A Sofia e Varsavia si vive felici e senza euro, lo dice il Fmi

Antonio Vanuzzo

L’eurocrisi ha colpito duramente le banche dell’Est Europa, ma ci sono due Paesi che hanno le spalle più larghe degli altri: Bulgaria e Polonia. A spiegarlo è questo video del Fondo monetario internazionale:

 

Aumentando il finanziamento proveniente da depositi nella seconda parte del 2011, Sofia e Varsavia sono riuscite ad annullare l’effetto del deleveraging da parte delle banche dell’Europa occidentale, evitando di chiuderere il rubinetto del credito a famiglie e imprese, come si deduce con chiarezza da questo grafico:

Gli istituti stranieri, spiegano gli esperti di Christine Lagarde, controllano più della metà dei sistemi bancari dell’Europa centrale, con una quota superiore all’80% in Bosnia, Repubblica Ceca, Croazia, Estonia, Romania e Slovacchia. Le banche comunitarie, inoltre, hanno concesso prestiti pari al 60% del Pil dei suddetti Paesi, mentre la media tenendo conto anche della Turchia, della Russia, dell’Ucraina e della Moldova scende al 27%, percentuale composta per metà da prestiti bancari e l’altra metà da rimesse degli immigrati. La morale al minuto 1.36 del video: nel 2012 il rallentamento dell’area sarà del 2,8% rispetto al 4,7% del 2011. Fatta eccezione per la Polonia, che in questi giorni sta ospitando gli Euopei: qui la crescita, per il Fmi, è “sostenuta”. Per questo Varsavia non ha nessuna fretta di cambiare gli zloty con gli euro. 

 

 

 

 

Comments

Al momento non ci sono commenti per questo pezzo.

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
By submitting this form, you accept the Mollom privacy policy.