Reportage

Padova, la terra dei suicidi non cerca più spiegazioni

Cristina Giudici

Camposampiero e Vigonza, in provincia di Padova, distano 21 chilometri. Qui si sono tolti la vita 13

Capannoni in via di demolizione a Padova (Foto da Flickr di Andrea Palermo)

C’è chi la spiega con la secoralizzazione, al fatto cioè che nel 2011 nella provincia di Padova 1 prete su 4 si era tolto la tonaca, e chi alla crisi settoriale dell’edilizia, che nella provincia della città dei “dei dottori” (in Veneto vale sempre il motto “veneziani gran signori, padovani gran dotori, vicentini magna gati, veronesi tuti mati) è stata spietata (secondo l’Istat nel febbraio 2012 la produzione nelle costruzioni in Italia è crollata del 20,3% rispetto allo stesso mese del 2011).

In realtà, però per tutti gli esperti, sociologi, politologi ed economisti, si tratta di un enigma. La serie di suicidi degli imprenditori si è concentrata soprattutto a Padova. O meglio nell’alta padovana, pianura seminata da piccole aziende di artigiani, soprattutto impiegati nell’edilizia che, davanti al rischio del fallimento delle loro aziende, si sono tolti la vita.

Uno su tre, stando alle stime anch’esse artigianali, calcolate da associazioni di categoria e dai giornali locali, perché ci si è accorti in modo tardivo della resa fatale dei piccoli imprenditori, che prima della crisi chiamavano Il Nordest con orgoglio la geografia della felicità e ora è diventato luogo di disagio sociale. Il primo è stato Pietro Tonin, nel dicembre del 2009, che si è buttato nel fiume Piovego con le mani legate, mentre sua moglie girava per i bar con una sua fotografia in mano. Preoccupato da seri problemi di salute che avrebbero reso difficile, per lui impossibile, sanare i debiti della sua azienda edile. Dieci-ventimila euro, pare. Così determinato a morire, che prima di gettarsi nelle acque gelide del Piovego, si è legato le mani dietro la schiena. L'ultimo, di cui si conosce il nome, è stato Giovanni Schiavon, titolare di un'azienda che asfaltava le strade, dodici dipendenti, sette in cassa integrazione, che lo scorso dicembre, prima di spararsi, ha lasciato una missiva per i suoi familiari in cui chiedeva scusa per la sua resa davanti ai debiti.

A leggere il macabro elenco dei suicidi dei piccoli imprenditori padovani si prova sgomento perché nel dicembre scorso sono accaduti in modo seriale, a intervalli cortissimi, a pochi giorni di distanza uno dall’altro. Secondo il presidente dell’Unione degli artigiani padovani (Upa) il motivo è solo uno: «La crisi dell’edilizia ha travolto tutta la filiera artigianale, tutti figli del popolo della partite Iva, rimasti senza lavoro perché le loro piccolissime imprese, con meno di dieci dipendenti, non ricevono più i lavori in subappalto. E poi non bisogna dimenticare che molti lavoravano grazie alle opere pubbliche appaltate dagli enti pubblici, che pagano con troppi mesi di ritardo», spiega a Linkiesta Roberto Boschetto.

«Le faccio l’esempio paradossale di un piccolo Comune, Casalserugo, dove, non potendo sforare il patto di stabilità, non ci si può permettere di pagare i fornitori, e il municipio rischia di essere pignorato. Ora stiamo cercando una soluzione: la Camera di Commercio creerà un fondo che distribuirà finanziamenti a rotazione, grazie all'intervento di Unicredit, che rinuncerà ai tassi di interesse. È un esperimento, già adottato a Bergamo, che aiuterà qualche imprenditore a resistere: il fondo sarà di un milione di euro, e darà speranza agli altri che non avranno per ora la possibilità di usufruire dei credito».

Una piccola linea contro il credit crunch che, affiancata alla rete di psicologi che si è creata, può aiutare a non mollare l’esile filo dell'esistenza. Secondo Matteo Villa, imprenditore padovano, che è rimasto a galla puntando sulle microtecnologie, bisogna guardare bene la mappa dei suicidi padovani: «Si tratta di un’area che è stata molto povera e che nel giro di 15 anni ha conosciuto la ricchezza e la crisi. Il riscatto e il declino. Non hanno fatto in tempo ad attrezzarsi culturalmente per affrontare la recessione, il portafoglio degli ordini, per chi ce li ha, non supera i trenta i giorni, e lì, a differenza dal resto del Veneto, non hanno alle spalle generazioni di imprenditori».

Guardando la mappa dal Nord, da Camposampiero fino a Vigonza, ci sono solo 21 chilometri. Eppure qui, più che altrove, la cultura d’impresa veneta, in cui il progetto esistenziale coincide con l’impresa familiare senza la quale non vale la pena di immaginare un futuro, è maggiormente radicata. E su 33 suicidi in Veneto, l'ultimo è stato di una donna, il 10 aprile, qui ce ne sono stati 13. Quando nel 2009 gli imprenditori cominciarono ad alzare bandiera bianca, se ne parlava, sussurrando. Con sconcerto e vergogna nella regione che si considerava la locomotiva trainante dell'economia italiana.

Allora lo scrittore-manager Massimo Lolli, che aveva dedicato un romanzo alla crisi economica nel Nordest, “Il lunedì arriva sempre di domenica pomeriggio” spiegava così il fenomeno dei suicidi economici: «Il disagio non è provocato solo dalla passione per il lavoro, ma dall’impossibilità di non mantenere un tenore di vita da ostentare davanti alla propria comunità. L’idea del fallimento non viene presa in considerazione, semplicemente non può né deve realizzarsi. Hanno costruito il riscatto sociale per figli e nipoti, e infatti tutti temono, più dell’inferno, l’abisso di una vita terrena condizionata dal fallimento, dalla perdita della terra promessa».

Ora invece nessuno si affanna più a dare spiegazioni. Succede perché c’è la recessione, perché la questione settentrionale ha un lato oscuro, perché esiste un mal d’impresa che rende gli imprenditori più fragili. E i veneti, orgogliosi e testardi, non protestano neanche più oppponendo ai fallimenti le tante eccellenze imprenditoriali diffuse nel Nordest, alle quali però verrà dedicato il festival “Città Impresa”, ai primi di maggio, che si intitolerà: “Le fabbriche delle idee”, per cercare di dimostrare il contrario. Tanti, interpellati da Linkiesta, si sono rifiutati di prendere in considerazione questa piccola mappa, visto che la rassegnazione si sta diffondendo anche nel resto d’Italia. E preferiscono pensare che il disagio dell’alta padovana sia solo una tragica coincidenza. 

Comments

AlbertfromPadua's picture
Inviato da: AlbertfromPadua
24 April 2012 - 07:53

Caro CarloMaria forse c'è un equivoco.
Allora nel commento delle 16.36 non mi riferivo a lei! il mio commento sopra le righe (diciamo così, volutamente dissacrante ) era rivolto al sig. anonimo delle 14:11 per via di frasi come :

"Non si dovrebbe vedere come pessimistico il fatto che ci sia una selva di suicidi, anzi, la cosa andrebbe vista sotto l’ottica positiva, in quanto è in atto una specie di rito di purificazione e/o di selezione darwiniana della specie, dove i soggetti più deboli si “autoterminano”. Il Veneto e lo dico da veneto è sempre stata una regione dove i suoi abitanti soffrivano di una specie di “disturbo bipolare sociale”. bacia banchi e legati alla Chiesa di domenica, e puttanieri di notte..basta vedere la marca trevigiana." e poi: specie nei piccoli paesi, che ha tolto a questi arricchiti privi di cultura e istruzione di base, ma bravi a fare gli avvoltoi, con il lavoro nero, sfruttando i subordinati e via discorrendo, che non hanno saputo uscire ed evolversi, rimanendo dei bruchi, anziché trasformandosi in farfalle e saper volare alto. E quando i rubinetti del credito e la teoria dell’accumulo della grande casa e del Suv parcheggiato fuori la fabbrichetta, invece di reinvestire gli utili in aggiornamento intellettuale e produttivo, andando alla ricerca anche di nuovi mercati, ha portato la padovana al collasso"

Ecco, questo è il commento che mi ha fatto ribollire il sangue, da padovano (e veneto) che conosce una marea di gente con l'acqua alla gola mi sono sentito offeso.
Il problema dei commenti su questa testata on line è che non si riesce a capire chi risponde a chi, io avevo selezionato "rispondi", ma la risposta è venuta fuori dopo il suo commento generando confusione.
Mi scuso per la confusione, ma sinceramente non volevo offenderla e mi sembra di non averlo fatto.

Albert From Padua's picture
Inviato da: Albert From Padua
24 April 2012 - 07:51

Caro CarloMaria forse c'è un equivoco.
Allora nel commento delle 16.36 non mi riferivo a lei! il mio commento sopra le righe (diciamo così, volutamente dissacrante ) era rivolto al sig. anonimo delle 14:11 per via di frasi come :

"Non si dovrebbe vedere come pessimistico il fatto che ci sia una selva di suicidi, anzi, la cosa andrebbe vista sotto l’ottica positiva, in quanto è in atto una specie di rito di purificazione e/o di selezione darwiniana della specie, dove i soggetti più deboli si “autoterminano”. Il Veneto e lo dico da veneto è sempre stata una regione dove i suoi abitanti soffrivano di una specie di “disturbo bipolare sociale”. bacia banchi e legati alla Chiesa di domenica, e puttanieri di notte..basta vedere la marca trevigiana." e poi: specie nei piccoli paesi, che ha tolto a questi arricchiti privi di cultura e istruzione di base, ma bravi a fare gli avvoltoi, con il lavoro nero, sfruttando i subordinati e via discorrendo, che non hanno saputo uscire ed evolversi, rimanendo dei bruchi, anziché trasformandosi in farfalle e saper volare alto. E quando i rubinetti del credito e la teoria dell’accumulo della grande casa e del Suv parcheggiato fuori la fabbrichetta, invece di reinvestire gli utili in aggiornamento intellettuale e produttivo, andando alla ricerca anche di nuovi mercati, ha portato la padovana al collasso"

Ecco, questo è il commento che mi ha fatto ribollire il sangue, da padovano (e veneto) che conosce una marea di gente con l'acqua alla gola mi sono sentito offeso.
Il problema dei commenti su questa testata on line è che non si riesce a capire chi risponde a chi, io avevo selezionato "rispondi", ma la risposta è venuta fuori dopo il suo commento generando confusione.
Mi scuso per la confusione, ma sinceramente non volevo offenderla e mi sembra di non averlo fatto.
Have a nice day : )

Milesgloriosus's picture
Inviato da: Milesgloriosus
23 April 2012 - 19:57

Non capisco tanto infuriare della polemica. Certo, una morte in queste situazioni è dolorosa… Ma sembra che molti non conoscano Padova. Un posto orribile, dove squali hanno fatto i soldi, dove esiste un vuoto di pensiero incolmabile, dove anche la religiosità è un affare, dove l'omertà è da Sicilia orientale, insomma, non c'è da meravigliarsene, ma solo da essere addolorati per come sono andate le cose.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 17:39

EGREGI PROFESSORI DELLA FACOLTA' DI PSICOLOGIA DI PADOVA, SO PERFETTAMENTE CHE NESSUNO DI VOI HA LA SFERA MAGICA PERCHE' NON ESISTE. MA VOSTRO "PADRE" CREDO CHE RIMARREBBE PARTICOLARMENTE COLPITO DA QUANTO STA ACCADENDO NELLA PROVINCIA COSI' VICINA AL SUO ATENEO. CREATE INSIEME AL GOVERNO UNA TASK FORCE PER PROVARE AD ARGINARE QUESTO FENOMENO.

DA WIKIPEDIA (L'ENCICLOPEDIA LIBERA)

Nel 1928 Musatti divenne direttore del Laboratorio di Psicologia dell'Università di Padova. Fu il primo a far conoscere in Italia la cosiddetta Psicologia della Forma con importanti lavori di livello internazionale. Dopo aver diffuso in Italia la psicologia della Gestalt, divenne il primo grande studioso italiano di psicoanalisi. Studiando la psicologia della suggestione e dell'ipnosi, il cui studio in Italia era stato avviato dal suo maestro Vittorio Benussi, approdò alla psicoanalisi freudiana, su cui tenne il primo corso universitario italiano presso l'Università di Padova (nell'anno accademico 1933-34), e di cui divenne uno dei primi e più importanti rappresentanti italiani.

DAL TRATTATO DI PSICOANALISI DI CESARE L. MUSATTI - 1957 EDIZIONI SCIENTIFICHE EINAUDI (VOLUME SECONDO) "Quando un individuo è oppresso dalla realtà e dal destino, che sente nemici, l'impulso primo è quello della rivolta, della difesa attiva, e cioè una di una risposta ostile esterna. Ma se insieme quell'individuo ha il senso della propria debolezza e della propria incapacità ad allontanare, con una azione a sua volta aggressiva sulla realtà, la minaccia della realtà, non gli rimane che frapporre fra la realtà e sé una distanza invalicabile: il suicidio attua questa situazione. Esso è una fuga: con cui il soggetto ha però la impressione (l'impressione, n.d.r.) di trionfare della realtà, e di ottenere quindi, in altro modo, quella vittoria sull'aggressione esterna, che non gli è consentito di procurarsi direttamente. Egli risponde dunque alla realtà: "Tu non mi avrai". (...) l'adulto suicida ha in qualche modo il senso di punire il destino e la realtà esterna, della crudeltà verso di sé, sottraendo loro la propria persona. (...) Concludendo, se ci limitiamo a considerare il caso del suicidio provocato dal senso di una insopportabile ostilità della realtà e del destino (suicidio per dissesto finanziario, per una condanna penale, per malattia incurabile, per una deformazione nevrotica dei pericoli e delle difficoltà reali che incombono su tutti gli uomini, ecc.) possiamo vedere in esso un tentativo (tentativo, n.d.r.) di liberazione dalla oppressione della realtà e di rivolta attiva contro il destino. E se teniamo conto del fatto che per gli uomini religiosi il destino si identifica con la divinità, possiamo giustificare tanto la concezione stoica, quanto quella cristiana del suicidio. Il suicida ricorre all'unico messo che ha per affermare la sua libertà di fronte al mondo che lo tiene prigioniero; ma nello stesso tempo, attraverso la autoagressione, dà sfogo alla sua volontà aggressiva, verso la realtà, verso il destino e quindi verso Dio". (Capitolo ventiduesimo, 175. Psicogenesi del suicidio. Passaggi estratti dalle pagine 302-303).

PENSO CHE...

Innanzitutto il titolo sopra riportato non vuole colpevolizzare gli Accademici della Facoltà di Psicologia di Padova che hanno contribuito, insieme a molti specialisti di tutta Italia a continuare la preziosa opera di divulgazione del Professor Musatti nel nostro Paese. Paese molto refrattario ai disagi e alle sofferenze dell'anima. Guai a dire all'interno del nostro territorio nazionale che una persona vede uno psichiatra, uno psicologo oppure un analista, perché finisce automaticamente sotto il tribunale dell'inquisizione dell'opinione pubblica, degli amici e dei parenti. Negli Stati Uniti, nelle più importanti città americane, uno può uscire tranquillamente dal proprio lavoro dicendo ai suoi colleghi "Stasera non riuscirò a venire con voi a prendere un aperitivo, perché ho la seduta dal mio psicologo". Se queste parole dovessero essere verbalizzate qui da noi, il soggetto ha una buona percentuale di non bersi più l'aperitivo con gli amici e di non vederli neanche in futuro. Nel contempo "la prova dell'aperitivo" è estremamente interessante, perché se anche un solo collega, tra i tanti che hai salutato la sera prima, è disposto a bere con te un Campari la sera successiva puoi asserire di aver toccato il cielo con un dito (provare per credere). Fatta questa premessa, nella quale mi premeva sottolineare quanto sia scarsa (il termine non è bello ma appropriato) una cultura analitica e psicologica in Italia, vorrei da paziente parlare del suicidio. Credo che a molti di noi, o forse ad alcuni di noi, sia passato per la testa in un momento di disperazione di passare a peggior vita. Le cause possono essere infinite e il dolore è straziante. Davvero insopportabile e indescrivibile. Penso che proprio gli Accademici e i Medici in Italia che si occupano dei disagi dell'anima e dell'animo, Professori ovviamente accreditati (non faccio distinzione tra Freudiani o Junghiani) possano cercare di fare qualcosa per quello che sta accadendo nella provincia di Padova, sottolineo la parola "cercare" perché, come ho scritto nel titolo, nessun analista al mondo ha la sfera di cristallo o la bacchetta magica ma sicuramente può analizzare meglio di qualsiasi altra persona questo stato di fortissima malinconia che rischia di portare l'essere umano a prendere delle decisioni irreparabili. Sempre tornando agli Stati Uniti mi ricordo che quando furono colpite al cuore le Torri Gemelle, oltre ai soccorsi degli encomiabili pompieri, della polizia e della gente sul luogo, venne immediatamente istituita una task force formata da psicologi per assistere i parenti delle vittime. Lo so sia perché l'ho letto sui nostri giornali sia perché all'interno di quel "gruppo terapeutico d'appoggio" ci lavoravano due miei amici. Ora in Veneto non sono cadute le Torri Gemelle e non è stato commesso il più grave atto terroristico della storia americana ma buttarsi da un grattacielo per disperazione, perché ci si accorge di non avere più via di scampo, e farla finita perché si sente il proprio onore e la propria dignità dilaniati credo, non sono un Dottore, che sia la stessa cosa, penso che in entrambi i casi si possa parlare di suicidio. Giustamente potreste obiettarmi che il suicida delle Torri Gemelle ha preso una decisione anticipando di forse 5 minuti, 10 minuti o mezz'ora la sua sorte. E' vero. Ma allora se il paragone non vi calza ho letto che dei parenti delle vittime, a seguito di quanto è accaduto a New York quell'11 settembre, si sono letteralmente lasciate andare. Ribadendo che un'analista o un o psicologo non sono né Superman né l'Uomo Ragno (questo per i lettori) sarebbe interessante che, in questo preciso momento di super crisi economica che va a colpire anche psicologicamente imprenditori che ce l'hanno sempre messa tutta per lavorare onestamente e dar lavoro al prossimo, fossero seguiti da persone all'altezza della situazione anche con l'aiuto di specializzandi che devono formarsi per la loro professione futura. Credo che un ragazzo che abbia scelto la specializzazione in Psicologia e che sia quasi pronto per esercitare, può essere molto di aiuto (seguito ovviamente dal suo mentore) per creare questo temporaneo gruppo di supporto psicologico per la gente, le famiglie e gli imprenditori che operano nelle cittadine di Camposampiero e Vigonza, in provincia di Padova. Gli specialisti sanno bene che i suicidi che avvengono in un determinata area geografica possono fare scattare quel fenomeno chiamato emulazione. Fenomeno che si è verificato, e qui l'area geografica era più estesa (credo che si parlasse di gran parte dell'Italia), anni or sono quando sono avvenuti molti suicidi all'interno dell'auto. Se poi il Governo potesse dare il suo supporto ovviamente sarebbe gradito. Attenzione a non colpevolizzare il Governo perché la crisi economica si è estesa a macchia d'olio in tutti i principali Stati Europei (Spagna e Grecia sono degli esempi chiari a tutti). Questo lo dico poiché mi è capitato di leggere dichiarazioni di politici estremamente ignoranti (ovvero non preparati culturalmente) che hanno strumentalizzato i suicidi già occorsi per accaparrarsi consensi e voti. Azione ignobile che come tante altre azioni ormai sono nel DNA della nostra politica, a volte davvero misera. A questi punti sarebbe bello non perdere tempo e cercare di stare vicino a queste persone. Non dico per una vita. Ma in questo delicatissimo momento.

Luca's picture
Inviato da: Luca
23 April 2012 - 16:23

Ma ricordare il residuo fiscale veneto mai? no solo tanti soggetti che parlano di fuffa: Veneto localista, colpa loro troppo chiusi, leghisti ecc.

Ma per favore ....di questione settentrionale non si parla più?

sante's picture
Inviato da: sante
23 April 2012 - 16:06

Abito in Borgoricco(PD), il baricentro di questa tragedia.
Non voglio fare "medie" di questa "guerra civile a bassa intensità",
ma si ipotizzano 30 suicidi negli ultimi 3 anni di imprenditori in triveneto.
Se aggiungiamo i dipendenti privati angosciati dal licenziamento da imprese che chiudono,
arriviamo, purtroppo ai 50 morti all'anno.
Viceversa io non ricordo un solo dipendente pubblico che si sia suicidato negli ultimi 50 anni.
Magari lei ne ha memoria storica.
Sicuramente sappiamo che le vittime purtroppo sono tutte dalla parte del privato,
che magari è l'unico soggetto che "produce" il PIL pregiato,
visto che il pubblico "redistribuisce" o meglio "annichilisce" pil.

Personalmente cesserò la mia attività quest'anno per evitare perdite,
e mi siederò sulla sponda del fiume, attendendo il passaggio del default.
Per "arrotondare" vendo, rigorosamente in nero, biglietti, sempre per la sponda del fiume.
oramai tutti i posti, in ogni ordine di grado, sono esauriti e
sono costretto, mio malgrado, a praticare overbooking.

-in un paese "normale"-, in queste condizioni, si innesca una rivoluzione....
..e basta guardarsi attorno nel mondo fioriscono rivoluzioni in tutto il mondo arabo...
.....le 3 rivoluzioni del '700 : Inglese, Americana e Francese nacquero sulle tasse.
.......hic et nunc non mancano.
.........la domanda nnè retorica: i Serenissimi sul campanile, oggi, riempirebbero le piazze venete ??
....una nota per Mrs Cristina Giudici:
se la pressione ficale sulle aziende pesa per il 69% (= media italiana), quale sarà la pressione REALE
in Veneto e Lombardia ???????.
.
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sbocciato intorno è il semtex.
SerenissimiSaluti.

Duerama's picture
Inviato da: Duerama
23 April 2012 - 15:10

Io aggiungerei, come si poteva evincere da un'infografica de linkiesta, Padova è una delle 4 città più cementificate d'Italia. Richezza e lavoro ma a che prezzo.

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
23 April 2012 - 14:41

C'è la tendenza a prendersi troppo sul serio. Suicidarsi per una questione di soldi non ha senso alcuno. Soprattutto nel campo dell'edilizia, lo capisce anche un bambino che il settore è cresciuto artificialmente come un castello di carte. Più che un settore industriale è diventato una bisca. Più che una professione, un gioco. O un vizio.

cristina giudici's picture
Inviato da: cristina giudici
23 April 2012 - 17:50

Davanti a un commento del genere, ho solo una speranza: che lei lo abbia scritto senza leggere l'articolo. Davanti al suicidio di un essere umano, tanto più se commesso perché ha perso un'azienda, soffocata dai debiti, dalla pressione fiscale, che è stata la sua casa, la sua famiglia, il suo sogno di riscossa sociale, ci si dovrebbe fermare e provare un grande sgomento. E soprattutto pietas. Dare un giudizio così tranchant, che riporta solo stereotipi purtroppo molto diffusi sui veneti (e soprattutto sui piccoli imprenditori) è un atteggiamento feroce oltre che superficiale. Ma cosa pensa lei? Che in Veneto sia un paradiso fiscale, dove tutti girano col Suv e fottono lo stato allegramente evadendo il fisco e si suicidano per provare uno sport estremo perché sono annoiati dalla dolcevita?

Albert From Padua's picture
Inviato da: Albert From Padua
23 April 2012 - 20:16

Brava, quoto tutto.

@CarloMaria non è che hai sbagliato articolo? ma cosa caspita si è messo a scrivere? Potevi estenderlo ulteriormente il trattato psicologico. : )

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 18:38

Personalmente rispondo sempre a tutti i commenti che ricevo. Sono un lettore de Linkiesta e mi piace avere un confronto con il prossimo, anche quando le risposte sono assolutamente fuori luogo. Credo che questa si chiami democrazia. Ma per la prima volta da quando leggo questo giornale ho trovato la risposta di Albert davvero agli antipodi, oserei dire avvilente e demoralizzante. Comunque, forse con un tono non appropriato, gli ho risposto. So che non siete assolutamente quel tipo di testata che fornisce un assist al lettore, perché non è la vostra filosofia, perché siete diversi da altri giornali politicizzati e con interessi ramificati. Siete indipendenti. Ed è per questo che vi seguo. Desidero ringraziare personalmente Cristina Giudici perché oltre aver sviscerato un tema così estremamente delicato ha fatto capire ad Albert (spero) quanto fosse distonico il suo commento. Grazie perché il compito di una giornalista credo che sia anche questo. Compito assolto alla perfezione.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 20:48

P.S.

No Albert... su Google non troverai nulla. Devi avere tanti libri non solo di psicologia ma di letteratura, saggistica, arte, architettura, musica, storia, botanica. Ma soprattutto un tomo particolare che tu non hai assolutamente. Uno che parla a proposito di Suv rimarrà sempre e perennemente ingabbiato tra le pagine di "Quattroruote". 

Albert From Padua's picture
Inviato da: Albert From Padua
23 April 2012 - 21:07

Scusa ma quando ho parlato di Suv? cosa c'entra il Suv? e i libri ? insomma si fa le domande e si da le risposte. : )

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 22:00

Ho visto l'altro giorno che tra i Soci de Linkiesta c'è anche un Studio Legale che mi sembra che si chiami "Sergio Erede Pappalardo (?) o qualcosa del genere. Avvocato Erede, quanto mi costa denunciare Albert per stalking? Non voglio nessun prezzo di favore perché sono abbonato a Linkiesta ma vorrei conoscere a quanto ammonterebbe la parcella per togliermi via questo rompiscatole. Sono disposto a vendermi i libri a cui tengo. Che palle! Scusi Avvocato non ce l'ho con lei.

La ringrazia infinitamente

carlomaria

 

P.S.

Sanguisuga, adesso io me ne lavo la mani se no finisce che la parcella te la invio io. Poi ti prego di leggere con attenzione quello che scrivi. Vai alla terza riga del commento che hai inviato alle 16.36 di oggi: "Suv, baciapile, puttanieri...". Ma dico Albert ti sei bevuto il cervello. Mi sembra di essere sul film di Frankenstein Junior quando Igor fornisce al Professore un cervello di un essere anormale.

 

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
24 April 2012 - 01:45

dialogo interiore

- Hei carlomaria cosa c'è?

- Pensavo....

- A cosa?

- A Formigoni...

- Cosa c'enta in questo spazio Formigoni?

- Credo che un suicidio possa essere anche politico non solo fisico.

- Capisco, forse hai ragione.

- Forse sarà che lui non se ne rendo conto e io volevo parlarne con qualcuno.

- Con chi?

- Con Don Piero, Don PIero Tubino ma da un po' di giorni non c'è più. E' morto.

- Era una persona importante per te?

- Molto. C'è sempre stato. Era un amico di famiglia, forse persona più presente che io abbia conosciuto. E' lui che ha accompagnato papà. E' lui che quando c'erano delle situazioni pensierose o sulla quali riflettere dava sempre la sua disponibilità per parlare, per ascoltare e dare un suggerimento. Era un prete vero.

- Quando l'hai visto l'ultima volta?

- Al compleanno di mia zia. Capivo che era provato fisicamente ma non è voluto mancare alla festa. Lui era pacato e sincero. Mai un discorso arzigogolato. Pochi giri di parole e una presenza estrema. Sai, a volte è quasi più importante la presenza delle parole.

- Posso capirti.

- Mi ricordo che dieci, forse undici anni fa quando è mancata la mamma della mia ex moglie l'ho chiamato. Lui, con quella sue voce serena, mi ha risposto dicendomi: "Dimmi carlomaria, cosa succede?". L'avevo solo salutato e lui aveva capito che c'era qualcosa che non andava. Questo era Don Piero. Una persona straordinaria, una persona pura. In quel frangente gli raccontai che Dani aveva perso la mamma proprio quel giorno e gli ho chiesto se poteva farle una chiamata a Palermo perché in quel momento non sapevo più cosa dire a Dani. Ero stato con lei al telefono tutto il giorno è mi sembrava di non riuscire più a gestire il suo dolore. Sai cosa mi rispose lui?

- Cosa ti rispose?

- carlomaria dammi il suo numero di telefono.

- Gli diedi il numero di telefono di Dani e lui la chiamò. Dopo mezz'ora lei mi richiamò con le lacrime agli occhi e mi disse. carlomaria, mi ha chiamato Don Tubino e non sai che piacere che mi ha fatto sentirlo, non ti immagini quanto sia un attimo più serena. Quando domani vieni giù voglio raccontarti parola per parola la sua chiamata. Dovrebbero esserci dei Don Piero in ogni città. Lo so le risposi.

- Perché volevi parlare con lui di Formigoni?

- Per capire, banalmente capire. Per capire se mi è sfuggito qualcosa. Per capire se è giusto che un uomo si nasconda dietro una croce. Per sapere se i valori della Chiesa si rispecchiano con i valori della politica. E viceversa. C'è così tanta confusione che è difficile districarsi da questi pensieri. Volevo discutere con lui di queste cose, ancor prima che accadesse questo scandalo delle vacanze pagate ma ormai posso solo pensarlo e le risposte equilibrate che poteva darmi lui dovrò cercarle dentro di me che tra l'altro non sono un gran credente. O meglio in passato credevo e poi mi sono abbastanza distaccato dalla fede. E ogni tanto, soprattutto in questi momenti, mi manca. Perché sono momenti di grande incongruenza e di falsità, allora la voglia di sapere diventa più forte. Non saprei come descrivertela.

- Non hai un'altra persona con cui confidarti?

- Ce l'avrei ma è tanto tempo che non ci vediamo.

- Chi è?

- Niccolò Anselmi, da ragazzi con altri amici, andavamo a sciare da lui a Prato Nevoso. E' una persona splendida. Ha la mia età e mi rammento che abbiamo passato dei bei momenti. Lui sciava a livello agonistico. Faceva le gara e aveva un ottimo punteggio FISI. Io invece facevo i fuoripista in tutti i sensi, non ero disciplinato come lui ma ci divertivamo molto. Niccolò ha quel sorriso e quegli occhi che ti incantano. E' una persona a modo e corretta nel vero senso della parola. Anche lui mi sembra un puro come Don Tubino.

- Quando vi siete sentiti l'ultima volta?

- Sentiti è una parola grande. Lui è Responsabile della CEI per la pastorale giovanile. E' l'ultima volta che l'ho "sentito" è stato quando ho letto su un giornale le sue reazioni sul film "Caos calmo" e sulla scena di sesso tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Peraltro io il film non l'ho visto ma credo che se Niccolò si è pronunciato su una scena, a suo avviso abbastanza hard, un motivo ci sia stato. Forse, se mi ricordo, tutto è nato perché la sequenza è stata trasmessa dal TG1 ma ti prego di prendere le mie parole con le pinze, perché in questo momento non rammento esattamente su come siano andate le cose.

- Di che cosa vorresti parlare con Don Niccolò?

- Della vicenda "hard", se posso definirla così, di Roberto Formigoni. Vorrei sapere cosa ne pensa di questa situazione, cosa ne pensa il Cardinale Bagnasco, la Chiesa e figurati, vorrei chiedergli cosa ne pensa il Papa. Lo so ti sembrerò matto ma in un dialogo interiore credo che le domande che uno si pone possano essere infinite.

- Ma tu carlomaria non sei stato tanto tenero con la Chiesa, come puoi porre certe domande?

- Hai ragione ma proprio perché non sono stato tenero con la Chiesa forse è la stessa la Chiesa e i suoi rappresentati che possono aiutarmi a sciogliere quella rigidità che a volte mi pervade dentro. Sicuramente loro hanno più strumenti, parole, riflessioni di quanto possa averne io. La Chiesa ha una storia millenaria io una storia davvero piccola. 

- Se la pensi così chiama Don Niccolò Anselmi, non esitare neppure un istante.

- Ci penserò, la voglia di sentirlo è infinita.

- Qual è la cosa che ti ha arrecato più dolore nelle traversie di Roberto Formigoni?

- Bella domanda! Ci sono tante cose che mi hanno trasmesso un grande dolore ma non solo che mi hanno lasciato di stucco.

- Quali sono?

- Prima di tutto il suo non volere ammettere la verità. Il non sentire dalle sue parole: "Avete ragione, ho sbagliato!". A volte dire la verità è più facile che dire una menzogna ma a certe persone questa tesi evidentemente non convince. Dire la verità è una sorta di liberazione, parola che peraltro è strettamente legata al suo movimento: Comunione Liberazione. La seconda cosa che più mi lascia attonito è il non volere vedere la realtà da parte dei componenti del Movimento di Don Giussani. Non lo so è come rinnegare tutto quello che lui ha fatto, è come calpestare tutto quello che ha seminato. Questo mi lascia basito e mi pone interiormente un'altra domanda: questa negazione della verità ha il solo fine di mantenere le posizioni conquistata? Perché se fosse realmente così allora la Chiesa, i suoi valori, l'etica, l'amore e tutti passaggi del Vangelo e le prediche che segui e ascolti attentamente durante una messa ti crollano addosso come una navata, dilaniandoti ovunque. 

- Ti capisco.

- Io invece non mi capisco più. Avrei bisogno di risposte. Pensa... al mio piccolo mondo basterebbero solo poche risposte. A volte riesco a darmele da solo come è avvenuto oggi quando ho letto degli imprenditori che si sono suicidati in Veneto ma non posso dirti se siano le risposte esatte. Sono comunque certo che sia per quanto è accaduto in Veneto sia per il suicidio politico di Formigoni, la Chiesa potrebbe darmi delle risposte più profonde, vere e cristalline. Adesso vado a dormire perché sono stanco ma contento perché sono riuscito a parlare e a tirare fuori le mie emozioni e i miei sentimenti.

Buonanotte

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Inviato da: carlomaria
24 April 2012 - 12:56

Si figuri Albert e grazie per la sua risposta! Gli equivoci sono del tutto normali e lei è stato molto gentile a scrivermi. Se questi fossero i problemi della vita ci metterei una firma. Mi scusi se ho usato un tono un po' così con lei.

Un affettuoso saluto

carlomaria

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Inviato da: carlomaria
24 April 2012 - 13:39

- Buongiorno carlomaria.

- Buongiorno coscienza... cosa fai adesso mi segui ovunque? Poi un buongiorno all'ora di pranzo mi sembra un pochino fuori luogo? Cosa ne dici? Io mi sono svegliato all'alba!

- Beh, lo sai che noi coscienze tendiamo a dormire fino a tardi e se è possibile quando ci sono delle difficoltà ci dileguiamo.

- Lo so che non avete uno spiccato senso critico... datevi un po' una svegliata!

- Un po' hai ragione ed è per questo che volevo parlarti.

- Dimmi ma cerca di essere veloce che non è giornata.

- OK. Questa notte ho pensato al tuo discorso di ieri e mi sono chiesta perché non vai a parlare con Don Andrea?

- Con Don Andrea Gallo!?

-Sì, con Don Gallo!

- Ehi coscienza questa notte sei entrata nei miei sogni? L'unico momento in cui posso viaggiare senza freno a mano? Innanzitutto non ho sognato Don Gallo, neppure simbolicamente. Poi se vuoi da coscienza adesso vuoi metterti anche metterti a interpretare i sogni mi sembra un po' troppo. Guarda che è un compito difficile intraprendere la via regia per la conoscenza dell'inconscio. E' una delle intuizioni e scoperte più grandi dello scorso secolo. Vediamo di stare ognuno al proprio posto!

- Scusa carlomaria, era solo un'idea. 

- Mi complimento con te!

- Ho detto scusami. Mi era venuta questa idea perché tanti anni fa avevi fatto il chierichetto alla Chiesa del Carmine con Don Gallo, per molto tempo.

- Ehi coscienza, hai forse problemi di coscienza? Dimmelo subito che ti riporto indietro e me ne prendo un'altra, possibilmente revisionata! Ma allora ieri non ci siamo proprio capiti! Io sono affezionato a Don Gallo ma le risposte che cerco non può darmele lui. Sarebbe troppo semplice! Mi darebbe ragione al cento per cento e io non voglio avere ragione al cento per cento e non voglio neppure una risposta politico-spirituale. Io voglio delle risposte imparziali, giuste, equilibrate e con questo non dico che Don Andrea non sia equilibrato nel suo modo di pensare ma ha intrapreso una strada che è connotata politicamente e anche se per me sarebbe la via più semplice non è quella che cerco. Io voglio una risposta all'unisono, corale da parte della Chiesa. Quando ho parlato di Don Niccolò, sicuramente meno addentro alla politica confronto a Don Andrea, ho citato anche il Cardinale Bagnasco e il Papa. Potrei citarti cento nomi di uomini religiosi dai quali vorrei delle risposte. Se poi tra questi cento uomini c'è anche Don Gallo mi va benissimo. La risposta per quello che è accaduto a Roberto Formigoni deve essere corale. E se in questo immaginario confronto questi uomini dovessero farmi capire che l'atteggiamento di Formigoni è stato corretto, giusto e leale me ne farei una ragione. Però devono fare lo sforzo di dirmelo, di farmi capire. Sai perché coscienza ho bisogno di tutto questo?

- Ti ascolto.

- Perché non ci capisco più niente!

 

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 21:02

ça va sans dire: "a sproposito"

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 20:35

Félicitations mon ami pour votre stupidité et bonne chance!

Albert From Padua's picture
Inviato da: Albert From Padua
23 April 2012 - 20:41

@mariacarlo : ) , quando si dice uno che se la canta e se la suona.

Senza offesa, malgrado le sue.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 20:16

E' una canzone delle canzoni più toccanti di Elton John. E' una sorta di Requiem. Vorrei dedicarla, se fosse possibile, agli imprenditori scomparsi in Veneto. 

FUNERAL FOR A FRIEND

The roses in the window box
Have tilted to one side,
Everything about this house
Was born to grow and die.

It doesn't seem a year ago
To this very day
You said I'm sorry honey,
If I don't change the pace,
I can't face another day.

And love lies bleeding in my hand,
It kills me to think of you with another man.
I was playing rock-n-roll and you were just a fan,
But my guitar couldn't hold you
So I split the band.
Love lies bleeding in my hands.

I wonder if those changes
Have left a scar on you,
Like all the burning hoops of fire
That you and I passed through.

You're a bluebird on a telegraph line
I hope you're happy now,
Well if the wind of change comes down your way girl
You'll make it back somehow.
 

Luca's picture
Inviato da: Luca
23 April 2012 - 16:20

Certo, vallo a dire alle famiglie di quella gente.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
23 April 2012 - 14:11

La cultura lavorativa veneta, padovana e veneziana è sempre stata una cultura servile, e anche la frammentazione di tante piccole imprese, tante partita iva, non ha fatto altro che creare stati di servitù dalle grandi commesse. E da che mondo è mondo, un popolo di servi, schiatta quando i padroni serrano i cordoni della borsa. Non si dovrebbe vedere come pessimistico il fatto che ci sia una selva di suicidi, anzi, la cosa andrebbe vista sotto l’ottica positiva, in quanto è in atto una specie di rito di purificazione e/o di selezione darwiniana della specie, dove i soggetti più deboli si “autoterminano”. Il Veneto e lo dico da veneto è sempre stata una regione dove i suoi abitanti soffrivano di una specie di “disturbo bipolare sociale”. bacia banchi e legati alla Chiesa di domenica, e puttanieri di notte..basta vedere la marca trevigiana.
Ed è la mentalità da “servi della gleba” che continua ad essere presente, specie nei piccoli paesi, che ha tolto a questi arricchiti privi di cultura e istruzione di base, ma bravi a fare gli avvoltoi, con il lavoro nero, sfruttando i subordinati e via discorrendo, che non hanno saputo uscire ed evolversi, rimanendo dei bruchi, anziché trasformandosi in farfalle e saper volare alto. E quando i rubinetti del credito e la teoria dell’accumulo della grande casa e del Suv parcheggiato fuori la fabbrichetta, invece di reinvestire gli utili in aggiornamento intellettuale e produttivo, andando alla ricerca anche di nuovi mercati, ha portato la padovana al collasso, perché un servo non tradisce il padrone, ma il padrone se ne frega del servo e il servo, rimasto senza padrone, si suicida…

Albert From Padua's picture
Inviato da: Albert From Padua
23 April 2012 - 16:36

Certo certo....quello di Peraga si è suicidato anche perchè non aveva il coraggio di guardare in faccia gli operai che non pagava (300.000 di crediti nei confronti della P.A), era servo anche lui?
Suv, baciapile, puttanieri....caspita che analisi sociologica nel suo pseudo commento.

15-20 miliardi di euro di residuo fiscale annuo e lei tira fuori questi argomenti da salotto" televisivo"?

Attenzione perchè: “Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo."

Albert From Padua

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 April 2012 - 17:45

Caro Albert Einstein, 

adoro le generalizzazioni e le persone che non vanno oltre il loro naso.

Ti saluto cordialmente

Il non sociologo

LUCA Pd's picture
Inviato da: LUCA Pd
23 April 2012 - 16:15

Scusa ma cosa hai detto in tutte queste righe? servilismo? ma hai idea del carico fiscale italiano? della giustizia congolese italiana? dei ritardi nei pagamenti della P.A.
Ma qualcuno ama parlare di aria fritta vero?

wikipolis's picture
Inviato da: wikipolis
23 April 2012 - 14:03

Il futuro è già qui, sono non equamente distribuito. Si può dire tutto, ma la dipendenza completa e assoluta dal "territorio", assieme alla "cultura" dello stesso (e al conformismo che ha sempre ispirato) sone ciò che rende impossibile aprirsi ai tanti futuri possibili e alle nuove forme di prosperità che possono portare. Questo rende più tristi quei destini e più acuta la sensazione di spreco.

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