Infografica

Cosa resta della primavera araba?

I primi scontri furono in Tunisia nel dicembre scorso. Poi, l’onda delle rivolte si è propagata in tutto il Nordafrica e nella Penisola arabica. Ma cosa succede sei mesi dopo? Quante sono le vittime, quanti regimi sono caduti, quante repressioni feroci sono in corso e quante guerre civili? Con il contributo dell’Ispi, un’infografica per fare il punto della situazione.

21 luglio 2011 - 11:15

Commenti

Gentile Elefante Verde,

Libano e Israele non sono colorati di viola ma di marrone, come tutti gli altri Stati che non rientrano nel focus sulla primavera araba. Il Libano è stato però aggiunto nella timeline perché il 25 gennaio si è tenuto un «giorno della rabbia» dei sunniti che si opponevano a un governo guidato da Najib Miqati (ora primo ministro), candidato proposto dall'alleanza 8 marzo (di cui fa parte anche Hezbollah) e appoggiato da Iran e Siria.

Mi permetto di esprimere un certo sconcerto nel notare che la cartina ISPI che pubblicate indica come nazione "Territori Palestinesi" e non "Israele". Vero che intende descrivere gli esiti della Primavera Araba pur estendendosi a coprire una regione ben oltre la penisola arabica, ed Israele non è uno stato Arabo, Ma se si rappresenta una cartina della Regione non si può omettere di menzionare uno Stato, anzi due, perché stessa sorte tocca al Libano (citato quest'ultimo solo in calce alla cartina), mentre d'altronde li si fa oggetto di definizione con colorazioni ad hoc.
Nella cartina pubblicata non si scorge a colpo d'occhio che la dicitura "Territori Palestinesi" è intesa riferirsi alla sola Cisgiordania colorata in arancione, indicata cioè come "attraversata solo da proteste sporadiche". Mentre Israele ed il Libano, ambedue colorati in viola sono intesi essere "attraversati da scontri civili". Definizione che peraltro riterrei pure imprecisa per quanto riguarda Israele, in quanto quest'ultimo pur essendo in conflitto permanente con i palestinesi e sottoposto al lancio di razzi sul suo territorio, non vede scontri armati tra fazioni al suo interno, come invece è il caso del Libano.
Aggiungere la dicitura "Israele" nella cartina ISPI comunque varrebbe già di per sé a evitare di dare l'impressione che lo si volesse inesistente al posto di un nuovo Stato Palestinese:.Honi soit qui mal y pense!

La capacità dei Media di triturare tutto, quasi senza lasciare residui, se non ricordi vaghi, sfumati, mi lascia sempre più stupefatto. La guerra civile libica sembra già parte di un passato scomodo e remoto. Del resto show must go on: questa è la regola numero 1 dei nostri tempi, non resta che adeguarsi. Il problema è che così si relativizza tutto e nulla ha più davvero un senso.

"nessuno crede ai missionari armati"
( Robespierre)

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