Intervista

«Se vince il sì sull’acqua non ci saranno soldi da investire»

La vittoria del sì nel referendum sulla tariffa idrica apre una questione da 64 miliardi di euro. A

Luigi Marattin è docente e ricercatore di Economia politica nel Dipartimento di scienze economiche dell’Università di Bologna. È anche assessore al Bilancio nel Comune di Ferrara per il Pd. Nella sua doppia veste di studioso e amministratore pubblico ha dialogato con noi sul secondo quesito referendario, che propone di abrogare l’«adeguata remunerazione del capitale investito» dai fattori di cui tenere conto per la determinazione della tariffa idrica (vedi infografica).

La legge oggetto di votazione abrogativa parla di “remunerazione del capitale investito”. Che cosa si intende esattamente per capitale investito?
Per “capitale investito” si intende lo stock di beni strumentali (macchinari, impianti, infrastrutture, ecc) che entra nella produzione di qualsiasi bene o servizio. I fattori produttivi materiali impiegati per la produzione sono lavoro e capitale. Il primo viene remunerato dal salario, il secondo dal tasso di interesse. Gli investimenti servono da un lato a mantenere lo stock di capitale esistente (ed evitarne quindi il deprezzamento dovuto, ad esempio, alla scarsa manutenzione), dall’altro ad ampliarlo, per assicurare un maggiore livello quantitativo e qualitativo della produzione. Il servizio idrico integrato è un settore ad alta intensità di capitale: significa che gli investimenti (acquedotti, impianti di depurazione, tubature la distribuzione dell’acqua, fognature) sono una componente preponderante per lo svolgimento del servizio.

È vero che non esiste alcun collegamento fra la remunerazione adeguata del capitale investito garantita e «logiche di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio»?
L’errore concettuale del secondo referendum può forse venire finalmente compreso se si immagina cosa accadrebbe se il quesito proponesse di abolire la remunerazione del lavoro, e non del capitale. Vorrebbe dire che la tariffa del servizio idrico non potrebbe coprire i costi rappresentati dallo stipendio dei lavoratori dell’azienda di servizio pubblico locale (inteso ovviamente come stipendio lordo, più contributi e altri oneri sociali). Facile immaginare che quell’azienda farebbe notevole fatica a trovare personale disposto a lavorare, sapendo di non essere nelle condizioni di far coprire dal prezzo di vendita (=la tariffa) il costo del lavoro. Il ragionamento nel caso del capitale è esattamente identico. Se passasse il secondo referendum, il costo sostenuto dall’azienda (pubblica o privata che sia) per realizzare gli impianti necessari a portare l’acqua in ogni casa non potrebbe essere coperto dalla tariffa. Ne deriverebbe una difficoltà oggettiva a reperire i capitali per costruire tubi e impianti di qualità.

Chi decide il livello di investimento?
Il livello degli investimenti non viene deciso dalle aziende affidatarie del servizio (pubbliche o private che siano), ma dalla Agenzie di Ambito territoriale ottimale (AATO), un organismo composto dai sindaci dei Comuni facenti parte del bacino territoriale di riferimento. Che l’azienda sia comunale o sia una potente multinazionale americana, sono le Agenzie d’ambito a decidere quanti e quali investimenti si devono fare sul territorio, e a controllarne l’effettiva realizzazione. Se ci sono mancanze in questi aspetti, allora è un problema del pubblico, non del privato. Invece di spargere disinformazione, occorrerebbe impegnarsi per ideare un disegno istituzionale ancora più avanzato, per rafforzare il ruolo della regolazione pubblica, ora che le ATO sono in via di abolizione.

Chi controlla che siano stati realizzati, le Agenzie di ambito o la nuova Autorità nazionale di vigilanza sulle risorse idriche?
Uno dei tanti motivi per cui l’approccio del governo è stato sbagliato e maldestro, è proprio la confusione (e il ritardo) con cui si è messo mano alla questione dell’autorità di regolazione. Avrebbe dovuto essere il primo punto di una seria riforma dei servizi pubblici locali, invece è stata inserita all’ultimo momento il mese scorso (ad un anno e mezzo dal decreto Fitto), con molte ambiguità. Tra cui appunto questa: non è chiaro il collegamento tra questa nuova agenzia nazionale e gli ambiti territoriali. Ma è su questo che andrebbero concentrati gli sforzi di riforma, non su quesiti referendari mal posti e che comunque non risolvono il problema.

Il 7% forfettario garantito per un investimento a basso rischio non è troppo alto?
Quando si parla di remunerazione degli investimenti, bisogna tener conto di almeno due cose: il costo di indebitamento delle aziende (spesso più alto, per aziende pubbliche di piccola dimensione) e la dinamica dell’inflazione (per avere una remunerazione reale, non solo nominale), oltre ovviamente alla tassazione. Ad esempio, per un piccolo consorzio di enti locali che si indebita al 5%, con un’inflazione al 2%, la remunerazione del 7% copre esattamente i costi reali di indebitamento. Detto ciò, la percentuale del 7% è forfettaria, e come tutte le cose forfettarie è approssimativa, e può senz’altro essere meglio specificata. Magari ideando una remunerazione variabile, a seconda dell’andamento del costo del credito e dell’inflazione. Ma un conto è ragionare su miglioramenti del sistema, un conto è abolire tout-court ogni sorta di copertura dei costi degli investimenti.

Che cosa succederebbe se il secondo referendum venisse approvato?
Se dovesse passare il secondo referendum, il costo dell’indebitamento non potrebbe essere compreso in bolletta (è appunto questo l’obiettivo dei referendari). Rimangono quindi solo tre possibilità per un’azienda pubblica affidataria del servizio idrico integrato: o aumentare esponenzialmente l’indebitamento, o non fare gli investimenti. Oppure, costringere gli enti locali proprietari a ridurre altre componenti del loro bilancio (o ad alzare le poche leve di tassazione rimaste in capo agli enti) per poter ripianare le perdite delle aziende idriche.

Può fare un esempio?
Poniamo il caso di un piccolo consorzio di enti locali della Brianza, che gestisce il servizio idrico integrato per quei Comuni. Diciamo che ogni anno deve fare 20 milioni di investimenti (tra manutenzione e nuovi impianti), per i quali accende mutui a tasso fisso del 5 per cento. Significa che un milione di euro l’anno (la quota di interessi passivi) non potrà essere coperta dalla tariffa in bolletta. Dopo 10 anni, questo consorzio avrà cumulato una perdita in conto economico di 10 milioni di euro. Se la perdita eccede un terzo del capitale sociale, gli enti proprietari sono costretti a ricapitalizzare (questo ovviamente assumendo che sia consentito al consorzio chiudere in perdita per 10 anni consecutivi). Per ricapitalizzare il consorzio, gli enti locali devono aumentare le uscite al titolo secondo delle spese (“Spese in conto capitale”) le quali sono coperte (oltre che da contributi in conto capitale e alienazioni patrimoniali) da ricorso a indebitamento pubblico. L’approvazione del secondo quesito farebbe danni maggiori alle aziende pubbliche (un paradosso al quale è giusto “inchiodare” i referendari). Per le private (o miste) la situazione ovviamente sarebbe ancora peggiore.

Alcuni sostengono che se il referendum sulla tariffa venisse approvato, non cambierebbe nulla. Poche righe dopo le parole che si vuole abolire, l’articolo 154 ribadisce che deve essere «assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio». 
La contraddizione sollevata dai colleghi de Lavoce è senz’altro appropriata. Questa considerazione aggiunge ulteriore confusione alla normativa post-referendum qualora il quesito venisse approvato dagli elettori.

I promotori del referendum sollevano un’obiezione etica ed economica: che non sia giusto fare profitti sull’acqua, che è un bene comune e un monopolio di fatto, e che quindi non abbia senso trasferirlo ai privati.
L’acqua è certamente un bene comune e le infrastrutture per distribuirla sono e resteranno pubbliche: questo è fuori discussione, al di là della propaganda che viene fatta. Ma la gestione del servizio implica processi di natura industriale e investimenti rilevanti.

Come è possibile, con la legge vigente, che residui un profitto contabile, visto che le tariffe, cioè i ricavi delle società affidatarie, sono costruite in modo da rimborsare costi di investimento e di esercizio? Se qualcosa avanza, è perché non si è operato correttamente?
Ci possono essere svariate ragioni. Il capitale può non necessariamente essere preso a prestito ma risultare - ad esempio - da utili reinvestiti o da equity (il capitale di rischio versato dai soci, ndr). Nel primo caso ragioniamo in termini di costo-opportunità – cioè il rendimento che avrei ottenuto con un investimento alternativo –, nel secondo occorre considerare l’esigenza di remunerare gli azionisti distribuendo dividendi. La regolamentazione (nel mondo reale, al di fuori dei modelli teorici) non può certamente mirare al profitto zero, con aziende di queste dimensioni... come si fa ad esempio a controllare per quelle miriadi di fattori che influiscono – positivamente o negativamente – sul margine operativo lordo nell’intervallo di tempo compreso tra la fissazione della tariffa e l’approvazione del bilancio consuntivo? Eventuali economie realizzate durante l’anno (o residui di investimenti non realizzati in esercizio) determinano automaticamente l’emersione di un utile, per non parlare della gestione finanziaria a “valle” del conto economico (totalmente esclusa dalla regolamentazione).  

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
16 June 2011 - 00:55

Dove li trovano i comuni 60 miliardi? Di certo non svendendo la gestione idrica alle multinazionali francesi. Abbiamo in Italia pessimi esempi di privatizzazione come in Calabria, dove la gestione è pubblico-privato (Regione-Veolia) per non parlare di Londra e di Parigi che è appena tornata al pubblico dopo 25 anni.
Le tubature perdono acqua? Bisogna pretendere dallo stato maggiore cura senza privatizzare.

@pavlein's picture
Inviato da: @pavlein
14 June 2011 - 13:17

hai ragione se si sei indebitato a tasso fisso. ma se il tasso è variabile, che è quello che ti offrono le banche, è giusto come dice lui. però puoi fare un bello swap e coprirti dal rischio tassi. in realtà però nella tariffa viee conteggiato anche l'inflazione, secondo contratti di programma di durata in genere triennale.
comunque, una cosa bisogna mettersi in testa: soldi gratis non ce ne sono né pubblici né privati

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
14 June 2011 - 14:18

ma che c'entra lo swap? questa è algebra finanziaria di base, fisso o variabile che sia ...

Luca's picture
Inviato da: Luca
14 June 2011 - 10:32

Marattin interviene da assessore di un Comune il cui bilancio è sostenuto dai dividendi di Hera, o meno? Cari amici de Linkiesta, sul sito www.acquabenecomune.org c'è un Piano straordinario di finanziamento del servizio idrico integrato elaborato dal Comitato referendario "2 sì per l'acqua bene comune". C'è anche il numero del nostro ufficio stampa, perché non lo componete e -da oggi- ne discutete con noi. Purtroppo Marattin, con buona parte del suo partito, fa parte di coloro che ieri hanno perso. Coloro a cui il voto del 50% + 1 degli elettori italiani (il 95% del 54,8%, a spanne fa oltre la metà degli aventi diritto) ha chiesto di farsi da parte. Di non prender più decisioni nell'interesse delle imprese. Cordialmente, Luca

pavlein's picture
Inviato da: pavlein
14 June 2011 - 00:52

cosa, cosa cosa ??? " .. Ad esempio, per un piccolo consorzio di enti locali che si indebita al 5%, con un’inflazione al 2%, la remunerazione del 7% copre esattamente i costi reali di indebitamento ...".

Da quando in qua l'inflazione è un problema - e non un vantaggio - per chi ha passività finanziarie ????? Se l'erosione del potere d'acquisto del periodo è del 2%, anche la moneta con cui il piccolo consorzio ripagherà la banca sarà svalutata del 2%. ...

Quindi: 5% (oneri finanziari) - 2% (deprezzamento del capitale) = 3% oneri finanziari reali.

Docente e ricercatore di Economia politica nel Dipartimento di scienze economiche dell’Università di Bologna?

A proposito: ma non è quella dove insegnava Prodi?

Tupparello's picture
Inviato da: Tupparello
13 June 2011 - 22:54

- Abolizione delle provincie.
- Tagli agli sprechi ministeriali, tagli veri non per finta.
- Una legge che permetta di recuperare immediatamente i beni confiscati alla mafia, immediatamente significa che i beni mafiosi accertati diventano di proprietà dello stato senza passaggi burocratici.
- Uno scudo fiscale sul modello di quello canadese dove gli evasori fiscali pagano una multa vera.
Certo non arriveranno 64 miliardi, ma intanto è un inizio. E si tratta di misure Berlusconi-free.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
11 June 2011 - 10:03

grazie per l'ottimo pezzo che mi ha chiarito alcuni dubbi. resta sempre l'amarezza per la "tassa ideologica" che gli esponenti dei partiti mettono sui referendum, strumenti di civiltà ormai sviliti dai giochi di potere e spartizione. ma non ci arrendiamo e andiamo a votare scegliendo certosinamente per ogni quesito il nostro si', il nostro no o la nostra astensione. buon voto.

norma.b's picture
Inviato da: norma.b
10 June 2011 - 15:11

Complimenti per l'articolo, ben spiegato e personalmente dirimente rispetto ad un quesito sul quale faticavo a prendere una posizione.
Credo che la remunerazione del capitale investito sia legittima e dovuta: chi investe per non avere ritorno o addirittura per perderci? di certo non il privato, e neppure potrà farlo il pubblico stante le situazioni disastrate dei bilanci negli enti locali.
è davvero fuorviante ritenere che l'abrogazione di questa norma possa rendere più pubblica" e garantita l'acqua...: riconoscere a chi vi investe una copertura almeno forfettaria non rende meno pubblica l'acqua.
io preferirei concentrarmi sul fatto che l'acqua che bevo sia pulita, sana e quindi che venga "lavorata" in impianti e condutture a posto...

Franz's picture
Inviato da: Franz
10 June 2011 - 14:40

Da piccolo imprenditore (di cooperativa), corregionale dell'assessore Marattin, trovo aberrante l'idea di un quesito che prevede di cancellare la remunerazione per un lavoro svolto. Quindi è probabile che voterò no. Ma c'è un ma che mi fa riflettere. Qui parliamo di acqua e di rischio d'impresa praticamente nullo. E' vero che c'è un investimento ma c'è anche una rendita di posizione monopolistica. Chi se ne giova (Hera, Iren) può fare un mucchio di soldi alle spalle dei cittadini che pagano una tariffa che non capiscono e se pagassero una tassa più bassa (nell'ipotesi del solo ripagamento dei costi d'investimento, senza guadagno) preferirebbero, come è ovvio.
Quindi il dubbio se votare sì, soppesando che il taglio della remunerazione sia solo per il bene acqua, viene.

D0p0's picture
Inviato da: D0p0
8 June 2011 - 06:06

Paragonare la remunerazione dello stock ai salari è un'operazione quantomeno avventurosa. Se poi la fa un prof universitario di economia diventa evidente che le università italiane sono insofferenza, e perchè. Il referendum abroga il 7% forfettario, che è una sorta di furto ope legis: non viene abrogata la copertura dei costi di funzionamento e di investimento (e l'eventuale profitto è un costo).
L'italiano non è poi una lingua così difficile.
La speranza poi che i privati facciano ingenti investimenti è una pia speranza smentita - clamorosamente - dalla storia. E anche dalla cronaca: il pubblico ha cominciato a cablare le città con la fibra ottica, i privati hanno protestato perché si vedevano sottratto l'affare; conclusione: abbiamo un indecoroso digital divide, siamo indietro rispetto a Paesi molto meno evoluti, le compagnie telefonichevfanno profitti mostruosi, e pretendono che sia lo Stato ad accollarsi i costi dei nuovi cablaggi. Mica male, no?
Vogliamo che la stessa cosa accada con l'acqua? Non andiamo a votare, o votiamo no. Però non lamentiamoci poi se aumenteranno tariffe e disservizi. Ci sono tante multiutility pubbliche che hanno offerto un servizio idrico eccellente, con fior di investimenti e senza tartassare gli utenti. Certo erano gestite da persone competenti, non dai soliti trombati della politica ai quali bisogna trovare una buona retribuzione e un dignitoso status sociale.
Bisognerebbe cominciare a premiare davvero il merito, sia nel pubblico sia nel privato, perché le vere metastasi di questo Paese non sono i pm, ma opportunisti e leccaculi.

Luigi Marattin's picture
Inviato da: Luigi Marattin
8 June 2011 - 10:47

Le università italiane sono sicuramente in sofferenza, ma ciònonostante il salario rimane la remunerazione del fattore-lavoro, e il tasso di interesse reale rimane la remunerazione del fattore-capitale. Questo, ovviamente, se si accetta l'approccio teorico marginalista (prevalente dalla fine del XIX secolo) e non si vuole recuperare - operazione legittima, per carità - quello classico di Smith, Marx e Ricardo.
Nel suo discorso continua ad esserci lo stesso equivoco: se ci sono (come io credo!) tante multiutility pubbliche che hanno offerto un servizio idrico eccellente, che problemi ci sono ad affrontare una procedura di gara per l'affidamento del servizio? Questo, certo, potrebbe comunque essere compatibile con un SI al primo referendum, in quanto l'art.23 bis di per se non garantisce una adeguata regolazione pubblica e conseguente piena contendibilità del mercato. L'approccio ideologico che ha mosso i promotori del referendum, invece, è contrario alle multiutility che lei invece considera "eccellenti". Essendo infatti società per azioni a capitale misto pubblico-privato non rientrano nella tipologia di azienda speciale di diritto pubblico che - nell'ottica dei referendari - è l'unica deputata a gestire il servizio idrico integrato, senza gara (basta ricordare il contenuto del terzo quesito sull'acqua, bocciato a suo tempo dalla Corte Costituzionale).

caterina's picture
Inviato da: caterina
7 June 2011 - 22:09

A me il referendum sull'acqua sembra proprio una presa in giro e sinceramente non ho ancora deciso se mettere sì oppure no...credo che le lascerò in bianco! Comunque complimenti per l'intervista!

Falkorosso's picture
Inviato da: Falkorosso
7 June 2011 - 21:47

LA MORTE DEL CAIMANO...

Il caimano sta prendendo batoste a livello elettorale che gli fanno molto male. La sola perdita di Milano (e quindi dell'Expò e di tutto ciò che ne consegue...), senza voler considerare tutti gli altri tracolli elettorali - che questa volta non hanno risparmiato neanche i "craxiani in sals.....

http://falkorosso.blogspot.com/

Panciabbasso's picture
Inviato da: Panciabbasso
7 June 2011 - 20:31

Ottimo articolo, c'è di che riflettere.
Ma questo cosa significa, vorrei capire, che gli operatori privati allo stato attuale, oggi, non riescono a remunerarsi?
Non penso sia così, non credo proprio.
Che il servizio offerto, nonostante i privati che ora operano, non è all'altezza?
Quello che non capisco è perchè è stata scritta la norma che ora si vuole abrogare:
per rendere più remunerativo l'investimento dei privati (le varie VEOLIA etc)?
per produrre dei vantaggi economici o in termini di servizio ai Comuni?

Luigi Marattin's picture
Inviato da: Luigi Marattin
8 June 2011 - 10:50

Al momento la stragrande maggioranza delle gestioni è pubblica. La remunerazione del capitale (a copertura dei costi di indebitamento e del costo-opportunità) è appunto assicurata dalla "famigerata" percentuale (forfettaria e indicativa) del 7% sul capitale investito.
Non sono sicuro di aver capito la sua domanda, in ogni caso la norma attuale è stata scritta proprio per rendere possibile (a qualunque operatore, pubblico o privato) il reperimento dei fondi sul mercato dei capitali e quindi la garanzia di provvedere alla realizzazione degli investimenti (che non sono decisi dall'azienda affidataria del servizio, ma dai Sindaci dei Comuni che fanno parte dell'ambito territoriale ottimale).

Paolo G.'s picture
Inviato da: Paolo G.
7 June 2011 - 19:29

ottima intervista, fuori da schemi plebiscitari, obbiettiva e competente.

Ross's picture
Inviato da: Ross
7 June 2011 - 18:12

Entrambi i quesiti sull'acqua non hanno alcun valore. Nel primo caso, se vince il "sì" si crea un vuoto normativo, per cui viene a valere la norma europea, id est l'affidamento tramite gara; nel secondo caso, come ben sottolineato nell'intervista, va comunque garantita la copertura degli investimenti. Se aggiungiamo il fatto che il quesito sul nucleare non esiste più, ma c'è una strana richiesta di pronunciamento sul piano energetico del governo, allora resta una domanda: a cosa serve questa bizzarra consultazione? L'astensione è più che legittima. Chi non andrà a votare non verrà meno in nulla al proprio dovere di elettore.
PS: evito volutamente di parlare del quarto quesito, sospetto troppo malizioso...

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
7 June 2011 - 17:13

Mi piacerebbe che qualcuno pubblicasse qualche studio sulle privatizzazioni già avviate in Italia, sull'andamento degli investimenti e delle tariffe, sull'efficienza dei servizi...Perché se a livello teorico siam tutti d'accordo sulle liberalizzazioni...a livello empirico i risultati sono spesso contrastanti... Purtroppo la teoria economica si innesta in un ambiente che ha anche altre variabili: politiche, culturali e sociologiche...
Bisogna preparare il terreno culturale prima di fare gli americani...sennò finisce come con la flessibilità del lavoro...un insieme di bei grafici e teorie perfette che all'atto pratico diventano preda di "furbi contrabbandieri macedoni...per dirla alla Battiato"
http://voleresserci.blogspot.com/

guido's picture
Inviato da: guido
7 June 2011 - 16:24

Ieri mi sono lamentato sull'infografica dell'acqua, oggi però grazie a questa intervista non mi posso lamentare..

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
7 June 2011 - 15:55

Da giorni cerco info sul referendum dell'acqua, ma non sono riuscito a trovare grandi approfondimenti. Grazie per questa intervista!

Lorenzo Dilena's picture
Inviato da: Lorenzo Dilena
7 June 2011 - 15:43

Ecco la versione integrale della norma oggetto del secondo quesito referendario, chiesta da un lettore (fonte: normattiva.it). L'abrogazione proposta riguarda le parole evidenziate in maiuscolo. 

Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”,

ART. 154 (tariffa del servizio idrico integrato) 1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed e' determinata tenendo conto della qualita' della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entita' dei costi di gestione delle opere, DELL'ADEGUATEZZA DELLA REMUNERAZIONE DEL CAPITALE INVESTITO e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonche' di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorita' d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo. 2. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, su proposta dell'Autorita' di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, tenuto conto della necessita' di recuperare i costi ambientali anche secondo il principio "chi inquina paga", definisce con decreto le componenti di costo per la determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici per i vari settori di impiego dell'acqua. 3. Al fine di assicurare un'omogenea disciplina sul territorio nazionale, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabiliti i criteri generali per la determinazione, da parte delle regioni, dei canoni di concessione per l'utenza di acqua pubblica, tenendo conto dei costi ambientali e dei costi della risorsa e prevedendo altresi' riduzioni del canone nell'ipotesi in cui il concessionario attui un riuso delle acque reimpiegando le acque risultanti a valle del processo produttivo o di una parte dello stesso o, ancora, restituisca le acque di scarico con le medesime caratteristiche qualitative di quelle prelevate. L'aggiornamento dei canoni ha cadenza triennale. 4. L'Autorita' d'ambito, al fine della predisposizione del Piano finanziario di cui all'articolo 149, comma 1, lettera c), determina la tariffa di base, nell'osservanza delle disposizioni contenute nel decreto di cui al comma 2, comunicandola all'Autorita' di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti ed al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 5. La tariffa e' applicata dai soggetti gestori, nel rispetto della Convenzione e del relativo disciplinare. 6. Nella modulazione della tariffa sono assicurate, anche mediante compensazioni per altri tipi di consumi, agevolazioni per quelli domestici essenziali, nonche' per i consumi di determinate categorie, secondo prefissati scaglioni di reddito. Per conseguire obiettivi di equa redistribuzione dei costi sono ammesse maggiorazioni di tariffa per le residenze secondarie, per gli impianti ricettivi stagionali, nonche' per le aziende artigianali, commerciali e industriali. 7. L'eventuale modulazione della tariffa tra i comuni tiene conto degli investimenti pro capite per residente effettuati dai comuni medesimi che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio idrico integrato.

Ai@ce's picture
Inviato da: Ai@ce
7 June 2011 - 15:33

per completezza: cosa ne pensano gli acquedotti pubblici dei referendum? ecco il position paper di federutility: http://www.e-gazette.it/public/arc/bib/ap1006.pdf

Luca's picture
Inviato da: Luca
8 June 2011 - 17:09

Federutility non sono gli acquedotti pubblici; ad oggi, basta leggere i nomi di chi siede in cda, l'associazione è "dominata" dalle società per azioni quitate in Borsa...

Ai@ce's picture
Inviato da: Ai@ce
7 June 2011 - 15:30

finalmente un po' di chiarezza, sperando non sia troppo tardi. Ci ha anche provato Francesco Costa (http://bit.ly/lAB0nx) oltre all'articolo de La Voce.info (http://bit.ly/jPUUVQ e http://bit.ly/ifJyyb). Anche se ho sempre il dubbio che non si voti quasi mai per quello che c'è scritto: anche questo ha ucciso il referendum. Che dire poi dei liberisti del PD che hanno in fretta cambiato casacca, meglio non spiegare e cercare di fare quorum per far passare l'unico quesito che ha veramente senso: quello sul legittimo impedimento. A sapere che si faceva di tutta un'erba un fascio era quasi meglio non indirli i referendum.

Marco's picture
Inviato da: Marco
7 June 2011 - 14:08

complimenti per l'ottima intervista!
ne approfitto per chiedere un chiarimento ( a chiunque possa rispondermi) su di un punto che non riesco per mia ignoranza a cogliere a pieno:

è dato per assodato che permettendo ai concessionari (pubblici o privati) di remunerare con la tariffa gli investimenti eseguiti sarà più probabile vedere realizzati forti investimenti per migliorare la rete, ma se la rete resta di proprietà pubblica (dello stato centrale?) il concessionario investirebbe sul miglioramento di qualcosa non suo?

più in generale dov'è il "limite di batteria" nella distribuzione idrica? in che punto del processo distributivo cioè, l'acqua diventa di proprietà del concessionario che la rivenderà?

Luigi Marattin's picture
Inviato da: Luigi Marattin
8 June 2011 - 10:56

Le reti nella stragrande maggioranza dei casi sono di proprietà degli enti locali (in ogni caso sono proprietà pubblica inalienabile, e lo saranno anche nel caso i referendum non passassero). Gli investimenti sulla rete - effettuati dalle aziende affidatarie del servizio idrico integrato - sono tecnicamente "investimenti su beni di terzi", proprio a sottolineare la separazione tra proprietà e gestione (laddove, ovviamente, questa sia presente). Il concessionario - come dice lei - investe sul miglioramento di qualcosa non suo esattamente perchè qui sta il cuore del concetto di regolamentazione pubblica della gestione di un settore di monopolio naturale: gli enti locali (proprietari della rete) decidono il livello degli investimenti necessari sui propri beni (le reti) al fine di garantire un servizio efficiente e di qualità: gli investimenti vengono fatti dal concessionario (che al momento è quasi sempre una società interamente pubblica e di proprietà degli stessi enti locali, ma comunque un soggetto giuridico diverso) il quale ottiene una remunerazione garantita appunto dalla tariffa. Esattamente l'aspetto che il secondo referendum vuole cancellare. Escludendo così di fatto qualsiasi apporto di capitale privato (anche in una multiutility pubblico-privata), ma rendendo difficile (come ho cercato di spiegare) anche il reperimento di capitali pubblici.

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