I partiti intascano 450 milioni e fanno fuori la Corte dei Conti
Edoardo Petti
I media strombazzano titoli sui rimborsi dimezzati, la realtà è che il finanziamento non viene messo
“Le forze politiche si dimezzano i rimborsi”. “Un gesto storico e un atto di coraggio , frutto della volontà di auto-riformarsi e di abbandonare i privilegi della Casta”. Giornali, tv e testate di informazione presentano con titoli altisonanti la novità approvata dall’aula di Montecitorio. Tuttavia il coro di elogi che accompagna il voto sul primo articolo della riforma all’esame della Camera non può celare il vero risultato ottenuto dall’asse Alfano-Bersani-Casini: la vittoria a livello istituzionale del principio del finanziamento pubblico dei partiti.
La normativa messa a punto da Gianclaudio Bressa del Pd e da Giuseppe Calderisi del Pdl riduce la dimensione delle elargizioni statali alle formazioni politiche e alle loro strutture. La loro portata resta pur sempre enorme, poiché viene assicurato un fiume di denaro equivalente a 91 milioni di euro all’anno, oltre 450 milioni nell’arco di un’intera legislatura. Ancora più importante per gruppi e movimenti è la salvaguardia del principio, resa possibile dalla tenuta del fronte granitico cementato nell’asse Alfano-Bersani-Casini (ABC). Un’assoluta compattezza, libera da dubbi e incertezze, ripensamenti e contraddizioni, ha consentito di respingere tutte le proposte finalizzate a superare il regime dei contributi pubblici in nome di un’adesione volontaria e spontanea dei privati cittadini alla vita politica.
Protagonista indiscusso della strategia che ha prevalso nell’Aula di Montecitorio è il Partito democratico, il quale rivendica la validità della legge con le argomentazioni utilizzate da Enrico Berlinguer nel 1974: “L’intervento dello Stato è indispensabile e eticamente giustificato per favorire l’esistenza delle forze che garantiscono la democrazia e per arginare la corruzione, il malaffare e i rapporti oscuri tra politica e affari. L’alternativa è una politica che diviene monopolio esclusivo dei più ricchi”.
Assistendo alla seduta, si poteva facilmente ricavare l’impressione che tutto sia stato già deciso nelle riunioni riservate alle formazioni principali. La cui regia ha preparato un copione ben preciso che deve essere ratificato rapidamente dai parlamentari, limitando al minimo la discussione e la possibilità di una sua piena conoscenza da parte dell’opinione pubblica, e frenando sul nascere ogni tentativo di cambiare e rendere aperto l’esito del suo percorso. Il risultato è inequivocabile.
Parlano da sole le immagini degli esperti dei partiti che dal centro dell’Aula indicano con le dita e con le urla l’orientamento di voto ai propri gruppi, e quelle dello schermo che descrive l’esito delle votazioni: il rosso del blocco ABC domina senza subire scossoni, mentre i pallini verdi di Lega, Italia dei valori e Radicali restano in netta minoranza. Percorso blindato dunque, appena intervallato dagli emendamenti del Carroccio, da pochi mesi convertitosi alla lotta contro il finanziamento pubblico e alla bontà dei versamenti volontari, e dalla battaglia portata avanti dalla pattuglia dei Radicali, inascoltati, irrisi e demonizzati. Al partito di Marco Pannella ed Emma Bonino resta da giocare la carta referendaria, il cui avvio è stato annunciato per l’inizio di ottobre.
Il progetto di stampo nordamericano liberale di riforma della politica registra una chiara sconfitta.
Nel ceto dirigente prevale la scarsa fiducia nella possibilità e nella capacità di chiedere e di ottenere nell’opinione pubblica adesione e contributi economici. Forse i programmi e gli obiettivi delle formazioni politiche non appaiono credibili, quando esistono. Anziché focalizzare le loro energie sulle iniziative e sull’elaborazione culturale, gruppi e movimenti continueranno a essere mantenuti grazie alle risorse prelevate per legge e coercitivamente dalle tasche dei cittadini. Prescindendo dalla loro volontà. E potranno contare sulla garanzia di perpetuare se stessi, di riprodursi nelle istituzioni, di esercitare e dividersi il potere. Vince ancora una volta la concezione del Partito-Stato affermatasi nel regime fascista e declinata al plurale nell’Italia repubblicana, come aveva osservato vent’anni fa Giuliano Amato dimettendosi da capo del governo.
La “riforma” poi è del tutto disancorata dalla proposta legislativa di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, relativa all’attribuzione della personalità giuridica ai gruppi politici, all’affermazione della pubblicità e democrazia interna nella vita dei partiti, alla selezione delle candidature per le cariche pubbliche, alla trasparenza della loro realtà patrimoniale e delle loro attività finanziarie. Il provvedimento, che avrebbe dovuto costituire la premessa per una seria riforma del finanziamento della politica, è oggetto di un’iniziativa separata, all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera.
Il progetto Bressa-Calderisi si limita invece a stabilire la precondizione di uno statuto pubblico per i partiti che aspirano all’assegnazione dei rimborsi elettorali. Una premessa lapalissiana. A evidenziare la mancanza di un riferimento all’articolo 49 era stato Salvatore Vassallo, parlamentare del Pd e costituzionalista. Ma su richiesta dello stesso Partito democratico, l’emendamento Vassallo che legava la richiesta di contributo proprio all’attuazione del principio sancito nella Carta è stato ritirato, “in ossequio alla disciplina di gruppo”. Destino comune a quello della proposta presentata da Pierluigi Mantini dell’Udc, secondo cui gli statuti di partiti e movimenti devono essere conformati ai parametri democratici.
La ragione occasionale da cui era nata la legge era rappresentata dagli scandali che avevano investito il Carroccio e la Margherita. Le forze politiche si erano impegnate solennemente a definire norme stringenti e controlli rigorosissimi sui rendiconti e bilanci dei partiti. Logico e naturale che si pensasse alla suprema magistratura contabile. Ma anche questa aspirazione è caduta nel vuoto. Nessuna giurisdizione della Corte dei Conti: nel testo viene prevista solo la supervisione di una commissione mista di giudici che poi trasmette il rapporto ai presidenti delle due Camere. A illustrare le motivazioni di tale scelta è un altro costituzionalista del Pd, Roberto Zaccaria: “La Corte dei Conti eserciterebbe un controllo troppo rigido su realtà che sono più mobili e dinamiche della pubblica amministrazione, in cui deve vigere prima di tutto il principio di legalità”. Le forze politiche possono dunque godere delle risorse pubbliche, ma non devono essere assoggettate ai vincoli validi per tutte le istituzioni pubbliche. Curiosa mescolanza di mentalità statalista e di costume feudale.
Altra novità introdotta dal progetto che probabilmente verrà varato oggi dalla Camera riguarda le agevolazioni fiscali per i contributi volontari alle formazioni politiche, elevate in un primo tempo al 38 per cento, a fronte del 19 per cento che regola le donazioni alla ricerca medica e scientifica. L’aumento delle detrazioni è stato ridimensionato al 26 per cento, cifra estesa alle donazioni per le Onlus. Un privilegio che tuttavia resta molto significativo. Oltre a prefigurare un intervento indiretto dello Stato a favore delle finanze dei partiti, la misura provocherà una forte riduzione dei risparmi preventivati dall’Erario. Quando nel 2016 la legge andrà a regime, essi ammonteranno ad appena 11 milioni di euro.

Comments
Caro Luca,
ma come si fa a riproporre sempre questa idea per cui, se una cosa funziona male, invece di cercare di migliorarla, la si abolisce, o le si toglie l'ossigeno? In base a quale argomentazione si può pensare che togliendo i fondi i partiti miglioraranno? Che razza di idea è?
I partiti hanno certo bisogno di cambiare, ma il cambiamento in politica avviene 1) approvando norme che garantiscano la democrazia interna 2) attraverso la CONCRETA attività politica della gente, che invece di criticare deve entrare nei partiti per cambiarli. I Partiti sono lo strumento democratico per la partecipazione alla politica del paese. In parte non adempiono a questa funzione? Bene, si provi a trasformarli dall'interno! Questa critica distruttiva, squalificante, qualunquista è quella che ci ha portato Berlusconi e ci porterà altre belle cose se non si cambia registro.
I partiti sono indispensabili alla democrazia?
Sbagliato, sono i politici onesti ed illuminati il sale della democrazia.
L'esempio piu' eclatante sono gli USA, la piu' solida democrazia del
mondo, dove i partiti non esistono.
La stessa Costituzione italiana all'articolo 49 parla dei partiti come di
associazioni private, alla stregua dei circoli delle bocce o del tennis.
Afferma anche che il Popolo e' Sovrano, e quest'ultimo ha negato il
finanziamento pubblico ai partiti con un referendum plebiscitario ed
ancora oggi ne e' plebiscitariamente contrario.
Questo e' sufficiente a cancellare ogni se e ma.
Se i partiti vogliono il finanziamento pubblico hanno uno strumento
democratico a disposizione: un referendum propositivo per chiedere
preventivamente l'autorizzazione alla comunita'.
I partiti non sono titolati ad attribuirsi unilateralmente il ruolo di strumenti
democratici per la partecipazione politica: chi dovrebbe partecipare glielo
sta' negando a furor di popolo!
Se vogliamo usare gli aggettivi distruttivo, squalificante e qualunquista
li dobbiamo attribuire al comportamento dei partiti, stanno tradendo le
regole democratiche basilari e gettano benzina sull'antipolitica.
Malgrado il disastro economico ne quale ci hanno portati e lo schiaffo
ricevuto con le elezioni amministrative, i partiti si mostrano ancora una
volta arroganti e privi di dignita' nel trattare il popolo bue alla stregua di
sudditi ignoranti, calpestandone la volonta' e decidendo per suo conto
cosa e' bene per lui e cosa non lo e'.
1) uno dei principi base della democrazia, secondo il mio modesto parere, è che non esistono poteri liberi di agire senza un controllo indipendente... Quindi il rifiuto di assoggettarsi in parte alla corte dei conti (se non sbaglio ha anche alcuni membri eletti dalle camere!) non è un buon segnale. Senza contare il rimandare dell'attuazione dell'articolo 49!
2) Se un partito può fare tutte le porcate che vuole e alla fine, comunque, si becca una barca di quattrini, i cambiamenti te li sogni.
Ognuno può pensarla come crede sulle soluzioni ma questi mi sembrano problemi oggettivi che l'articolo evidenzia, altro che populismo!
e per fortuna che è stato salvaguardato il principio! Sarebbe stato demenziale se, fra i fumi della demagogia, fosse venuto meno questo fondamentale strumento di democrazia che, se abolito, consegnerebbe i partiti nelle mani delle lobby e dei poteri economici.
L'unica soluzione ribadita plebiscitariamente dagli italiani e' l'abolizione di
ogni forma di finanziamento o rimborso pubblico ai partiti, esplicito o
mascherato, meglio se blindata in una riforma costituzionale.
La sua istituzione e' stata paradossale perche' si proponeva di
sostituire il sistema tangentizio, un reato, con un premio a chi lo
perpetrava.
Poi e' stato abolito a furor di popolo nel 1993 con un referendum.
Ma la classe politica lo ha reintrodotto sotto mentite spoglie
decuplicandone il costo per la collettivita' e raggirando il popolo
sovrano.
Tutto bene se avesse sortito l'effetto di cancellare il sistema
tangentizio, ma in realta' vi si e' affiancato mantenendolo intatto,
con l'aggravante che, una volta saziate le casse dei partiti, le
tangenti alimentano il portafoglio personale dei politici. Cio' a
dimostrarne non solo l'inutilita', ma anche la perniciosita'.
E fosse finita li'. Ma i partiti hanno nel frattempo portata la nazione
sull'orlo del fallimento ed oggi si vogliono premiare ulteriormente
consolidando il loro finanziamento.
O c'e' qualche gonzo che crede davvero che se lo ridurranno?
Siamo ben coscienti che, purtroppo, il corale appello di tutta la
collettivita' non verra' mai accolto. Le leggi vengono promulgate
dagli stessi politici che beneficiano di tale sperpero e nessuno puo'
illudersi che lo riducano ne tantomeno che lo sopprimano senza la
spinta della indignazione popolare espressa in modo pacifico, ma
costante, senza tentennamenti ed in tutte le forme lecite.
Ci indigna la loro improntitudine nel prendersi gioco di noi. Vogliamo
l'abolizione, e loro ci aggirano rimbambendoci con la proposta di
controlli, ben consci che non esistono autorita' indipendenti dai partiti
che possano garantire l'imparzialita' delle verifiche.
Abbiamo le mani legate. Non possiamo neppure eleggere i nostri
rappresentanti in Parlamento, lo fanno per noi una manciata di capi
partito. Gli stessi capi partito che hanno abdicato al loro dovere di
governare. Ci resta solo il voto.
Temono l'astensionismo. Forse questa e' la sola arma che abbiamo
per ridurli al senso di responsabilita'.
Scusa la domanda ma negli ultimi 20 anni abbiamo avuto:
- quasi sempre l'uomo più ricco d'Italia al governo;
- qualsiasi riforma (anche la più timida) bloccata da potentati e lobby varie;
- corruzione da terzo mondo;
- democrazia interna ai partiti discutibile;
- trasparenza zero in quasi tutte le decisioni e nomine;
il tutto con un finanziamento pubblico ai partiti che non ha eguali per dimensione e discrezionalità...
Anche per il finanziamento privato si possono fare regole che salvaguardino altrettanto efficacemente i principi democratici con il vantaggio di una minor spesa e di una maggiore responsabilizzazione dei politici e dei cittadini.
Chiaramente ci possono essere idee diverse sull'argomento ma il finanziamento pubblico non è certo l'unica strada possibile come sembra intendere il tuo commento...
già perchè non èquello che succede attualmente vero?
per cortesia...
piuttosto è agghiacciante che non ci sia nessun controllo di organi terzi e che anzi si rigetti il controllo della corte dei conti "perchè troppo rigido".
è come se io mi dessi da solo lo stipendio. facile.
è una vergogna bisognerebbe azzerarli i contributi pubblici ed ancorare gli stipendi dei parlamentari a quelli dei neoassunti di grado più basso nella p.a.
DAL TABELLONE DI QUEI FANCAZZISTI IN PARLAMENTO SEMBRA CHE INCASSINO MOLTO DI PIU'.
MAGGIORANZA....308 MILIONI
FAVOREVOLI.......314 MILIONI
CONTRARI...........300 MILIONI
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PRESENTI E
CONTANTI........... 614 MILIONI
APPROVATO! SEMBRA UN PO' TUTTO SURREALE E LUDICO MA LE COSE STANNO PROPRIO COSI'.
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