Natuzzi compra una pagina sul Corriere per festeggiare la sentenza contro il Made in Italy cinese
Pasquale Natuzzi, il re dei divani, si compra una pagina del Corriere per ringraziare il Tribunale d
Festeggiare comprandosi una pagina del Corriere della Sera. Così Pasquale Natuzzi, il re dei divani, brinda alla sentenza emessa mercoledì scorso dal Tribunale di Forlì. Nel processo ribattezzato “divanopoli” sono stati condannati a un anno di reclusione quattro imprenditori forlivesi per essersi messi d’accordo con colleghi cinesi in modo abbassare i costi di produzione di poltrone e divani violando le norme di sicurezza sul lavoro. Altri due artigiani cinesi sono stati condannati a un anno e nove mesi e altri due stranieri rispettivamente un anno e mezzo e nove mesi. Il giudice Giorgio Di Giorgio ha inoltre riconosciuto i danni alla Camera di commercio e ai Comuni di Forlì, Bertinoro, Castrocaro, che si erano costituiti parte civile.
Tutto è cominciato nel 2009, quando Elena Ciocca e Manuela Amadori, due artigiane della città romagnola titolari di una piccola fabbrica, hanno denunciato la situazione dopo essere state costrette a chiudere. Una storia raccontata anche dalle telecamere di Report di Milena Gabanelli. A distanza di tre anni, il loro coraggio viene premiato. Il settore del salotto, d’altronde, è in crisi e complice la recessione europea gli italiani non spendono più. La stessa Natuzzi, il cui numero uno ha più volte chiesto al Governo interventi mirati a sostegno del comparto, ha chiuso il 2011 con una perdita di 19,6 milioni di euro e un fatturato di 486,4 milioni. Numeri che hanno costretto il management a trasferire la produzione dalla fabbrica di Laterza a Matera, pur salvaguardando i livelli occupazionali. Anche per questo la sentenza, seppure di primo grado, è stata definita “storica”. I sindacati forlivesi, pur nel plauso al Tribunale, denunciano che lo sfruttamento dei lavoratori nel settore dei divani è soltanto la punta dell’iceberg, poiché sarebbe esteso anche al settore agricolo e del facchinaggio.



Comments
Att. La produzione Natuzzi Romania .....arriva in Italia con marchio Made in italy ....!!!!
DA CHE PULPITO !!!! il sig Natuzzi non puo permettersi di fare questi commenti,a parte il lavoro nero che conosce perfettamente, ha trasferito le sue produzioni in Romania,Brasile ,Cina e tiene in cassa integrazione i dipendenti italiani !!!! quanti sono 1000??? ! Ricordo in passato anche tutte le sovvenzioni avute dello stato x costruire stabilimenti al sud mai cominciati o lasciati vuoti., le agevolazioni ricevute ecc ecc ecc !
Sarebbe un inchiesta veramente interessnte x Report !!
Mi chiedo dove fossero e dove sono le istituzioni ,.le associazioni di categoria, i sindacati ecc . ................
Natuzzi ha un migliaio di operai in cassintegrazione ma non fa lavorare i contoterzisti al posto loro. Anzi, ha chiuso ogni rapporto con i conti lavoro da diversi anni. Le produzioni in Cina, Brasile e Romania non sono spacciate per made in Italy: ogni prodotto ha la sua etichetta è c'è scritto il luogo d'origine. Sono questi "imprenditori" beccati dalla Finanza che spacciano per made in Italy delle produzioni da schiavisti. Per quanto riguarda le agevolazioni: non c'è nessuno stabilimento mai cominciato o lasciato vuoto. Ci sono invece crediti da parte dello Stato per gli investimenti fatti. I sindacati dovrebbero gioire: ci sono degli imprenditori che difendono anche la dignità dei lavoratori, non solo il profitto. Le associazioni di categoria possono continuare a far finta di niente. Meglio informarsi prima di scrivere certe cose.
ma i divani che lui produce in romania e che vengono venduti in italia con quale marchio ( made in italy o altro ) ?
Solo la produzione italiana viene venduta (in tutto il mondo) con il marchio "Natuzzi" e con il "Made in Italy"; tutte le produzioni Estere sono vendute nel mondo o senza marchio o con marchi dei clienti ed assolutamente MAI con il marchio "Made in Italy".
Sono felice che questa condanna sia arrivata,tardi,ma finalmente arrivata....questo é puro spirito imprenditoriale,concorrenza leale e riconoscomenti nella buona e nella cattiva sorte....
Sarebbe stato interessante vedere l'annuncio della Natuzzi firmato anche dai suoi fornitori e dai dipendenti. Chi parla da solo rischia di parlarsi addosso. Forse il Sig. Natuzzi non ci ha pensato, ma sempre in buona fede.
Tutto molto bello... Però il Siig. Natuzzi si è dimenticato di ringraziare la Guardia di Finanza che ha materialmente eseguito le indagini, con competenza, professionalità e senso del dovere. E di certo non con lo stipendio di un giudice!! W l'iItalia.
L'unica nota stonata e' l'etnicita' della dichiarazione, come anni fa quando a Milano si scateno' furia contro gli irregolari cinesi. Il lavoro nero e' nero, e non pagare le tasse e non rispettare le regole non ha cittadinanza o colore della pelle o tradizione culturale: appartiene a italiani, cinesi, africani, europei, ecc. e sempre va combattuto.
Concordo in pieno!
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