Paura della gelata per il Natale: e partono i saldi
L’incertezza sul futuro spinge i consumatori a sigillare il borsellino. Vendite al dettaglio già in
Felici con poco? Un’immagine tratta da “A Christmas Carol” di R. Zemeckis (Disney)
«Famiglie prigioniere dell’incertezza, subito misure per la crescita e detassazione tredicesime per salvare il Natale». «Settembre nero per le vendite al dettaglio». La Confcommercio ha lanciato l’allarme per i numerosi «segnali di recessione». Soffrono i piccoli negozi, precisa Confesercenti. La Cgia di Mestre fa sapere che «con nuove misure fiscali più tasse sulle famiglie tra 97 e 483 euro l’anno». Conclusione della Federconsumatori: “Tredicesime in calo per la prima volta in vent’anni”.
Abbiamo messo in fila gli allarmi lanciati da associazioni di commercianti e di consumatori, un paio dei quali arrivati in giornata. Nella grande e piccola distribuzione l’aria è fredda. L’inverno, è vero, è iniziato da qualche giorno. Ma il freddo vero deve ancora arrivare. Se continua così, la gelata sui consumi italiani giungerà sul più bello. A Natale. L’andazzo generale consiglia di star cauti. Al più di aspettare i saldi. Molti esercizi commerciali, temendo la gelata, hanno già messo in atto le contromosse, invitando la clientela a comprare a sconto già prima delle festività. Una trovata che è stata testata per la prima volta nel 2008 dalle grandi boutique di moda. Ma alla quale già da ora stanno ricorrendo molti negozi di abbigliamento e calzature più abbordabili. In tutto il continente, del resto, gli indici di fiducia dei consumatori sono in costante peggioramento (da -19,9 a -20,4 nell’Eurozona, dal -20,2 a -20,7 nella Ue, secondo le stime preliminari della Commissione europea).
Sarà un Natale all’insegna delle ristrettezze, si prevede. Ma da qui ad arguire un ritorno a uno stile sobrio, più vicino al significato originario della festività, il passo è lungo. Basta un’offerta promozionale a prezzi stracciati da parte di una grande catena per fare esplodere voglie fin lì compresse. È accaduto a Roma all’inaugurazione del megastore della Trony, aperto nella zona di Ponte Milvio alla fine del mese scorso. L’operazione commerciale è stata accompagnata da resse e risse, che si sono ripetute ieri con la vendita di piumini firmati, a 10 euro, nei negozi Coin.
Fra rincari delle bollette e previsioni di maggiori esborsi tributari, le famiglie hanno già iniziato comprimere le spese. La Confartigianato ha calcolato che a settembre la bolletta energetica ha sfiorato 62 miliardi (il 3,9% del Pil), che vuol dire circa 2.458 euro annui a famiglia. Adusbef e Federconsumatori prevedono che il monte tredicesime calerà di 800 milioni a 35 miliardi: quasi l’80% «verrà mangiato da tasse, mutui, bolli, canoni, rimborso di debiti pregressi». Solo un quinto dei 35 miliardi sarà invece destinato «a risparmi, regali, viaggi, consumi alimentari», assicurano Elio Lannutti (deputato dell’Idv e presidente dell’Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori). Le lamentele dei commercianti affiorarane sulle pagine dei quotidiani, in provincia non va meglio che nelle grandi città.
La gelata sui consumi, del resto, è stata anticipata da quella del credito, i cui primi segnali si sono visti alla fine di agosto. Colpisce le imprese, ma anche le famiglie. Tutte le principali banche, ma anche diverse Bcc, hanno tirato i remi in barca: i budget per l’anno si considerano archiviati. Per scoraggiare la richiesta di mutui, diversi operatori hanno provveduto a tirare su gli spread. Ma a tirarsi indietro sono pure gli stessi consumatori.
Una recente analisi di Crif, società specializzata nelle informazioni creditizie, ha mostrato che la domanda di mutui è calata dell’11% nei primi nove mesi dell’anno, con una punta del 23% nel solo mese di settembre. Le indicazioni informali che arrivano dalle principali banche fanno pensare che le cose stiano peggiorando, tanto che qualche istituto ha già preventivato di ridurre drasticamente i budget di erogazioni per il 2012.

Comments
Ognuno è libero (per il momento) di pagare come crede.
Evitiamo però di dire falsità: ogni volta che paghiamo con carta di credito, le varie visa, Mastercard, CartaSi e American Express guadagnano cifre che vanno dall'1% al 4% di quello che acquistiamo.
Inoltre, visto che in questa stagione i tax lovers si sentono anche molto patrioti, faccio notare che quasi tutte le carte di credito appartengono a multinazionali estere e le loro commissioni vanno via dall'Italia.
le fantastiche associazioni dei consumatori che campano di soldi pubblici, meriterebbero si chiedesse loro ragione dei numeri che danno e di quale metodologia utilizzano per calcolarli. E' uno dei casi nei quali i giornali ce riportano i dati la domanda sui dati dovrebbero porsela prima di fare titoli allarmistici.
Proposta: i regali di Natale pagateli solo con denaro elettronico (carte, bonifici), niente contanti. In questo modo i commercianti non potranno evadere le tasse come sempre. Diffondete l'iniziativa.
Ovviamente sarebbe sempre bene usare i contanti il meno possibile durante tutto l'anno. Per chi dice che così si pagano commissioni e ci guadagnano le banche: se avete ancora una banca che vi chiede commissioni su bonifici e prelievi, cambiatela, siamo nel 2011 non nel 1900. Sono anni che non si pagano.
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