Analisi

Piano industriale tradito, il compenso di Marchionne sale

Andrew Sentance*

Se Alfa e Lancia avessero venduto secondo quanto annunciato dal manager italo-canadese, Fiat sarebbe in utile anche senza risparmiare sul costo del lavoro. Il piano premi per il management, però, sale a 12 milioni. Di cui 2 sono per l’amministratore delegato.

Sergio Marchionne
Sergio Marchionne

Mirafiori è stato un diversivo, il vero problema è che non si vendono abbastanza automobili. Le recenti dichiarazioni e i commenti rilasciati alla stampa da Marchionne sullo spostamento negli Usa, giungono dopo che il manager italo-canadese ci aveva indotto a credere che il futuro della Fiat dipendesse interamente dall’accettazione o meno da parte dei lavoratori delle modifiche all’orario di lavoro e ai i premi. A dire il vero, il piano industriale presentato lo scorso anno da Marchionne per Fiat Auto definisce questi cambiamenti come «necessari» per risanare la “Fabbrica Italiana”. Ma forse si è issata questa bandiera per distrarre l’attenzione da altre questioni, ben più strategiche per valutare un management.

Alfa e Lancia, semplicemente, non stanno vendendo tante auto quante erano state preventivate e annunciate. Nel piano industriale 2006-2010, era previsto che nel 2010 l’Alfa e la Lancia avrebbero venduto entrambe 300.000 auto l’anno. Se ne stanno invece vendendo circa 100.000, esattamente come quattro anni fa. Anche con la migliore forza lavoro al mondo, non si può pensare di far profitti se viene venduto un terzo delle auto che si era prestabilito di vendere. L’altro grosso buco è la Cina, oggi il più grande mercato automobilistico mondiale. Là dove l’azienda dovrebbe star vendendo ormai 300.000 auto, non è neppure presente. E il problema non è solamente quello di una debolezza della domanda, la Fiat sembra essere anche al di sotto del proprio obiettivo di quota di mercato del l’11% in Europa Occidentale, perché la gente non è interessata a comprare Alfa o Lancia. Se l’Alfa e la Lancia avessero venduto in Europa 300.000 veicoli ciascuna, la quota di mercato della Fiat Auto sarebbe pari al 10,5%, invece dell’esiguo 7,7%. Che il quadro generale non sia brillante è un dato di fatto, ma una buona azienda riuscirebbe comunque a raggiungere il proprio obiettivo di quota di mercato.

Per dare un’idea di quanto un incremento nelle vendite possa fare la differenza, occorre tornare al piano 2006-2010. Lì, molto opportunamente, sono state indicate delle linee guida basilari per stimare una leva operativa. Se l’azienda venderà 400.000 auto in più, le mancate vendite Alfa e Lancia prodotte in Italia, questo determinerà un incremento dell’utile operativo di circa 750 milioni di euro. I punti qui sono due: primo, questi cambiamenti nelle condizioni di lavoro quanto faranno risparmiare di fatto ogni anno? Stando al rapporto 2009, i costi del personale dell’intero gruppo ammontavano a 6.810 milioni di euro. Questi cambiamenti dovrebbero quindi produrre un risparmio pari al 10% dell’intero costo del personale della Fiat per poter compensare i mancati volumi; stando ad una stima della Barclays, nel 2010 le attività in Italia hanno registrato una perdita di 684 milioni di euro. Quindi, se le vendite 2010 di Alfa e Lancia fossero andate come pianificato, l’Italia sarebbe redditizia.

Specialmente, dal momento che gli impianti italiani producono modelli con un più ampio e più alto margine. Inoltre, si fa un gran parlare di quanto la Polonia sia molto più produttiva dell’Italia. Il che può essere vero, ma a questo deve aver contribuito enormemente il fatto che l’impianto polacco stia lavorando al 93% della propria capacità, poiché produce un’auto che la gente di fatto vuole acquistare, ovvero la 500. Gli impianti italiani stanno lavorando, al massimo, al 65% delle proprie capacità. Pomigliano d’Arco che produce l’Alfa 147, la 159 e la GT sta lavorando solo al 14%. Cambiare le condizioni di lavoro non farà alcuna differenza. Il problema principale non è a livello produttivo, è a livello progettuale, di marketing e delle vendite.

L’ultima cosa che amareggia in tutto questo parlare di quanto i lavoratori debbano fare sacrifici è che nel 2009 sia stato pagato a Marchionne un premio di 1,3 milioni di euro sonanti e 500.000 azioni, che si sono andati a sommare a uno stipendio che ammonta a 3 milioni di euro. In un anno in cui l’azienda ha perso 800 milioni di euro e ha avuto un margine operativo del 2,1% invece che del 7%, previsto nel piano 2006. Sarò anche all’antica, ma i premi si danno quando si fanno utili e si raggiungono gli obiettivi che ci si è prefissati, specie se si tratta dell’amministratore delegato. Per aggiungere beffa al danno, il piano dei premi in azioni nel 2010 è stato innalzato da 8 milioni a 12 milioni, di cui 4 milioni sono per tenere in azienda il personale chiave fino a che il bilancio aziendale 2011 non sarà approvato, e 2 milioni vanno a Marchionne. Ai livelli attuali, ciò significa che Marchionne si prende azioni per un valore di 36 milioni di euro. Senza neanche tenere conto dei risultati. Eccessivo.

*Analista indipendente

 

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Commenti

Non capisco alcuni commenti a questo articolo. Per valutare se gli obiettivi stabiiti in un piano industriale siano stati raggiunti, bisogna ovviamente aspettare la pubblicazione dei risultati societari. Che senso avrebbe dare un voto ad uno studente prima che questo sostenga l'esame o commentare la performance di un giocatore prima che questo giochi la partita?

E' molto sensato quanto lei sostiene. E' ovvio che l'integrazione con un altro costruttore, pone la necessità e la convenienza a rinviare il proprio piano modelli per utilizzare le sinergie tra i due costruttori.
Le opinioni che faccio fatica a capire, sono quelli che utilizzano ampiamente la scienza del poi.

Concordo con l'analista per quanto riguarda l'inopportunità di compensi eccessivi e dividendi in presenza di un bilancio in perdita. Mi permetto osservare però che l'analisi non racconta nulla che non fosse già noto da tempo. Sostenere che se Alfa e Lancia avessero..... allora............, mi perdoni ma è come la famosa storiella di mia nonna Ah! se avesse avuto le ruote. Che il problema fosse la gamma era altrettanto noto. L'aspetto interessante, a mia opinione, sarebbe stato e sarebbe capire il perchè della carenza di nuovi modelli. Che potrebbe essere una scelta, ovvero una scelta obbligata, ovvero ancora una scelta di priorità.

Il giornalista scrive: "Sarò anche all’antica, ma i premi si danno quando si fanno utili e si raggiungono gli obiettivi che ci si è prefissati, specie se si tratta dell’amministratore delegato". Sono al 100 % daccordo, ci sono pero troppi casi recenti anche Italiani che dimostrano che non è quasi mai così. La mancanza di regole chiare (e di incentivi da parte dei consiglieri indipendenti ad agire perche un'azienda crei valore per gli azionisti) porta sempre piu spesso a situazioni paradossali specie nelle cosiddette "public companies". Bisognerebbe imporre a tutte le aziende quotate di dare pubblicita alle politiche cd di "retention" per il futuro, impedre di cambiare regole in corsa e vietare competamente i premi "alla carriera" o altri tipi di elargizioni che gli amministratori spesso fanno (con denaro non loro) per mantenersi loro stessi in sella.

Degli analisti del giorno dopo meglio prendere le distanze: mi sembrano i tifosi che pontificano il lunedi
Se fosse cosi semplice perche non cambi mestiere?

L'ingresso in Chrysler ha avuto un impatto importante anche sulle vendite di Fiat Auto, visto che alcuni nuovi modelli sono stati rimandati proprio per poter trarre beneficio delle nuove piattaforme. Ad esempio, anni fa sembrava che le piattaforme Jaguar potessero essere la base per le berline Lancia vista la partnership con Tata che all'epoca aveva rilevato Jaguar e Land Rover. Quindi, una parte delle minori vendite le vedo come effetto del ritardo nel proporre nuovi modelli.
Sul fatto che produrre di meno sia per forza un male significa essere sicuri che ogni auto venduta garatisca margini positivi: da quanto ne sò (poco, molto poco) non è sempre vero nel mercato dell'auto.

Marchionne ha evitato il collasso FIAT ed ha posto il tema delle relazioni industriali in Italia (anche se forse in modo troppo duro). Grandi meriti storici. Da qualche anno però la FIAT perde quote di mercato, cioè fa macchine che piacciono meno delle concorrenti ai consumatori. Mi sembra che il lavoro di LK dica questo. In bocca al lupo alla FIAT per i prossimo modelli e a LK che per essere una cosa partita ieri non è mica male. Bravi.

1. L'ingresso nel capitale di Chrysler - sto parlando delle vendite di Fiat Auto, quindi credo  Chrysler non c’entri niente. Almeno che questo commento non implichi che Marchionne sia troppo occupato con Chrysler per gestire bene la Fiat. 2. Non poteva prevedere la crisi. Per questo, le vendite vanno giù di sicuro, ma ho sottolineato che la quota del mercato è ben sotto le attese e che succede indipendentemente dall'andamento del mercato. 3. Produrre di meno non è un male? È uno scherzo? In più un impianto viene utilizzato meglio sia perché viene aumenta l'efficienza sia perché vuole dire che la gente compra più macchine.

Mi sembra un po' semplicistico confrontare i dati del 2010 con quelli dichiarati in un piano che evidentemente non poteva prevedere la crisi economica e l'ingresso nel capitale di Chrysler.
Anzi, non è detto che aver prodotto meno in un momento in cui il mercato dell'auto è crollato sia per forza un male.

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