Ecco perché su Schwazer c’è ancora molto da chiarire
Pier Augusto Stagi*
Ci sono alcune cose ancora da chiarire sul caso Schwazer, che non si chiude con la confessione del giocatore di aver agito da solo, per propria iniziativa, per cambiare vita. Ci sono dubbi e questioni da risolvere: perché la Guardia di Finanza si è rivolta alla Wada per le analisi e non al Coni? Come hanno fatto Coni e Fidal a dimenticarsi che Schwazer era inserito nella lista dell’Rtp?
Il campione olimpico di marcia alex Schwazer, espulso per doping a Londra
Abbiamo bisogno di risposte, ma giorno dopo giorno, le domande sul caso Schwazer continuano ad aumentare.
Sembra incredibile, infatti, come Coni e Fidal si siano “dimenticate” del fatto che il marciatore era inserito nella lista dell’Rtp del Coni-Fidal. Si tratta del Gruppo Registrato per i controlli antidoping, contiene centinaia e centinaia di nomi e Schwazer ne fa parte perché risponde a due criteri:
Criterio: 1.b = Atleti italiani inseriti nell’Rtp della rispettiva Federazione Internazionale competente, a far data dal loro inserimento e fino alla loro cancellazione;
Criterio: 1.d = Atleti partecipanti all’ultimo Campionato Mondiale e/o Europeo in Rappresentative Nazionali Assolute, a far data dalla loro convocazione e fino a revoca decisa dal CCA.
Per fare le analisi a sorpresa è dovuta arrivare la Wada su indicazione della Guardia di Finanza: curioso, ma perché le nostre Fiamme Gialle si sono rivolte ad un organismo internazionale e non al Coni stesso?
Stranamente, poi, sembra anche che la Fidal lo ritenesse difficilmente raggiungibile, inquadrabile e definibile, se si va a considerare l’ultima triste frase del comunicato stampa del presidente Fidal, Arese, riportato sul sito stesso della Federazione atletica leggera: “...Credo che nell’atletica ci sia chi fa attività pulita, ma allo stesso modo immagino che ci sia anche chi bara. E in ogni caso, quella contro il doping è una battaglia giusta, che va fatta. La posizione dell’atletica italiana su questo tema è chiarissima. Schwazer viveva la sua atletica isolato, lontano da tutti, senza contatti. Forse anche questo può averlo condizionato”.
E ancora più strano è che accettassero tutto ciò il medico responsabile del settore marcia, fondo e mezzofondo ed il medico federale visto che sono tra i nove migliori esperti al mondo dell’utilizzo dei valori ematici per definire se un atleta è a rischio oppure no.
Le domande crescono e, per qualcuno, si fanno sempre più pesanti.
* direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it

Comments
Ecco la risposta al signor Mauro da parte del direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it, Pier Augusto Stagi.
« Potrei incominciare con un Egregio Dott. Comm. Grand Uff. Benemerito Lup. Man Gran Mascalzon di fantozziana memoria, ma mi limito ad un più amichevole e rituale caro Mauro.
Caro Mauro, devi sapere che scrivo di sport da circa 25 anni, e da sempre, occupandomi di ciclismo, ho raccontato tutte le nefandezze che il mio adorato sport ha compiuto in questi anni. Chi mi segue su tuttoBICI e tuttobiciweb.it lo sa bene, ma lo sanno bene anche chi mi segue sulle frequenze di Radio 24 o mi legge su Il Giornale, Avvenire o Linkiesta appunto. Io non ho scritto solo un rigo contro Schwazer, ma ho posto delle domande alle istituzioni sportive, che secondo me stanno facendo i finti tonti da anni. Vorrei semplicemente che le regole del gioco siano uguali per tutti, in modo particolare in materia di lotta al doping. Il ciclismo ha sbagliato e ha pagato tantissimo. Gli altri sport no. Per dirla con GianPaolo Ormezzano, grande amico e stimato collega, il doping per trovarlo bisognerebbe prima cercarlo: non in tutti gli sport questo viene fatto.
La Fidal, la Procura antidoping del Coni lo stanno dimostrando. È mesi che chiedo al dottor Ettore Torri di andare a prendersi la “black-list” che al momento è in un faldone nelle segrete stanze del pm di Padova Benedetto Roberti. Lì sono custoditi un centinaio di nomi di clienti del famigerato Michele Ferrari. Molti sono corridori ciclisti, ma non tutti. Come non erano solo ciclisti gli atleti coinvolti nell’affaire spagnolo dell’Operacion Puerto, quello incentrato sulle malefatte del famoso ginecologo delle Canarie – Eufemiano Fuentes - con la predisposizione a manipolare sangue di ciclisti, maratoneti, calciatori, fondisti, tennisti e via elencando. Non lo dico io, l’ha detto chiaramente in più di un’occasione lo stesso Fuentes, ma nessuno è andato a verificare.
Anche questo mese, nell’editoriale di tuttoBICI, ho nuovamente invitato il dottor Ettore Torri, persona garbata, preparatissima e che ho avuto il piacere di conoscere in più di una circostanza, di andare da Roberti. Scusi se mi cito ma le riporto la chiosa del mio editoriale che lei potrà anche andare a leggere sul sito tuttobiciweb.it: « come mai nel caso di Basso, Scarponi, Caruso ma anche e soprattutto di Valverde, la Procura del Coni ha lavorato d’anticipo e senza tentennamenti andandosi a prendere le prove per inchiodare i corridori e questa volta nessuno si è mosso per andare a bussare alla porta del pm Benedetto Roberti che ha la lista dei corridori seguiti da Michele Ferrari? Forse perché lì si troverebbero nomi e cognomi di atleti che abitualmente corrono con la maglia azzurra e metterebbero - in pieno clima olimpico - in serio imbarazzo la Federciclismo e il Coni? Temiamo di sì. Pozzato probabilmente ha fatto il finto tonto. Ma non è il solo».
Insomma, caro Mauro, che le piaccia o no io di doping ne parlo a ragion veduta e perlomeno mi pongo degli interrogativi ai quali le istituzioni sportive non hanno ancora dato risposta. La ringrazio per aver sollecitato il dibattito, ma ringrazio ancor più di cuore Romano Frigo, che con nome e cognome – a differenza sua -, ha speso parole per convincerla che non sono un mitomane. Ad ogni modo, chioso con le parole di Pierre Jean Vazel (allenatore di atletica leggera), che su Le Monde dell’altro ieri parlava di lotta al doping con «un arsenale di punizioni a geometria variabile». Aggiungendo poi: «Ancora un po' di pazienza: nei prossimi giorni conosceremo i risultati definitivi dei Giochi… 2004. Un centinaio di campioni prelevati ad Atene sono stati di nuovo esaminati con tecnologie che all'epoca non esistevano. La Wada permette di punire un atleta fino a otto anni dopo un controllo. E cinque sportivi potrebbero così essere dichiarati positivi e sospesi con annullamento dei risultati ed eventuale restituzione delle medaglie». E infine: «Appuntamento quindi al 2020. Per avere dei risultati definitivi dopo il periodo di otto anni oltre il quale la storia non può più essere riscritta».
Insomma, la storia dello sport è fatta da sempre di record battuti, sogni infranti e inganni perpetrati. Nulla di scandaloso, purché le regole siano uguali per tutti. E la storia di Schwazer ci sta insegnando che non è così.
Un cordiale saluto,
Pier Augusto Stagi
Chissà perché un direttore di riviste ciclistiche si lancia a spada tratta contro un marciatore e non spende parole sui - tanto per rimanere in Italia - Riccò, Di Luca, Pantani, ecc., ecc.
Chissà perché ci sono cose da "chiarire" su un marciatore reo confesso e non c'è nulla da "chiarire" su decine e decine di ciclisti che inventano scuse su scuse ogni volta che vengono beccati.
No, mi dispiace, Stagi non è certo la persona che può permettersi di parlare su questo argomento.
Saluti,
Mauro.
Sai, Mauro, perché può parlare?
Perché della lotta al doping ha fatto un impegno personale come non ne trovi altri, nel panorama nazionale, e sulle questioni interne al ciclismo ha sempre scritto, e con durezza.
Però c'è da fare un minimo di giustizia fra gli sport, anche perché se si continua a fare come capita anche a te, oggi, di scattare alla parola doping, e dire "tacete voi, ciclisti, che siete tutti pieni", in sostanza, si uccide uno sport, e nel frattempo, mentre tutti sono concentrati ad ammazzarlo, negli altri si commettono le stesse nefandezze con la benedizione delle istituzioni.
Sono dopati i nuotatori, gli atleti, i calciatori, i fondisti (sci), ecc. Ma chi va a scovarli?
La bella favo letta del povero ragazzo che ha fatto tutto da solo, nel ciclismo, l'abbiamo sentita troppe volte, e serve a mantenere l'omertà sui meccanismi, sulle filiere del doping, scaricando sull'atleta (magari bén pagato per questo) tutte le colpe.
Schwazer fa tenerezza perché porta colpe più grandi di lui, e nel frattempo nasconde (ma come potrebbe evitarlo?) porcherie che nel ciclismo conosciamo bene, proprio avendo sofferto vicende coe quella di Pantani. Adesso ti lascio, esco in bici alla salute tua e di Pieraugusto.
Buona domenica
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