Olivetti P101, quando gli italiani erano Steve Jobs
Il primo computer da tavolo è stato il Programma 101 dell’Olivetti, nel 1964. Concepito a Ivrea dall
Vista dall’alto della Olivetti Programma 101, il primo computer da tavolo
Aveva un nome, Programma 101, un soprannome, “Perottina”, e un destino: diventare il primo computer da tavolo del mondo. Perottina era stata realizzata partendo da un modello in plastilina (non essendoci i personal computer non c’erano neanche i rendering). L’aveva concepita un ingegnere dell’Olivetti, Pier Giorgio Perotto, e aveva la forma datale da un designer, Mario Bellini, destinato a diventare una delle stelle del settore. Nell’anno di grazia 1965 vede la luce il primo desktop della storia. Viene presentato negli Stati Uniti, in una fiera specializzata, e il New York Times si esprime in termini più che lusinghieri. Il 15 ottobre 1965 il quotidiano americano dà conto dell’arrivo sul mercato di due macchine che chiama «calcolatori da tavolo»: una della Victor Comptometer e una, per l’appunto, dell’Olivetti. Questa seconda è definita «più costosa, ma in grado di svolgere più funzioni». «La Programma 101», continua il giornale, «come un computer può automaticamente far girare programmi in grado di svolgere una serie di operazioni aritmetiche. Può anche conservare e ricordare questi programmi, sia al proprio interno, sia all’esterno, e attraverso di loro può prendere semplici decisioni logiche». E poi ancora: «Le sue numerose funzioni ne consentono un utilizzo sia scientifico, sia per business». Il costo di questa meraviglia tecnologica era di 3.200 dollari Usa, pari a circa 17.000 euro di oggi ma, nonostante il prezzo, nel 1966 il mercato statunitense ne assorbe oltre 40.000 pezzi.
Fino ad allora quelli che in Italia venivano chiamati “cervelli elettronici” erano enormi impianti che dovevano essere utilizzati da personale specializzato. La novità rivoluzionaria della Programma 101 è che sta su un tavolo e può essere usata da chiunque per effettuare operazioni complicate, per esempio il calcolo degli stipendi. Ma intanto succede che la statunitense Hewlett Packard ne compra un centinaio di esemplari, li copia e li immette sul mercato. L’Olivetti le fa causa, accusandola di violare il brevetto, e vince pure. L’Hp è condannata a versare un risarcimento di 900.000 dollari Usa alla società di Ivrea, ma alla sconfitta in tribunale corrisponde una vittoria sul mercato che vedrà trionfare gli americani e soccombere gli italiani (la vicenda è narrata in un documentario dal titolo Quando Olivetti inventò il Pc, andato in onda in giugno su Sky).
Il papà del primo computer da tavolo è un ingegnere torinese, nato nel 1930, laureato al Politecnico della sua città e morto a Genova nel 2002. Pier Giorgio Perotto entra alla Fiat nel 1955 e proprio lì comincia a interessarsi di computer. Un paio d’anni dopo passa all’Olivetti, e nel 1962 comincia a lavorare al progetto di una macchina per elaborare dati che sia piccola a sufficienza per stare in ogni ufficio e anche programmabile, dotata di memoria, flessibile e semplice da usare.
Nel frattempo, però, l’Olivetti subisce importanti modifiche societarie: disinveste nell’elettronica e cede il 75 per cento della divisione, assieme a tutto il personale, alla General Electric. Perotto invece no: rimane a Ivrea col suo piccolo gruppo e continua a lavorare al progetto; nel 1964 il prototipo della Programma 101 è pronto.
Mario Bellini, il designer che le dette la forma, se lo ricorda bene quando fu incaricato di “vestire” l’apparecchio. «Avevo cominciato da poco a collaborare con l’Olivetti, nel 1963», racconta, «e avevo già realizzato una macchina che aveva vinto il Compasso d’oro. Sono stato chiamato una domenica da Roberto Olivetti nella sua casa milanese di Foro Bonaparte. C’erano lui e l’ingegner Perotto, avevano in mano un primo tentativo di corpo del quale però non erano soddisfatti. Olivetti mi ha chiesto se sarei stato contento di occuparmi della cosa e io gli ho detto di sì. Andavo a Ivrea, in alcuni locali che mi avevano messo a disposizione. Lavoravo a questa macchina che non doveva essere a colonna, innalzandosi da terra, come il primo prototipo. La grande intuizione che avevano avuto Olivetti e Perotto era che dovesse essere una macchina da tavolo. Ho cominciato a lavorarci e l’ho fatta diventare una macchina da tavolo».
Doveva «addomesticare il mostro», come dice oggi l’architetto, e descrive come ha concepito il nuovo oggetto: «Sul retro c’era un cassettone di schede stampate con i transistor – al tempo non esistevano ancora i microchip – la parte anteriore era quella che si metteva in comunicazione con l’operatore. A sinistra ho messo i tasti e sulla destra uno spazio specifico in cui si infilava la scheda. Sopra c’era una parte che saliva, con le spie luminose che indicavano quando era in funzione. Se fosse stato un animale, quella sarebbe stata la testa. Sulla parte anteriore, in continuità con la tastiera c’era una specie di becco, in modo da permettere di appoggiare il palmo della mano e usare le dita per digitare. Abbiamo realizzato un modello al vero di plastilina, mettendoci sopra ogni sera uno straccio umido perché non si seccasse; poi un modello in legno, con i tasti e lo abbiamo presentato a Olivetti e Perotto che ne sono rimasti molto soddisfatti».
Eccolo qua, il primo desktop del mondo, frutto del sapere e del genio italiani, della collaborazione tra un ingegnere e un architetto. Oltreoceano qualcun altro si rende conto che quella novità è dirompente. Passa qualche anno e Mario Bellini riceve una telefonata. Dall’altro capo del filo c’è un ancor giovane e non molto conosciuto Steve Jobs. «Ho ricevuto una telefonata personale di Jobs», racconta l’architetto, «che mi chiedeva se volevo disegnare per loro. Gli ho risposto che avevo un contratto di consulenza esclusiva con Olivetti e pertanto non potevo collaborare con lui». Rimpianti? Una grande occasione mancata? «Ho vissuto ancora altri 15 anni di straordinarie avventure. Olivetti aveva un prestigio immenso, era invidiata anche da Ibm».
E secondo Bellini tra Apple e Olivetti c’è una relazione stretta. Jobs, come prima la casa di Ivrea, hanno creato «totem in grado di scatenare il piacere di possederli». Apple è «l’erede più fortunato di Olivetti: hanno costruito cose analoghe, ma Jobs lo ha fatto negli Usa e non in Italia», conclude Mario Bellini, «e questa è la differenza».
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Comments
Sono uno dei due progettisti della memoria magnetostrittiva della PROGRAMMA 101 "Perottina" che iniziarono la grande avventura nel Laboratorio Ricerche Elettroniche Olivetti di Pregnana Milanese. E' stata una grande esperienza, è stata una grande sfida...............i bit e i byte richiesti dai progettisti dell'hardware non bastavano mai, ma alla fine ci riuscimmo !
E' un piacevole ricordo e,.... una fine amara.
Nel 1966 nella ditta farmaceutica dove lavoravo venne acquistato il PROGRAMMA 101, l'ho voluto subito nel mio reparto e l'ho programmato perché fosse in grado di calcolare le aree di trapezoidi in serie che con la calcolatrice meccano-elettrica richiedevano circa DUE ore di lavoro. Con il Programma 101 sono riuscito, dopo un entusiasmante lavoro di programmazione di parecchie ore (ero un ricercatore di farmaci, non un ingegnere!) a ridurre i tempi di calcolo a pochi minuti. L'Azienda mi dette un aumento di stipendio per merito di 50.000 lire al mese! Grazie indimenticabile Ing. Perotto!
Ero un dipendente della Olivetti.
Lavoravo in Sardegna (Filiale di Cagliari).
Nel 1967 ho partecipato a Firenze l 1° corso di formazione per funzionari commerciali Italia.
Eravamo in tutto 7 od 8 (ricordo Bader, Silvestri, Garagnani...)
L'istruttore era Raimondo Nider (bravissimo)
Solo nel 1967 ho venduto in Sadegna una cinquantina di P. 101.
Ricordo con grande commozione la sensazione di orgoglio che provavo quando presentavo il calcolatore (Desk Top Computer, P. 101, questo era il suo nome commerciale),nelle Facoltà Universitarie, Aziende locali,Enel etc..
Ricordo che realizzai un programma per la facoltà d'Ingegneria di Cagliari,Istituto di Mineralogia e Arte Mineraria(prof. Ivo Uras) che prevedeva un'elaborazione , fino ad allora svolta su un Sistema IBM di costo elevatissimo, relativa ad analisi granulometriche di minerali, dove i dati erano espressi in logaritmi in base "e".
Siccome la scheda programma conteneva solo 120 istruzioni il calcolo dei logaritmi l'avevo previsto su dei sottoprogrammi in schede magnetiche che venivano inserite manualmente nel corso del processo.
L'Istituto realizzò un notevole risparmio perchè il nostro P 101 costava "solo" 2.050.000 lire + IGE 4%!
Per scommessa realizzai un programma per la somma di due colonne di numeri con due sole istruzioni.
Le istruzioni erano: "+" , "scambio" e si agiva col tasto "V"
La cosa (tragi)comica è che il principale responsabile dell'inizio della fine dell'Olivetti sia celebrato tutt'oggi come "grande" imprenditore e maitre-à-penser di una parte non trascurabile della politica italiana...
La cosa (tragi)comica è che il principale responsabile dell'inizio della fine dell'Olivetti sia celebrato tutt'oggi come "grande" imprenditore e maitre-à-penser di una parte non trascurabile della politica italiana...
sono venuto a conoscenza della storia della olivetti mi ha appassionato, un vero e grande peccato complimenti comunque a tutti i pionieri della olivetti .
Apprezzo lo sforzo dell'articolo di dare il senso di un mondo pioneristico in cui l'Italia c'era, ma che poi l'ha vista dipartire. Però avete fatto una farraggine più finita. State parlando di un calcolatore programmabile come se fosse un microcomputer; il (bellissimo) commento del signor Antonello Martino chiarisce che per fare cosa un *tantinino* più compesse serviva - e sarebbero serviti ancora per molto tempo - ben altri sistemi.
Poi cosa c'entrino Steve Jobs e l'era del microcomputer e del microprocessore con l'epoca delle grandi industrie dell'elettronica delle prime generazionei di calcolatori a transistor: non l'ho proprio capito. Il sentimento generale che appare - soprattuto dai commenti - è del tipo "quanto poteva essere grande l'Olivetti e bla bla bla....", che sarà anche un bellissimo esercizio di autocommiserazione, ma che finisce in ridicolo se si vuole far credere che ne sarebbe potuta venire fuori una cosa come la Apple, o una qualunque delle industrie che oggi dominano il mondo dell'elettronica e dell'informatica, IBM esclusa. E dico IBM esclusa perchè la rivoluzione del "personal computer" la si deve praticamente per intero alle start up, e NON ai colossi dei decenni anni precetenti... che guardacaso (appunto, IBM a parte, anche se con un grande momento di crisi poi superato) sono falliti - essere negli USA e non in Italia non li ha certo salvati dal loro destino.
Allora, se mai, il problema Italiano non è che si fanno morire le imprese, ma che si passa con l'aratro, e nei solchi si butta il sale, e ci si assicura che non venga su mai niente di nuovo, per qunato piccolo possa essere.
Il desktop Olivetti fu a tutti gli effetti il primo personal computer, quindi al di la di qua to tu possa girarci intorno stai contestando un dato storico e obiettivo, questo al di la delle capacita computative ridotte. Cosa c'entri jobs? Stiamo parlando di un sistema che per la prima volta fu indirizzato a un pubblico non di nicchia dal punto di vista delle competenze informatice, da un design eccezionale. Jobs su cosa ha fatto la sua fortuna? Inoltre visto che parli di microcomputer direi che forse qualche piccolo riferimento a tutta la serie pdp potevi pur farla. Un microcomputer é una cosa, l'intento del desktop Olivetti era ovviaamente un altro. Altre capacità computative ma ovviamente anche tutt'altra fascia di mercato, che guardacaso puntava oltre che sulle capacità computative anche sullo stile e sulla semplicità di utilizzo. In ultimo, l'evoluzione dei personal computer cosi a occhio e croce, come da hollerit in poi spesso accadde nel campo dell'informatica, un po, credo si debba anche ad ibm .. Non pensi .. Io credo che il più grande difetto degli italiani sia quello di guardare all'erba del vicino come sempre la più verde, ma peggio ancora, pensare sempre che la propria non sia degna neppure di essere guardata. Grande Olivetti
L'avvento della Perottina ha di fatto ha aperto le porte al computing negli uffici. prima di lei non era nemmeno pensabile gestire dalla propria scrivania calcoli complessi "programmabili e riprogrammabili". si è trattato una vera e propria svolta.. capisco che chi non l ha vissuta direttamente possa faticare a comprenderne la portata ma è evidente anche oggi quanto sia stato determinante lo sviluppo di un computer che anziché occupare uno stanzone, poteva essere messo sulle scrivanie e non richiedeva eserciti di ingegneri per essere programmato...Olivetti ha fatto scuola e non puo ne deve essere dimenticato.. IBM HP & company devono ringraziare chi ha dato loro la "chiave di volta " .
Un altro punto a favore di questo splendido device, arriva dalla rara testimonianza di chi l'ha usato ... e a quanto pare " hackerato " :) E' di notevole importanza una testimonianza come quella di Martino, che a mio avviso fuga ogni dubbio sul valore della macchina. La complessità dei calcoli che doveva fare credo che in qualche modo possa essere assimilata a quella che non molti anni prima portò alla realizzazione di Computer grandi come una casa ( MARK 1, ENIAC, EDVAC) . Magari meno complessi ( ma non ne sono sicuro ) , ma pur sempre di calcoli di balistica trattasi. Allo stesso modo è interessante vedere come la sua alternativa potesse essere quella di andare in un centro di calcolo, e portare le sue schede, incodandole in un batch. Con prestazioni computazionali sicuramente migliori, ma con perdite di tempo per le code in attesa delle stampe degli output che vanificavano il tempo guadagnato. Ma con la sua Olivetti ( hackerata ) guadagnava ore rispetto alla calcolatrice meccanica fornitagli in precedenza dall'azienda.
ma che storia, come se l'italianità stesse nell'Olivetti e non viceversa
In Olivetti, soprattutto a Ivrea, ho incontrato persone straordinarie.....peccato molti di loro un po' troppo sognatori....
Negli anni '90 gli uffici della Olivetti a Cuppertino, dove progettavano i Personal Computer, erano di fronte alla Apple,.....Olivetti, con alcuni bravi progettisti ha provato per anni ad avere la leadership nel settore IT, ..peccato, una grande capacità intellettuale e progettuale...il resto si sa!
Il motivo per cui la nascente industria informatica italiana è stata tarpata alla nascita è noto, e ha radici antiche: lo disse Vittorio Valletta, alla guida di Fiat per quasi 50 anni, nel 1964 quando definì la strategia di Olivetti nel settore come "un neo da estirpare" poiché "nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare".
E' la solita lungimiranza di tanto capitalismo italiano, che ci ha fatto uscire progressivamente dall'elettronica, dalla chimica, dall'aeronautica, e così via.
Perché l'Olivetti è solo un bel ricordo è facile da sapere, e possiamo ringraziare la FIAT: Vittorio Valletta, presidente FIAT, nel 1964 disse che "la società di Ivrea è strutturalmente solida [...] sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare".
Al genio dei singoli rispose quindi l'ottusità degli amministratori, e tanti saluti alla creatività e alla voglia di innovare.
Oggi molti parlano di Programma 101, ma non so quanti l'abbiano usata. Io ho avuto questa fortuna! Nel 1970 (o 1971) sono riuscito a farla acquistare alla ditta in cui lavoravo (la Nuova San Giorgio di Genova Sestri) e chi conosce i genovesi sa quanto sia difficile oggi come allora far scucire dei soldi ai genovesi.
Ero un giovane laureato e uno dei primi miei lavori era la conversione delle tavole di tiro dei cannoni per realizzare le 'cammes' da inserire nei calcolatori analogici che dovevano indirizzare il fuoco delle armi installate sulle navi della Marina Italiana. Mi avevano dotato di una calcolatrice a manovella (mi pare fosse una Walther) con cui impiegavo settimane a convertire le tavole di un solo calibro di cannone !. Ero convinto di guadagnare giorni e giorni utilizzando la P101; incontrai però inizialmente una difficoltà. La scheda flessibile magnetica estraibile che memorizzava i programmi (dimensioni cm 15x8 circa, più o meno come le schede perforate in auge a quei tempi) poteva contenere solo 150 istruzioni; il mio programma ne richiedeva più di 300 ! Mi toccava, elaborate le prime 150 istruzioni memorizzate sulla prima scheda, introdurre manualmente la seconda con altre 150 istruzioni e poi la terza; e questo andava fatto per decine e decine di punti da elaborare; molto più veloce che con la calcolatrice a manovella, ma comunque non mi bastava: volevo dimostrare ai miei capi un po' spilorci che il ROI (non so se fosse di moda allora) era grandissimo. Ma mi venne un idea; sfruttando il fatto che la scheda, dopo aver elaborato le istruzioni contenute veniva espulsa, attaccai con lo scotch la seconda scheda alla prima, la terza alla seconda e infine di nuovo la prima alla terza, creando di fatto un loop nel quale la seconda scheda era trascinata nella P101 dall'espulsione della seconda e così via; e l'espulsione della terza trascinava a sua vola la prima e ricominciava automaticamente il ciclo per la successiva coordinata. Avevo creato un loop "virtuoso" con cui potevo estendere a mio piacere la memoria della P101. Potevo 'attaccare' più di tre schede una dietro l'altra. Così impiegavo poche decine di ore a fare quello che prima richiedeva diversi giorni ! Successivamente andai all'Università di Genova e utilizzando il Fortran su un calcolatore IBM (1410 mi sembra) riuscii a ridurre ancora i tempi, ma tra scrittura dei programmi, perforazione delle schede e andata e ritorno da azienda a Università non è che il risparmio di tempo fosse grandissimo.
Grande P101 ! Grazie !
Mentre noi ci rimpiamo gli occhi di lacrime nel (ri)vedere quella grande olivetti, fiore all'occhiello dell'industria italiana, e sogniamo ancora quel grande genio di Jobs, innovatore all'ennesima potenza, ci risvegliamo e facciamo i conti con la rilevazione istat sul censimento 2011...e ci accorgiamo che non è possibile farlo tramite internet perchè siamo ancora culturalemtne arretrati, e capiamo che la realtà è troppo distante da noi, che il sogno Olivetti è destinato a rimanere nei quadretti; un felice ricordo!
Bisognerebbe anche spiegare perche' Olivetti e' stata "spinta" a disinvestire dall'elettronica e vendere a General Electric per capire. E come mai la prima mossa di De Benedetti sia stata smantellare quel che restava dell'ufficio studi per passare a vivacchiare rifilando prodotti mediocri alla Pubblica Amministrazione. Non e' un problema di singoli sfortunati, ma di sistema (Walter Bonatti docet)
Appare credibile quanto illustrato dal mio genitore circa accordi segreti fra i poteri forti conservatori dell'epoca capeggiati dagli Agnelli che con l'appoggio di Cuccia (Mediobanca) e dei politici filo americani videro nell'Olivetti (controllata da imprenditori progressisti) una minaccia alle loro idee e progetti dei egemonia conservatrice. In questa chiave il duro intervento di Valletta. Inoltre è noto che se l'Olivetti avesse avuto l'appoggio della politica e delle Banche, avrebbe brevettato il primo PC a livello internazionale e invece con un artificio fu spinta a presentare il P 101. L'intento re cerco' di mascherarlo come semplice calcolatore ma gli americani furono informati in segreto delle potenzialità e nel giro di poco riuscirono a clonare il pd e poi a costringere alla resa l'Olivetti che dovette cedere l'intero ramo d'azienda. Sarebbe sufficiente individuare i politici di allora e ritenerli responsabili unitamente a Cuccia ed agli industriali conservatori di allora di aver impedito ad una azienda sana ma non finanziariamente forte, rea di progressismo, di poter diventare l'ibm italiana con tutte le positività in termini di progresso e competitività. grazie Fiat, grazie Mediobanca, grazie illuminati politici democristiani per la vostra miopia e dannata ostinazione conservatrice.
presto detto quel che ci manca: non basta il colpo di genio di un solo prodotto, servono serietà e continuità, altrimenti si fa una pessima fine, quella di Olivetti appunto, che morti i Camilli e gli Adriani si è dissolta in mano ai pescecani. pensate che Apple sarebbe quel che è se avesse prodotto solo il II? o si fosse fermata al Mac? o se non avesserichiamato il Jobs cacciato dieci anni prima? e voi italiani a parte vantarvi del glorioso passato oggi che fate?
C'è una persona che mi è assolutamente antipatico, un ricco super "Luigino", un Luigino rapace, famelico, divoratore d'imprese, conquistatore e distruttore, sostenuto da una forza oscura, forse rossa, dicono.
Ho posseduto due "lettere 22", che mi hanno accompagnato dalla fine liceo all'università. Arrivato in ufficio, ricordo le macchine "Olivetti", quelle del colore dei Cardex, qualcuna ancora a mano, poi le elettriche, ho imparato a fare i conti con la "Divisumma", e con il "Macinino" verde,poi è arrivata l'IBM con la elettrica con la "Pallina", rumorosissima e traballante, e Olivetti uscì con la famosa "Margherita", silenziosa. Il Telex era Olivetti, la perforatrice, prima separata poi unita. Nel frattempo sono stato al MOMA di NY, dove la lettera 22 era tra gli oggetti esempio del design Italiano, come il Cubo di Zanuso e tanti altri. Poi il brav'uomo che mi è antipatico, ha compiuto l' ultima "Luiginata", rifilare alle poste Italiane uno stock di telex che sarebbero rimasti invenduti, visto l'avvento del FAX. Da lì la demolizione finale dell' Olivetti e tutti a casa, con le loro competenze, capacità ed ingegno. Di scorribande piratesche questo signore ne ha tentate molte, dalla Fiat, all'Ambrosiano ed altro. Se mai qualcuno dovesse scrivere la sua biografia, la copertina dovrebbe portare solo la somma algebrica tra posti di lavoro creati e posti di lavoro distrutti nella sua vita. Il "Luigino", è ingegnere in soldi, soprattutto i suoi, meglio se portati via agli altri. Senza pietà.
Requiem per L'Olivetti, requiem per l'italico ingegno, auguri al Super Luigino, i soldi sono solo un mezzo e non un fine.
P.S. Indovinate chi è ??
l'ing. perotto mi ricorda meucci : possibile che le idee degli italiani finiscano sempre per essere sfruttate da altri ? cosa ci manca per arrivare al successo commerciale ?
Si potrebbe anche fare una riflessione sul ruolo di De Benedetti nel dare il colpo definitivo all'Olivetti gia' in declino. Allora venne addirittura giudicato un "salvatore" da certa cultura politica progressista, alla lunga si e' visto a cosa hanno portato le sue visioni di basso profilo!
Sono stato consulente per un anno circa di una casa editrice che si occupa di diritto. Sono rimasto a bocca aperta scoprendo che i primi motori di ricerca full-text al mondo erano un brevetto Olivetti e che venivano usati per effettuare ricerche nella mole enorme delle leggi e della giurisprudenza italiana. Quel brevetto ha trasformato molti azzeccagarbugli in bravi avvocati, fra l'altro...
Purtroppo abbiamo perso il treno della storia e purtroppo la Silicon Valley è sorta in California invece che in Piemonte.
Comunque grazie Olivetti senza di voi io non sarei qui a scrivere.
INCOLLO DAL POST:
Ma intanto succede che la statunitense Hewlett Packard ne compra un centinaio di esemplari, li copia e li immette sul mercato. L’Olivetti le fa causa, accusandola di violare il brevetto, e vince pure. L’Hp è condannata a versare un risarcimento di 900.000 dollari Usa alla società di Ivrea, ma alla sconfitta in tribunale corrisponde una vittoria sul mercato che vedrà trionfare gli americani e soccombere gli italiani
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EBBENE, il nesso di tutto è racchiuso in queste righe.
Steve Jobs è stato il genio che ha saputo "aprire una finestra" sul mondo del PC e su quello di massa
sebbene la sua "massa" fosse molto elitaria , con quei prezzi!...L'altro volpone di Bill , invece, c'ha permesso l'informatica delle masse popolari !!!
GRAZIE AI PIONERI DELLA OLIVETTI...MA NON ALLA INTELLIGENZA POLITICA ECONOMICA DEGLI ITALIANI !...un vecchio discorso che ricorda Meucci e la Bell !!!
Un Ricordo anche a Walter Ballmer, ideatore del font Olivetti e vero maestro di Arti Grafiche, che poche settimane fa se n'è andato, in silenzio.
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