Reportage

A Sibari gli stranieri lavorano nei campi, gli italiani incassano

Nella Piana di Sibari si venera la Madonna nera. La chiamavano “dea degli schiavi”. Alle sue spalle

(Flickr - ardemonia)
Centrale elettrica
In attesa di lavoro
Aspettando il caporale
Discoteca romena
Lo stabilimento della famiglia Gattuso
La Madonna di Schiavonea

(Flickr - ardemonia)

SCHIAVONEA (COSENZA) - “Dea degli schiavi che sulle stelle imperi”. Così un poeta locale invocava nel ‘600 la Madonna nera, un culto di origine slava che la devozione popolare associava alla liberazione dalla schiavitù dei pirati saraceni. Alle spalle del quadro della vergine, 400 chilometri quadrati di pianura dallo Jonio al Pollino e 12 mila braccianti stranieri. Hanno sessanta giorni di tempo per raccogliere due milioni e mezzo di quintali di clementine. La paga giornaliera? Venticinque euro, la stessa di Rosarno.

Salendo sulla collina si arriva a Rossano. Lo scorso 22 luglio, squadre armate si sono organizzate per la caccia agli stranieri accusati di rubare negli appartamenti. Aggressioni a colpi di spranga e auto in fiamme. Nora Ornella Pujia, dell’associazione “Insieme”, ci racconta quella notte di follia. «Stavo al balcone per il caldo, erano le 23, ho visto gruppi armati. Non ti preoccupare, mi ha gridato un conoscente, a te non facciamo niente. Cerchiamo solo le macchine degli stranieri. In cima al paese ci sono dimore fatiscenti che ospitano numerosi immigrati. Li cercavano lì. Dal mio balcone ho visto armarsi gruppi di giovani, ragazzi che vanno a scuola. Due persone sono finite in ospedale con le ossa rotte. Donne e bambini si accanivano nei confronti dei rom».

Al mattino una delegazione ha chiesto di incontrare il sindaco. «Alcuni rumeni li abbiamo nascosti in case di villeggiatura, il giorno dopo hanno preso il primo mezzo utile e sono tornati in patria», racconta Nora. Altri stranieri sono stati presi dalla polizia e portati al centro di identificazione ed espulsione di Crotone. «Ho sentito ragazzi del paese che dicevano: Com’è andata la caccia? Quanti ne avete trovati?». Nei giorni successivi torna la calma. Molti si sono sentiti autorizzati a fare le “ronde” dalla propaganda televisiva e dai politici che cavalcavano la protesta associando immigrazione e sicurezza.

La caccia è nata dalla psicosi del citofono. Da settimane si vociferava di stranieri che si avvicinano ai portoni per tracciare segnali utili al prossimo furto in appartamento. Un ragazzo è stato malmenato solo perché si trovava nei pressi di un citofono. C’era chi giurava: hanno rubato a casa di un malavitoso. Da queste parti è la prova inequivocabile che il colpevole è uno straniero. Nessun altro potrebbe essere così incosciente.

Stop agli extracomunitari. Per il 27 novembre - nel borgo marinaro di Schiavonea - è annunciata la manifestazione contro i “clandestini”. La organizza Domenico Piattello, già candidato a sindaco, coinvolto in una rissa in cui ha ricevuto una coltellata da un marocchino. La tensione è altissima. I cittadini lamentano furti e piccoli reati. «Dobbiamo regolarizzarci noi», spiega Piattello. Infatti in gran parte gli stranieri sono comunitari, non “clandestini”. Pagano circa 130 euro a posto letto, che peraltro devono lasciare a luglio e agosto. In quei mesi arrivano i turisti. «E’ un bell’introito, l’immigrato». Per due mesi gli stranieri residenti dormono sotto le barche, sulle panchine, in vecchie case abbandonate. Poi a settembre rientrano, anche in cinque o sei per appartamento.

Curiosamente, tutti parlano (con disprezzo o pietà) degli “extracomunitari”. Ma si notano tantissimi bulgari e rumeni. «È vero», ammette una volontaria. «Il fatto è che li consideriamo distanti». C’è però chi conosce perfettamente la distinzione tra comunitari e non. In caso di controlli, è la stessa differenza che c’è tra una multa e la galera. Se ti beccano nei campi con un bulgaro in nero, scatta una contravvenzione. Se invece è un immigrato senza permesso di soggiorno, possono contestarti il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

E così ai proprietari conviene far lavorare i neocomunitari. Costano meno («Io non lavoro per meno di trenta euro», dice con orgoglio un tunisino. «I rumeni anche per cinque», ironizza un algerino). Bulgari e rumeni hanno i documenti in regola. I controlli possono essere facilmente aggirati: basta aprire l’ingaggio, segnare anche solo una giornata ed è fatta. Nelle immagini che alleghiamo, potete vedere le surreali tabelle per cui gli stranieri lavorano pochissime giornate, mentre gli italiani (che hanno un’età che va dai 50 ai 60 anni) segnano 51 o 101 giornate, cioè lo stretto necessario per accedere alle indennità.

Ore lavorate da italianiOre lavorate da stranieri

 

Siamo di fronte a una grande truffa ai danni delle casse dell’Inps. Ma anche uno scambio ingiusto tra residenti e braccianti stranieri. Ai primi vanno le indennità, ai secondi la fatica e pochi spiccioli. Maria Giovanna Cassiano è la funzionaria Inps che nel luglio 2009 ha denunciato le irregolarità in Procura. Prima le hanno concesso la scorta, poi un servizio di tutela. La sua azione aveva bloccato le erogazioni delle prestazioni. E i falsi braccianti hanno risposto bloccando la statale 106, l’unica arteria che collega tutta la Piana col resto d’Italia. Un ingorgo gigantesco durato mezza giornata è stato il culmine di una serie di proteste (anche da parte di politici) e attacchi sui giornali.

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
1 March 2012 - 15:59

conosco bene tutta la zona,è davvero uno scandalo;sembra quasi che non ci sia lo stato. case fittate in nero,gente affamata che rovista nei cassonetti:mi dispiace non poter condividere questo articolo che ben descrive la situazione su fb o tw

Randolph Carter's picture
Inviato da: Randolph Carter
25 November 2011 - 14:23

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