I cervelli in fuga: “Tornare in Italia? No grazie”
Foto: Peter Kaminski (da Flickr)
PARMA – Sognando la flexicurity, c’è chi ha già fatto la valigia. E in collegamento via Skype dalla Francia e dal Brasile manda tanti saluti al viceministro Michel Martone, al presidente dei giovani di Confindustria Jacopo Morelli e al resto della platea di “Italia 2012: il Paese che vorrei” (imprenditori, politici e sindacalisti under 40 riuniti a Parma in convegno). Un saluto, quello degli emigrati d’oro, che suona così: «Noi rimaniamo dove siamo, auguri a tutti voi…».
Sicché, mentre in Italia le speranze sono appese ai condizionali dei dibattiti, le storie di chi ce l’ha fatta, all’estero, finiscono con sicurezze e giudizi netti. «No, non voglio ritornare in Italia. A meno che non ci siano le condizioni: stipendi normali per farmi costruire una famiglia, spazio per le donne nel lavoro ma niente quote rosa. La riforma del lavoro? Un copia e incolla di ciò che fanno nel resto d’Europa da anni». A parlare è Morena Bernardini, romana di 29 anni con una laurea in Ingegneria aerospaziale. Vive a Parigi dove si occupa di strategie e sviluppo marketing per l’Eads Astrium, colosso europeo nel settore aeorospaziale. Anche lei ci ha provato, in Italia. Ma ha ricevuto solo proposte di stage mal retribuiti e allora ha «tagliato la corda». Ancora: Gianluca Pettiti, direttamente dal Brasile, ha 34 anni ed è amministratore delegato per l’America latina della Life Technologies, multinazionale leader nel mercato Biotech. Sempre via Skype parla alla platea confindustriale: «Nei paesi Bric c’è molta più meritocrazia che in Italia, e la selezione è migliore per tutti».
Voci da mondi lontani arrivate a ridosso della diffusione dei dati Istat sulla disoccupazione giovanile. La lancetta segna il 36%. E, come se non bastasse, anche Cesare Prandelli, ct della Nazionale, ha voluto dire la propria: «Il nostro non è un Paese per giovani».
Più passano i minuti e più il convegno organizzato dai Giovani imprenditori di Parma e dell’Emilia-Romagna e dal Comitato Education e Lavoro nazionale diventa un grido di dolore. Siamo sempre lì: come si fa a uscire dal tunnel? Il toscanissimo Jacopo Morelli, presidente dei giovani confindustriali, apre le braccia e si dà forza: «Di fronte a una situazione così drammatica occorre reagire. Come? Con correttivi sulla riforma del mercato del lavoro, dall’estensione degli ammortizzatori sociali alla riduzione dei vincoli per la flessibilità in entrata fino all’emanazione di direttive chiare sui licenziamenti». Siccome è necessario stimolare la domanda interna, per il numero uno dei giovani di Confindustria, bisogna «detassare i salari di produttività e abbattere il cuneo contributivo per le start up in modo che possano offrire nuovi posti di lavoro. Il governo deve avere più coraggio, come è stato per le pensioni».
Michel Martone, braccio destro del ministro del Lavoro Elsa Fornero, passato alla ribalta per l’invettiva sugli sfigati che non si laureano in tempo, nonostante tutto pensa positivo: «Finita l’era del debito, inizierà quella del merito. La nostra economia sta tenendo, a confronto di qulle di Spagna e Grecia. Serve una nuova reazione come fu negli anni Settanta con la moda e il terziario avanzato. Cosa dico ai giovani? Di amare il lavoro, anche quello manuale, ugualmente nobile. In Italia, d’altronde, i laureati sono pochi e ci mettono tanto tempo a finire gli studi…».
Martone è circondato. Nell’aria c’è una forte critica alla riforma del Lavoro. Morelli è esplicito. Il deputato Pd Matteo Colaninno, è più morbido. «In Italia chiudono trenta aziende al giorno, dobbiamo riuscire a coniugare flessibilità e sicurezza. Servono sgravi fiscali per chi ricapitalizza la propria azienda». La ricetta la danno un po’ tutti. Simone Baldelli, deputato del Pdl: «Detassiamo i premi di produzione. È una proposta per l’esecutivo che rimetterà le mani sulla riforma, riforma che abbiamo votato, voglio sottolinearlo, per un semplice spirito di responsabilità». «La nostra è una generazione sprecata – aggiunge Ilaria Lari, responsabile delle politiche giovanili della Cgil – e si continua a perdere tempo tra mille contratti precari e zero tutele. La mia proposta per rialzarci? Tassare i grandi patrimoni».
Un’affermazione che non va proprio tanto giù ai giovani industriali di Parma, ora alle prese con l’incognita Cinque stelle in Comune. Ma questi sono particolari. Laura Comi, classe 1983, è la più giovane parlamentare europea del Ppe, si collega anche essa via Skype ed è telegrafica nell’esposizione come un tweet: «Allineare le nostre competenze con quelle europee, a partire dalla formazione. Tutelare – dice l’esponente del Pdl – per primi gli imprenditori perché i tempi di crisi se saltano loro è finita per tutti». Si cercano modelli vincenti. E se la super ingegnera o il top manager sono mosche bianche sconosciute al grande pubblico, Martone ragiona: «I media devono cambiare i riferimenti, basta con i calciatori e le veline. Penso piuttosto ai volontari al lavoro nei territori terremotati». Ma anche i volontari, ministro, fanno parte di quel 36% di giovani disoccupati.
argomenti: Economia

Comments
Vivo in Olanda da un po' di anni ormai, anche io sono un giovane in fuga come tanti che continuano ad arrivare qui giornalmente...
Concordo (stranamente) con il viceministro Martone: bisogna dare valore ai lavori manuali, e smetterla di pensare alla laurea come un obiettivo per tutti. Qui in Olanda ci sono scuole professionali di altissimo livello, ed un eletricista o un idraulico qui sono considerati professionisti a tutti gli effetti (sopratutto a livello di portafoglio...).
Quindi secondo me non bisogna pensare solo ad una riforma del lavoro, ma anche ad una riforma del sistema d'istruzione. Dare valore a DIPLOMI tecnici/prefessionali VINCOLANDO LA CORRISPONDENTE ATTIVITA' PROFESSIONALE (leggi partite IVA) AL POSSESSO DEL DIPLOMA.
In altre parole, un idraulico dovrebbe svoglere la sua attivita' (con partita iva) solo in possesso di tale diploma. Come si fa in Germania, Olanda etc. In questo modo, tante professioni manuali, dagli artigiani ai meccanici, possono ritornare ad avere un valore nella nostra economia (e sopratutto nella loro economia) piu' di quanto non possa averne una laurea in Scienze delle comunicazioni (con tutto il rispetto per questo corso di laurea).
Il falso mito dei nostri genitori e' stato veder laurare i proprio figli. Il vero mito dovrebbe essere veder LAVORARE i propri figli (ergo, produrre).
Per ultimo, una ristrutturazione degli ordini professionali non farebbe male a nessuno (se non a chi mangia solo grazie agli ordini...).
Hai perfettamente ragione, è proprio quello che ho sostenuto in una recente discussione. Niente da aggiungere!
Mah, io andrò controcorrente... ma da "cervello in fuga" (comunque solo cervello, il cuore lo ho sempre lasciato in Italia, a Genova per la precisione) residente in Germania io dico chiaramente: rimango in Germania solo e unicamente per lo stipendio decisamente superiore a quello che prenderei in Italia. Per tutto il resto non vedo differenze tra Italia e Germania.
Saluti,
Mauro.
Ciao Mario.
Scusa, ma avrei bisogno di un piccolo chiarimento... cosa intendi nella frase "Per tutto il resto non vedo differenze tra Italia e Germania"?
Perchè io credo che differenze ce ne siano, dalle autostrade gratuite allo stipendio medio percepito dagli operai.
Ma io non vivo in Germania, e posso tranquillamente e di sicuro sbagliarmi....
Potresti illuminarmi?
Grazie
Ciao, Nibbio.
Mi intrometto nella tua discussione con Mario perché anch'io vivo in Germania. E anche se non ho la presunzione di sapere cosa intendesse lui, ti dico la mia.
È vero differenze ce ne sono, ma negli ultimi anni la situazione è cambiata parecchio: anche qui si tagliano le tutele sociali, soprattutto a chi lavora, i contratti sono sempre più brevi e precari, e la meritocrazia... beh, lasciamo perdere. I concorsi pilotati ci sono anche qui, eccome. Alcuni settori legati all'industria tirano ancora e offrono qualcosa di più, ma nel mio settore (sono linguista) e in generale per i laureati in discipline umanistiche la situazione non è particolarmente rosea nemmeno qui. Detto questo però io qui sono comunque riuscita ad ottenere condizioni di lavoro migliori di quelle che avevo in Italia e a mantenermi con quel che guadagno.
Attenzione però a non mitizzare la Germania. A proposito di meritocrazia lascio parlare la lingua tedesca che conosce due espressioni che mi hanno sempre divertito molto: "Vuoi fare carriera? - ti dicono qui - Hai bisogno di un po' di Vitamin-B altrimenti non hai possibilità di farcela nel Klüngel". Vitamin-B è la Vitamin-Beziehung, la forza che ti danno le tue conoscenze, le relazioni che ha la tua famiglia, ecc. E il Klüngel è il sistema consolidato, la cerchia di persone che contano in un certo ambiente, quelli già inseriti che possono tirare dentro amici e parenti nello stile del migliore nepotismo (noi forse questo sistema lo chiameremmo "mafietta", spero che nessuno si offenda per questo mio termine non politicamente corretto).
E la cosa strana è che mentre noi gridiamo allo scandalo per il sistema delle raccomandazioni qui questo sistema è addirittura previsto da certi regolamenti (ad esempio le università possono privilegiare l'assunzione di parenti dei professori come forma di tutela della famiglia!!!). Insomma, nessuno se ne scandalizza, anche se è oggetto di molte battute. D'altra parte lo diceva già Konrad Adenauer: "Mer kennt sisch, mer hilft sisch." (in Kölsch - il dialetto di Colonia - significa "Ci si conosce e ci si aiuta"), il che non suona poi molto diverso da quello che ha detto Clemente Mastella commentando la legge anticorruzione, o sbaglio?
Saluti dalla Germania, H.
Ciao Helene e grazie per la risposta.
Nessuno meglio di chi vive in un certo Paese (in questo caso la Germania) può spiegare chiaramente come stanno le cose, od almeno certe situazioni. Evidentemente, ove vige la "mafietta" (come l'hai giustamente definita tu, e chi se ne frega del politically correct) è vero il detto "tutto il mondo è paese".
Desideravo infatti soltanto capire meglio l'espressione di Mario, e penso che tu l'abbia in qualche modo "centrata".
Un caro saluto dall'Italia
Da cervello in fuga non miro proprio a tornare in Italia, almeno per il prossimo-medio-lungo periodo ;)
Comunque posso testimoniare di aver conosiuto imprenditori italiani che spesso sono ai vertici della produzione mondiale di alcuni settori (bioplastiche, macchinari etc) con imprese moderne e all avanguardia che sono modelli anche qui in Germania e in Italia nessuno lo sa...
Se questi imprenditori fanno successi nonostante la crisi basta davvero alleggerire la burocrazia per far decollare le imprese...
Mi unisco al coro dei giovani intervenuti via skype, io che sono andata via non piú giovanissima. Dopo aver tentato per anni di rimanere in Italia, creano addirittura io un'impresa al Sud, io, donna, con tutto il resto del mondo contro, alla fine ho desistito, sfinita dalla fatica ed ho trovato il riconoscimento dei miei meriti in Spagna, 4 anni fa, senza conoscere nessuno. E persino adesso, momento in cui in Spagna non si vive un clima favorevole al futuro professionale, non tornerei per niente al mondo!! Ho provato con una borsa, pagata dall'Univesitá spagnola a svolgere un progetto di ricerca in Italia, alla Sapienza, ma la veritá é che ho trovato presappochismo, disprezzo, mancanza delle minime regole di buona educazione e delle condizioni minime di lavoro...non parliamo di stimoli!!!
e poi c'è una cosa che fa la differenza, anche a paritá di stipendio oa ddiritttura con stipendi piú bassi: il rispetto per il bene comune e per ció che é di tutti! e questo non si cambia con nessuna riforma del lavoro o spending review, ma con tanta buona educazione erispettando glia ltri e le regole nella quotidianitá.
non più giovanissima che età è? io ne ho 38. e temo che ciò che ho rimandato per anni, andarmene, sia oramai improrogabile.
Post new comment