Lettera

Liberalizzazioni, per il governo gli aspiranti professionisti devono lavorare gratis

Nelle liberalizzazioni Monti aveva detto che «c’era roba vera», ma non per i tirocinanti o praticanti. Il pressing delle professioni ha ottenuto finalmente un risultato: i tirocinanti, detti anche praticanti, non avranno diritto ad un compenso se non dopo i primi sei mesi di tirocinio. Molti praticanti sono, nei fatti, segretari a costo zero, scrive l’avvocato e dottore di ricerca Andrea Bitetto, scelti per il lavoro da galoppini. Riconoscere loro il diritto di esser pagati non sarebbe stata una concessione buonista, ma sarebbe stato un interesse dell’intera professione, consentendo a questa di autoregolarsi, in maniera non dirigistica ma coerente coi principi di una funzionante economia di mercato.

Continua la protesta dei professionisti contro le minacciate liberalizzazioni. Minacciate, perché pare che dopo la manipolazione degli emendamenti resterà poco più di qualche buona intenzione. L’Organismo Unitario dell’Avvocatura, che a noi piace poco perché fatichiamo a comprendere come possa essere unitaria la rappresentanza di una professione che ha superato i 210mila iscritti all’albo, ha promosso una nuova astensione dalle udienze per il mese di marzo.

Ma non è questa la notizia: si sa che in Italia si soffre di scioperomania, perché gli scioperi sbagliati sono sempre quelli degli altri, mentre quelli della propria categoria sono sacrosanti, irrinunciabili. In una parola, abusata: costituzionali.

La notizia è che il pressing delle professioni ha ottenuto finalmente un risultato: i tirocinanti, detti anche praticanti, non avranno diritto ad un compenso se non dopo i primi sei mesi di tirocinio. Per carità: chi conosce il mondo dell’accesso alle professioni non sarà affatto meravigliato. Resta da dire che, per fortuna, la realtà del praticante che lavora a titolo onorario non è generalizzata. Ma è una delle tante facce del mondo delle professioni italiane e, fosse per noi, non proprio una faccia per la quale andar fieri. E diciamo questo non per facile istinto demagogico, che speriamo ci manchi del tutto, ma per una valutazione di efficienza e di utilità.

Crediamo, infatti, che se un professionista dovesse scegliere un praticante o un tirocinante dovendolo pagare adeguatamente sin dall’inizio, sarebbe tenuto ad operare una scelta oculata, perché sarebbe per lui un investimento. Ed avrebbero maggior possibilità di trovare una collaborazione retribuita i candidati con potenziali maggiori qualità.
Certo, l’obbligo di pagare il praticante sin dall’inizio probabilmente ridurrebbe, di molto e soprattutto a certi livelli, la domanda di lavoro da parte dei professionisti. Ma questo, visti i dati sul sovraffollamento delle professioni in Italia (e prendiamo, per maggior confidenza, per buoni i dati sull’avvocatura – ad esempio negli studi condotti dalla European Commission for the Efficiency of Justice) non sarebbe un effetto negativo, posto che la scarsità di domanda avrebbe il vantaggio di segnalare agli aspiranti che vi sono poche opportunità, consentendo loro di dedicare le loro fatiche ed i loro interessi curriculari verso altre ambizioni (la lingua tedesca, bontà sua, utilizza il termine Beruf, vocazione, per indicare la professione!). Si ridurrebbero le schiere dei veri praticanti fittizi, cioè di quelli che passano il loro tirocinio a svolgere prevalentemente le mansioni di una buona segretaria, senza un reale e significativo apprendimento.

Breve: molti praticanti sono, nei fatti, segretari a costo zero. Scelti per il lavoro da galoppini più che per le pretese capacità di ricerca e di elaborazione critica, profili che – almeno un tempo e prima della devitalizzazione messa in atto dal duo Berlinguer-Moratti – le Università italiane cercavano di stimolare.

Riconoscere loro il diritto di esser pagati non sarebbe stata una concessione buonista, ma sarebbe stato un interesse dell’intera professione, consentendo a questa di regolare, in maniera non dirigistica ma coerente coi principi di una funzionante economia di mercato, l’accesso non tanto agli albi, ma alla pratica che a questi è prodromica.
Se così stanno le cose, la lingua batte dove il dente duole: non si può insistere a voler contentare tutti gli interessati dalle pretese grandi riforme. Perché se si prosegue su questa china, non ci resterà altro che ricordare uno dei Ragionamenti di Pietro l’Aretino, in cui si narrava di come la Nanna, introdotta la sua figliola Pippa alla professione, le consigliasse di mantenere le proprie virtù chiedendo indicazioni ai suoi clienti.

Andrea Bitetto - avvocato e dottorato di Ricerca in Sistemi Giuridici Comparati ed Europei presso l'Università di Trento

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
2 March 2012 - 15:06

basterebbe espltetare due anni di tirocinio nei tribunali

Franz's picture
Inviato da: Franz
1 March 2012 - 12:39

A mio avviso gli ordini vanno aboliti.

In Germania, un architetto fa 2 anni di pratica e poi è automaticamente iscritto all'associazione.

Gli ordini in italia servono solo a limitare la concorrenza ed a organizzare le gare di sci (calcetto) nazionali.

giuseppe's picture
Inviato da: giuseppe
29 February 2012 - 22:53

l'autore non ha compreso che (i) l'obbligo di remunerazione (o rimborso spese) era stato introdotto, invero dal governo Belrusconi, e poi soppresso, non si sa bene perchè, dal Governo Monti, il quale poi è tornato sui suoi passi accettandone la reintroduzione, anche se solo dal sesto mese e (ii) la reintroduzione è stata caldeggiata dalle professioni, non osteggiata, almeno per quanto riguarda il CNF.

Brubo's picture
Inviato da: Brubo
29 February 2012 - 21:31

Se questo è pensare ai giovani come sbandiera a destra a a manca Mario Monti, non oso pensare a quando ci penserà per davvero: da vero barone di cattedra con i propri studenti.

nicola_ds's picture
Inviato da: nicola_ds
29 February 2012 - 18:42

e un neo-laureato, di grazia, come potrebbe dimostrare a un suo eventuale "dominus" di potergli essere utile, senza avere generalmente mai messo piede prima in uno studio legale o visto un atto? con dimostrazioni di velocità nel lavoro di segreteria, nel districarsi tra le varie cancellerie? ;)
da praticante (non retribuito), concordo tendenzialmente con quanto scritto da Guido.

Ferrara's picture
Inviato da: Ferrara
29 February 2012 - 16:44

Bisognerebbe introdurre l'obbligo di retribuzione dei praticanti (non un "rimborso spese": un vero e proprio compenso, non inferiore a quello medio degli altri lavoratori con contratto di apprendistato), fin dal primo giorno. E ciò per un motivo che mi pare non essere stato ancora ben compreso.

Il problema in Italia non è che gli avvocati costino troppo (il che non è vero: costano meno che in quasi tutti gli altri paesi, soprattutto nelle cause di piccolo importo), ma che sono decisamente troppi. Dovendo in qualche modo vendere i loro servizi, moltiplicano i contenziosi, intasando il sistema come sappiamo.

Obbligare gli avvocati a pagare i praticanti impone una prima selezione, fondata sulle regole del mercato. L'avvocato non può più consentire a chiunque glielo chieda di "fare pratica" (vera o fittizia) presso al suo studio. Potrà farla fare solo a chi si dimostri in grado di essere utile. In questo modo accederanno all'esame di stato solo quei praticanti che abbiano superato lo "scoglio" di avere saputo rendersi utili agli avvocati presso cui hanno fatto pratica. Questo ridurrà il numero degli avvocati sulla base non di un inaccettabile contingentamento del numero di professionisti, bensì sulla base di un criterio di merito e, come detto, di mercato.

andrea bitetto's picture
Inviato da: andrea bitetto
29 February 2012 - 18:34

A Guido credo di aver risposto nella mia precedente replica: per esperienza diretta (e io sono stato un privilegiato, quindi non ho vendette da compiere!) fin dai primi giorni di pratica il dottore in giurisprudenza apporta un contributo. Fosse solo quello di sostituire la segretaria nell'accesso agli uffici. in economia si chiama costo/opportunità. Quindi un minimo di valore viene apportato allo Studio Professionale. A Ferrara, che ringrazio per l'ampio intervento, rispondo che in effetti risulta accertata una relazione positiva tra numero di avvocati e contenzioso (Studi Banca d'Italia, seppur limitati al mezzogiorno). Quando alla dinamica virtuosa di un sistema come quello da me proposto, ritengo che una selezione debba esser fatta. Non la fanno le Università, e trovo iniquo tenere nel limbo molti ragazzi assai adulti, che scoprono a trent'anni di aver sbagliato strada.

Guido's picture
Inviato da: Guido
29 February 2012 - 15:48

Da giovane avvocato che ha superato da pochi anni le forche caudine del praticantato (fortunatamente retribuito) ritengo che la scelta del Governo sia giusta nel suo complesso. Per colpa di un sistema formativo che non forma, infatti, il neo laureato non è in grado, almeno per un primo periodo, nè di avere le idee chiare sul proprio futuro nè, tantomeno, di fornire un apporto qualitativamente e quantitativamente rilevante nell'organizzazione di uno studio legale. In altri termini, nel primo periodo il praticante altro non è se non una passività per lo studio, non apportando - non avendo le necessarie cognizioni tecniche - alcuna risorsa positiva per l'organizzazione del lavoro. Imporre, quindi, al propfessionista l'obbligo di retribuire sin da subito una risorsa che tuttavia risorsa non è costituerebbe un onere aggiuntivo che è ragionevole scongiurare. Terminato il primo periodo di mera formazione, e scongiurato almeno parzialmente il rischio che il praticante scelta di intraprendere strade alternative, l'obbligo di retribuire il proprio collaboratore diviene sacrosanto, anche perchè costituzionalmente imposto. Da non trascurare, come correttamente evidenziato nell'articolo, l'impatto positivo che questa nuova previsione normativa, ove effettivamente applicata, avrebbe nel complessivo mondo della professione forense: l'obbligo di retribuire il praticante, infatti, impone la necessità di ponderare attentamente la selezione dei collaboratori e finirebbe per costituire una barriera all'ingresso della professione.

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
29 February 2012 - 13:18

Dopo sei mesi si cambierà praticante e il praticante cambierà studio.

Giuseppe's picture
Inviato da: Giuseppe
29 February 2012 - 13:00

La pretesa di voler essere pagati per apprendere una professione è una contraddizione in termini. A coloro che sostengono questo, consiglio di chiedere di essere pagati quando svolgono un Master!
Ma sia ben chiaro! Sono favorevole, essendo un avvocato che fa parte dei circa 240.000 costituenti la "lobby " (that's incredible!!!), all'introduzione dell'obbligo di "retribuire" i praticanti, così vedrò ridotto, a dir poco, del 50% i miei potenziali concorrenti di domani.

kmatica's picture
Inviato da: kmatica
29 February 2012 - 13:59

...la pretesa di voler essere pagati per apprendere una professione è una contraddizione in termini...
Anch'io svolgo una professione, ma molto molto... molto più umile, posso non pagare i miei subalterni sino a quando non avranno imparato la professione? Chiaramente a mio insindacabile giudizio.
Posso anch'io limitare l'accesso alla mia professione attraverso la mia associazione di categoria?
Mi interessa molto questo concetto di "Giustizia & Equità".
Grazie!

andrea bitetto's picture
Inviato da: andrea bitetto
29 February 2012 - 16:20

Cerco di rispondere ai lettori che hanno voluto commentare, e che ringrazio per l'attenzione e, soprattutto, per le critiche. Mi spiace, ma il paragone con il Master non tiene. Chi fa il praticante collabora - tanto o poco - a produrre valore aggiunto: un'atto, una diffida, una ricerca, l'accesso in cancelleria e via discorrendo. Contribuisce, quindi, a produrre una parte del reddito dello Studio, del professionista col quale collabora. Così, certo, apprende la professione, ma contribuisce a realizzare la stessa professione. Tutto qui, oltre agli effetti benefici in termini di "informazioni al mercato" dei potenziali aspirantei avvocati o professionisti in genere. ab

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
29 February 2012 - 12:23

Fuì è andata bene, solo 6 mesi, i giovani fanno grandi progressi con questo governo!

CLod's picture
Inviato da: CLod
29 February 2012 - 12:06

Da non credere che non l'abbiano corretto! è abbastanza evidente che i tirocinanti e soprattutto i praticanti (futuri liberi professionisti) vengono sfruttati già ora, e come se non bastasse ora bisogna farlo gratis?! allora in termini di costo opportunità la cosa non mi sembra quadri molto, monti che è un economista dovrebbe conoscere il concetto di costo opportunità!

(Approvo praticamente tutte le scelte del governo, per motivi non solo economici, però questa è una cavolata che proprio non ha niente di empirico e nessuna base economica!)

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