Fai Scienze della Comunicazione e troverai lavoro
Ci sono miti da sfatare sul corso di laurea più bistrattato d’Italia. Non è vero che non dia lavoro. Al contrario, i laureati in comunicazione ne trovano di più rispetto agli altri umanisti. Restano i problemi del precariato e dello stipendio: ma per risolverli deve cambiare la cultura, che non dà importanza alla comunicazione.
In Italia i pregiudizi negativi sui corsi di laurea in scienze della comunicazione esistono da anni: laurea poco seria, esami facili da superare, titolo di studio svalutato sul mercato del lavoro perché le aziende si aspettano giovani impreparati o genericamente capaci di tutto e niente, che finiscono per confinare in ruoli malpagati e secondari. Insomma le battutacce su «scienze delle merendine», come i denigratori le chiamano, affliggono non solo gli studenti attuali, ma pure chi la laurea ce l’ha da anni.
La cosa peggiore, per chi subisce le battutacce, è che di solito provengono da persone che di comunicazione non capiscono niente. Il che è normale, a ben pensarci: se di comunicazione almeno un po’ te ne intendi, allora sei anche consapevole dell’importanza che ha per qualunque ambito professionale, e tutto faresti meno che denigrare chi ha studiato o studia per farla. Le uscite peggiori, nel 2011, sono venute dalla politica. Due esempi per tutti.
Gennaio 2011: a «Ballarò» il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, nel difendere la riforma della scuola, dice di aver voluto dare «peso specifico all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale», perché ritiene che «piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle comunicazion-i [sic] o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro». Infatti, aggiunge, i corsi in «scienze delle comunicazioni non aiutano a trovare lavoro», perché «purtroppo sono più richieste lauree di tipo scientifico, lauree che in qualche modo servono all’impresa». E «questi sono i dati», conclude Gelmini.
Ottobre 2011: il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, parlando prima a «Porta e Porta» e poi a «Matrix», spiega precariato e disoccupazione dicendo che «il problema dei giovani è che spesso non vengono seguiti dai genitori, che consentono loro di iscriversi a facoltà universitarie come Scienze della comunicazione». Sacconi usa cioè Scienze della comunicazione come esempio di laurea che produce precariato o, peggio, disoccupazione protratta. E non è la prima volta: l’aveva già fatto nell’agosto 2008, in un’intervista su L’Espresso.
Che i politici italiani alimentino i pregiudizi contro le lauree in comunicazione non mi stupisce più di tanto: poiché in Italia la politica – a destra come a sinistra – ha raggiunto negli ultimi anni i livelli più bassi anche nella comunicazione, oltre che nei contenuti e nelle azioni, i politici rientrano nel novero di coloro che sottovalutano il settore perché non lo conoscono. Che però i giornalisti riproducano gli stessi pregiudizi già mi stupisce di più, visto che non solo di comunicazione dovrebbero saperne, ma di comunicazione vivono.
Eppure nel 2009 Bruno Vespa si permise di chiudere una puntata di «Porta a Porta» addirittura «pregando» (sic) i giovani di non iscriversi a Scienze della comunicazione, e cioè di «non fare questo tragico errore che paghereste per il resto della vita». E commenti del genere, più o men pesanti, compaiono a cadenze quasi regolari su tutti i media.
Detto questo, l’ignoranza è certamente più grave nel caso dei ministri, perché un ministro dell’istruzione e uno del lavoro dovrebbero conoscere bene ciò su cui non solo rilasciano dichiarazioni ma prendono decisioni. Specie se concludono dicendo, come ha fatto Gelmini: «E questi sono i dati».
I dati infatti non dicono che il mercato del lavoro non assorba laureati in Scienze della comunicazione. Dicono altro. Secondo il consorzio interuniversitario Almalaurea, sostenuto dallo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, consorzio che oggi elabora e rende disponibili sul web dati che riguardano il 78% dei laureati italiani, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione, a un anno dalla laurea, non lavoravano meno degli altri, anzi: il 46,5% di loro lavorava, a fronte del 46% dei laureati triennali di tutti i tipi di corsi, e di un 41,8% di laureati triennali usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, a cui in molti atenei appartiene Scienze della comunicazione. Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) e ben più dei loro colleghi umanisti (4,2 punti percentuali in più).
Se poi prendiamo le lauree magistrali del settore della comunicazione e le confrontiamo con tutte le altre, otteniamo una perfetta parità: a un anno dalla laurea, nel 2010 già lavorava il 55% dei giovani che avevano preso una magistrale nella classe «scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità», esattamente come già lavorava il 55% dei laureati in tutti gli altri corsi. E se confrontiamo questi dati con quelli dei giovani usciti dalle facoltà di Lettere e filosofia, scopriamo ancora una volta che i comunicatori se la passano meglio di altri umanisti, i quali, a un anno dalla laurea, nel 2010 lavoravano solo nel 53% dei casi.
Ma andiamo a spulciare anche il cosiddetto «profilo» dei laureati che la banca dati di Almalaurea mette a disposizione sul web, giusto per capire se la nomea di «laurea facile» e «poco seria» ha qualche fondamento nei numeri.
Con un paio di clic scopriamo per esempio che i giovani che nel 2010 hanno conseguito una triennale in Scienze della comunicazione hanno preso in media 100 come punteggio di laurea, mentre gli altri laureati italiani hanno preso 100,6; e scopriamo inoltre che, sempre lo stesso anno, la media di voti negli esami è stata 25,9 per i laureati triennali in comunicazione e 25,8 per tutti gli altri. Inoltre, con altri due clic scopriamo che nel 2010 i laureati magistrali in comunicazione hanno preso in media 27,4 agli esami e 106,5 alla laurea, mentre gli altri hanno preso 27,6 agli esami e 108,1 alla laurea.
Questi dati credo possano contribuire a sfatare l’idea che a comunicazione si «regalino i voti», visto che i voti di comunicazione sono allineati a quelli delle altre lauree nel caso dei trienni e addirittura più bassi nelle magistrali. Certo, i numeri possono sempre essere interpretati in modo diverso: un voto più basso può voler dire che l’esame è più difficile, come pure che lo studente è più zuccone. Ma poiché non c’è niente, se non il pregiudizio, a far propendere per un’interpretazione o l’altra di un voto, e poiché il pregiudizio sulle lauree in comunicazione è che i voti siano più alti lì che per esempio a Ingegneria o Fisica, solo perché gli esami sono più facili e non perché gli studenti siano più bravi, è doveroso leggere queste medie, per par condicio, semplicemente ribaltando il pregiudizio, e non decidendo all’improvviso che a un voto più basso corrisponda uno studente più zuccone e non un esame più duro.
Insomma, che i laureati in comunicazione siano meno richiesti dal mercato è pregiudizio, non realtà confermata dai numeri; che le lauree nel settore della comunicazione siano più facili è pure pregiudizio. Ma che il mercato del lavoro valorizzi meno i laureati in comunicazione degli altri non è pregiudizio: è realtà.
Se cerchiamo infatti dati sugli stipendi, Almalaurea ci dice che, a un anno dalla laurea, nel 2010 i laureati triennali in Scienze della comunicazione prendevano in media 879 euro netti al mese, mentre tutti gli altri ne prendevano in media 967; e dice che i laureati magistrali in comunicazione prendevano in media 904 euro netti mensili (addirittura meno dei triennali di altri settori), mentre gli altri ne prendevano 1051.
Se infine consideriamo il problema della precarietà, il quadro è ancora una volta svantaggioso per i comunicatori: nel 2010, a un anno dalla laurea, avevano un lavoro stabile solo il 32,9% dei laureati triennali in Scienze della comunicazione, contro il 38,2% di tutti gli altri, e solo il 25,1% dei laureati magistrali nel settore della comunicazione, contro il 33,9% di tutti gli altri.
Insomma, stando ai numeri, la differenza fra un/a laureato/a in comunicazione e uno/a di altre discipline sta soprattutto nella maggiore precarietà e nello stipendio più basso: da 88 a 147 euro netti al mese in meno per i comunicatori, in un momento in cui, data la crisi, gli stipendi sono già bassi per tutti.
E allora, cosa dobbiamo concludere? È forse questo il nucleo di verità che ha indotto Bruno Vespa a parlare di Scienze della comunicazione come di un «tragico errore» di cui pentirsi per tutta la vita?
I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.
È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.
La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.
Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.
*Giovanna Cosenza è docente di Semiotica all’Università di Bologna e autrice del blog Dis.amb.iguando
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Commenti
Bravo Fabio, finalmente uno che scrive cose utili. Vorrei sottolineare la parte dell'Erasmus perche' a me ha cambiato la vita, in tutti i sensi. Io nel 2004 ho vinto la borsa di studio per l'Education Abroad Program in California (una trentina di posti l'anno). Un'esperienza totale, dove ho potuto valorizzare i miei anni di Scienze della comunicazione e poi, alla fine dei 12 mesi, ho trovato lavoro come Marketing Analyst in California. Ora, dopo 5 anni, sono Marketing Manager per una internet startup con milioni di dollari di fatturato annuo e sono soddisfatto a mille della mia scelta di studi.
L'Erasmus (o l'anno in America) e' fondamentale, senza aver vissuto all'estero non saprete mai l'Inglese correttamente. Evitate, come ha detto Fabio, le mete "vacanziere" che hanno poco valore dal punto di vista accademico. La California e' un posto magnifico ma e' anche molto riconosciuta come universita'.
Daniela, forse tu hai iniziato l'anno prima del mio (Ottobre 2000) ma ti garantisco che la maggior parte dei miei compagni di corso ha lavori piu' che dignitosi e alcuni addirittura eccellenti (AOL, Porsche Italia). Scienze della Comunicazione puo' voler dire tutto e niente ma se uno ha le idee chiare su cosa vuole fare non e' giusto scoraggiarlo...
Alberto, io ho trovato lavoro in America 15 gg dopo la laurea (laureato in Scienze della Comunicazione a Padova - 2006) e se ti dicessi quanto prendo ora di stipendio ti passerebbe la voglia di fare il condiscendente......altro che fotocopie o stage gratis! E ti garantisco che la maggior parte dei miei compagni di corso non sono da meno!
Anch'io vivo in America da 7 anni, anch'io ho fatto carriera nel Marketing Online e mi occupo in particolare di Demand Generation e Marketing Automation, ma se nomino ste cose in Italia tutti sbarrano gli occhi ("SEO? E cos'e'?"). Ma qui la colpa non e' di Scienze della Comunicazione ma dal nostro paese che e' governato da gente con una mentalita' antiquata e ignorante. Infatti non per nulla Facebook non e' stato sviluppato in Italia......e nemmeno Google....e nemmeno Ebay......e nemmeno Windows.....devo continuare? Tutte queste aziende assumono MIGLIAIA di gente esperta di comunicazione, perche' capiscono il valore del branding, del design, del marketing. In Italia siamo ancora rimasti alle fabbriche con la catena di montaggio o all'industriale con l'azienda di famiglia.
mod. 730, mi dispiace se a te le cose sono andate male ma ti garantisco che la tua esperienza NON RISPECCHIA la maggioranza dei laureati in SDC. Io mi sono laureato a Padova nel 2006 (Vecchio ordinamento) e il 90% o piu dei miei compagni di corso ora lavorano in ambito comunicazione e sono tutti ben pagati. Sono gente sveglia e che si sa muovere, la maggior parte (me compreso) hanno iniziato a lavorare o a fare stage gia' dal primo anno di universita'. L'Universita' non e' una scuola professionalizzante, quello vorrebbe dire sminuirla. L'universita' serve a dare allo studente le conoscenze che gli servono per poter fare delle scelte. Se vuoi imparare un lavoro, fai uno di quei corsi del fondo sociale europeo (tipo disegnatore CAD o simili) e in sei mesi hai un pezzo di carta e molto facilmente un lavoro. Ma l'universita' e' un'altra cosa...
Giuseppe, ma tu hai un'idea precisa di quello che vuoi fare o cerchi e basta? La differenza tra chi trova e chi no e' tutta li. Se tu sai quello che vuoi fare sai anche cosa ci vuole per arrivarci. Ad esempio, potrai integrare la tua formazione con dei corsi di specializzazione per renderti piu' appetibile alle varie aziende. Cercare lavori a caso nell'ambito comunicazione non portera' mai a nulla ma li' la colpa non e' del titolo di studio.
Ti do' ragione in pieno. Io sono tra quelli "vecchio ordinamento" (laurea quinquennale). L'ultimo anno di universita' l'ho passato in America, facendo lo scambio previsto dall'Universita' di Padova. Ho trovato lavoro in America (molto ben pagato) che ancora dovevo discutere la tesi e mi sono trasferito in California 15 giorni dopo. Nel frattempo, ho anche preso l'MBA a Los Angeles Ora, dopo 5 anni, mi sto per trasferire in Colorado per lavorare per un Internet startup come Digital Marketing Manager. Tutti quelli del mio corso, chi piu' chi meno, hanno trovato lavoro molto facilmente e sono tutti ben pagati, sia in Italia che all'estero. Qualcuno lavora per la Porsche Italia, un altro per AOL, altri per agenzie pubblicitarie a Milano e cosi' via. Tutto sta nel fare piu' esperienze possibili di lavoro MENTRE studi e non aspettare la fine della laurea o verrai tagliato fuori. La laurea in Scienze della Comunicazione puo' voler dire tutto e niente. Non ti da' nessuna vera specializzazione quindi sta a te decidere il tuo percorso di lavoro, l'importante e' iniziare fin da subito.
Condivido l'analisi della Prof.ssa Cosenza. Ho una laurea in Scienze della Comunicazione, un dottorato in altro ambito, preso in altro ateneo, e sto intraprendendo la carriera accademica. La laurea in SdC, che pure non prevedeva lo sbocco che ho avuto, mi è stata utile, proprio per la sua interdisciplinarietà (elemento rarissimo nelle facoltà italiane), dandomi qualche marcia in più rispetto ai colleghi che hanno svolto un percorso monolitico senza prendere in considerazione l'ipotesi di assumere prospettive diverse.
Segnalo due problemi di SdC, ma per dimostrare che non sono diversi dalle altre facoltà.
1) Il problema di SdC è il problema di tutti i corsi di laurea: a seconda dell'ateneo e della facoltà se ne trovano di più o di meno impegnativi, prestigiosi e formativi. Molte università hanno scelto di istituire il corso solo per non lasciarsi sfuggire la "moda" dei comunicatori. Perciò hanno inserito il corso nelle facoltà di Scienze politiche, Lettere o Sociologia. Senza tener conto che nessuna di queste facoltà esprime il potenziale del corso di laurea in questione. L'hanno svilito, finendo per ridurre le possibilità dei loro studenti. Altre università hanno investito nelle facoltà di Scienze della Comunicazione, dirottando anche risorse economiche nella ricerca e nella docenza specifiche, creando così piccole oasi di formazione autentica.
2) Il problema di SdC è il problema di tutti i corsi di laurea, umanistici in particolare. Esistono cioè margini per compiere un percorso al ribasso e margini per compierlo al massimo. Dipende dalla responsabilità dell'individuo. Io ho scelto il secondo percorso (per responsabilità nei confronti dei miei genitori che mi pagavano la retta e che non volevo lo facessero per un pezzo di carta, ma per la mia formazione; ma anche per amor proprio, sapendo che l'impegno mi sarebbe stato utile in futuro, come poi è avvenuto), e molti miei colleghi hanno fatto lo stesso, finendo poi per essere assunti in ottime società della comunicazione, del marketing, del giornalismo o in enti pubblici (passando il concorso davanti a fior di laureati in Lettere o Giurisprudenza). Ma c'è chi sceglie le scorciatoie: esattamente come avviene a Lettere (chi non conosce almeno un laureato in Lettere che evita gli esami di latino, di letteratura, ecc.?), a Lingue (sono numerosi i laureati in Lingue che non sono in grado di parlare o scrivere nelle lingue in cui si sono specializzati), a Giurisprudenza (chi non conosce almeno un ministro che è andato in Calabria a fare l'esame da avvocato, ritenendo che la propria preparazione fosse insufficiente per farlo a Brescia?), a Scienze Politiche (che, prima di SdC, rivestiva il ruolo di Cenerentola dell'università italiana).
La soluzione è la stessa per tutti questi casi: l'impegno personale, la scelta dell'ateneo, gli interessi dei singoli premiano anche chi è laureato in SdC. La ricerca delle scorciatoie, l'ateneo poco serio o poco interessato, l'apatia producono fior di laureati disoccupati o poco formati.
Io faccio un discorso molto pratico, secondo me a voler essere sinceri non ci vorrebbe la laurea per far nessun lavoro, se non per il medico. Gli altri lavori si potrebbero benissimo fare facendo esperienza sul campo. Purtroppo in Italia e nel mondo si è radicato il modo di fare del possedere una laurea per poter lavorare e quindi alla fine quello che si cerca di avere è il pezzo di carta. Ovviamente non tutte le Università sono uguali, ci sono anche Università discrete, ma in generale penso funzioni così. Si studia per il pezzo di carta. Infatti sono per l' abolizione del valore legale della laurea. Qualcuno potrebbe dire, ma i ponti se non sei un ingegnere non li sai costruire! vero, ma per caso veramente all' Università ti insegnano i trucchi del mestiere? o non è forse che invece fanno di tutto per non insegnarti niente ed anzi confonderti?
Hai ragione. Non è una scienza, è un'arte. C'è chi ha doti innate da bravo comunicatore e può coltivarle e chi no. Sono un laureato in Comunicazione e sono felice del percorso che ho fatto. E' vero, l'università italiana dovrebbe includere maggiori applicazioni pratiche a quello che si studia egregiamente a livello teorico. I tecnici, però, senza il bagaglio che hanno i comunicatori del futuro non vanno da nessuna parte. La comunicazione è l'essenza dei rapporti umani, a meno che non si pensa di avere a che fare con altri tipi di specie. Ho lavorato in più di un'azienda dove non si comunicava. Hanno solo perso clienti. L' Italia è ancora molto indietro. Manca la cultura. Donne umiliate, Urlatori in Parlamento e in tv e finti giornalisti. Questa è la comunicazione in Italia oggi.
Mi sono laureata in SdC ancora nel 2001 a Trieste e pochi mesi dopo si è laureato in SdC anche il mio attuale compagno. Entrambi abbiamo trovato lavoro in poco tempo esattamente nel ns campo di studi. Certo, non è stato facile trovarlo (senza alcuna raccomandazione), nè mantenerlo e infatti da allora abbiamo cambiato 2-3 posti di lavoro. Ma vi assicuro che in tutti i casi abbiamo dato tantissimo (e altrettanto abbiamo imparato) in termini di innovazione alle aziende/enti che ci hanno assunto. Alla fine qs è la situazione: dal 2008 sono addetta stampa di un comune capoluogo (perchè nel frattempo sono pure diventata giornalista) e il mio compagno si è sempre occupato di mktg e comunicazione nel privato con grande soddisfazione. Entrambi siamo assunti a tempo indeterminato da molti anni (io passando per un concorso pubblico per tutto un altro profilo). Se non si hanno santi in paradiso, in Italia ti mettono facilmente i bastoni fra le ruote e occorre sgobbare assai, sempre, anche quando si crede di avercela fatta.
Inoltre il D.P.R. 21-9-2001 n. 422
"Regolamento recante norme per l'individuazione dei titoli professionali del personale da
utilizzare presso le pubbliche amministrazioni per le attività di informazione e di comunicazione
e disciplina degli interventi formativi."
individua i titoli per l'accesso del personale da utilizzare per le attività di informazione e di comunicazione, disciplina i modelli formativi finalizzati alla qualificazione professionale del personale che già svolge le attività di informazione e di comunicazione nelle pubbliche amministrazioni, e stabilisce i requisiti minimi dei soggetti privati e pubblici abilitati allo svolgimento di attività formative in materia di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni.
E leggiamo un po' al punto 2 2. "Requisiti per lo svolgimento delle attività di comunicazione."
Per il personale appartenente a qualifica dirigenziale e per il personale appartenente a qualifiche comprese nell'area di inquadramento C del contratto collettivo nazionale di lavoro per il comparto Ministeri o in aree equivalenti dei contratti collettivi nazionali di lavoro per i comparti di contrattazione riguardanti le altre amministrazioni pubbliche cui si applica il presente regolamento, è richiesto il possesso del diploma di laurea in scienze della comunicazione, del diploma di laurea in relazioni pubbliche e altre lauree con indirizzi assimilabili (...)
Secondo l'indirizzo del Legislatore dal 2000, l'importanza di individui con sensibilità e competenze nei confronti della comunicazione pubblica è molto alta.
Non riesco a capire perché in tutto il blocco di commenti e di ragionamenti sulla laurea in Sdc non è citata la famosissima Legge 150/00. Cos'ha di famoso per chi studia comunicazione pubblica?
Citando dal testo di legge:
Art. 4.
(Formazione professionale)
1. Le amministrazioni pubbliche individuano, nell'ambito delle proprie dotazioni organiche, il personale da adibire alle attività di informazione e di comunicazione e programmano la formazione, secondo modelli formativi individuati dal regolamento di cui all'articolo 5.
2. Le attività di formazione sono svolte dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, secondo le disposizioni del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287, dalle scuole specializzate di altre amministrazioni centrali, dalle università, con particolare riferimento ai corsi di laurea in scienze della comunicazione e materie assimilate, dal Centro di formazione e studi (FORMEZ), nonchè da strutture pubbliche e private con finalità formative che adottano i modelli di cui al comma 1.
PER LEGGE la Laurea in Sdc dovrebbe facilitare e migliorare il contatto tra PA e cittadini nella semplificazione delle modalità di comunicazione.
Perché nessuno parla di questo?
Allora, mi sono iscritto quest'anno a Comunicazione D'Impresa a Roma. Beh, sono scappato subito. A parte il test d'ingresso da ridere a crepapelle ("Cosa si festeggia il 2 giugno?"), ho trovato un calderone di materie prese a prestito da altri corsi di laurea che non danno alcuna preparazione solida.
Il punto, secondo me, è che SdC a livello teorico non è inutile, ma lo diventa per come è strutturata nella maggiorparte delle facoltà italiane. Tanto per fare un esempio, oggi è abbastanza ricerca la figura del Social Media Manager (anche se cmq molto meno rispetto ad altre professioni): ebbene, nella facoltà dove mi ero iscritto no c'è nemmen un esame di webmarketing, mentre allo IED di Roma (privato) c'è. L'articolista dice che in Italia c'è una sorta di ignoranza della comunicazione: beh, in questo caso si può appurare come gli stessi ideatori dei corsi universitari siano ignoranti quanto i politici, perché la maggiorparte di essi sono strutturati male.
Insomma, io personalmente parto da premesse diverse ma arrivo alle stesse conclusioni di molti: non iscrivetevi a questa facoltà, perché uscirete da lì senza reali competenze e di conseguenza poco spendibili nel mercato del lavoro. Se proprio siete innamorati della materia, allora fate cercate di andare allo IULM o allo IED, che almeno qualcosa in più te la danno. In ogni caso il settore della comuniaczione (giornalismo in primis) è saturo, e spesso le retribuzioni sono ridicole.
P.S Per Annalisa: mi spiace contraddirti, ma le applicazioni per gli smarthphone le fanno i programmatori Java (Informatica), non i comunicatori.
"Senior account manager" ?? Ma cosa credi di raccontare ?? Tu sei solo un GALOPPINO che ogni mattina deve cercare porta a porta clienti/aziende che intendano farsi réclame, e se non raggiungi il budget prefissato... bye bye ! Sei solo un venditore e per quello basta la terza media. In italia come a Londra.
Ciao Giorgio.
Sono Responsabile marketing di un'azienda di Consulenza informatica.
Sono laureato in scienze della comunicazione e non vengo da famiglia ricca o inserita in ambienti "giusti".
Ho faticato molto e ammetto di aver servito anche birre in pub prima di laurearmi.
Dopo la laurea ho formato un network con un gruppo di amici e abbiamo deciso di lavorare insieme.
Senza aprire imprese e avviare operazioni costose abbiamo iniziato a cercare clienti.
Per farla breve abbiamo visto e ogni tanto tutt'ora vediamo momenti critici, ma ci sono anche molti momenti positivi fino a farci produrre un fatturato dignitoso.
Credo sempre più che ci voglia senz'altro fortuna, e fidati non ne ho avuta, e poi tanta pazienza, capacità e competenze Reali.
In bocca al lupo
Conosco responsabili marketing, ufficio stampa, consulenti e editori laureati in scienze della comunicazione e che vantano un reddito di tutto rispetto.
Il problema non è questa disciplina, ma il laureato.
La domanda che bisognerebbe farsi prima di iscriversi a una qualsiasi università è: Cosa voglio fare nella vita?
Solo gli stupidi e gli ignoranti giudicano qualcosa che non conoscono, spesso sono operai in cassa integrazione, anziani conservatori, tecnici che lavorano in fabbriche in catene di montaggio.
A spasso ci sono, e sono pure tanti, anche i laureati in altre discipline.
Se in questo Paese non si valorizzino e migliorino le facoltà umanistiche ci ritroveremo a vivere in un paese sterile incapace di creare e gestire lavoro, che produrrà sempre una gioventù senza ideali, voglia di fare e idee.
Sarà un paese sotto padrone e gli italiani saranno, nella migliore delle ipotesi, un popolo di operai...fino a quando conviene alle imprese.
Laureato TRIENNALE a Torino, a distanza di 4 anni sono Senior Account Manager per una multinazionale agenzia pubblicitaria a Londra.
Gelmini, Sacconi e Vespa possono andare a contare i tombini per quanto mi riguarda!
Ho 32 anni, laurea triennale e magistrale in Scienze della Comunicazione.
Le battutine le ho subite non solo per il corso di laurea intrapreso, ma anche (e soprattutto) perché l'ho fatto allo IULM di Milano.
Ma non rimpiango niente. Rifarei tutto.
Il problema non è l'università o la facoltà.
Dopo la laurea, sono stato precario per tre anni, disoccupato per quasi uno intero.
Finché ho aperto la partita iva e mi sono inventato un lavoro, studiando per conto mio il necessario per riuscire in quello che, forse, è il lavoro che ho sempre sognato. E ora sono felice.
Quindi. Laureato in Scienze della Comunicazione, grafico 3d auto didatta e con la partita iva che in Italia porta via il 55% del fatturato e lo regala allo stato. Direi ottimo.
L'obiettivo, forse demodè e un po' ovvio è andarsene via.
Anche perché tante alternative non mi pare ce ne siano.
bisognerebbe semplicemente smettere di pensare (anche perchè è umanamente svilente) che l'intelligenza, la capacità e la preparazione di un lavoratore dipendono esclusivamente dal corso di laurea frequentato. Se fossi un'imprenditrice, assumerei più volentieri un laureato in Scienze della comunicazione, che in 5 anni ha usato il suo tempo per esperienze di lavoro e collaborazione "sul campo" (anche non pagati) piuttosto che un ingegnere che per 5 anni non ha fatto che studiare chiuso in cameretta. Ho fatto un esempio estremo per dire che le persone che valgono e sono veramente appassionate di una materia troveranno comunque il modo di spiccare sulle altre. Non basta il pezzo di carta, quelli erano gli anni '80. Di sicuro è più difficile, perchè professionalità e competenze te le devi costruire lungo il cammino, mentre uno studente di medicina impara a lezione tutto ciò che serve per esercitare la sua professione. In questo però non vedo grandi differenze fra SdC e Scienze politiche, o economia. Non basta dire " io ero brava perchè ho sempre preso tutti 30elode, ma non ho un lavoro nella comunicazione perchè il mondo è cattivo e i miei studi inutili"... il tuo tempo è stato inutile, perchè oltre a studiare non hai fatto altro. che poi sia un periodaccio per via della crisi, e che in italia non ci sia cultura della comunicazione (ma chi non ha occhi per vederlo difficilmente capirà cosa intendo), ragazzi, quello non lo possiamo controllare, ma solo subire ahimè...
Ho letto l'intero articolo, e tutti i commenti che lo hanno seguito. E ho letto diverse incongruenze: ad esempio, persone laureate in questo settore che lavorano e guadagnano, e sono stabili, come di altre che si stanno pentendo e bestemmiano amaramente la scelta compiuta all'epoca. Io sono iscritto al primo anno, tra due giorni ho il primo esame, ma non credo che sia una laurea inutile. Non so quanti di voi ci abbiano riflettuto, oppure si siano soffermati un attimo a pensare agli errori fatti, o alle offerte rifiutate, o quante altre eventualità si siano presentate nella loro vita. Oppure se si ricordano quale obiettivo avevano quando hanno scelto quel tipo di facoltà tra le diverse offerte che ci sono in Italia (perché, per quanto possa fare pena il sistema scolastico universitario, non possiamo negare l'eterogeneità dell'offerta). Perché credo che questo sia il problema, ovvero il non porsi un obiettivo. Molti miei colleghi, delle superiori e dell'università, alla domanda "cosa vuoi fare dopo?", che può capitare davanti a un caffè, mostrano sempre una faccia allibita e uno sguardo vacuo, seguito da un vago "bho, poi si vede" e risposte simili. Gli sfottò su questo corso, e i sorrisini compassionevoli che mi rivolgono tutti (e dico tutti), et cetera, sì, fanno male, e sono incardinati nella cultura italiana, ma quanti ingegneri, quanti neo-avvocati, quanti umanisti di lettere e filosofia e, sì, anche alcuni dottori in medicina, vivono a casa con i loro genitori a trent'anni e più? Dato che lavoro qua e là per guadagnarmi qualche euro extra di queste persone ne ho incontrate molte, e dico molte. Credo che il problema non sia tanto il corso di laurea scelto, ma la mancanza di un obiettivo. Qualunque corso è inutile se dopo non sai che farne degli anni spesi e delle esperienze accumulate. Credo che alla mia generazione (ma anche a quelle venture) manchi appunto questo, perché le opportunità ci sono se le sai cercare, anche in un campo saturo come quello della comunicazione. Anche perché credo che tutti i programmi che guardate in televisione o i giornali che leggete o le pubblicazioni web e i siti su cui navigate non ci sarebbero se non fosse per quelle persone che, da SCD a editoria oppure alle altre lauree relative, hanno sudato e sono riuscite in quello che volevano. O almeno io la penso così.
Ma come, ci dicono che servono chimici e lavori nella comunicazione?
E poi: quale laurea in comunicazione? Una triennale ultimo tipo o una quinquennale?
A) Infatti si chiama "SCIENZE della Comunicazione", che comprende lo studio di discipline scientifiche concernenti la comunicazione.
B) Il progresso di un paese è dato in gran parte dallo stato di salute delle menti dei cittadini, non solo dalla salute delle casse. Orwell ci ha insegnato pure questo, la storia delle grandi tragiche dittature pure.
C) Se non comunichi non vendi.
Laureato nel 2005 in Comunicazione d'impresa a Roma a distanza di 6 anni e passa non rinnego il mio percorso di studi e la mia esperienza di vita univeristaria ma in sostanza non ho mai lavorato nell ambito della comunicazione. Dopo un corso post laurea e uno stage (unica breve esperienza) ho deciso di intraprendere un esperienza all'estero in Irlanda di due anni che si mi ha allontanato dal mio corso di laurea ma che mi ha permesso di crescere e di trovare un lavoro sicuro una volta rientrato in Italia nel giro di poche settimane.
Vero che il lavoro non è attinente (settore informatico) e lo stipendio non è eccezionale ma l azienda è valida, solida e non ha sentito se non in minima parte del periodo di crisi.
La laurea in scienze della comunicazione non è difficile, questo è un dato di fatto, ma non è neanche corretta la campagna denigratoria che ne viene fatta; deve stare però alle persone farla rendere al massimo accompagnandola magari appunto ad ulteriori corsi specializzanti o ad esperienze di lavoro in Italia o all estero da iniziare il prima possibile.
Conosco laureati in comunicazione che lavorano in grandi multinazionali nelle aree comunicazione e marketing e che guadagnano molto bene, altri ancora precari o sottopagati in agenzie che sfruttano e basta, altri disoccupati e altri, come il mio caso, che lavorano in altri settori ma che non rinnegano il loro percorsi di studi e l esperienza totalizzante quale è l' università.
Certo poter lavorare nel proprio settore in maniera gratificante dopo tanti anni di studio e di soldi investiti è importante ma non sempre specie con lauree più deboli è possibile.
io ho due lauree, una in chimica, conseguita dieci anni fa e una in scienze della comunicazione che ho conseguito pochi mesi fa e che ho voluto fare visto che nel mio lavoro mi occupo di comunicazione.
Il punto è che è vero che scienze della comunicazione è facile: davvero, pè una laurea veloce che possono prendere tutti.
non c'entrano i voti, se la materia è facile si prendono un sacco di 30, ma è OVVIO che questi 30 non valgono come un 30 in altre discipline.
Nessuno ha bisogno della tua arroganza e nemmeno dei tuoi giudizi gratuiti.
se uno si sa vendere scienze delle comunicazioni é l'ideale. io sarei finito a far panini al mcdonald's. con ingegneria meccanica mi sono ritagliato il mio spazio nella societá. non é una facoltá difficile scienze delle comunicazioni, ammettiamolo. il difficile é dopo essersi laureati far vedere che si vale. e questo piú che da altre parti. io non so vendermi per nulla, io volevo fare il professore e faccio il professore, ma non perché mi sono venduto ma perché gente che esce da meccanica e vuole insegnare non ce n'é. amo il mio lavoro e lavoro molto. ho amici che hanno fatto scienze delle comunicazioni e si sono venduti bene e guadagnano molto piú di me, altri che non lavorano, altri che fanno i camerieri. fatto sta che metterei il numero chiuso a SdC.
Infatti un professore universitario ha notoriamente alle spalle una lunga gavetta nel privato ed ha provato sulle sue spalle le difficoltà del mondo del lavoro. Comunque a me pare un velato intervento di parte visto che insegna proprio in corsi di SdC.
Inoltre in quest'italia piena di cialtroni e gente disonesta con mille disservizi la gente credo apprezzerebbe di più che i servizi funzionino, non che la comunicazione impresa-utente sia efficace.
più che altro cara prof Cosenza mi deve spiegare perché il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, a numero chiuso quando l'ho frequentato io dal 2002 al 2005, prevedeva esami del Dams come semiologia dello spettacolo.... ma stiamo scherzando?!
Sono laureata in Scienze e tecnologie della comunicazione dal 5 anni e ne lavoro da altrettanti. I miei colleghi di corso lavorano presso: Google, Peroni, 9REN Group, e altre multinazionali. Che dire, fortuna?
Non credo. Chi ha scelto SDC per interesse oggi lavora e cerca di far carriera, anche se con molte difficoltà e penalizzazioni. Chi ha scelto, invece, questo corso di laurea per regalarsi un pezzo di carta probabilmente oggi o non ha lavoro o fa tutt'altra cosa.
direi che El Pinta ha detto tutto. Innanzitutto, se ci sono insegnanti di qualità, è un corso molto bello e molto formativo. E intendo proprio formativo per la persona. Smettiamola di pensare che l'università deve essere SOLO un mezzo per arrivare a trovare un lavoro. Non è solo questo. L'università non deve dipendere solo dal mercato del lavoro.
Per il resto, mi limito a dire quello che è già stato detto, ovvero che chi ha testa e sa cercare e valorizzarsi, trova, sempre. Punto.
ma che dici. Io credo di aver studiato bene, mi sono laureato con un anno e mezzo di fuoricorso per diversi cazzi vari ed eventuali ma ho totalizzato un voto di laurea di 107/110. Eppure non ho trovato lavoro, solo stage, collaborazioni, e altre briciole varie ed eventuali. Quindi?
I geometri sanno disegnare la pianta di una villa?? Ma stiamo scherzando? E per quale motivo esiste la laurea in ingegneria civile? E quella da tecnico di laboratorio? E quella da infermiere? Informatico? Biologo? Farmacista? Sono queste le professioni "tecniche", dove con tecniche non si intende solo prendere la provetta e come un robottino infilarla nella macchina.
Per materie tecniche si intende l'applicazione di una logica, che richiede anche una buona capacità di pensiero, razionalizzazione ed intelligenza (senza mettere in mezzo la memoria chiaramente).
Se fossero bravi tutti non ci sarebbe questa gran richiesta!
http://www.rivistadiscienzesociali.it/2011/10/28/scienze-della-comunicaz... e http://www.issuu.com/andreafistetto/docs/qc12_28-09-2011_uv?mode=window&... (pag. 143)
Io da laureato in Scienze della Comunicazione ho trovato lavoro pochissimi mesi dopo che ho iniziato a cercarlo. Il primo contratto non è certo favorevole, ma penso che un po' di gavetta sia necessaria. Penso che quanti si lamentino di non essere riusciti a trovare lavoro con il loro titolo di studio probabilmente all'università hanno passato più tempo a bere e a drogarsi che non a studiare seriamente per potersi costruire un futuro. La colpa è solo vostra non del corso di studi che avete scelto, fatevene una ragione, vivrete meglio...
Barry Lyndon ha drammaticamente ragione : mi ricordo un triste presagio quando assistei alla mia prima lezione di ScdCom nel lontanto 2001 (Storia Contemp. - Univ. di Verona)..ad un certo punto il docente sconsolato dopo i primi 10 min. comincia a fissare oltre i vetri dell'immensa aula T4 (che non c'è più)... E sbotta : "ScdCom...mi chiedo proprio cosa andrete a fare, dove sarete un giorno, che caspita di lavoro potrete fare...?" 600 persone circa -molte sedute per terra- in un attimo il SILENZIO assoluto più irreale della mia vita, si sentiva solo il ronzio dei 4 televisori per la ripresa televisiva a circuito chiuso (data l'immensità dell'aula). Tra tutte le varie "scienze" quella della comunicazione è stata l'operazione accademica più spettacolare e riuscita per fare cassa e vendere fumo. Le aziende già da qualche anno fan fatica a stare a galla figuriamoci cosa se ne fanno di un "comunicatore" seppur specializzato in qualcosa. Non parliamo poi del settore specifico (portali, webtv, radio/giornali online).. qui a Vr entri (SE entri) con la tessera politica e/o il calcio in culo di papà + il "pedigree" di famiglia benestante : posso ampiamente testimoniare e non dite che la mia è arroganza o pregiudizio, racconto solo la mia esperienza che ho condiviso con altri miei compagni sventurati e idealisti come me.. La Gelmini è ripugnante come persona ma su questo punto non aveva tutti i torti, piaccia o no.
Mi avvicino ai 40 anni e lavoro (come precario ovviamente) ora in un settore completamente diverso, ma sapere di aver investito anni PREZIOSI e TEMPO in stage, collaborazioni mal pagate, lavoretti a ritenuta d'acconto e un'ansia sempre più palpabile, beh... qualche domanda me la pongo. Lasciate perdere anche l'università e imparate un mestiere VERO che sappia darvi autonomia finanziaria e indipendenza dalla famiglia. Siate adulti (le illusioni sono per chi se le può permettere).
Il vecchio pregiudizio che le scienze umanistiche non servano a nulla. Filosofia e Psicologia poi i capri espiatori preferiti di professori (i peggiori che ho avuto nella mia vita) reazionari, destrorsi e fanatici delle scienze esatte. Ma i cervelli pensanti sono sempre visti come un pericolo e così tutte le conoscenze e studi che vi forniscono gli strumenti per aprire la mente. Molta della gente che parla in tv e la maggioranza dei politici purtroppo sa molto poco di Web e nuove tecnologie. Dal ministro del Tunnel dei Neutrini e che si reca a Reggio Calabria per passare il difficile esame di stato non mi aspetto grandi perle di saggezza. Bruno Vespa non ha mai conosciuto Ammistratori delegati di Aziende, di Tv di Stato, laureati in Sociologi, Lettere e Filosofia? Eppure se ne dovrebbe ricordare diversi.
Ovviamente dipende dalle persone se si studia per passione e interesse. per Io sono laureato in Scienze della Comunicazione (2003) e questa facoltà mi ha permesso di approfondire diverse tematiche snobbate da molte facoltà e mi ha aperto porte e opportunità in settori nuovi (che ovviamente in Italia sono poco sviluppati e di cui si sa ancora poco, zero se si appartiene alla categoria dei dinosauri gerontocratici, vedi conduttori ultra settantenni e politici).
Con spirito di avventura, curiosità di andare oltre le professioni tradizionali, scoprire nuovi settori inesplorati e un poco di fortuna di fare una rapida carriera nel Marketing Online.
Ho detto che vivo all'estero da 6 anni?
"Come diceva Tondelli sento puzza di Italietta e muoio.."
D'accordissimo con la ragazza che, se non erro, si è laureata in quel di Padova: corso di studi assolutamente aleatorio, che non trova - almeno in Italia e almeno per come è concepito - alcuna, se non rara, aderenza al mondo del lavoro.
Pentitissimo di questa scelta, oggi faccio tutt'altro e probabilmente (anzi, sicuramente!) mi sarei risparmiato soldi e tempo se, a suo tempo, non mi fossi fatto "gabbare" da quello che, a mio avviso, ha rappresentato la più grande (e ahimé, riuscita) OPERAZIONE DI MARKETING ACCADEMICO, confezionata dal Ministero della Pubblica Istruzione e dall'Università Italiana per piazzare (sedicenti) docenti del nulla (serbatoio di voti) e accalappiare ingenui "polli" con la testa farcita di sogni e, sì, amenità (serbatoio di soldi).
EVITATE, EVITATE, EVITATE, EVITATE, EVITATE, EVITATE, ED EVITATE ANCORA!!! Meglio, moooooolto meglio, in termini di prospettive occupazionali e, ovviamente, remunerative, un corso da estetista (toh, vedi che mi tocca scrivere pur di impedire che altri facciano questo errore...). Se poi vi accontentate di vivere SOLO di aria fritta e velleità intellettuali, accertatevi che papa e mammà siano ben messi a livello economico perché, altrimenti, saranno "uccelli per diabetici" (per dirla alla Lino Banfi...). Poi, figuriamoci, il mondo della comunicazione in Italia gravita quasi esclusivamente su Milano: provate a vivere a Milano, magari per anni fino a quando non vi affermate (SE vi affermate...), con meno di mille euro (oro colato...) al mese. Poi ne riparliamo...
Seguire sogni, ideali, aspirazioni, attitudini è GIUSTO, SACROSANTO, LEGITTIMO E DOVEROSO, ma c'è una linea di confine tra realtà e utopia che sarebbe meglio tenere non perdere di vista, onde evitare di ritrovarsi a 40 anni senza né arte, né parte (perché qui si parla di 30enni, ma il rischio è di arrivare a 40 con un pugno di mosche in mano: roba da suicidio, e non è un'iperbole...).
Concordo con Daniela...non ho mai ritenuto il mio corso di laurea inferiore agli altri, anzi ho sempre risposto a muso duro alle battute su "Scienze della chiacchiera", o "delle merendine"....però, a sette anni dalla laurea e dopo esperienze in radio, quotidiani (cartacei o web), televisioni locali, uffici stampa e altro (sempre gratis o pagato una miseria..ovviamente in nero), ho deciso, in mancanza di altro, di mettermi in proprio e di fondare un mio giornale on line...a tre anni dalla fondazione, senza alcun aiuto dallo Stato (i soldi si buttano per i contributi ai giornali spazzatura), nonostante migliaia di visitatori al giorno, sto per aprire un pub perchè di giornalismo non riesco a vivere...è una realtà sconfortante. Ho deciso, per principio, di rimanere al Sud e di non andare via in cerca d fortuna come tanti miei amici e coetanei, ma devo ammettere che ogni giorno portare avanti questa scelta diventa più difficile.
A dire il vero la persona che ha scritto l'articolo è una professoressa stimata e competente nel suo lavoro, che insegna in più di una facoltà e in diversi corsi di laurea.
Ma vabbè, cosa vuoi che ne sappia lei di come gira il mondo...
Se vuole che i "non comunicatori" smetano di dire incorrettezze in un ambito non proprio, da studente di materie attuariali la prego di fare altrettanto con la statistica.
A titolo di esempio prendo le considerazioni finali sul mercato del lavoro: "Il che vuol dire che nel 2010, in piena crisi economica, i neolaureati in comunicazione lavoravano un po’ più degli altri (uno 0,5% in più) [...]". Questa affermazione è errata, infatti se lei avesse ragione allora un laureato in scienze della comunicazione avrebbe più richiesta di lavoro rispetto ad un laureato in una materia scientifica obiettivamente più richiesta (gli esempi qui possono essere svariati, ma credo che il concetto sia stato chiarito).
Niente comunicazione significa ignoranza...ecco perché raccontano in giro che non vale niente. Meglio formare un ingegnere senza testa che un comunicatore cosciente, per chi manovra...
Togli il forse...io ne sono convinta...non è utile formare gente consapevole!
Errori grammaticali, sintassi pesante, che altro dire se non "a morte i comunicatori?"
Ti sarà utilissima quando passerai le giornate alla fotocopiatrice o cercando un luogo ove fare interessantissimi stage A GRATIS. Poi non lamentarti se rimarrai sulle spalle di mammà e papà fino a 30 anni !! Ma che ne sai del mondo del lavoro, cucciolotta ??
Da laureata in scienze della comunicazione ormai più di sette anni fa, posso testimoniare che è vero quanto dicono le dicerie qui citate, nonostante abbia frequentato il corso a padova (dicono, una delle migliori univerità) e con il numero chiuso, a distanza di anni non ho trovato un lavoro a tempo determinato e con uno stipendio adeguato, dei miei colleghi di corso non ne conosco uno che abbia un lavoro dignitoso. E non pensate che sia una questione di arroganza ma a tren'anni non si può continuare a lavorare in nero o sentirsi proporre stage. Purtroppo è vero, la nostra è una laurea che non è considerata! Basta dare un occhio agli annunci di lavoro... siamo giusto un gradino sopra il DAMS!
Gli ambiti lavorativi per cui dovrebbe preparare questa laurea sono saturi e in crisi totale (vedasi mondo del giornalismo, uffici stampa, pr) le agenzie di marketing cercano principalmente laureati in economia e marketing...
Consiglio vivamente a chi sta pensando di iscriversi a questo corso di laurea di cambiare idea al più presto!
La Gelmini parte da un presupposto sbagliato, e cioè che le università debbano sfornare "tecnici", cosa errata perchè si tratta di formazione accademica: a muovere delle leve possono imparare tutti, così come a imparare a costruire un sito web e a disegnare la pianta di una villa (cosa che sanno fare anche i geometri senza 5anni di civile alle spalle, quindi quando parliamo di tutta sta "superiorità accademica" degli ingegneri forse è meglio usare prudenza).
Con tutto il rispetto, io credo che materie come fisica, chimica, matematica ,statistica siano ostiche, se no come mai la maggioranza non le fa? E poi io ritengo che la maggior parte di noi abbia trovato delle difficoltà alle superiori in tali materie.
E' oggettivo che matematica, fisica o ingegneria non siano facilissime e fattibili da tutti, e che un minimo di difficoltà in più ci sia rispetto a scienze della comunicazione, o a giurisprudenza, da me frequentata, con questo non vuol dire non essere dei bravi studenti o non avere capacità.
Mi sembra un pò fuori luogo inoltre,come si afferma in questo articolo, che a parità di bravura o anzi anche se il laureato in scienze della comunicazione è più bravo( su che base poi si stabilisca a priori tale valutazione), viene preso l'ingegnere.
Ma scusate se ad un'azienda serve un'ingegnere, perché mai dovrebbe prendere un'esperto di comunicazione? Forse perché è talmente bravo che potrebbe fare ciò per il quale l'ingegnere ha studiato 5 anni?
Ho amici che sono ingegneri delle telecomunicazioni e si occupano di reti informatiche, ora dunque, un laureato in scienze delle comunicazioni, potrebbe mettersi a fare quel lavoro oppure sostituire un ingegnere chimico o meccanico??
Non voglio difendere a spada tratta gli ingegneri, ma ognuno ha le proprie competenze.
Se uno vuole fare scienze della comunicazione, la faccia, senza stare a sentire, quello che dicono i politici di turno, sarebbe inutile sforzarsi di fare una facoltà che non piace, se poi sarà un pizzico fortunato e bravo , un suo posto nel mondo lo troverà( a parte la peculiare lavorativa italiana).
Ed infine, è positivo sapere che comunque la situazione lavorativa dei laureati in scienze della comunicazione non sia così tragica come la vogliono descrivere.
Speriamo che tutti noi prima o poi potremo trovare un buon lavoro!!!
Io sono laureato in Scienze della Comunicazione (magistrale, specializzato in Comunicazione Politica). Dopo vari mesi di stage (gratis) presso un ufficio stampa istituzionale sono stato assunto da una grande azienda per fare tutt'altro. Si tratta però di uno stipendio decoroso, con ferie malattia e 13esima buoni pasto etc etc, e di un lavoro stimolante a livello intellettuale, quindi mi considero molto soddisfatto visti i tempi.
Se mi consentite, vorrei dare alcuni consigli a chi si laurea in SDC e in generale a tutti gli umanisti (che vogliono lavorare in azienda).
1) Finite in fretta il vostro percorso. Fondamentale.
2) Se scegliete l'ambito umanistico-sociale, fate il corso di laurea che vi è più congeniale e puntate al massimo (meglio un 110e lode in Semiotica che un 105 in comunicazione d'impresa, fidatevi)
3) Fate piccole esperienze lavorative durante gli studi, anche che non c'entrano nulla con ciò che studiate.
4) Se state preparando un esame che prevede 150 pagine obbligatorie e 400 facoltative, fate il possibile per studiare (o almeno leggere) anche le 400 facoltative. Non si sa mai cosa ti sarà utile nella vita, e comunque si è umanisti solo se si ha la passione per la materia. Se no si è solo cialtroni con un pezzo di carta inutile.
5) Fate l'Erasmus, ma fatelo bene. Studiando seriamente, in un paese sviluppato e con una lingua che vi possa tornare utile. Oppure in un paese dell'Est per vivere una realtà diversa e in piena trasformazione. Ma vi prego, se dovete passare sei mesi a Siviglia ( per dirne una) a bere e a cazzeggiare state a casa vostra.
6) Finiti gli studi, se avete 6mila euro da spendere NON fate un master, ma piuttosto COMPRATEVI UNA MACCHINA (anche un catorcio usato). I master senza esperienza sono solo fabbriche di illusioni, con la macchina invece potrete candidarvi nelle aziende (la grande maggioranza ormai) di periferia e quindi non servite dai mezzi pubblici. Non avete idea di quante persone meritevoli siano state scartate per questo fondamentale dettaglio da una selezione.
7) Siate umili, curiosi, prendete in considerazione tutte le offerte che vi vengono fatte (senza dimenticare la parola "No" ovviamente). E cercate di apprendere il massimo da ogni nuova esperienza. Potreste scoprire di amare gli ambiti lavorativi più impensati.
Scusate il sermoncino, ma ci tenevo a condividere queste mie riflessioni, spero possano essere utili a qualcuno. In bocca al lupo colleghi SDC!!
Da laureato proprio in Scienze della Comunicazione, felicemente occupato in qualità di consulente e formatore in comunicazione online, sollevai in maniera provocatoria l'argomento qualche tempo fa (in questo post http://paoloratto.blogspot.com/2010/07/science-of-unemployment.html). In quella discussione emersero parecchi pareri anche contrastanti e questo articolo, da me prontamente segnalato, li riprende tutti. Devo dire la verità: la maggior parte degli ex colleghi di facoltà, con cui sono rimasto in contatto, lavora, e alcuni ricoprono ruoli di grande prestigio. Alla fine dei conti... non si parla proprio di Scienze delle Merendine... Anzi, con una seguente specializzazione adeguata, questa facoltà può portare in alto. :-)
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