1990-2010: vent’anni, tanto debito e poca crescita
Giorgio Arfaras*
Infografica: Carlo Manzo e Michele Sasso
Che rapporto c’è tra il debito pubblico dell’Italia e la crescita del Prodotto interno lordo? La variazione dell’indebitamento dipende certamente da quello che i governi fanno, ma anche da quello che fa per conto suo l’economia. Infografica con una analisi di Giorgio Arfaras, direttore della Lettera economica del Centro Einaudi.
Immaginate un governo che si insedia e che non faccia proprio niente. I conti pubblici dipenderanno allora dall’andamento dell’economia. Se quest’ultima cresce, aumentano le entrate. Il saldo fra le spese, che supponiamo invariate, perché il governo non fa niente, e le entrate fiscali migliorano. Se i conti pubblici prima del pagamento degli interessi (il saldo primario) erano in pareggio, allora, grazie ai maggiori introiti, vanno in attivo (il saldo primario diventa positivo). Il debito pubblico finisce per ridursi, perché una parte dei titoli emessi, quando va in scadenza, viene rimborsata grazie al surplus primario. L’anno successivo il debito pubblico è inferiore. Il deficit pubblico lo si ha lo stesso per l’onere da interessi sul debito, se quest’ultimo è voluminoso. Il debito pubblico alla lunga però si comprime, e dunque gli oneri da interesse scendono. Il bilancio dello stato nel tempo migliora.
Immaginate ora un governo che si insedia e che – di nuovo - non faccia proprio niente. I conti pubblici dipenderanno allora dall’andamento dell’economia. Se quest’ultima non cresce, oppure flette, si riducono le entrate fiscali. Il saldo fra le spese, che supponiamo invariate, perché il governo non fa niente, e le entrate peggiora. Se i conti pubblici prima del pagamento degli interessi (il saldo primario) erano in pareggio, allora, grazie ai minori introiti, vanno in passivo (il saldo primario diventa negativo). Il debito pubblico finisce per crescere, perché vengono emessi nuovi titoli del debito pubblico. L’anno successivo il debito pubblico è superiore. Il deficit pubblico cresce per l’onere da interessi sul debito, perché quest’ultimo è voluminoso e crescente. Il debito alla lunga cresce, e dunque gli oneri da interesse salgono. Il bilancio dello stato nel tempo peggiora.
La noiosa premessa contabile ha lo scopo di chiarire un punto importante. Nella polemica politica si usa accreditare (se le cose vanno bene) o addebitare (se le cose vanno male) ai governi tutta la variazione del debito pubblico. La variazione del debito dipende certamente da quello che i governi fanno, ma anche da quello che fa per conto suo l’economia. Se l’economia cresce, i governi che non fanno nulla vanno bene, e viceversa, se non cresce. Andrebbe, invece, calcolato il merito dei governi. Ossia, di quanto migliorano i conti pubblici, senza il contributo autonomo dell’economia.
In Italia per esempio, i governi di centro sinistra si sono avuti con l’economia che cresceva: nel 1996 il Pil era salito a +1,1%, negli anni successivi cresceva a 1,9, 1,4 e 1,5 fino all’exploit del 2000 con +3,7 per cento. Tornato Prodi a Palazzo Chigi il Pil segnava +2,2 nel 2006 e +1,7 nell’anno successivo. Mentre i governi Berlusconi si sono avuti con l’economia che cresceva meno, o si contraeva: dall’1,9% del 2001 in rapida discesa per l’anno successivo (0,5%) fino alla crescita «0» del 2003. In crescita per il 2004: +1,7 per cento, si attesta allo 0,9% nell’ultimo anno di governo. Nel 2008 la crisi fa segnare -1,2 e peggio ancora per l’anno seguente -5,1 per cento. Solo nel 2010 la crescita è positiva e segna più 1,3 per cento.
Se i governi di centro sinistra e di centro destra non avessero fatto nulla, i secondi mostrerebbero dei conti pubblici peggiori. Una nota tecnica. La maggiore crescita economica migliora l’andamento del debito pubblico. Nel calcolo del rapporto fra il debito e l’andamento dell'economia (il debito/Pil) abbiamo un miglior numeratore (il debito) e un miglior denominatore (il Pil). Il rapporto debito/Pil perciò si riduce. Accade il contrario con una minore crescita o con una flessione dell'economia. Ci sarebbe lo stesso da discutere dei meriti dei governi, anche se si facessero i conti sugli effetti della crescita economica, che è indipendente dal loro agire. Immaginate, infatti, un governo che vara la riforma delle pensioni, ed uno che, a distanza di anni, ne raccoglie i frutti. Il primo governo che ha preso la difficile decisione, non ne raccogli i frutti, perché essi emergono dopo molti anni. Il secondo governo, che non ha preso alcuna decisione, e che si insedia dopo molti anni, ne raccoglie i frutti. Insomma, si capiscono le ragioni della polemica: “i miei governi sono andati meglio” può essere elettoralmente pagante, ma non il merito -vogliamo dire “scientifico”?- delle argomentazioni.
*Direttore di Lettera economica del Centro Einaudi
Per approfondire:
Il debito pubblico italiano, quando e chi lo ha formato
Governo dopo governo, dagli anni Cinquanta a oggi, come si è evoluto il rapporto percentuale debito pubblico/Pil nel nostro Paese? Perché si è formato questo debito? Quali le responsabilità? Infografica con una analisi di Giorgio Arfaras
Il baratro del debito pubblico, chi rischia di più?
La previsione del rapporto debito pubblico/Pil della Grecia è ulteriormente peggiorata. L’Italia è stabile al penultimo posto con il suo 120%. Guarda la classifica europea dei guai economico-finanziari degli Stati nella nostra infografica.
Chi ha in tasca il debito pubblico italiano?
Chi detiene i 1.557 miliardi di euro di debito pubblico incorporato in Btp e titoli simili? Solo la metà (o poco più) è in mani italiane. Per il resto ci sono banche e gruppi assicurativi stranieri, fondi comuni europei, investitori asiatici…

Comments
Il problema dell'Italia è la CORRUZIONE! In Italia tutto passa per le maglie corrotte della Politica: Amministratori delegati di nomina polica, grandi appalti pilotati dalla poltica, e via dicendo. Non c'è spazio per le aziende serie, che si trovano a competere con una concorrenza mondiale agguerrita e con un aggravio di costi che quest'ultima non ha. E' un circolo vizioso che è arrivato a strangolare l'economia quasi completamente, senza possibilità di avere giustizia nei processi che sono lunghissimi rispetto alla media europea, con una normativa cavillosa costruita per l'interesse di qualcuno, che favorisce l'evasione fiscale.
La Germania è al minimo storico da 20 anni con la disoccupazione e meno male che siamo in crisi. E' evidente che oltre che corrotti i nostri politici sono anche incapaci, perchè agli italiani le buone idee non sono mai mancate, ma se non c'è un buon terreno dove piantarle vanno all'estero. Un esempio il mouse che probabilmente state usando è di una azienda fondata da Italiani la Logitech ... la domanda è, ma perché non l'hanno fondata in Italia?
siamo impotenti davanti all'aumentare del debito pubblico l'unica arma che ci serviva nel breve che è la sovranità monetaria cioè creare la moneta o stamparla non c'è l'abbiamo.O diminiuire drasticamente la spesa pubblica pensate cosa succederebbe disoccupazione è povertà alle stelle .Abbiamo visto dall'esempio precedente che poniamo il caso un governo non facesse nulla è l'economia crescesse il debito pubblico diminuirebbe per effetto delle Entrate che sarebbero maggiori alle uscite.Ora veniamo al dunque siamo al 123% rapporto PIL deficit pubblico ,l'economia è in recessione la pressione fiscale è arrivata al 70 % parliamo di pressione fiscale dovuta da tasse dirette e indirette sulle imprese e sulle famiglie.Vedete tutti voi qualche via d'uscita? Io no , vedremo lacrime e sangue nei prossimi dieci anni anche il governo Monti non sta facendo nulla anzi con tutte le tasse che ha messo il bebito pubblico sta aumentando è con se anche la Disoccupazione e L'impoverimento generale della popolazione ringraziate anche tutti i Partiti che stanno appoggiando il governo monti e che anno creato questa situazione dagli anni 80 ad Oggi.
Il Giappone pare abbia un debito pubblico di oltre il 250% e ce ne fregheremmo se l'andamento della nostra economia fosse anhe solo paragonabile a quello giapponese. In ogni caso se si cianciasse di meno e si facesse qualche attimo di meditazione emergerebbe in tutta chiarezza che i nostri guai economici hano preciis riscontri storici.
-1971 istituzione delle Regioni. Assurdi moltiplicatori di spesa di cui nessuno sentiva il bisogno tranne coloro che avevani mire precise di "pappatoria"( leggi : mezze calzette e trombati della politica statale; affaristi, appaltatori di cattedrali nel deserto ecc ecc. Esistono ancora le Regioni a statuto speciale.... Quali ne siano le ragioni lo sa solo Dio.
- 2002 l'ingresso trionfale nell'euro con un immediata svalutazione implicita del 100% circa ( percezione di un euro = a mille lire invece delle quasi 2000) perché quai se non fossimo entrati... chissà quali cataclismi si sarebbero abbattuti su di noi. Ma nessuno è mai riuscito a spiegarci il perché. Ed intanto gli inglesi - mai stati fessi - se la ridono.
-la "bufala" dell'Europa.:Inconcepibile un'entità politica unitaria all'interno della quale le popolazioni che ne fanno parte parlano una ventina di lingue diverse. In politica internazionale e commerciale gli stati si scannano fra di loro, la solidarietà e inesistente e non sentita, ogni componente si guarda attentamente e si trene stretti i propri interessi, meglio se a spese degli altri. Le altre entità politiche pluristatali (vedi USA) guardano all'Europa con diffidenza e sufficienza.Una bufala appunto o, a voler esere più benevoli, una chimera destinata a restare tale per secoli ancora ammesso che ad essa si voglia continuare a guardare .come allettante obbiettivo.
L'unica soluzione è, per usare una espressione molto in voga, fare un bel passo indietro. Cassiamo tutto quanto è accaduto dal 1970 ad oggi e rimettiamo le cose a posto come erano all'epoca. Tutto ciò che ci siamo permessi di fare in quest'ultimo mezzo secolo serva come esempio di cosa occore evitare. Ma prima ci vuole una rivoluzione istituzionale.......Qusta repubblica parlamentare da sola non si schioda, non illudiamoci. Il fattore di rottura potrebbe essere una repubblica presidenziale, se volessimo procedere con le buone, ma se servissero le cattive maniere.....
perchè il debito è pubblico e il profitto è privato?
Il debito italiano è altissimo, se i dati sono reali. Lo Stato italiano incassa tra accise, iva, irpef, IMU etc. miliardi di euro. A questo punto mi pongo un quesito:
le tasse sono alte per gli italiani e per le imprese italiane. Il parlamento approva tutto a favore dei deputati. Qualcuno pensa al popolo italiano? Assolutamente no. Bruciano miliardi di entrate senza provvedere a far ripartire uno stato che è fatiscente.
Si parla come se l'andamento del PIL sia legato strettamente all'andamento dell'economia, e il governo non avesse controllo su di esso. Se così fosse, l'analisi sarebbe giusta - ma è davvero così? Davvero un governo NON può indirizzare l'andamento del PIL?
Insomma, si capiscono le ragioni della polemica: “i miei governi sono andati meglio” può essere elettoralmente pagante, ma non il merito -vogliamo dire “scientifico”?- delle argomentazioni.
Vorrei per onestà e non per apparteneza aggiungere che il govrno Berlusconi del periodo 2001- 2006 è incappato nell'undici settembre dove tutto si è fermato, e l'ultimo governo del 2008 dove avrebbe dovuto governare Prodi è inciampato in una crisi che credo non abbia precedenti. Non sono sicuro se altri avrebbero fatto meglio?
Le cause del nostro debito e dei nostri mali si possono ricercare : mancati investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione industriale, classe politica impreparata, Disonestà diffusa da ambo le parti, Ruoli sindacali incapaci di comprendere i cambiamenti, Il nostro sistema assistenziale fa acqua da tutte le parti. Sono tutti sono esentati e non pagano il tiket che tutto sommato è un piccolo contributo ( salvo casi eclatanti) che non son la nosrma.
Conosco decine di casi di gente che non paga il canone Rai. Non si denuncia perchè sono vergognosi gli stipendi che conduttori e ospiti pecepiscono.
Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/peso-debito-pubblico-Pil#ixzz1iZKNOP5D
Eppure una cosa mi sfugge... perchè l'america nonostante l'11 settembre sia cresciuta dal 2001 al 2006 molto ma molto più dell'italia??? per non parlare di tutti gli altri paese della UE... perchè sarebbe umiliante....Se tutti sono cresciuti tantissimo in quei 5 anni, perchè solo noi siamo rimasti indietro??? Eppure dal 2005 al 2006 la congiuntura economica è stata molto positiva...Per non parlare dal 2008 ad oggi...siamo il paese che ha perso più di tutti in Pil...dietro di noi solo Grecia e Portogallo...Invece di dare la colpa al caso... e all'economia globale vedi meglio i dati
L'italia non è cresciuta perchè dagli anni 90 la nostra economia ha cominciato a subire la concorrenza dei paesi emergenti. Mancando completamente una politica industriale dalla vista lunga, si è preferito finanziare a pioggia "imprenditori" senza idee, e permettere alle aziende di abbattere i costi abbassando le tutele sul lavoro.
Una politica industriale vera avrebbe preso atto del fatto che molti settori tradizionali erano improduttivi e senza speranza. Si sarebbe dovuto "pilotare" una riconversione del sistema produttivo verso altre produzioni di beni e servizi utilizzando ammortizzatori sociali e finanziamenti mirati alle imprese. Non è un processo semplice ma in 20 anni (quasi una generazione) ci si poteva riuscire.
Purtroppo la politica supina verso la classe imprenditoriale di vecchio stampo, e la ricerca di facile consenso non lo ha permesso.
La preoccupazione vera è che nonostante il baratro in cui siamo finiti continuiamo a far finta di niente.
Chiara la spiegazione; mi sembra tuttavia semplicistica. Ciò che fa l'economia non è mai indipendente da ciò che fanno i governi e, più in generale, dall'assetto politico-istituzionale di un paese; così come ciò che fanno i governi non è mai indipendente da ciò che fa l'economia. Sostenere dunque che la crescita economica è indipendente dalle scelte di politica economica è errato, e fornisce un'immagine distorta del rapporto tra istituzioni e mondo economico.
Sono assolutamente d'accordo con quanto affermato da Grancolauro. Gli stimoli all'economia attraverso le misure di incentivo fiscale, la rimozione di privilegi di categoria, la migliore operatività della amministrazione pubblica o meno, una efficace anche se sobria regolamentazione delle norme della finanza e moltissime altre cose stimolano lo sviluppo economico, la loro assenza li deprime. Poi ci sarebbe il piccolissimo particolare che l'Amministrazione di un Paese non deve guardare ai prossimi sei mesi come fanno i manager moderni perche' queste sono le regole (stupide) dell'attuale economia, deve pianificare le riforme per pensare al benessere nei prossimi trenta o cinquanta anni e allora deve pensare all'istruzione, alla giustizia, alla ricerca. Si tratta di misure che nel breve non danno alcun risultato, ma la cui mananza nel lungo termine determina/ha determinato parte dei disastrosi risultati che stiamo osservando
Sarebbe interessante e illuminante aggiungere il dato dell'andamento della pressione fiscale su PIL. e Della spesa pubblica su PIL, negli stessi anni.
Sia in valore assoluto, sia in %. (Il valore assoluto è più comprensibile ai non addetti).
ARMEY, "La curva pericolosa: spesa pubblica e crescita"
con la sua "Curva" sostiene che con l'ncremento della spesa pubblica aumenta la corruzione, ovvero il costo della corruzione. (Cfr. Grecia). Secondo www.teansparencyinternational.org per la corruzione percepita, Italia è appiccicata alla Grecia (3,8 contro un 3,7, ripetto alla virtuosa Danimarca, che ha 9,8), Come una pagella.
A scuola, con 3,8 in "condotta", eri normalmente respinto, se non espulso. La metafora serve, sempre per i "Non addetti", per capire.
Le vie del risanamento sono chiare, gli ingredienti ci sono, la ricetta pure sostengo datempo che manca il "Cuoco".
Non penso che il Prof. Monti, ottimo cuoco, sarà messo in grado di cucinare, i se e ma, forse, saremmo disposti ec. ec. si sprecano. Ora che Berlusconi è fuori gioco, a chi daremo la colpa?
Preferisco la divertente ipotesi di Oscar Giannino: se non facciamo almeno TRE delle cose che dobbiamo fare subito, aspettiamoci gli elicotteri, della BCE atterrare nel piazzale di Montecitorio ed entrare nel"Palazzo", per fare ciò che va fatto. Prima di tutto spazzare via Peones e ignoranti Accattones.
Auguri al commissario Finlandese ed alla sua squadra.
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