Chi sono i padroni dell’acqua italiana?
A cura di Carlo Manzo e Antonio Vanuzzo
Dopo il nucleare, l’acqua. Il governo ha annunciato, con il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, «un approfondimento legislativo» che potrebbe far saltare il referendum sulla legge Ronchi, riducendo quindi la consultazione del prossimo giugno al solo sì o no all’abrogazione della legge sul legittimo impedimento. Il comitato promotore “Due sì per l’acqua pubblica” ha protestato: «Un milione e quattrocentomila cittadini hanno firmato per potersi esprimere democraticamente su un tema di così grande interesse pubblico e ora il governo vuole negare questo diritto perché interessato unicamente a non far raggiungere il quorum sul tema Giustizia». Per vedere chi sono i padroni dell’acqua italiana clicca sulla nostra infografica.
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C'E' UN ERRORE GRAVISSIMO GIA' NEL TITOLO DEL VOSTRO ARTICOLO!!!!............L'ACQUA NON HA PADRONI!!!! E' DELL'UMANITA'!!! NESSUNO LA "PRODUCE", NESSUNO LA GESTISCE!...O VOGLIAMO TORNARE AGLI STREGONI E LE LORO DANZE!??!...IO NO!....ACQUA LIBERA!!
la soluzione è semplice.
1 affidare in gara pubblica l'esercizio delle reti dettando chiare e stringenti regole sulla qualità del servizio.
2 esercitare da parte del pubblico ufficiale un pressante e rigoroso controllo della qualità del servizio reso sulla base di un chiaro quadro normativo e sanzionatorio che preveda il risarcimento del danno ai consumatori (non alle casse dell'erario) sino alla immediata decadenza dell'aggiudicazione a favore del secondo classificato.
basterebbe prendere spunto dal funzionamento della gestione delle reti di erogazione del metano (assai più pericoloso dell'acqua) e migliorare quel che si può e si deve.
a prescindere dalla natura giuridica (pubblica o privata) di chi gestisce il servizio di erogazione quindi la manutenzione e l'investimento sulla infrastruttura di rete (tubi, potabilizzatori, pozzi, ecc.) resta in ogni caso FONDAMENTALE la separazione netta di responsabilità tra chi gestisce e chi controlla l'adeguatezza del servizio. senza separazione lo sperpero delle risorse, idriche e finanziarie, è garantito.
L'acqua è un bene indispensabile all'essere umano e deve essere della "Comunità", oggi si chiama oro-blu. In quanto tale è stata oggetto di sfruttamento da parte di chi controllava il territorio. L'accesso ai fontanili era a pagamento e ha generato ricchezza per pochi. come sempre. Il mercato dell'acqua genera ancora oggi un mucchi di soldi ed un mucchio d'inquinamento primario e indotto. (Pensate al ciclo di vita di una bottiglia in PET, senza parlare di quelle in PVC).
Pare evidente che la privatizzazione è fuori discussione. Fatto è che come al solito, la gestione dell'oro-blu suscita voraci appetiti, attira predatori ed altre categorie : caste, associazioni e camarille varie. Un po' come il mercato dell'energia. Tra un po' ci troveremo in una situazione simile anche per l'acqua. Sudditi e dipendenti per tradizione, oggi per abitudine, domani per vocazione genetica, vale sempre " Con la Francia o con la Spagna purchè se magna".
Fortunati e auguri a coloro che hanno una fonte vicino a casa...
http://neuropolitik.blogspot.com/2011/04/god-save-quorum.html
In Sardegna c'è un'unica società, si chiama Abbanoa ed è una Società per Azioni. Gli azionisti sono i Comuni della Sardegna (335 in tutto) che detengono l'85,42 % pari a 98 Milioni di azioni; il restante 14,58% è in mano alla Regione Sarda con 17 Milioni di azioni. L'azionista maggiore è il Comune di Cagliari con il 18% dell'azionariato con 20.700.000 azioni. Se Abbanoa decidesse di entrare in Borsa e permettere ai risparmiatori di avere azioni sarebbe anche meglio, così come dare spazio agli azionisti privati.
Calabria : So.Ri.Cal S.p.A Società Co-partecipata (51% Regione Calabria, 49% Veolia) Risultato, 100 giorni di non potabilità dell'acqua a Vibo Valentia e divieti di uso umano in gran parte del territorio.
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