:
- non credo affatto che i loro redditi siano fra i più bassi tra quelli che si possono guadagnare senza alcun titolo di studio, tutt'altro; ciò è possibile solo a danno della collettività che deve accettare un servizio modesto per fare in modo che ciascun tassista porti a casa una certa sommetta mensile; cosa intollerabile;
- sono assolutamente inaccettabili le modalità e la violenza con le quali protestano in questi giorni così come quelle con le quali hanno sempre protestato in precedenza, i toni dei loro proclami, le aggressioni a quelli fra loro che non sono disponibili a protestare etc ...
Un caro saluto.

Non capisco perchè Monti sia odiato da tutti gli italiani forse solo i radical chic lo adorano ma sono così pochi , sarebbe auspicabile che tutti loro in particolare i giornalisti pubblicassero la loro denuncia dei redditi e i bilanci mettendo in evidenza eventuali finanziamenti pubblici e privati per dare un esempio a tutti gli altri italiani che la meritocrazia è il solo sistema per diventare una classe privilegiata
e che se non si è capaci di emergere è giusto stare ai margini della società senza usufruire di nessun privilegio .Monti vuole un mondo selvaggio privato delle sicurezze di base nel quale possa prevalere il più forte. Non so se i radical chic, in particolare i giornalisti sapranno misurarsi con un mondo altamente competitivo dal punto di vista economico che certo non ha bisogno di loro. In fondo a che cosa servono i giornalisti ,cosa producono? Tutti noi possiamo contribuire al flusso dele informazoni.
Quando un giornalista scrive un articolo è pedante ed obsoleto, noi siamo già andati avanti ne sappiamo di più Il giornalista ci sembra sempre più inutile fuori dalla realtà interessato solo ad inchinarsi a qualcuno che non si cura minimamente di lui,come lui non si cura di quanti siano e chi siano i suoi lettori e della qualità di quanto scrive, chiuso nel suo delirio narcisistico per lui l'importante è apparire , ora non ha bisogno di essere bravo perchè deve essere visibile contiguo a qualcuno, solo così potrà ricevere i finanziamenti pubblici o privati da qualcuno a cui lui si prosternerà per vivere come un pascià, un vero e proprio parassita della società. Domani chissà nel mondo selvaggio scomparirà, Grazie Monti

La politica energetica italiana, che è la vera palla al piede di questo disastrato Paese, viene da lontano e, principalmente da quando si scelse di affrancarsi dal monopolio americano dei combustibili fossili creando un monopolio italiano con la costituzione dell'ENI e dal frazionamento della produzione elettrica nazionalizzando l'idroelettrico sotto l'ENEL.
Ciò ha portato alla centralizzazione del governo energetico, alla progressiva sostituzione della produzione nazionale con l'importazione del combustibile fossile dall'estero perchè ciò garantiva ritorni economici certi a chi intermediava tali flussi e, fatto più importante, svincolava la produzione energetica da un qualsiasi regime di concorrenza, romanizzandone il governo.
Nemmeno il presente governo di tecnici potrà mai tentare una riforma del regime di monopolio energetico, perchè è l'ultimo baluardo dello stato centralista, l'unico cui applicare tasse, sovrattasse e balzelli atti a finanziare lo stato stesso e tutt'al più energia verde non concorrenziale e quindi destinata a soccombere in assenza di contributi e a non rappresentare mai un'alternativa seria
Lo svincolo della rete gas dal monopolista sarebbe il primo passo, la possibilità di immettere in rete in un punto ed utilizzare gas in un altro il secondo: secondo me nemmeno fra dieci anni.

ENI, questo si che si chiama procedere, fosse vero! Quando?

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