Come vince la Cina? Gli atleti non sono neanche avvertiti dei lutti
Francesco Maesano
«Non le diciamo mai cosa succede a casa, non vogliamo deconcentrarla. Ormai abbiamo accettato che no
Wu Minxia (Shanghai, 10 novembre 1985) è la prima tuffatrice ad aver vinto l’oro nella stessa prova per tre Olimpiadi di seguito
LONDRA – Wu Minxia è una tuffatrice cinese di ventisei anni. Quando l’anno scorso è morta sua nonna deve aver avuto una sorta di premonizione; ha chiamato casa, cosa che fa raramente, per chiedere se fosse tutto a posto. Suo padre le ha risposto di sì.
Quando la Cina si è vista assegnare i Giochi ospitati a Pechino quattro anni fa, siamo nel 2001, il governo ha istituito un programma noto come Project 119 allo scopo di conseguire il maggior numero di medaglie possibile alle Olimpiadi di casa. È stato allora che Wu Minxia, già campionessa olimpica ad Atene a 18 anni, è andata via di casa per entrare nel programma.
Da allora i suoi contatti con la famiglia si sono ridotti al minimo, qualche telefonata in cui lei chiede come vadano le cose sentendosi rispondere che è tutto a posto. Un padre che la segue su Weibo, il twitter cinese, per sentirla un po’ più vicina. Otto anni passati ignorando persino le condizioni di salute di sua madre, malata di tumore al seno.
Poi il primo posto sul podio olimpico qui a Londra, con il quale Minxia è diventata la prima nuotatrice donna a vincere tre ori consecutivi in tre Olimpiadi di fila nella stessa disciplina (il sincro 3 metri). Solo allora la famiglia ha potuto turbarla con le notizie di casa, malattie, lutti, forse qualche gioia.
«Non le diciamo mai cosa succede a casa, non vogliamo deconcentrarla. Ormai abbiamo accettato che nostra figlia non ci appartenga del tutto», ha detto il padre di Wu Minxia allo Shangai Morning Post, quotidiano di proprietà del Comitato del Partito Comunista di Shangai. Una confessione, quella del padre di Minxia, esibita con orgoglio dalla stampa cinese come l’ennesima dimostrazione di quale modello di crescita stia inseguendo la Repubblica Popolare Cinese e quale prezzo sia disposta a pagare per conseguirlo.
Per approfondire:
Progetto 119: ecco la fabbrica cinese dei campioni di nuoto

Comments
Ah ah ....fa proprio male scoprire di non eccellere, vero? Ma l'ignoranza di una commentatrice che non sa neanche che i nomi russi che terminano per V si pronunciano F...infatti Zacharov si pronuncia Zacharof ( si vede che lei non conosce neanche Checov) dicevo l'ignoranza di una commentatrice che non fa altro che blaterare ANCHE durante i tuffi degli altri "Noi siamo di parte...speriamo che vinca la Signora dei tuffi azzurra" ( meno male che si poteva togliere l'audio italiota)...cose così sono sintomi di una nazione ( Italia) che non ha più grandi tradizioni. La Cina incoraggia e stimola i propri talenti. L'italia era ( ancora un po' lo è ) famosa ( a ragione) per la tradizione artistica; dall'estero vengono a perfezionarsi in canto lirico. E cosa fa l'Italia? Toglie la musica dalle scuole, così un bambino non saprà chi è Vivaldi o verdi, ma sa benissimo chi sono i giocatori di pallone. Risultato? Cina 37 ori-Italia 5 o 6 ( più o meno)
Ah ah ....fa proprio male scoprire di non eccellere, vero? Ma l'ignoranza di una commentatrice che non sa neanche che i nomi russi che terminano per V si pronunciano F...infatti Zacharov si pronuncia Zacharof ( si vede che lei non conosce neanche Checov) dicevo l'ignoranza di una commentatrice che non fa altro che blaterare ANCHE durante i tuffi degli altri "Noi siamo di parte...speriamo che vinca la Signora dei tuffi azzurra" ( meno male che si poteva togliere l'audio italiota)...cose così sono sintomi di una nazione ( Italia) che non ha più grandi tradizioni. La Cina incoraggia e stimola i propri talenti. L'italia era ( ancora un po' lo è ) famosa ( a ragione) per la tradizione artistica; dall'estero vengono a perfezionarsi in canto lirico. E cosa fa l'Italia? Toglie la musica dalle scuole, così un bambino non saprà chi è Vivaldi o verdi, ma sa benissimo chi sono i giocatori di pallone. Risultato? Cina 37 ori-Italia 5 o 6 ( più o meno)
Ho risposto qui http://www.linkiesta.it/blogs/stampatello/sulla-storia-di-minxia-2 ad alcuni dei commenti che ha generato questo pezzo. ringrazio tutti per l'attenzione. Francesco Maesano
Rispondo ad Andrea sottolineando come nessuno intendesse vituperare gli atleti cinesi, men che meno suggerire che Minxia viva segregata: è stata lei a scegliere di aderire al programma, è scritto tra la sesta e la settima riga del pezzo. Benché lei non abbia apprezzato le conseguenze sociologiche che ne derivano, la storia di Minxia ci dice qualcosa della società cinese. Trattandosi di un racconto con più livelli di lettura ad ognuno di essi corrisponde una reazione peculiare da parte del lettore a seconda del grado di interesse, esperienza, competenza, ma anche di immedesimazione nell’argomento trattato. In questo senso trovo molto interessante il suo commento. Confesso invece di non aver capito bene quello di Michele1 ma trovo anche questo molto interessante se preso da un angolo in particolare: parlare di Cina provoca sentimenti di critica o adesione verso la forma di governo e il tipo di sviluppo che quel paese persegue. E’ il “nuovo mondo” per molti ma spesso diamo per scontati alcuni assunti (penso alle stime sul ruolo futuro della Cina alla guida dell’economia mondiale o all’effettiva rilevanza della lingua cinese su scala globale). La verità è che parliamo di un paese con un’economia in rapida ascesa ma fortemente legata a quelle dei paesi più sviluppati in termini di mercato interno, largamente anglofoni (o che utilizzano l’inglese come lingua comune). Le aspettative di molti 8l’hard landing odierno lo dimostra) sul ruolo della Cina rischiano di avere fondamenta un po’ ingenue: la storia di Minxia vuole solo tratteggiare un ritratto disincantato sul “modo di produzione” del successo sportivo cinese, della sua sostenibilità, dei modi e delle ragioni, legate a questo momento storico, che lo sospingono. Ringrazio tutti per l’attenzione riservata all’articolo e per il dibattito proficuo che ha generato. Francesco Maesano
@Michele
hai ragione, faremmo bene a stare zitti.
Comincia tu.
Quando mio fratello è partito militare abbiamo tenuto all'oscuro nostro nonno per non preoccuparlo. Quando mia padre ha avuto un tumore benigno io e mio fratello non siamo stati avvisati fin quando il problema non è stato risolto. Queste sono scelte individuali che non possono mai essere completamente spiegate in termini sociologici, men che meno quando si fanno analisi così spicciole. Vivo in Cina da tanto tempo e sono convinto che per un padre vedere una figlia così poco sia sicuramente un dramma. Ma la conclusione dell'articolo è semplicemente un non sequitor: nessuno dice che il padre non può sentirla, è una sua scelta personale. E nessuno dice che Wu sia segregata, potrebbe essere una scelta personale dell'atleta. Michael Phelps ha nuotato per 6 anni di fila per prepararsi per Pechino 2008, senza ringraziamenti o compleanni che tenessero. Ci sono alcuni atleti che sono così. E risparmiatemi le sciocchezze che avete scritto sul Progetto 119. Lo sapete vero che i nuotatori cinesi tanto vituperati in questi giorni si allenano 6 mesi all'anno a Miami sotto la guida dell'ex allenatore di Grant Hackett? Devo dire che la Cina (o il nuoto?) la coprite con molta superficialità.
Le ho risposto qui http://www.linkiesta.it/blogs/stampatello/sulla-storia-di-minxia-2 Francesco Maesano
Invece bisogna parlarne, e non fare le talpe e guardare solo se la cosa c'interessa. abbiamo già vissuto queste cose con la germania dell'est, e ora si ripetono in cina, sempre in uno stato comunista dove tutto è dovuto alla gloria del partito e no alla nazione, per poi scoprire che gli atleti sono dopati e vanno a morire senza nemmeno un grazie.
Hai ragione Michele. È proprio demagogia dire a una ragazza che è morta sua nonna... (voi siete bravi, ma avete commentatori davvero stupidi)
non hai sensibilità
Perché?
E noi faremmo bene a stare zitti, evitare titoli demagogici, e non giudicare sempre...
Le ho risposto qui http://www.linkiesta.it/blogs/stampatello/sulla-storia-di-minxia-2
No, invece è bene parlarne. Parliamo di esseri umani che vengono isolati dalla propria famiglia e costretti a diventare automi solo per la Gloria del Partito e non, invece, per la propria. Non c'è nulla di umano in tutto questo, niente. Non c'è niente di demagogico nel denunciarlo: questo non è sport, è sfruttamento.
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