Nord, svegliati: o prendi in mano l’Italia o sparirai con lei
Il declino e la transizione leghista non devono ingannare: il rapporto tra Nord e Sud resta uno dei
L’alba sopra Milano
E così, caro Nord, vent'anni dopo il culetto ti brucia ben peggio di prima. Venti anni fa, dopo le ruberie democristiane e socialiste, dopo uno strano insieme di abnegazione, creatività vera, evasione diffusa (e vai a capire in quale esatta proporzione...), il nord Italia incrociava la fine delle ideologie e dell’Unione Sovietica: che per un produttore significava che concorrenza e mercati si aprivano su strade che sembravano infinite. Ma nel mare piccolo, molto più finito, della sua piccola Italia la situazione non aiutava certo a pensare in grande. Un fiume di tasse, una burocrazia lentissima, stecche ed “extra-costi” da mettere comunque nel bilancio mentale (cioè quello vero). Il mondo che correva veloce e la “tua” politica, viveva invece mollemente adagiata, ripiegata, quasi rinchiusa a Roma. Se no, vivacchiava sul territorio: finanziamenti, intelligenze, favori e sensibilità non regolate in ordine sparso a fare “il mercato”. Banche pubbliche in gran parte, pubbliche le reti, pubblico il grosso insomma della roba.
Venti anni dopo – un grande classico cui anche le nostre generazioni non potevano sottrarsi – quelli che hanno avuto il potere, ad ogni livello e in giudizio ovviamente complessivo che non trascura le virtù degli episodi, hanno peggiorato la situazione. Hanno utilizzato male il loro potere, e in nessun caso seriamente rispondendone a chi glie lo aveva dato. Né nel pubblico, né in quello che in Italia chiamiamo “privato” anche quando vive nel e del pubblico. Va anche detto, a onor del vero, che se mai ne hanno risposto è anche perché seriamente mai è stato loro chiesto conto, se non per una confusa via giudiziaria.
Sta di fatto che vent’anni dopo, caro Nord, la bandiera che porta il tuo nome sta scomoda in mano un po’ a tutti. La Lega, quella che ha il copyright, l’ha “buttata nella merda”: e anche in questo caso il copyright potrebbe essere tranquillamente loro. Inutile stare a fare tante analisi, venire fuori di lì non è mai facile. Gli scandali della famiglia del Bossi che sembra la caricatura di un padrino. Un partito di governo sempre appeso al traino di Berlusconi e del “Giulio”, come lo chiamava Bossi nelle lunghe serate sulle montagne lombarde a rimembrare i tempi andati.
Di tutto questo cosa ci resta? Aumento del debito pubblico, della spesa e della tassazione. Infrastrutture logorate e non rinnovate. Una strategia rispetto alla globalizzazione davvero inesistente. E infatti vent’anni dopo il Nord rappresentato sta peggio di prima. Non che stia meglio il Sud, beninteso. Tra nominifici coi soldi di tutti in Sicilia e stabilimenti che chiudono dappertutto, coi soliti problemi strutturali di mafie usciti serenamente da ogni dibattito, il sud resta sempre parecchio indietro. Anche di più di prima secondo molti indicatori: di certo il “fardello” sul quale il Nord fondò quasi trent’anni fa il suo partito non è più leggero. E il nord è intanto più vecchio, più stanco e meno produttivo: e se non dimostra il contrario, anche meno intelligente. Già, perché è un bel parlare dire che la Lega Nord non ha combinato niente, e del resto, lo diciamo sempre anche noi de Linkiesta. Ma la Lega ha avuto il merito indubbio di porre il problema Nord-Sud di questo paese con parole chiare. Inoperose e colluse coi peggiori poteri, ma oggettivamente fondate su una realtà non sostenibile nel lungo periodo: e per capirlo, basta vedere quale casino ha saputo aggiungere a tremende incertezze la vicenda greca su un continente e delle leadership assai più strutturate, rispetto alla nostra immaginaria Padania. In Padania, quelle risorse donate a fondo perduto al Sud, pesano come macigni, ben più dei miliardi tedeschi che finiscono in Grecia.
A Mezzogiorno, le ragioni di malcontento popolare ovviamente non mancano: i ceti colti elaborano richiami storici in vario modo utilizzati da movimenti politici di matrice sudista che sembrano una mal riuscita caricatura della Lega. Tutto dire. Per il resto, brusio, rumori di fondo.
Il Nord, in teoria, è forte al governo. Monti, Fornero, Passera: te la do io la Padania! Peccato che, fin dalla sua costituzione, si è capito che il tema degli squilibri tra nord e sud non era – non poteva essere – in nessuna agenda seria. C’era la crisi internazionale, lo sprofondo di credibilità, la speculazione e le richieste di un’Europa che voleva vedere numeri, tanto meglio che poco, ma soprattuto subito. E un problema che esiste da secoli non si risolve in tre mesi. E quindi, si prendono risorse anzitutto dove ci sono, cioè dove si lavora in modo lineare: quindi al nord più che al sud, tanto che perfino la moribonda Lega Nord di questi tempi rischia di resistere nel consenso impastato - come da tradizione - di malcontento. Si lanciano poi – e davvero non è poco – segnali culturali giusti: il perimetro dello stato e della sua spesa possono anche ridursi. La parola spending review va insomma imparata, ma soprattutto bisogna imparare a prendere sul serio l’impegno a praticarla. Ma non si può credere, razionalmente, che quella così azionata dal governo Monti sia un’azione destinata a cambiare sorti e percezioni di un paese, e del Nord su cui la maggioranza di quei costi grava.
E quindi, “che fare” come si chiedevano quelli per cui la politica era una cosa fin troppo seria? E troppo seria è la domanda per pensare di rispondere, qui e ora. Ma certo, anche troppo seria per non essere battuta e ribattuta costantemente, con insistenza, ricordando che l’urgenza della domanda ha due ottime ragione a suo sostegno.
La prima è morale. Non è giusto un sistema che toglie a chi produce per dare, sostanzialmente senza una vera ragione, a chi non lo fa. E questo vale a svantaggio, egualmente, dello statalismo assistenzialista che salva tanti privati cittadini del sud (e del nord) come ha beneficiato tante grandi imprese del nord, e caste assortite e capillarmente diffuse. Non sono il Nord e il Sud, in realtà, a essere divisi, ma i produttori e i parassiti, I Luigini e i Contadini come li definisce Gabrio Casati in un libro molto intelligente, e non è certo una divisione accettabile da nessun punto di vista.
Ma poi c’è un’altra ragione più bieca: questa volta le risorse da redistribuire, seppur iniquamente, potrebbero proprio non bastare. Insomma, colpa dei mercati e dello spread, della globalizzazione e del mancato governo di questi processi lunghi, ma questa volta i parassiti potrebbero dare il colpo finale ai produttori.
Che dovrebbero, loro sì, trovare il modo di rappresentarsi davvero, e di mettere faccia, cervello e coraggio alla guida di un movimento sensibile alla voglia di fare impresa, di inventare nuove forme di lavoro, di valorizzare chi ha talento e saperi. Sapendo che Nord e Sud sono parole che aiutano a capire, ma non confini dentro a cui chiudere e dividere la parte migliore di un paese che deve farcela, e deve sapere che non è scontato.

Comments
Sono umbro,quindi mi sento poco interessato alla questione unitaria;per i greci l'Italia era la parte sud.est della penisola, mentre l'enotria era all'incirca la Calabria, al nord c'era l'Eridania. Gia anticamente la penisola era etnicamente divisa. La così detta unità tanto sbandierata dai politici e dalla storigrafia massonica, fu un atto di espansione dello stato sabaudo, fatto con la complicità di un avventuriero come Garibaldi e grazie al volontarismo del nord (le camicie rosse erano i bisnonni degli attuali leghisti), che si prestò( a volte in buona fede) a fare da servetto ai savoia. Garibaldi occupò la Sicilia grazie all'aiuto dei"picciotti" che costituivano il primo gradino della mafia;quando arrivò a Napoli, affidò l'ordine pubblico alla camorra (sic).Ci meraviglmo se oggi il poter appartiena alla massoneria e alle mafie?LE MAFIE, A QUANTO SI SENTE PROLIFICANO AL NORD E SONO BEN INTRODOTTE NELLA POLITICA LOCALE. Quando fu imposta l'unità, lo stato sabaudo introdusse la coscrizione obbligatoria e, la tassa sul macinato che causarono la renitenza e la resistrenza chiamata banditismo.
La stessa cosa sarebbe successa durante l'occupazione nazi-fascista che uisoò gli stessi sistemi di Garibaldi e di Cialdini: incendio di interi paesi, fucilazioni di donne e bambini fatte per vendetta, quando le truppe di Franceschiello davano loro le legnate.Il tutto fu poi appianato con l'occupazione militare con la scusante dell'ordine pubblico e l'arma dei Carabinieri si distinse.Venne l'aspatrio che prima dell'unità era appannaggio delle regioni del nord(?) anche l'eroe Garibaldi espatriò, salvo tornare a fare il servo sciocco di un puttaniere che si sforzava di esserer re.
Gestire gli stati piccoli è molto più semplice che, gestire i grandi colossi, per tutta una serie di evidenti ragioni.Teniamo poi conto che come diceva Montesquieu la repubblica è la forma di governo adatta ai piccoli territori.
Sul peso strategico che può avere uno stato di piccole dimensioni si possono fare innumerevoli esempi, per sfatare il mito che solo se sei grande conti:
1) Svizzera. Grazie al fatto he tutti hanno i loro soldi lì e grazie al fatto che in caso di invasione la Svizzera si chiuderebbe come un riccio, nessuna la tocca. Anche l'Urss durante la Guerra Fredda rinunciò all'opzione.
2) Stato del Vaticano. E' il più piccolo al mondo, ma grazie ai soldi che tutti mettono allo IOR (qui non faccio un'analisi morale ma solo merameente politica) ed al fatto di essere sede di una grande religione monoteista, ha una grande forza geopolitica
3) Qatar. Uno stato seduto si su un mare di petrolio, ma con una superficie inferiore a quella del Veneto e con poco più di un milione di abitanti, grazie all'amicizia con gli americani ed a un'accorta diplomazia conta molto di più di altri Paesi dell'area. La Siria è l'ulteriore banco di prova del peso di questo piccolo staterello.
Il fatto di essere grandi territorialmente e numericamente, ha un senso se vuoi essere una potenza globale invece che regionale. Ragion per cui o si fanno gli Stati Uniti d'Europa, oppure bisognerà seriamente discutere sull'unità nazionale.
PS I movimenti indipendentisti sono diffusi anche al Sud, basta vedere in Sicilia.
per Ciccio
non sono un elettore leghista, sono semplicemente indipendentista. Evitiamo i clichè, in quanto alla mediocrità penso sia l'Italia a potersene fregiare. Austria, Olanda,Finlandia, ma anche Danimarca, Svezia ecc. sono paesi civili.....comprende cosa significa? i servizi funzionano, il benessere è diffuso, i diritti vengono garantiti mentre l'Italia è un paese corrotto, marcio, inefficiente con ambizioni da potenza stracciona.
La sua retorica unitarista fa sorridere.
per Anonimo il 10 luglio 2012 - 17:46
Addirittura austria, olanda e finlandia. Ambiziosissimo, lombardia indipendente e paritaria con la finlandia. Scorgo nelle sue idee quell'attrazione irresistibile alla mediocrità che tanta fortuna ha portato alle classi politiche leghiste.
Caro Ciccio, la Lombardia ha un popolazione superiore ad oltre la metà degli stati membri dell'UE e un PIL (dati alla mano) al pari o superiore di Svizzera, Austria, Slovenia o Svezia. Perchè non potrebbe essere uno stato indipendente? Perchè lo dice napolitano?
Negli ultimi 150 anni sono stati fatti solo gli interessi del Nord e le briciole sono state date al Sud, basti pensare che a Napoli c'è stata la prima ferrovia, adesso al Sud ci sono meno di 100 km di alta velocità contro i 600-700 km che ci sono al Nord.
Questo è solo un piccolo esempio, ma potremmo andare avanti all'infinito, perché potremmo discutere dei 100 miliardi di Euro stanziati dall'UE per le infrastrutture del Sud mai spesi dai vari governi a trazione padana di sinistra e destra, anzi si scopre che negli ultimi 20 anni gli investimenti al Sud sono pure diminuiti.
Il meridione è stato sfruttato come mercato di sbocco per i prodotti padani e per reperire manodopera.
Adesso tutto sta cambiando, perché è iniziato il declino del Nord, e tra la gente meridionale sta crescendo la consapevolezza delle potenzialità che ci sono al Sud.
Bene , allora anche al meridione converra' essere o diventare indipendentista . Io vi assicuro che qualsiasi forma di indipendentismo meridionale non sara' mai ostacolata da nualter Lumbard , noi Lombardi . Amici Meridionali rendiamoci liberi da questa Italia peggiocratica e massonica . W la liberta' ;)
"L'unica Itallia che ha qualche speranza di reggere, è quella di Cattaneo" cit Indro Montanelli.
Ma il federalismo, non si farà come non lo si è fatto ai tempi di Catttaneo, perchè le paure sono le stesse di 150 anni fa; siamo un paese che vive costantemente con la paura di andare in mille pezzi (ma tanto di fatto lo siamo già).
Nord e Sud in principio non dovevano essere uniti. Cavour voleva un graande regno del Nord (con l'aggiunta della Toscana), uno Stato Vaticano ed infine un regno borbonico. Poi arrivarono gli inglesi che finanziarono Garibaldi e Cavour si trovò di fronte al fatto compiuto.
Una volta fatta un'unità così male, bisognava correre ai ripari e fare come la Germania dopo la caduta del Muro dii Berlino, invece niente si preferì usare il pugno di ferro e lasciare il Sud alla mafia.
Su questo punto i politici da Nord a Sud si comportarono alla stessa maniera; Crispi era siciliano ma represse nel sangue i Fasci Siciliani.
La verità è che fino adesso siamo rimasti unitti grazie ad un agente esterno, un nemico oppure come nel caso della UE un potere sovranazionale. Ora viene il bello, o l'Italia si responsabilizza come Paese e ccerca l'unità al suo interno oppure se l'euro fallirà, il Paese inevitabilmennte si dividerà.
Nord: "dividiamoci"
Sud: "è la migliore soluzione"
Nord: "ma sì, non pensiamoci più"
(pausa)
Nord e Sud (all'unisono): "Il debito pubblico lo prendete voi vero?"
Salvare l'Italia è pura fantascienza. L'iceberg della crisi l'abbiamo preso in pieno. Ormai non si torna più indietro. E anche se si potesse, bisognerebbe avere la bacchetta magica per eliminare la massa di parassiti e privilegiati vari che ha ormai pervaso ogni ingranaggio della macchina statale (e non solo).
A mio avviso ci sono solo due prospettive: l'Italia intera fallisce trascinando nel baratro del sottosviluppo anche le regioni ricche, oppure le regioni virtuose sopravvivono dopo essere sfuggite dalle grinfie dello Stato italiano.
La prima prospettiva purtroppo è di gran lunga la più probabile. I creditori del debito pubblico italiano dovranno ringraziare Napolitano e i cervelli lobotomizzati dalla propaganda unitaria se tra due o tre anni (o forse meno?) dovranno fare i conti con un sisma finanziario da fare impallidire il crack della Lehmann Brothers.
Sia dalla prospettiva di un abitante delle regioni ricche che in una prospettiva globale, giudico folle andare incontro al rischio di un crack da 2000 miliardi e ed eliminare centinaia di miliardi di PIL prodotto dalle regioni italo-settentrionali per difendere la sacra unità nazionale e altre amenità fasciste che avremmo preferito lasciare nel XX secolo.
Questa retorica del "grande nord" sta iniziando a scocciare. Per più di 20 anni ci sono stati governi dominati da ministri e primi ministri del nord, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un esame di coscienza non farebbe male. Leggo di gente che farnetica dell'indipendenza della lombardia... ma dove volete andare da soli? questo paese è incapace di fare sistema proprio a causa di questa follia legaiola che si è impossessata di larga parte della classe dirigente.
Mi sembra davvero ridicolo parlare del Nord come di una colonia, perché non è mai esistita ed è impensabile che esista alcuna regione ricca e produttiva della Terra ridotta alla perenne condizione di colonia da un'altra più povera. L'unità d'Italia si deve, purtroppo, al patto scellerato tra liberali del Nord e feudatari borbonici: in cambio di un'elemosina per pochi (perché tali sono stati i fondi per il Sud rispetto a quelli stanziati per lo sviluppo del Nord) si è tenuto il Sud come colonia elettorale, fonte di manodopera ignorante ed a basso costo, mercato dei beni prodotti al Nord e piattaforma strategica nel Mediterraneo. Non mi pare che in 150 anni di unità ci sia stata deavvero volontà di cambiare le cose da parte della classe dirigente del Nord. Si pensi al campione di questo modus operandi, Giovanni Giolitti, primo ministro piemontese (sottolineo piemontese) degli inizi del '900, che ha avuto il grosso merito di aver fatto diventare l'Italia una potenza industriale, sviluppando sostanzialmente il triangolo Genova-Torino-Milano, ed il grande disonore di essere appellato "ministro della malavita" per il controllo elettorale mafioso esercitato al Sud. Insomma, mafia, baronaggio politico meridionale e sottocapitalismo industriale settentrionale sono sempre andati a braccetto, al fine di coltivare ognuno i propri esclusivi interessi a danno della collettività. Con la benedizione di liberali, fascisti, democratici cristiani e, per ultimi, forzitalioti e leghisti. Si, proprio leghisti, che avevano l'ambizione di sostituirsi ai democristiani del Nord nel posto a tavola, e si son fatti beccare con le mani nella nutella (almeno i vecchi DC sapevano usare le posate...). Dopo 150 anni stiamo ancora aspettando una vera classe dirigente nazionale che riesca finalmente a traghettare compiutamente questo malandato paese in Europa. Altro che tornare all'età della pietra e dei dialetti.
Ti consiglio di leggere "Luigini contro contadini" di Gabrio Casati, libro pieno di dati che dimostrano che la Lombardia non è altro che una colonia dello stato italiano visto la spoliazione fiscale che subisce dal dopoguerra che non ha pari in Europa; se poi sommiamo la forzata immigrazione che è venuta dal Sud (con importazione di mafia) e il boicottaggio della sua lingua e cultura il gioco è fatto.
Esattamente, CONDIVIDO IN PIENO!!
mai lette tante frasi che non significassero nulla; ma proprio nulla; un fiume di parole inconsistenti; il filo leghismo strisciante poi è davvero sconsolante; dietro questa solfa da gazzettieri, che denuncia un divario nord-sud propendendo per una attribuzione di responsabilità a carico degli uni piuttosto che degli altri, c'è una adesione aprioristica e direi inconsapevole a generali, nonché stolidamente superficiali, velleità autonomistiche; esiste questa convinzione speciosa, frutto di condizione endogena che cerca di attribuire ad un fattore "esterno" o "altro" la causa della propria debolezza; condizione che postula essa stessa una condizione di fragilità; si denuncia spesso un trasferimento eccessivo di risorse al sud; una affermazione che difetta nel metodo, perché se si vuol cercare di risollevare un sud che sarebbe perennemente inchiodato alla depressione (altra affermazione speciosa e prodotto di fatue generalizzazioni), non si può pensare di farlo a costo zero o a colpi di decreti o provvedimenti emergenziali "di carta", che non presuppongano un impegno finanziario concreto; l'ex DDR, i lander della germania orientale hanno goduto di trasferimenti nell'ordine dei 1500 miliardi in 10 anni fino al 2003; finanziamenti che hanno imposto una redistribuzione dalle regioni più produttive a quelle più arretrate della repubblica federale; questa logica in italia è però interpretata nei termini della "truffa", della sottrazione indebita a danno di una parte di italia (si ricordino volumi come il "sacco del nord" che evocano immagini banditesche, di un sud sanguivoro); finché non ci sarà una “rivoluzione” culturale , un mutamento profondo (altro che lega che "ha avuto il merito indubbio di porre il problema Nord-Sud " come si pontifica in questo articolo sequela di monstra e di nonsense inauditi) che corregga la follia delle voci, alimentata dalla demagogia della canea leghista, per cui sia in atto una sottrazione di risorse dalla lombardia ricca e civile; sino a quando non si prenderà coscienza che i trasferimenti fiscali dalle regioni allo stato, che li reimpiega e ridistribuisce, rispecchiano un'architettura costituzionale che ha come base l'unità e la relazione stato-regioni fissato nella carta, si continueranno a pronunciare discorsi marginali, privi di rilievo, di chi crede che basti spostare due rappresentanze ministeriali al nord per l'indipendenza della padania per risolvere la supposta (e credo solo pretestuosa) "questione settentrionale".
Il Nord non è solo Lombardia, e pensare alla regione lombarda come uno stato autonomo e indipendente è totalmente assurdo e forviante. Non reggerebbe per nulla il confronto con l'attuale mondo globalizzato.
La vera soluzione è l'unione, cioè un integrazione sempre maggiore fra i vari stati europei con una graduale cessione di sovranità degli stessi fino alla nasciata degli Stati Uniti d'Europa.
Oggi gli USA non sarebbero nulla se non fosse nata la federazione: immaginate il Nebraska o l'Illinois competere da soli contro Cina o India?
Mi spieghi come mai gli stati nel quale si registra il maggior benessere, che hanno retto meglio la crisi e che sono meno indebitati sono stati che hanno una popolazione anche della metà della Lombardia? Non c'è scritto da nessuna parte che per ottimizzare e incentivare al massimo le zone produttive d'Europa e farle competere col resto del mondo si debba unire il tutto creando un meltingpot di realtà socio-economiche inconciliabili. La Lombardia con la zavorra romana viene sistematicamente frenata e ostacolata nella sua produttività e competizione internazionale, quindi perchè dovrebbe volersi male?
ma smettiamola con questa pagliacciata della competizione, competere non è imperativo, anzi, sono proprio gli stati piccoli ma efficienti ed organizzati a risentire meno delle crisi internazionali, mentre i colossi sono tali, ma con i piedi d'argilla, basta un crack come la bolla immobiliare ed anche gli onnipotenti USA vacillano, idem la Cina che se si decidesse a fare il pieno salto verso la modernità crollerebbe miseramente, visto che non esiste al mondo la possibilità di creare prodotto high-quality con prezzo low-cost, soprattutto in una società democratica. O la Cina resta una dittatura schiavista produttrice di low-cost/low-quality, oppure deve cambiare a partire dalla struttura politica, ma se entra sul mercato globale a qualità concorrenziale, anche i suoi prezzi si allineano.
Quindi basta cazzate unitariste per favore, ciascuno vada per la propria strada, sia per quanto riguarda le nazioni italiche, sia per quanto riguarda le nazioni europee, oppure finiremo tutti insieme allegramente abbracciati nel baratro. Tertium non datur.
La Lombardia ha quasi 10 milioni di abitanti, più di molti stati europei indipendenti. Ha inoltre un tessuto produttivo di tutto rispetto, non si capisce perchè Austria, Olanda o Finlandia possano essere indipendenti e la Lombardia no.
Certo, una Lombardia indipendente e membro dell'Unione Europea.
Leggo nei vari commenti che la separazione Nord Sud sarebbe la soluzione ideale.
Beh secondo me non risolverebbe un bel niente.
Al Nord abbiamo una classe politica che, avendo a che fare con un tessuto produttivo più forte che la Sud, ha sperperato denaro incassato con le tasse a go go. Non a caso uno dei primi comuni falliti è Alessandria e il secondo che si avvia sulla strada buona è Torino.
Prima di parlare di secessione, bisogna parlare di dimissioni in toto di questa classe politica, anche forzatamente, altrimenti si rischia di passare dalla padella alla brace.
Da chi vogliamo farci governare??? Dai Fassino, Borghezio, Formigoni ecc ecc criminali prezzolati atti a spolpare quanto più non posso la carne dall'osso Italia????
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
A quanto pare, non siamo esenti da responsabilità
http://www.linkiesta.it/blogs/italiability/la-spending-review-che-serve-...
Non c'è più niente da fare se non separarsi. Può non piacere ma è così; da Lombardo non riesco a pensare ad altro. Un paese come l'Italia è ormai irrimediabilmente votato al declino e al fallimento, è irriformabile, troppe le resistenze da superare per un vero cambiamento.
Allora noi Lombardi dobbiamo prenderci l'indipendenza, mantenere le nostre risorse sul territorio e costruire un nuovo stato mandando al macero questa classe politica.
La vera palla al piede per il Sud è proprio il Nord:
http://www.youtube.com/watch?v=xS0QrK2mK50&feature=plcp
Tra 20 anni il SUD non sarà più un problema per la fame che c'è si sta spopolando a vista d'occhio.
Provate a visitare le sue città vi sono molte aree da TERZO MONDO!!!
Già i dati mostrano come negli utlimi 10 anni sono emigrate ben 800.000 persone dal SUD.
Oggi sono circa 13 milioni di persone su 60 milioni che siamo.
Tra 20 anni il SUD non sarà più un problema per la fame che c'è si sta spopolando a vista d'occhio.
Provate a visitare le sue città vi sono molte aree da TERZO MONDO!!!
Già i dati mostrano come negli utlimi 10 anni sono emigrate ben 800.000 persone dal SUD.
Oggi sono circa 13 milioni di persone su 60 milioni che siamo.
Nel 2012 sarebbe anche ora di capire che l'unica ancora di salvezza per chi tira avanti la carretta dal dopoguerra è l'indipendenza; essa farebbe bene sia alle nazioni del nord che ovviamente non verrebbero più trattate da colonie e sia al sud che, grazie alla mancanza di miliardi di euro che vengono regalati annualmente dalle colonie, dovrebbe dare per forza una svolta alla propria economia.
Lo stato italiano è irriformabile, ormai non si capisce la differenza che ci sia fra esso è la mafia, la Costituzione è un bastone fra le ruote della vera sovranità popolare, la classe politica è il riflesso di essa.
Lombardia indipendente o baratro italiano, le strade sono queste.
Mi sembra davvero ridicolo parlare del Nord come di una colonia, perché non è mai esistita ed è impensabile che esista alcuna regione ricca e produttiva della Terra ridotta alla perenne condizione di colonia da un'altra più povera. L'unità d'Italia si deve, purtroppo, al patto scellerato tra liberali del Nord e feudatari borbonici: in cambio di un'elemosina per pochi (perché tali sono stati i fondi per il Sud rispetto a quelli stanziati per lo sviluppo del Nord) si è tenuto il Sud come colonia elettorale, fonte di manodopera ignorante ed a basso costo, mercato dei beni prodotti al Nord e piattaforma strategica nel Mediterraneo. Non mi pare che in 150 anni di unità ci sia stata deavvero volontà di cambiare le cose da parte della classe dirigente del Nord. Si pensi al campione di questo modus operandi, Giovanni Giolitti, primo ministro piemontese (sottolineo piemontese) degli inizi del '900, che ha avuto il grosso merito di aver fatto diventare l'Italia una potenza industriale, sviluppando sostanzialmente il triangolo Genova-Torino-Milano, ed il grande disonore di essere appellato "ministro della malavita" per il controllo elettorale mafioso esercitato al Sud. Insomma, mafia, baronaggio politico meridionale e sottocapitalismo industriale settentrionale sono sempre andati a braccetto, al fine di coltivare ognuno i propri esclusivi interessi a danno della collettività. Con la benedizione di liberali, fascisti, democratici cristiani e, per ultimi, forzitalioti e leghisti. Si, proprio leghisti, che avevano l'ambizione di sostituirsi ai democristiani del Nord nel posto a tavola, e si son fatti beccare con le mani nella nutella (almeno i vecchi DC sapevano usare le posate...). Dopo 150 anni stiamo ancora aspettando una vera classe dirigente nazionale che riesca finalmente a traghettare compiutamente questo malandato paese in Europa. Altro che tornare all'età della pietra e dei dialetti.
Il Nord è come un maratoneta che invece che mangiare per correre più veloce decide di dare il cibo ad un malato terminale che non ha possibilità di riprendersi (il Sud).
Piu che al "Nord" vieni da pensare alla Lombardia, piu che prendere per mano l'abbiamo preso da qualche altra parte dallo stato italiano. Sono arciconvinto, da lombardo, che l'Italia sia irriformabile ed in pieno fallimento non solo economico.
Credo che l'unica soluzione, pur difficile ed in la da venire, sia quella dell'indipendenza della Lombardia dall'Italia. Chiaramente è un discorso lungo che va interiorizzato dalla nostra gente e che andrà condotto sicuramente non con l'attuale classe dirigente ciellino-leghista ma è l'unico lasciapassare per un futuro degno di questo nome per noi lombardi e per le future generazioni che verranno.
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