«Ecco perché i calciatori hanno ragione a scioperare»
La reazione popolare è stata scomposta: perché questi viziati miliardari con la Ferrari in garage e
Antonio Cassano. I giocatori non vogliono restare in mutande col nuovo contratto
Conviene affondare sin dal principio un bel tackle, come sapeva fare quel mastino irlandese di Roy Keane, per affrontare il tema che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana in questa coda d’estate: lo sciopero dei calciatori. Gente viziata, che viene pagata oro per svolgere il lavoro più bello al mondo (sempre ammesso che lo sia), alla quale è riservata fama e che può contare su uno stuolo di ragazze sgambettate pronte ad attenderli nei locali più alla moda. Una volta sgombrato il campo dai luoghi comuni, si può procedere oltre.
I giocatori hanno deciso di incrociare le braccia – o le gambe, come meglio si preferisce – per questo fine settimana, a dispetto del calendario di Serie A 2011/2012 già pronto a celebrare l’inizio di una nuova stagione. E provocando un diffuso sussulto di vergogna e reprimenda. È un affronto allo sport, per molti, come se il calcio fosse ancora uno sport e non più semplicemente un gioco, affare ben diverso e per rendere chiara l’idea occorre un breve passaggio filologico.
Il termine sport deriva dall’antico francese desport, vale a dire riposarsi, staccare dai riti quotidiani per dedicare corpo e mente ad altro. Tipo ritrovarsi con amici e compagni di squadra per dedicarsi all’attività preferita. Il gioco, al contrario, è un insieme di interessi che gli stessi calciatori stanno semplicemente cercando di difendere in queste ore, così come stanno facendo molte altre categorie lavorative.
I due punti sui quali l’Associazione italiana calciatori si è impuntata sono il famoso contributo di solidarietà introdotto dalla manovra governativa per rimettere in sesto i conti finanziari dello Stato e gli allenamenti separati per i giocatori messi fuori rosa.
Il pensiero comune è che con i soldi che guadagnano (eppure non tutti i calciatori professionisti prendono lo stipendio degli Ibrahimovic o dei Totti), un obolo in più alle casse del fisco non farebbe alcuna differenza. Ragionamento sacrosanto, sempre ammesso che sia giusto che lo Stato infili le mani nelle tasche dei contribuenti per porre rimedio ai propri sprechi. Al di là del punto di vista prettamente politico e ideologico, i calciatori stanno operando come le altre categorie lavorative che trovano iniqua la manovra in questione e di conseguenza agisce per tutelare i propri privilegi e interessi. Ma, a quanto pare, il diritto di protesta non è uguale per tutti o, al meglio, è più uguale per alcuni e meno per altri.
Quanto al secondo nodo da sciogliere, essere tenuti lontani dal gruppo di colleghi sul posto di lavoro non fa piacere a nessuno. Per di più, al calciatore non solo non è permesso di scendere sul terreno di gioco per la partita, ma è anche vietato allenarsi con la squadra per tutta settimana. C’è da scommettere che se il povero malcapitato non portasse ai piedi un paio di scarpette con i tacchetti, i rappresentanti sindacali si recherebbero nell’ufficio del capo con una bella denuncia per mobbing.
Il nervo scoperto dell’indignazione pubblica sono gli stipendi che percepiscono i calciatori, inutile prodigarsi in altri dribbling. La maggioranza è convinta che siano troppo alti ed effettivamente è così, anche da una visuale pragmatica: ci sono giocatori che valgono di gran lunga molto meno degli assegni che le società garantiscono. Giovedì Pierpaolo Marino, oggi responsabile dell’area tecnica dell’Atalanta, ha dichiarato che il «sistema è estremamente sbilanciato in favore dei calciatori e dei loro stipendi che sono obiettivamente troppo alti». Ma ad assicurare tali cifre sono le stesse società e perciò, sempre per il consolidato gioco di interessi, al momento della contrattazione è logico che l’atleta tenti di ottenere il più possibile. Ed evidentemente i dirigenti tendono ad acconsentire.
Lo sciopero della Serie A non è altro che una contrattazione tra le parti, cosa che accade spesso nel mondo agonistico. In Spagna la Liga è ferma, mentre negli Stati Uniti la NBA, il campionato professionistico di basket – che in quanto a interessi è di gran lunga più voluminoso del calcio italiano – è ai blocchi di partenza perché società e cestisti non hanno raggiunto un accordo sul contratto collettivo. La NFL, la lega di football americano, ha da poco revocato il lockout annunciato la scorsa primavera per lo stesso motivo.
Comunque, sangue freddo: il calcio italiano è politica e quindi sopravvivrà a se stesso.
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Comments
Hanno assolutamente ragione i calciatori, la manovra finanziaria non c'entra nulla, infatti hanno ribadito gli stessi problemi che già l'anno passato non furono formalizzati ma come al solito rimandati con un piccolo contentino ponte (ridicolo).
Non sono qui per erigermi a santo protettore di questa particolare categoria, ma l'opinione pubblica è stata completamente tenuta all'oscuro della protesta nel suo intero, inserendo anzi particolari assai fuorvianti nella classica maniera che siamo abituati a vedere negli ultimi 5 anni, anni in cui gli strumenti mediatici sono stati militarizzati in maniera talmente grave e palese da non meritare altre parole (chi non capisce non dovrebbe avere diritto di voto).
Torniamo a questi "viziati del calcio", la problematica che più sta a cuore al sindacato (capitanato da un gran signore come Damiano Tommasi che sta subendo critiche insulse da persone insulse come Zamparini) riguarda i diritti dei calciatori laddove possono essere messi fuori rosa e addirittura fuori squadra a discrezione dei voleri del presidente anche senza precisi motivi che dovrebbero essere solo di ordine disciplinare. Per capire di cosa sto parlando si può ricordare il caso Iaquinta, allora all'Udinese, che voleva cambiare società. La società lo mise fuori rosa impedendogli addirittura di allenarsi. Vedi se lo fanno ad un lavoratore normale!!! Gli diamo fuoco.
Comunque ho citato un giocatore di livello solo perché di facile memoria, ma dobbiamo pensare a tutti i professionisti delle leghe inferiori che non possono permettersi di uscire di scena! Un professionista del calcio non ha tutti i privilegi di cui la massa pensa: basta ricordare gli stipendi che prendevano i giocatori del Perugia in serie A (mediamente 35.000 € di oggi).
Quindi vedere che i vip del calcio ci mettano la loro faccia per tutelare i diritti dei calciatori delle serie inferiori per me è solo che un gran gesto !!!
Che il calcio poi sia pieno di problemi son d'accordo, ma prima di criticare tutto, chiediamo ai nostri informatori di dirci la verità e non semplicemente "questi sono ricchi a fare schifo, non possono scioperare". La televisione e le principali testate giornalistiche di questi tempi sono il peggio del peggio, non ci meritiamo un trattamento simile, cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo scempio???
Cio' che e' accaduto a Iaquinta accade nel mondo del lavoro tutti i giorni. Conosco e ho conosciuto colleghi messi da parte perche' anziani o considerati non adatti a svolgere (chissa' perche') alcun lavoro. Questa situazione porta o ha portato ad uscite dall'azienda piu' o meno forzate. Purtroppo il mondo del lavoro e' cosi' (anche se la cosa non mi piace). Spiace vedere tutta questa concentrazione di interesse per i calciatori di Serie A che guadagnano stipendi che una persona normale come me non guadagnerebbe in 100 vite, mentre non ci si scandalizza se cio' accade tutti i giorni nel mondo del lavoro 'normale', senza possibilita' di avere tutta questa visibilita', e soprattutto senza avere come paracadute gli enormi introiti dei calciatori, che male che vada, qualche milioncino di euro l'hanno messo comunque da parte.
Non è così. Se un calciatore firma un contratto di 5 anni, poi non può decidere di andarsene a suo piacimento. I calciatori hanno il potere contrattuale maggiore del suo datore di lavoro, cosa singolare in tutto il mondo, non solo sportivo.
Tutte osservazioni ragionevoli, insisto però sul fatto che la legge faccia ovvie differenze tra oggetti e persone. Quindi se un giocatore stipula un contratto di 5 anni, questo non significa che diventi proprietà del presidente come lo è la sua auto o la sua casa.
Quindi, in relazione a queste "stranezze" i contratti vanno fatti semplicemente in maniera diversa, ed ancora in maniera intelligente, andando a salvaguardare i diritti di entrambe le parti.
In questo momento di ridicolo blocco di ogni progresso sociale ed economico, ci si ritrova ad avere contratti che non salvaguardano i lavoratori, così come non si salvaguardano le società per le quali essi lavorano.
Gli unici diritti che si cercano di salvaguardare sono quelli dei potenti, che altro non possono fare, data la loro usuale incompetenza (effettiva o voluta) di usare il pugno duro e pugno duro ricevono.
Se si volesse una soluzione si trova sempre, non la migliore in assoluto, ma una delle soluzioni ottime si trova sempre.
Che sia d'esempio il fatto che voler cercare una soluzione ottima deve essere un punto fermo a partire da noi lavoratori "normali".
ma non ho capito i calciatori (che abbiano ragione o no..) hanno fatto sciopero e poi hanno giocato delle amichevoli?cioè non sanno nemmeno cosa voglia dire fare sciopero visto che poi a loro quella giornat lavorativa è stata pagata..una presa per i fondelli per i tifosi e basta..e poi non ho capito perchè se c'è uno sciopero dei calciatori solo quelli della serie a incrociano le braccia (i piu pagati) mentre quelli delle serie inferiori tipo la serie b giocano.non riesco a capire
@Giuseppe e @Anonimo: il confronto tanto con la NFL quanto con la NBA non voleva essere tecnico, tattico o contrattuale (potremmo ricordare come sia il football che il basket professionistico americano sono di competenza di una lega che si autofinanzia, autoregola, mentre il gioco del calcio di casa nostra vive di decreti spalmadebiti), semplicemente era per segnalare che non è solo il calcio italiano a manifestare attraverso lo sciopero un dissenso. Lecito o meno, accettabile o no: questo è un altro paio di maniche.
Se i giocatori strapagati, privilegiati e viziati decidono di scioperare cosa dovrebber fare allora gli operai, gli artigiani e tutte le categorie lavorative che non si sentono rappresentati e hanno uno stipendio 100 volte inferiore a quello di un calciatore di Serie A? E' un insulto a chi lavora questo sciopero. Detto questo, secondo me i giocatori devono essere pagati a prestazione e comunque a cottimo in base al numero di gol segnati e alla prestazione atletica. E' assurdo che un giocatore che si infortuna e sta in panchina prenda quanto un giocatore che si impegna e dà il massimo durante tutta la partita. E' pazzesco inoltre che tutto il potere contrattuale sia dalla parte dei giocatori e dei loro procuratori. E poi guadagnano troppo, ma proprio troppo. Se finora loro hanno guadagnato tot all'anno significava che facevano guadagnare alla società e agli sponsor una quantità 3-4 volte superiore al tot all'anno che prende un calciatore di stipendio. Ma con la crisi e la difficoltà di liquidità delle banche, la finanza che è la principale proprietaria delle squadre adesso ha deciso di abbandonare al proprio destino il calcio e i calciatori, mandandoli alla deriva. Io proporrei di bloccare lo stipendio dei calciatori fin quando non decideranno di scendere in campo e di giocare. Mi sembra il minimo.
Hanno ragione. Prima di loro a pagare devono essere i loro padroni, ossia le societa', ossia i padroni delle societa' (berlusconi e moratti, i prescritti - de laurentiis, preziosi detto anche samsonite... ecc). Quel p... di galiani ha rovinato il calcio - che li paghi lui i soldi del contributo di solidarieta'. Lui, che nn sa fare nulla. almeno i calciatori il loro lo fanno. Per lui sono solo dipendenti (avete visto come ha trattato il ragazzo di sky che l'intervistava sul tema abbbonamenti? )vi ricordate il siparietto con mancin negli spogliatoi a meta' tempo di un milan lazio rubatissimo (lei e' un dipendente, stia al suo posto). il posto di quel pelato quale e' secondo voi?
Si capisco che anche ai giocatori non vada giù la manovra ma forse dovrebbero essere gli ultimi a fare sciopero per motivi economici.
Prima ci sono centinaia di associazioni: operai, artigiani, piccoli imprenditori....
Però forse, non è che stanno sbagliando proprio queste categorie?
Non è che dovrebbero già aversi opposto a questo scempio??
Per quanto riguarda gli allenamenti non è che vengano esclusi.
I titolari fanno allenamento insieme e le riserve un altro allenamento.
Penso sia normale avere degli allenamenti diversificati. Sono professionisti e sanno benissimo che c'è chi gioca e chi no.
Il confronto con gli sport professionistici americani non e' adatto: in NFL i giocatori possono essere tagliati in un qualunque momento, hanno solo una parte dello stipendio garantita (e fanno uno sport decisamente logorante). In NBA i contratti sono invece garantiti, ma i giocatori non possono opporsi a cessioni ad altri club. Sicuramente i proprietari dei club italici spendono tanto e male, ma i calciatori hanno protezioni che in USA si sognano (giocando tra l'altro molto meno, vedi Nba dove giocano anche tre, quattro partite a settimana)
I motivi dei blocchi USA e Liga però sono diversi da questi inutili e grotteschi italiani.
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