Opinione di Claudio Velardi

Schettino è stato già processato e condannato mediaticamente

Insisto: l’attacco al comandante della Concordia è segno di imbarbarimento civile. Non ci si può dividere tra innocentisti e colpevolisti: il mostro è lui. Si evince così chiaramente dalla ormai famosa telefonata col Capitano giusto, metafora finale della lotta tra il Bene e il Male. Ecco, io invece continuo a pensare che Schettino possa essere condannato solo dopo essere stato sottoposto a un giusto processo e che nessuno ha il diritto di ergersi a giudice morale nei suoi confronti.

Claudio Velardi

Ma che cosa ci succede? O meglio, che cosa ci è già successo? E quando? E io dov’ero mentre ci succedeva?

Capita che stamattina posto su Twitter una mia opinione su Schettino e dintorni, in cui manifesto un sincero fastidio per “la crocifissione mediatica” cui è esposto ogni ora di più questo signore, in particolare dopo la telefonata con il Comandante della Capitaneria, oscenamente ascoltata, divulgata e vivisezionata con il compiaciuto e vile voyeurismo di sempre. Lo stesso di Cogne e Avetrana, di Amanda e Raffaele, di Salvatore e Melania.

In più, al Giglio non ci si può dividere in innocentisti e colpevolisti. È evidente, è solare che il mostro è lui: uno spaccone incosciente che, con inadempienze operative, palese infingardaggine e bugie conclamate, ha avuto delle chiare responsabilità nella tragedia vera, quella con tanto di morti e dispersi. E che poi, nella telefonata famosa, mette in scena la metafora finale della lotta tra il Bene e il Male. Da una parte il Comandante giusto e severo che, con voce solida e schietta, gli detta regole di comportamento e norme morali. Dall’altra lui, eterno italiota che, tra parole smozzicate e contraddizioni patenti, cerca scuse, viene meno ai suoi doveri e pare refrattario ad ogni richiamo etico.

Non c’è gara. E infatti la rete si scatena, dicendone di tutti i colori contro Schettino. “Vadaabordocazzo” vola in cima agli ashtag. Nascono t-shirt con la frase del giorno. Nessuno si esime dall’aggiungere considerazioni scandalizzate e lezioni di morale, con il contorno obbligato di freddure e battutine. (Nel frattempo parecchi dispersi sono ancora rinchiusi dentro il Concordia o chissà dove). E le poche voci che si sottraggono all’ondata di sdegno e risentimento a tanto al chilo provocano risposte infastidite e/o inferocite, che fanno perno su tre argomenti principali:

1) Schettino è colpevole, colpevolissimo. Il processo nei suoi confronti è solo - e non può essere che - una formalità. Io non la penso così. Siamo uno Stato di diritto perché qualunque cittadino ha diritto ad un processo giusto; nei processi si raccolgono testimonianze, reperti, prove, e le sentenze vengono fissate dopo tre gradi di giudizio. Sarà un processo “giusto” quello contro Schettino, dopo l’impiccagione mediatica che ha subito, con l’aggiunta della pubblicità - illegale, se non erro - data alla telefonata con il Comandante della Capitaneria?

2) In Italia non ci sono solo gli Schettino. E giù con riconoscimenti per il Comandante De Falco, emblema dell’altra Italia. Quella buona, onesta, che fa il suo dovere. Non quella della casta, dei politici, di Berlusconi, etc... Il popolo della rete, ormai rappresentativo dell’Italia intera (se non vado errato, paese di evasori fiscali e falsi invalidi, oltre che di poeti e - ops - navigatori) si specchia gioioso nel modello De Falco (almeno al momento, se non scopriremo qualche magagna anche sul suo conto) e mette al bando lo Schettino che è in noi. Autoassolvendosi, e tralasciando il fatto che è in Italia che Schettino fino all’altro ieri ha vissuto e lavorato, è stato promosso e ha fatto carriera.

3) Schettino non ha dignità di essere umano. Quanta premura, quanta fretta e veemenza da parte di tanti nello sbandierarlo ai quattro venti, proprio come se in tanti avessero dei dubbi su se stessi. Cosa avrei fatto io al posto di Schettino? Non lo so, e non è questo il problema (potrei dirvi dei miei principi e della mia vita quotidiana, ma lascio stare). Il punto è che lì c’era Schettino, e noi non abbiamo il diritto di fargli la morale. L’unica lezione morale consentita è quella che ognuno mette silenziosamente in pratica ogni giorno e di cui risponde solo a se stesso.
Ecco, i tre argomenti usati per crocifiggere Schettino li trovo un vero e serio segno di imbarbarimento civile. E mi chiedo che origini abbia. È il quasi-crash del sistema che lo genera? Sarà l’assenza di prospettive e di futuro? La crisi di rappresentanza, la crisi della politica, quella economica, o il semplice impazzimento del circuito mediatico-giudiziario? Mah, al momento mi sembrano tutte cazzate, onestamente. Alle ore 18 e 47 di martedì 17 gennaio 2012 sono preso solo da un vago, indelebile smarrimento. Non sono in sintonia con quello che mi succede intorno. Ma non fa niente. 

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Commenti

in risposta a " secondo il codice del mare il comandante avrebbe dovuto abbandonare la nave una volta accertatosi che tutti stessero a terra sani e salvi. Ora io mi chiedo, da 5 giorni ci sono sommozzatori,vigili del fuoco ecc a controllare la nave e ci sono ancora dispersi, il comandante quando sarebbe dovuto scendere? Tra un paio di mesi?
E il comando navale non aveva visto la rotta della nave?"

Se il comandante non avesse atteso a chiedere soccorsi e/o avesse coordinato meglio l'evacuazione, forse non ci sarebbero cosi' tanti dispersi o magari non ce ne sarebbero proprio.
Il comandante e' in condizione di decidere e fare eseguire le proprie decisioni. Ha accesso a tutte le informazioni disponibili al personale. Fintanto che lui e' a bordo non ci sono dubbi sulla catena di comando e quindi le decisioni sono piu' rapide ed il personale e' piu' pronto nell'eseguirle.

Cambiamo il codice della navigazione e autorizziamo il comandante a lasciare la nave con i primi e lasciare il caos alle sue spalle ? Non vorrei mai trovarmi in una nave in pericolo e in cui non si sa chi comanda.

Boh. Sarà che a me il caso poco interessa direttamente perché, non avendo parenti e amici tanto ricchi da potersi permettere un viaggio su quelle navi, sicuramente nessuno tra i miei cari si trovava lì, ma io, una volta raggiunta la consapevolezza di quel che è successo (cioè che una nave è affondata e ci sono morti e dispersi, che la situazione è peggiorata per colpa di un capitano sicuramente irresponsabile e che gli altri bene o male si sono mossi bene), non ho più nulla che mi preme sapere e quindi posso smettere di lambiccarmi il cervello con questa storia cercando ossessivamente nuovi dettagli (tanto, se ci saranno aggiornamenti importanti, li verrò comunque a sapere dal tam-tam della rete) e quindi posso tornare alle mie attività di studentessa e di correttrice di bozze di un libro sui rifiuti tossici sversati in Campania. Francamente, a me la cronaca nera poco interessa e quindi mi sento molto poco toccata dalle varie riflessioni tragiche, generalizzanti (comprese quelle che se la prendono con Schettino in quanto "terrone") e moraleggianti, che ci distolgono semmai dallo studio di questioni molto più importanti ma che, non causando nello spettatore emozioni altrettanto "forti", vengono spesso dimenticate.

secondo il codice del mare il comandante avrebbe dovuto abbandonare la nave una volta accertatosi che tutti stessero a terra sani e salvi. Ora io mi chiedo, da 5 giorni ci sono sommozzatori,vigili del fuoco ecc a controllare la nave e ci sono ancora dispersi, il comandante quando sarebbe dovuto scendere? Tra un paio di mesi?
E il comando navale non aveva visto la rotta della nave?

Io mi sento di ricopiare qui quello che ho messo stamattina come status su facebook e ribadire che la riflessione al di là e fuori da coro fa sempre bene: "Senza pregiudizio sulle responsabilità, e senz'altro non adeguata preparazione e mediocrità…vorrei solo riflettere su quel meccanismo umano - altrettanto mediocre secondo me - che consiste nella semplificazione in bianco e nero e nell'annullamento del fattore umano con lo scopo di identificare un capro espiatorio, non solo per riversarci sopra la responsabilità della vicenda contingente, ma anche ...per dare una faccia alle frustrazioni di una nazione intera. Ugualmente - anche qui senza pregiudizio su fermezza e sangue freddo della capitaneria di porto - l'identificazione con l'eroe non è meno subdola e "popolare", e rischia di tralasciare elementi importanti come l'asimmetria del contesto d'azione.."

Proprio lei che ha abbandonato la nave dell'amico Massimo dopo tutto quello che a fatto per lei.Ma mi faccia il piacere di evitare di scrivere certe cose.

L' articolo di Velardi è esemplare nel mostrare la mentalità di chi in Italia ha assaggiato il potere.

Chi causa un disastro, cerca il più possibile di occultare i fatti e alla fine scappa ottenendo solidarietà perché sì, ha ragione Velardi, tutti quelli della casta sono come lui e si sarebbero comportati come lui. E' per questo dovrebbero fargli compagnia nelle patrie galere.

Il Governo Monti poi non è così dissimile dal caso Giglio, è nato con una forzatura, una specie di golpe bianco, perché chi era al comando non riconosceva di aver portato l' Italia sugli scogli e non prendeva le decisioni indispensabili perché non affogassimo tutti.

Non direi proprio.

Chi va per mare ha semplici regole. Innanzitutto quando si finisce in secca, sugli scogli il comandante ha torto sempre e comunque, a prescindere dal merito. Gli scogli non si spostano, la loro posizione e' segnata sulle carte e comunque se ne sta sempre alla larga visto che le mappe potrebbero essere inaccurate. Visto comunque che il rischio della vicinanza non vale il beneficio (fra l'altro quale beneficio?) perche' cercarsi guai ? Un comandante avventato e' un cattivo comandante.

Altro dato di fatto della cultura marinara, su una nave, per qualunque errore o errata pratica la colpa e' sempre del comandante, sia essa per errata decisione diretta o per omessa sorveglianza. A maggior ragione per fatti gravi.

Quando si va in mare si puo' morire per un errore e non si puo' attendere il processo, le arringhe degli avvocati, le deliberazioni della corte, etc. etc. Stara' ai giudici decidere per quanto concerne gli aspetti penali e civili della questione, per quelli pratici relativi alla navigazione non vi e' necessita' di particolari verifiche - il primo compito del comandante e' la sicurezza dei passeggeri e dell'equipaggio, chi va per scogli gratuitamente non puo' esercitare il comando.

Fabrizio Candoni se fossimo in un paese per bene, dove l'avvocato che chiede il rinvio di 6 mesi perchè manca la cera lacca sul documento 3-a, viene sospeso dal giudice per oltraggio all'intelligenza della corte, o dove il blocco di un cantiere per approfondimenti dura giorni e non mesi, o dove l'omicida con il coltello insanguinato in mano prima lo arresti e poi fai il dna...mi andrebbe bene anche il tuo processo giusto. Ma qui caro collega maratoneta, siamo in un paese dove tu mi fornisci un carico di grano, io me lo prendo, lo rivendo e...non te lo pago. Niente da dire della fornitura, era perfetta...ma non ti pago. E te lo dico pure in faccia. Fammi causa: fra 7 anni, quando tu sarai fallito ed io avro chiuso l'azienda, un giudice scrupoloso ti dirà che io "sono obbligato" a pagarti. Ecco, siccome caro Claudio è saltato tutto il sistema, e quello che sti quattro cialtroni che fanno politica non capiscono è che si tornerà presto al baratto, siccome è saltato tutto, un processo giusto non te lo faccio. Adesso si fa come dico io: sei caduto dalla nave in acqua e non puoi risalire al comando? Bene, vengo lì e se non hai i vestiti bagnati ti ributto in mare. Punto!

caro Claudio,

di cosa si meraviglia, la gogna mediatica e' solo il segno dei tempi.
Nell'800 in Russia, gli ignegneri che progettavano ponti per i treni erano dall'altra parte al momento dell'inaugurazione con una rivoltella in mano: se il ponte crollava, si sparavano alla tempia.
Oggi il comandante di una nave da crociera e' tra i primi ad abbandonare la nave che lui ha fatto affondare e non si dimostra in grado di gestire un'emergenza.
Sono cambiati i valori e il senso di responsabilita', ma non scordiamoci che tutto sommato il prezzo pagato sia stato relativamente contenuto, quando si tratta di evacuare in poche ore e nel panico piu' totale il corrispettivo degli abitanti di un quartiere medio.
Che Schettino sia un vile e irresponsabile credo sia chiaro, ed e' giusto che l'uomo faccia i conti con se stesso (il voler proteggere questa gente a tutti i costi mi nausea profondamente), ma nessuno sembra guardare a queste supernavi da crociera e pensare che, forse, mettere migliaia di persone su una grossa bagnarola e pensare che le cose non possano andare male, e' la vera forma di irresponsabilita'..

ma per favore: un po' di serietà, signor Anonimo. Altrimenti con queste pseudoargomentazioni paradossali finiamo col dire che tutto quello che sappiamo è falso (quindi anche ciò che lei dice sui massmedia) e che l'uomo non è mai arrivato sulla luna. Lasciamo queste speculazioni ai complottisti da strapazzo che non hanno appigli per rendere la loro esistenza interessante, grazie

è lo stesso ufficiale che da terra registra la telefonata (infatti lo dice lui stesso durante la conversazione: ma hai ascoltato le registrazioni, o letto le trascrizioni? Oppure stai scrivendo senza sapere di cosa si parla come fanno moltissimi italiani, sulla base dei loro pregiudizi paranoidi?)

A leggere le sue motivazioni, mi verrebbe quasi da concordare con lei. Poi peró vedo questo Paese, amministrato a forza di sofismi contro ogni buon senso, sputtanato, depredato da quelli che sono bravi a far giri di parole e mi sale il vomito. Dovrebbe salirmi un moto di ribellione, ma ancora forse non ne ho la forza e allora si trasforma in vomito. Prima avete(sí avete, lei non sará il colpevole, ma neanche San Francesco) messo in ginocchio un Paese(aiutati dalla nostra stupida e passiva collaborazione) e adesso volete metterci a tacere fino al terzo grado di giudizio?

Scusa ma ti rendi conto che quelle che tu chiami "prove" sono un accozzzaglia di deduzioni mediatiche prive di qualsiasi controprova? E che in due giorni i massmedia sono riusciti a confezionare :
1)l'accusa
2)La sentenza
3) il colpevole

E ti rendi conto che in base a questo ti stai facendo condizionare?... dagli all'untore!! poi se dovessero assolverlo ,come è accaduto altre mille volte in casi analoghi ,chi lo ripagherà di questa gogna?

Come spesso accade quando scrivono i politici, ancora una volta si fa confusione fra responsabilita' penale e responsabilita' morale. Per la prima servono giusti processi, per la seconda non serve il timbro del tribunale quando si e' in presenza di prove schiaccianti.

In breve, il comandante rappresenta la massima autorita' della nave e la sola persona autorizzata a prendere decisioni di una certa importanza, specialmente in condizioni di emergenza. Con la sua presenza rende possibili ed immediate decisioni che talvolta sono necessarie e che altri non hanno il potere di decidere ne' quello di attuare.

L'abbandono della nave da parte del comandante in condizioni di emergenza e' un onta ed un crimine proprio per motivi prosaici, perche' diminuisce la capacita' e la velocita' dell'equipaggio a rispondere alle necessita'. Il tutto e' quanto mai critico in emergenza e quindi non deve accadere.

Detto questo, un comandante che dopo aver causato una situazione di pericolo imminente e grave, peraltro per motivi gratuiti (quali che siano - sono comunque gratuiti rispetto al rischio corso e al danno causato), rifiuta di dichiarare l'emergenza e di richiedere l'abbandono e poi quando l'abbandono nave comunque inizia lascia la nave con ancora centinaia di passeggeri in pericolo, rifiutando di rientrare a bordo quando la Capitaneria di Porto fa giustamente notare le responsabilita' ed i benefici che ci sarebbero con il suo ritorno a bordo si commenta da solo.

Si noti che se il comandante si sentiva emozionalmente provato e non in grado di decidere poteva lasciare il comando al suo secondo e permettere che le decisione venissero comunque prese. Non decidendo e non passando il comando ha comunque peggiorato la situazione con i risultati che tutti vedono.

Dobbiamo aspettare i tre gradi di giudizio per dire che il suo comportamento e' lontano dagli standard attesi di responsabilita' e ragionevolezza nella gestione di una nave ? Io credo di no.

Ma quando il comandante della Capitaneria di Porto telefona a qualcuno la telefonata viene registrata? E poi com'è che la registrazione arriva alle televisioni? O anche il comandante della Capitaneria era intercettato? E da chi?

Ma quando il comandante della Capitaneria di Porto telefona a qualcuno la telefonata viene registrata? E se è registrata è perché serve all'indagine? Ma se serve all'indagine come mai esce dalla Capitaneria e arriva alle televisioni? E' perché anche il comandante della Capitaneria vuole il suo quarto d'ora di notorietà? O l'ha mandata lui? O anche il comandante della Capitaneria era intercettato? E da chi? Infine: l'unico giudice che finora si è pronunciato sulla vicenda ha contraddetto il Procuratore-starTV-di-Grosseto facendo uscire il comandante della nave dal carcere. Mi dispiace tanto per i morti, ma preferisco che siano difesi in uno stato di diritto piuttosto che in un circo televisivo.

Ma sei fuori? Adesso non possiamo nemmeno dare un'opinione morale? Mica abbiamo processato Schettino, dire la propria opinione sulla basi dei fatti conosciuti è parte del convivere civile. Vorresti che stessimo sempre tutti zitti finché non arriva una sentenza del tribunale? E a quel punto vorresti forse che tutti fossero d'accordo col tribunale? Ma dico, stai scherzando?
Davvero chi attacca Schettino e chi dice a testa alta che non si sarebbe mai comportato come lui sta facendo una cosa sbagliata? Su queste corde, tu chi saresti per fare a noi la morale? Perché, invece di attaccarci, non ti fai i fatti tuoi, come suggerisci tu stesso quando dici "noi non abbiamo il diritto di fargli la morale. L’unica lezione morale consentita è quella che ognuno mette silenziosamente in pratica ogni giorno e di cui risponde solo a se stesso."

La tua è un'idea ridicola, e farebbe ridere se non stessimo parlando di persone morte per colpa di un errore da condannare, prima che in tribunale, moralmente!

Concordo. In questa fase occorre solo raccontare i fatti. Altrimenti e facile dimenticare, per es le responsabilita di chi ha incaricato un incompetente e forse irresponsabile al comando.

p.s.

se proprio volessimo fare dei ragionamenti, invece di retorica da strapazzo sui linciaggi mediatici (che pur essendo un fenomeno da considerare, non sono certamente così inediti come spesso si vuole far credere, pigiando sul pedale del "signora mia che tempi, che imbarbarimento!"), una persona intelligente si soffermerebbe a considerare il ventaglio delle responsabilità, sia a bordo che a terra.

L'orario delle telefonate, quello delle segnalazioni, gli altri ufficiali a bordo (se ce n'erano), il comandante, con la sua pusillanime condotta, non deve essere un parafulmine per tutti.
Senza fare della proto-sociologia d'accatto, però.

giuste considerazioni di gaiagf.

Mi permetto di aggiungere che come hanno detto e scritto in molti, Schiettino scatena reazioni rabbiose (anche) perché è un paradigma: l'italiano gaudente e piacione che sta seduto nel posto di comando, ma che alla prima emergenza declina, delega, fugge, svicola, arrampicandosi sugli specchi con quella maestria che gli concede il suo livello.

Questa descrizione mi ricorda quasi più D'Alema che Berlusconi. sarà un caso?

Molte cose giuste. La telefonata non doveva esser distribuita, tutt' al più raccontata. Peró ho smesso di leggere l'articolo a "il popolo della rete". Basta con 'sto popolo del web, please

Chiudete lo spazio dei commenti, Gaiagf ha già detto tutto benissimo!

Ma l'opinione individuale su Schettino è ovviamente libera, peraltro io l'ho espressa con parole direi anche più crude delle sue. Il punto è che è stato già fatto il processo, ho l'impressione...

Gentile Velardi, desidero essere sintetico ma non polemico.

I criteri salvifici che ha riservato al comandante Shettini rispecchiano intimamente la sua personalità.

Lei non è diverso da Lui, per questo motivo gistifica il suo comportamento.

Giacobbe

Questo articolo è un patetico esercizio di stile, degno dei retori che assassinarono la filosofia greca.

Un mero pentathlon di salti logici per ignorare bellamente il fatto in sé: un'organizzazione funzionale nella quale ognuno si fosse assunto le proprie responsabilità avrebbe potuto sicuramente ridurre drasticamente il numero delle vittime e tra l'altro, in questo caso, non avrebbe posto il comandante in pericolo di vita (non che sia fondamentale questo aspetto nell'economia del discorso, ma paradossale e simbolicamente eclatante sì!).

Purtroppo i sofismi individualisti e fatalisti, di quelli che sbagliano durante e si giustificano a tavolino gli errori con il senno (dissennato) di poi, hanno già segnato la politica del nostro paese, ne hanno crocefisso la stampa e la cultura.

Perché continuare a farsi del male?

Gentile Velardi, faccio parte della schiera di persone che le ha risposto su twitter, ma approfitto di uno spazio superiore ai 140 caratteri e lo faccio di nuovo. Non contesto il suo smarrimento di fronte alla foga voyeristica di chi si sia precipitato a vivisezionare la telefonata, o di fronte alla pretesa di dividere il mondo in buoni e cattivi, sentimenti peraltro comprensibili di fronte a una vicenda del genere (ed è certamente da deboli, ma è umano cercare un colpevole alle storture che ci feriscono, direttamente o indirettamente). Quello che secondo me ha perso di vista, nel flusso di commenti che oggi ha animato twitter, è che probabilmente la reazione prevalente non è stata la pretesa di celebrare processi sommari, ma un molto più semplice moto di sdegno di fronte al suo comportamento. È banale: Schettino non è un immorale, è semplicemente un uomo che stava facendo il suo lavoro, e il suo lavoro consisteva anche nell'impegno a garantire la sicurezza della nave e dei passeggeri. Probabilmente sono tante le cose che non sappiamo, ma quelle che abbiamo saputo offrono un quadro abbastanza chiaro: Schettino ha contravvenuto ai suoi doveri. Ed è una violazione ancora più grave perché questi doveri servivano anche a proteggere delle vite. È come se i medici di un pronto soccorso tagliassero la corda mentre stanno per arrivare dei feriti... Niente processi, ma opinioni sì: quell'uomo ha sbagliato. Se i suoi sbagli siano stati causa diretta di quelle morti lo stabilirà un giudice, ma sul comportamento dell'uomo, dell'ufficiale, sulla sua idoneità a ricoprire quel ruolo così importante e delicato voglio essere libera di esprimere la mia opinione.

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