In Piemonte nasce un nuovo comune, alla faccia della spending review
Carla Ruffino
La frazione di Mappano, in provincia di Torino, si ritrova “spalmata” sul territorio di 4 differenti
L’ipotetico logo del Comune di Mappano (foto dal sito di Raffaele Petraulo)
Mentre il governo è alle prese con spending review, accorpamento delle province, soppressione di enti inutili e uffici periferici, in Piemonte potrebbe nascere presto il comune numero 1.207: Mappano, in provincia di Torino. Un territorio che si considera omogeneo dal punto di vista economico e sociale, dove vivono 8mila persone, che oggi per l’anagrafe risiedono in 4 diversi comuni: Settimo, Caselle, Borgaro e Leinì.
Il consiglio regionale ha infatti approvato, con 45 voti favorevoli e un solo contrario, una proposta di deliberazione, che ora dovrà essere ratificata dalla giunta, per indire il referendum consultivo necessario a istituire la nuova amministrazione comunale. Alla consultazione, che con ogni probabilità si terrà tra ottobre e novembre prossimi, saranno chiamate poco meno di 100mila persone, tutti i cittadini, cioè, dei 4 comuni interessati. Con un costo stimato, per le casse della Regione, in circa 200mila euro.
Il voto consentirebbe di mettere fine a una vicenda rimasta sospesa per quasi trent’anni, tra rivendicazioni in gran parte legittime delle comunità locali, veti incrociati della politica e cavilli legali. Non fosse che l’idea di istituire un nuovo comune, mentre si cerca di accorpare quelli più piccoli, favorire le unioni e ridurre il numero delle province (in Piemonte passeranno da 8 a 4, compresa quella di Torino che dovrebbe trasformarsi in città metropolitana) suona a dir poco anacronistica.
La questione, è complessa. La frazione di Mappano (nome di un borgo ottocentesco) si ritrova, caso unico in Italia, “spalmata” sul territorio di 4 differenti amministrazioni. «Questo, spiega Francesco Grassi, docente di matematica, a capo del comitato per l’autonomia di Mappano, ha creato una serie di problemi sul fronte dello sviluppo urbanistico e dei servizi». L’assenza di un piano regolare unico ha fatto sì, ad esempio, che i comuni concentrassero le aree industriali (si pensi al polo della chimica di Borgaro), oppure le attività legate al ciclo dei rifiuti proprio in quella sorta di “terra di mezzo” che è Mappano.
Non solo. Nonostante sia nato un consorzio per la gestione unitaria dei servizi, in molti casi ogni amministrazione procede per conto suo, con la paradossale conseguenza che chi ha casa al confine tra due comuni non sa, magari, a quale ufficio anagrafico rivolgersi o quale sia il suo codice di avviamento postale. Per questo, a metà degli anni ’80 è nato il primo comitato di cittadini che si batte per l’istituzione di Mappano Comune.
Nel ’92 si è anche tenuto un referendum consultivo che proponeva l’accorpamento al comune di Borgaro, bocciato però dagli elettori. Nel luglio del 2009, la Regione Piemonte, dopo aver abbassato da diecimila a cinquemila abitanti la soglia per creare un nuovo comune, ha dato un primo via libera alla consultazione per istituire un ente nuovo di zecca. Tuttavia il ricorso al Tar dei sindaci di Leinì e Settimo, sebbene in seguito ritenuto infondato dal Consiglio di Stato, ha bloccato l’iter, ad appena tre giorni dal voto. Sulla legittimità della consultazione, riconvocata l’anno seguente e ancora una volta sospesa dalla giustizia amministrativa, si è persino espressa la Corte costituzionale che lo scorso ottobre ha rigettato una questione di costituzionalità sollevata dagli stessi due sindaci.
Oggi, ripartito daccapo, il processo non dovrebbe subire intoppi. E,in caso di voto favorevole, i “mappanesi” avranno presto il loro comune. Resta da capire se abbia ancora senso o se non ci siano alternative migliori.

Comments
Mi chiama Christian e abito a Mappano, commento solo ora perchè prima non avevo proprio visto l'articolo.
Effettivamente confermo quello che è già stato detto e segnalo che il referendum c'è stato e che hanno vinto i sì con percentuali intorno al 60% (che salgono al 95% se si considerano solo i votanti che andrebbero poi a risiedere nel nuovo comune), ma che comunque, stante la sua natura meramente consultiva, la votazione non avrà alcun effetto a meno di una delibera del consiglio regionale.
La situazione è effettivamente complessa e ai limiti del paradossale:la comunità esiste ed viva e fiorente, tant'è che nessun Mappanese alla domanda "Dove abiti?" risponderebbe mai dicendo Borgaro o Caselle, tuttavia i criteri molto stringenti per la creazione di nuovi comuni (nonstante i telegiornali non manchino di ricordare con una certa frequenza l'esistenza di comuni che di abitant ne hanno poche decine) hanno impedito fino a poco fa che le istanze dei residenti in Mappano fossero ascoltate.
A questo va aggiunto l'ostruzionismo dei comuni limitrofi, infatti la maggior parte dei Mappanesi risiede sotto i comuni di Borgaro e Caselle, mentre Settimo e Leinì, pur vantando pochissimi abitanti Mappanesi, si oppongono per via delle rispettive zone indstriali, che sono per loro un'importante fonte di risorse.
Al di là dei problemi logistici già segnalati dall'autrice il problema grosso è in realtà il poco rispetto per una comunità che è sempre stata sostanzialmente autonoma rispetto ai comuni che la racchiudono: per esempio a Mappano si pratica la raccolta differenziata, entre a Borgaro no, tuttavia la multa che Borgaro ha ricevuto per via di questa sua negligenza è ricaduta anche sulle tasche degli incolpevoli Mappanesi.
Tutti quanti ci rendiamo conto che la crisi impone tagli, ma certamente il livello comunale è il posto meno adatto per farli, il governo ha deciso di abolire molte province senza nemmeno fare un'analisi sui possibili risparmi, un comune di ragguardavoli dimensioni, con autonomia finanziaria (date le zone industriali, per esempio GROM ha sede dell'impianto di produzione a Mappano), un ragguardevole numero di abitanti (8000 in crescita, a 10000 si diventa città...) e una forte identità ha secondo me tutto il diritto di essere autonomo.
Sono a disposizione per dubbi e chiarimenti (sempre se qualcuno tiene ancora d'occhio il post...)
Christian Rollo
D'accordissimo con Andrea.
I tagli da fare sarebbero altri.
Se andassimo ad analizzare i dati dei Comuni in l'Italia,
ne troveremmo moltissimi con poche centinaia abitanti.
Credo sia giusto che una comunità di 8000 persone possa decidere del proprio futuro senza dover subire il volere di 4 diverse amministrazioni che, come si legge dall'articolo, usano il territorio di Mappano come “terra di mezzo” dove situare gli "affari scomodi".
Se il problema si trascina da trent'anni, come dice l'articolo, sarebbe giusto risolverlo una volta per tutte. D'altronde, quello di Mappano è un caso forse più unico che raro. Non sono d'accordo con Linkiesta quando dice "alla faccia della spending review", nel senso che non sono i 200mila euro del referendum o l'istituzione di un Comune da 8mila abitanti (ce ne sono più d'uno in Italia...) a rovinare i conti del nostro Paese. Una seria revisione della spesa dovrebbe essere fatta "chirurgicamente" nei vari capitoli di spesa, dai ministeri agli enti locali. Abolire le Province o accorpare i Comuni è una scelta frettolosa della serie "ti piace vincere facile" ma sono solo nuovi "tagli lineari" che non vanno a colpire eventuali altre sacche di vero spreco.
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