Ecco il dossier di Monti per il salvataggio dell’Italia
Continua la tensione sull’Italia, e i rendimenti dei titoli di stato volano, mentre lo spread resta
Il premier Mario Monti
Dopo la Spagna, l’Italia. È questa l’idea dei mercati finanziari, ma non solo. «Abbiamo calcolato tre diversi scenari, fra cui quello di un eventuale riscadenzamento del debito pubblico circolante», ha rivelato a Linkiesta un funzionario del Tesoro italiano. L’obiettivo è quello di «essere pronti a tutto, anche al peggiore caso possibile». Anche quindi all’arrivo della troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea, Commissione Ue), sia sotto forma di controllo sui conti pubblici sia sotto il profilo finanziario. «Non ci sono ancora cifre precise, ma sicuramente più di quanto speso per Grecia, Irlanda e Portogallo messi insieme», afferma con sicurezza il funzionario del ministero dell’Economia. In altre parole, più di 350 miliardi di euro.
«L’Italia non ha chiesto aiuto. Ma nel caso lo facesse, l’Europa sarebbe pronta». Le parole di Maria Fekter, ministro austriaco delle Finanze, ha riaperto la querelle sulla prossima vittima della crisi europea. La risposta italiana non si è fatta attendere. Il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito «inappropriato» il commento del politico austriaco, spiegando che dichiarazioni come queste non fanno altro che minare alla stabilità europea. A poco sono serviti i commenti di Ed Parker, managing director dell’agenzia di rating Fitch, che ha evidenziato come l’Italia sia ben differente dalla penisola iberica sotto il profilo dei rischi finanziari. «Non crediamo che possa esserci bisogno di un bailout», ha detto Parker.
L’escalation della situazione spagnola era prevedibile. Un settore immobiliare espanso troppo velocemente ha drogato il sistema bancario, che a forza di crediti inesigibili è arrivato vicino al collasso. I circa 100 miliardi di euro stimati per il sostegno internazionale della Spagna non sono nemmeno stati approvati che già si fanno i calcoli su a chi spetta l’onere di essere il prossimo. E tutte le strade portano a Roma.
A sorprendere, questa volta in positivo, sono le azioni congiunte di governo, Tesoro e Banca d’Italia. Durante l’ultima missione condotta dal Fondo monetario internazionale in Italia, finita circa un mese fa, i dialoghi fra i funzionari dell’istituzione di Christine Lagarde e l’Italia ha posto i paletti di quelli che è stato definito “scenario avanzato”. Questo altro non è che l’intervento di monitoraggio, vigilanza e controllo delle finanze pubbliche da parte del Fmi. «Abbiamo discusso anche di questo, ma solo in via del tutto precauzionale», ha detto a Linkiesta un funzionario del Tesoro. Proprio come fu per il G20 di Cannes, il team di economisti di Pennsylvania Avenue ha voluto avere un dibattito «su qualsiasi tema, compreso quello di un intervento».
Proprio in quest’ottica l’Italia si è mossa. Sono tre gli scenari che il Tesoro ha ipotizzato, come spiega il funzionario dietro anonimato. Il primo, il più ottimistico, lascia intravedere un barlume di speranza per l’Italia. Unione bancaria europea, fondo comunitario di garanzia sui depositi bancari, eurobond e, solo in via successiva, piena unione fiscale: sono questi i punti che potrebbero tranquillizzare la situazione dell’eurozona. Se tutto andasse secondo questo percorso, l’Italia potrebbe salvarsi. O meglio, questo ipotizza il Tesoro. Certo, gli ostacoli sono molti. L’eventuale uscita della Grecia dall’eurozona, un avvitamento della crisi iberica, un ulteriore downgrade del rating italiano non sono contemplati in questa visione, che viene cristallizzata come se tutto dovesse essere come a fine aprile. Quando cioè i rendimenti dei titoli di Stato italiani con scadenza a dieci anni erano intorno a quota 5,5 per cento.
Il più interessante scenario è il secondo. «Nel caso a fine settembre il rendimento dei titoli di Stato italiani a dieci anni fosse ancora a ridosso del 6% o superiore, le già serie difficoltà nel rifinanziamento italiano potrebbero diventare insormontabili», spiega il funzionario del Tesoro a Linkiesta. In quel caso, «è possibile che si avvii un programma di monitoraggio da parte di entità esterne, con un eventuale supporto finanziario per reggere l’urto del fly-to-quality e dei downgrade del rating sovrano». In altre parole, la troika verrebbe a far visita all’Italia come tuttora fa visita a Grecia, Irlanda e Portogallo. Insieme, sarebbero erogati fondi per sostenere le esigenze italiane, che avrebbe un ridotto (se non del tutto assente) accesso ai mercati obbligazionari. Questo vuol dire che, come quadro di base, dovrebbero essere disponibili all’Italia circa 770 miliardi di euro, ovvero l’ammontare delle esigenze di finanziamento italiane fra 2013 e 2016. L’azione, si spiega nello scenario, sarebbe di «puro controllo fiscale» e non sarebbe altro che «un’implementazione della normale dialettica fra il Fmi e l’Italia». Tuttavia, un dubbio rimane. L’Italia ha bisogno di una ristrutturazione del proprio debito, che è quasi a ridosso dei 2.000 miliardi di euro?
La risposta viene fornita dallo scenario più estremo, il terzo, che prevede fra le altre cose un’uscita della Grecia dalla zona euro, capace potenzialmente di spingere i tassi d’interesse dei Btp decennali a livelli superiori all’11/12 per cento. Una ristrutturazione del debito italiano è possibile. Ma in questo caso non si è valutata un’azione così invasiva e disordinata come quella condotta dalla Grecia fra marzo e fine aprile. No. «Questa soluzione sarebbe impossibile da attuare all’Italia, si perderebbe l’accesso ai mercati per molti anni», spiega il funzionario del Tesoro. Meglio un allungamento delle scadenze dei bond esistenti sui mercati emessi sotto la legislazione italiana, circa il 94% del totale, o 1.600 miliardi di euro. Anche il funzionario del Tesoro fa notare a Linkiesta che il meccanismo d’azione in questo caso è semplice. Merito del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di debito pubblico (decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2003, n. 398). Come già scritto da Linkiesta, all’articolo 3 del dpr in questione si enuncia che «nel limite annualmente stabilito dalla legge di approvazione del bilancio di previsione dello Stato, il Ministro è autorizzato, in ogni anno finanziario, ad emanare decreti cornice che consentano al Tesoro (…) di procedere, ai fini della ristrutturazione del debito pubblico interno ed estero, al rimborso anticipato dei titoli, a trasformazioni di scadenze, ad operazioni di scambio nonché a sostituzione tra diverse tipologie di titoli o altri strumenti previsti dalla prassi dei mercati finanziari internazionali». Il ministro dell’Economia ha quindi il potere di fare ciò che ha fatto la Grecia in marzo. «È solo un primissimo studio, ma non si poteva tralasciarlo», sottolinea la fonte.
Come nel caso della Spagna, nessuno vuole che si parli di soluzione greca. Tuttavia, fatte le dovute proporzioni, è proprio di questo di cui si sta parlando. Nei loro incontri con Reza Moghadam, direttore del dipartimento europeo del Fmi, l’Italia ha discusso soprattutto di conti pubblici, di sostenibilità del rifinanziamento italiano sui mercati obbligazionari e sulla road map di riforme che l’esecutivo di Monti ha promesso alla comunità internazionale. Il viceministro all’Economia Vittorio Grilli e il direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via hanno avuto intensi dialoghi con i funzionari del Fmi, proprio come è sempre stato. Le telefonate fra Washington e Roma si sono fatte più fitte dopo la capitolazione di Madrid, anche in vista del G20 che si terrà in Messico fra pochi giorni.
L’iter operativo, per ora, non prevede alcuna richiesta di sostegno. «Sarebbe la morte, in questo momento. I vertici europei di fine giugno saranno una data importante per capire dove va l’Europa», afferma il funzionario italiano. E, come prevedibile, non ci sono cifre precise sull’entità di un possibile intervento. Quello che è certo è che, nel caso dovesse arrivare un sostegno finanziario, questo arriverebbe da almeno quattro parti. «L’Italia è troppo grande per essere salvata e troppo grande per fallire, questo lo sanno tutti. Ma si sa anche che tutti gli sforzi possibili devono essere fatti per evitare il peggio», ha detto a Linkiesta un analista della divisione Fixed Income del Credit Suisse.
I mezzi per contingentare la possibile emorragia italiana sono per metà europei e per metà internazionali. Da un lato troviamo il fondo salva-Stati temporaneo European financial stability facility (Efsf), quello temporaneo European stability mechanism (Esm) e lo European financial stabilisation mechanism (Efsm). Nel complesso sono 1.000 miliardi di euro di dotazione nominale, ma devono essere tolti dal conteggio i quasi 200 miliardi destinati dall’Efsf verso Atene, Dublino e Lisbona. Ma non solo. Indipendentemente dalle modalità di salvataggio di Madrid, Efsf o Esm, bisogna ridurre ancora la cifra disponibile di circa 100 miliardi. Ne rimangono quindi 700. Dall’altro lato c’è il Fmi, che durante l’ultimo meeting di primavera si è detto pronto all’incremento del fondo stesso per circa 335 miliardi di euro, da destinare alla crisi europea. Si arriva quindi a circa 1.000 miliardi di euro. E questi potrebbero essere destinati all’Italia attraverso le Flexibile credit line (Fcl) o, meno probabile, gli High-access precautionary arrangements (Hapa), che sono delle linee di credito destinate a «garantire la concessione di prestiti di entità elevata anche in assenza di una crisi effettiva». In mezzo c’è la Bce, che tramite il Securities markets programme (Smp) può acquistare titoli di Stato dei Paesi sotto pressione sui mercati obbligazionari. Ma può anche foraggiarli con l’Emergency liquidity assistance (Ela), la speciale deroga all’erogazione di liquidità che può essere data in alcuni casi straordinari.
Il supporto finanziario all’Italia potrebbe essere quindi multilaterale e strutturato su più livelli. Molto dipenderà dalle azioni che l’Europa riuscirà a mettere in campo nelle prossime tre settimane. Politicamente ed economicamente potrebbe essere un colpo da ko per gli investitori finanziari, i cui effetti collaterali sono ignoti. Ma come fa notare il funzionario del Tesoro «se si continua in questo modo non è questione di se l’Italia sarà salvata, ma di quando».
(prima pubblicazione: 12 giugno 2012)

Comments
In linea di massima concordo con molte osservazioni di Anonimo . Non voglio entrare nel merito delle
tecnicalità di strumenti finanziari truffa CDO( ovvero la cd. assicuraz. obbligatoria sul mutuo che tanto
scompiglio e ladrocini ha creato negli USA .... da aspettarsi pesantemente anche in area UE) o dei CDS
( per un certo periodo promossi alla chetichella su reti SKY) . Lo sfacelo fatto in Islanda,Irlanda,Lettonia ealtrove dovrebbe aprire gli occhi a tutti . Siamo succubi di un sistema finanziario ( I.S.D.A. +AG.rating+Fondi di Investimento, grandi banche e altre organizzazioni tipo Trilaterale,.Bildelberg ) che controllano e muovono masse di denaro enormi - la più parte rappresentata da denari dei risparmiatori, piccoli / medi investitori e azionisti che contano zero poichè il loro peso e ben diverso da quello dei
cd. patti di sindacato che permettono il controllo di Società rilevanti o rispetto a quello delle Fondazioni
- tristi rifugi di malafinanza dove allignano politici riciclati ,cooptati e raccomandati vari -
certo
uscire dall'euro e il giorno dopo tutto bello e facile
le pensioni+alte
gli stipendi+alti
le merci a+buon mercato
se non ci fossi in mezzo anch'io mi piacerebbe farvelo provare
oforse sperate di fare soldi al mercato nero?
L'Italia non è mai stata una nazione, solo un'accozzaglia di servi dei vari invasori stranieri ed anche questa volta i piani che vengono studiati sono su come trattare la resa incondizionata. Ce lo meritiamo, in 50 anni di Repubblica non siamo stati capaci di costruire una Pubblica Amministrazione efficiente ed efficace, e questo è l'unico motivo che ci ha portato all'attuale stato di fallimento. La giustizia non funziona, la burocrazia è elefantiaca e lentissima, la corruzione e la concussione legata alla totale mancanza di controlli e sanzioni sull'operato dei funzionari pubblici trionfano, lo sperpero di denaro pubblico e l'assurdità della pressione fiscale forniscono l'alibi agli evasori fiscali. Speriamo che come 2500 anni fa i prodi greci dimostrando il coraggio che sempre li ha distinti votino per abbandonare l'Europa degli oligarchi del denaro e possano così salvare la cultura europea dalla follia dei barbari che armati di CDS e short selling vogliono distruggerla. Forza Leonida !!!
L'Italia non è mai stata una nazione, solo un'accozzaglia di servi dei vari invasori stranieri ed anche questa volta i piani che vengono studiati sono su come trattare la resa incondizionata. Ce lo meritiamo, in 50 anni di Repubblica non siamo stati capaci di costruire una Pubblica Amministrazione efficiente ed efficace, e questo è l'unico motivo che ci ha portato all'attuale stato di fallimento. La giustizia non funziona, la burocrazia è elefantiaca e lentissima, la corruzione e la concussione legata alla totale mancanza di controlli e sanzioni sull'operato dei funzionari pubblici trionfano, lo sperpero di denaro pubblico e l'assurdità della pressione fiscale forniscono l'alibi agli evasori fiscali. Speriamo che come 2500 anni fa i prodi greci dimostrando il coraggio che sempre li ha distinti votino per abbandonare l'Europa degli oligarchi del denaro e possano così salvare la cultura europea dalla follia dei barbari che armati di CDS e short selling vogliono distruggerla. Forza Leonida !!!
Smettiamo di raccontarci panzane. Stiamo facendo come il gatto che si contorce rincorrendo la sua coda. L'unico scenario realistico è il seguente:
La crisi dell’eurozona rischia di spaccare l’Italia in due parti
La Stampa 05 Giugno 2012
«La crisi dell’euro rischia di spaccare l’Italia a metà». La profezia di Simon Johnson, ex capo econo-mista del Fondo Monetario Internazionale e Oggi professore al Mit, si basa sullo scenario che prevede l’uscita della Grecia dalla moneta unica, e la costruzione di una nuova unione riservata ai paesi virtuosi. A quel punto l’Italia dovrà scegliere da che parte stare, con il Nord qualificato ad entrare nell’euro dei forti, e il Sud condannato all’esclusione.
Professore, cosa succederà dopo le elezioni in Grecia del 17 giugno?
«Le possibilità che Atene esca dall’euro sono salite tra l’80 e il 90%, qualunque cosa succeda al voto. Il Paese è tecnicamente fallito, l’opinione pubblica è divisa e generalmente contraria all’austery imposta dall’Europa, e a questo punto sul piano tecnico sarebbe comunque difficile evitare il default.
Il vero punto diventa se l’Unione riuscirà a gestire una uscita ordinata della Grecia dalla moneta unica, oppure se si creerà una situazione di contagio incontenibile».
Lei cosa prevede?
«Siamo arrivati davvero al momento decisivo. In teoria si potrebbe ancora salvare l’euro, ma questo richiederebbe una forte d’azione di leadership, per varare una costituzione simile a quella che gli Stati Uniti adottarono al momento della loro nascita. Servirebbe la creazione di una vera autorità fiscale centrale, capace di coordinare e armonizzare le scelte dei singoli stati. Solo a quel punto si potrebbe parlare di eurobond, perché le differenze tra i bilanci sarebbero attenuate, le situazioni più irresponsabili sanate, e i tassi ridotti in linea in tutto il continente. Questa operazione, però, richiede una leadership molto determinata che al momento non si vede».
Non si può fare qualche intervento per rilanciare la crescita?
«Stesso discorso. Si potrebbe, ma perché non è avvenuto finora? Le leve su cui agire sono note, però senza la riforma di cui abbiamo parlato prima gli effetti sarebbero effimeri. Certamente l’euro ha bisogno di continuare a svalutarsi, ma questo poi avrebbe degli effetti inflazionistici che non tutti sono disposti ad accettare».
La Germania sta aumentando le esportazioni in Cina: questo ha un impatto sul suo interesse a salvare l’euro?
«È un fatto contingente, che peraltro dovrebbe riguardare tutti i Paesi europei, interessati a conquistare i mercati emergenti. Mi pare che la chiave dell’interesse tedesco a salvare l’euro sia più nelle riforme di cui abbiamo discusso prima, finalizzate ad uniformare i comportamenti fiscali»
Quindi cosa succederà, dopo l’uscita della Grecia?
«Un progressivo sfilacciamento dell’unione monetaria, che smetterà di esistere nella forma che conosciamo oggi. I Paesi più deboli saranno costretti ad uscire, uno dopo l’altro. A quel punto si potrà costruire un nuovo euro, riservato ai virtuosi. Si tratterà di una unione monetaria guidata dalla Germania, basata sul modello che ha funzionato a Berlino. I Paesi interessati a partecipare non dovranno avere solo i bilanci in regola, ma accettare di appartenere ad una struttura che sarà molto più tedesca. Questo significa adottare le riforme fiscali e del lavoro, che hanno consentito alla Germania di affrontare la crisi globale in chiara controtendenza rispetto a quasi tutte le altre nazioni occidentali».
Perché questo scenario che lei immagina dovrebbe spaccare l’Italia?
«Perché il Nord del vostro Paese ha tutte le carte in regola per entrare nell’unione dei virtuosi, dal punto di vista economico, della struttura produttiva, e anche dell’etica del lavoro. Il Sud invece no, sarebbe automaticamente escluso. A quel punto vi trovereste nella condizione di prendere una delicatissima decisione politica sul vostro futuro, e cioè da che parte stare. Ma sarà una decisione che non dipenderà interamente da voi, visto che i membri della nuova unione potrebbero volere il Nord e rifiutare il Sud. A quel punto cosa succederebbe? Non so immaginarlo. In gioco, però, ci sono interessi così grandi, che potrebbero anche spaccare il Paese».
Paolo Mastrolilli
Homo Liber:
auspichiamoci che questa eloquente "profezia", basata su ovvie e condivisibili valutazioni, si avveri il più presto possibile. Se i tempi saranno brevi forse il Nord Italia riuscirà a salvare il salvabile.
Aggiungo: moneta sovrana per i nuovi stati (penso tre) che si formeranno dalla divisione dell'Italia.
E' pacifico che per salvare l'Italia ci vogliano molti soldi, una montagna che probabilmente nessuno ha, almeno 650mld. Ci può stare che venga fatto un riscadenziamento del debito per concedere un po di aria alle finanze pubbliche facendo leva anche su tassi più bassi. Diciamo che la cosa sia fattibile, ma è supportabile solo se si consente la Bce di acquistare illimitatamente titoli, altrimenti saremo sempre sotto attacco dei mercati.
Ma dall'altra l'eventuale troika vorrebbe riforme serie e PIU' incisive, ecco perchè Monti vuole l'appoggio incondizionato, se saltasse Monti, l'Italia spingerebbe il Mondo intero nella depressione.
Like per ecomostro!
Ma per caso siete tutti impazziti?? Fondo Salva stati, FMI, troika, rifinanziamento del debito?? Ma che Baggianate state dicendo!! L'Euro è la nostra morte, favorisce solo i tedeschi che si stanno mangiando le nostre aziende, stanno comprando la nostra Borsa, e di tutte le economie periferiche dell'Euro!! Ma vi rendete conto (tra l'altro pienamente confermato anche da dati pubblici sul vostro sito dall'artiicolo "L'industria italiana arretra, ma il declino è iniziato con l'euro") che l'Euro è fatto per far egemonizzare tutti i paesi europei da parte della Germania? Ma la storia non ha insegnato niente a questi Pseudo economisti con la e minuscola? La moneta non è un sottostante all'economia, ma è l'economia stessa!!! Non possiamo unire a cambio fisso (L'euro) economie con differenti forze, strutture, produttività, mercato del lavoro, apparato statale, e soprattutto inflazioni !!! Perchè le economie più deboli cominceranno ad acquistare prodotti (e di conseguenza indebitarsi) verso le economie forti, che invece grazie al surplus commerciale avranno capitali freschi da investire nell'innovazione e ricerca per migliorare la produttività delle stesse, creando un circolo vizioso che porterà i paesi che acquistano alla fame mentre quelli esportatori al benessere.... Cosa è successo all'Italia nel 1992 dopo 12 anni con la lira ancorata ai cambi fissi dello SME.. La stessa identica cosa, che sta succedendo ora.... attacchi speculativi, il governo in affanno che cerca di fare quello che può.... per cercare di arginare la finanza... E in argentina prima della crisi del 2001, il pesos argentino ancorato al dollaro, il paese in costante affanno , il FMI che applicava politiche rigoriste.... Strano...lo stesso film.... Peccato che i periodi 1992-2000 e 2002 2012 che sono quelli del post cambio fisso e svalutazione del 20% siano tra i più rigogliosi che la storia italiana e argentina ricordino... ps. l'argentina adesso cresce del 10% all'anno.... avrà anche inflazione alta, ma è un paese in via di sviluppo e che cresce e ha prospettive.... a differenza di noi... che sembra che siamo quasi in guerra e 1 giovane su 3 è a casa e/o è precario a 1000 euro al mese che non aumenta mai.... anzi.... Ricordatevi che se stiamo nell'euro ancora per qualche anno..... le nostre aziende falliranno tutte, o espatrieranno, allora quando non avremo più un sistema produttivo, il quale ci potrebbe permettere da un momento all'altro di uscire dall'euro senza o quasi nessuna conseguenza, avremo fatto la fine della grecia e saremo alla fame, perchè oltre alle materie prime dovremmo importare anche tutto il resto..... E bye bye made in italy..... Non vi sembra che questo scenariio sia esattamente quello che i tedeschi si auspicano?? Riflettete ragazzi, e non siate vittima del pensiero dominante del debito pubblico alto , che abbiamo sentito tutti questi anni in tv... sono solo dei dilettanti allo sbaraglio che ci hanno governato ad aver sbagliato tutto.....nel non capire che ci andavamo a scontrare contro un muro !!!!! Gli iglesi che la lezione del '92 se la sono ricordata, nell'euro non ci sono mica voluti entrare !!! Come mai l'Inghilterra, pur avendo una produzione industriale minore della nostra, un rapporto deficit/pil superiore al nostro (circa 8% dopo il salvataggio delle banche), e poca crescita , non hanno tolto la tripla A e non haa gli aguzzini sulla testa?? Semplice , perchè ha una banca cetrale che in caso di bisogna stampa Sterline e tiene tutto sotto controllo, così anche se tecnicamente possibile farlo, gli speculatori si dirigono altrove.... DOVE SECONDO VOI????? Vi linko un video tutto da gustare per capire nel dettaglio le cose ERETICHE che sto dicendo........ Ma tranquilli.....l'economia va all'equilibrio comunque prima o poi..... http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=XKFs6P_RyGo
dobbiamo uscire in tempo dall'euro!!!! ancora nn abbiamo visto "niente"!!!!.... nn dimentichiamo che siamo arrivati a piu' di 50 "suicidi" per mancanza di lavoro!!! l'euro ci sta portando alla poverta' ....
tagliare la spesa pubblica...si insiste su questa bufala suicida.
Ah si così possiamo pagare i rentier che detengono i titoli dei debiti pubblici così ci impoveriamo 2 volte.
Una bufala la spesa pubblica? Ma stai scherzando o lo pensi veramente?
Soluzione: rifilare a coloro che l'hanno creato, cioè agli italiani, la parte di debito pubblico attualmente in mano a soggetti stranieri, circa il 35-40% del totale: poichè le banche italiane sono già sature di debito pubblico italiano, non rimane che la conversione forzosa di una percentuale di ogni conto corrente in buoni del tesoro a tassi pre-crisi.
Saluti
Esiste un quarto scenario... l'unico possibile poichè reale!
Paolo
Tra qualche mese mi sa che si discuterà il quarto scenario, ovvero il piano strategico-tattico di rinchiudersi tutti nel bunker del ministero del tesoro e di suicidarsi con il cianuro...
ottimo articolo. Dalla dotazione di EFSF e ESM immagino si debba togliere la quota spagnola sommata ai 100 mld che si giraranno per il suo sistema bancario, sperando che la cifra si fermi li e non salga come l'eperienza suggerirebbe. Inoltre se noi chiediamo aiuto, anche la nostra quota ai due strumenti di cui sopra andrebbe tolta. Insomma i 1000 mld li vedo molto virtuali.
Perchè l'Italia non prende al balzo le dichiarazioni di Merkel e Weidmann, e chiede un'unione politica?
Per comprare il tempo necessario per arrivarci, si potrebbe fare questo http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002954.html
Ma quale aiuto......va tagliata la spesa pubblica in maniera consistente.Non ci riescono questi politici? Vanno a casa tutti che sarebbe anche ora!
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