“Accusare i tedeschi non ci farà tornare a crescere”
Tommaso Nannicini*
Scrivere, come fa ad esempio il direttore del Tempo Mario Sechi, che sui mercati «c'è chi gioca spor
Sotto gli ombrelloni nasce di tutto: oggi, grazie ai social media (e agli smartphone), nasce anche qualche polemica. Sabato, leggendo un editoriale del direttore del Tempo Mario Sechi, mi è partito un tweet un po' pepato: «Separare speculatori da investitori. Wow ideona». Il direttore si è legittimamente risentito e ha risposto da par suo. Ne è nato un dibattito a più voci con spunti interessanti (gli appassionati di archeologia telematica lo possono ricostruire dagli account @TNannicini o @masechi). Ripropongo la vicenda non (solo) per zelo polemico. Ma perché mi sembra utile ad avanzare un argomento di merito.
Tre le risposte di Sechi. Primo: il sottoscritto non sa niente di finanza. Secondo: gli economisti (categoria di cui faccio parte) non hanno il senso della realtà. Terzo: la proposta di separare banche tradizionali e d'affari è all'ordine del giorno negli ambienti che contano (leggi, Wall Street). Rispondo velocemente perché non sono i punti del mio contendere. Primo: lo confesso, di finanza capisco poco (come ha scoperto a sue spese mia madre quando mi ha chiesto consigli), ma per polemizzare con quell'editoriale basta essere cittadini informati. Secondo: capita che gli accademici pecchino d'astrazione, ma è curioso che la critica arrivi da giornalisti che corrono lo stesso rischio, somigliando un po' ad accademici meno secchioni. Terzo: la proposta di separazione bancaria è sensata, non tanto perché se ne discuta a Wall Street (non è un nido di speculatori?), ma perché può limitare i conflitti d'interesse e ridurre il peso politico di soggetti regolati che finiscono col catturare i regolatori.
La mia critica al pezzo di Sechi, tuttavia, riguardava altro. Gli editorialisti sono opinion leader e i loro argomenti pesano. Le parole sono importanti perché creano orientamenti culturali che poi incidono sulle scelte politiche. Secondo Keynes, ai suoi tempi la politica economica rispondeva alle idee di economisti morti. Oggi, grazie all'aumento dell'istruzione e a nuovi strumenti d'informazione, i tempi si sono accorciati: le cattive idee fanno danni più velocemente, e lo stesso vale per le buone.
Scrivere che «il sistema finanziario oggi è popolato in prevalenza da speculatori e non da investitori», e che occorre separare i primi dai secondi, dà l'illusione che sia possibile distinguere i buoni dai cattivi. Non è così. Qualsiasi investimento ha una componente speculativa e produttiva, in dosi diverse. Anche la mera speculazione, riducendo i margini di arbitraggio nei mercati o evidenziando i punti deboli di debitori riottosi come gli stati sovrani, può svolgere una funzione positiva. Non sfugge a nessuno che ci siano comportamenti spregiudicati nel mondo della finanza, ma una caccia all'untore serve a poco. E ancora: scrivere che «sui mercati c'è chi gioca sporco in una partita dove gli unici a guadagnare in Europa sono i tedeschi» alimenta uno strisciante sentimento anti-tedesco, dando l'idea che i nostri problemi nascano dall'egoismo teutonico piuttosto che dalla nostra insipienza. Accusare i tedeschi di avvantaggiarsi di spread elevati è come accusare quelli che hanno studiato sodo (mentre noi ci facevamo qualche Spritz di troppo) perché hanno voti più alti dei nostri.
Questi due argomenti non stanno in piedi. E non sarà la stampella della separazione bancaria a farli camminare. Mario Sechi, che è un professionista intelligente, sa bene che il cuore del suo editoriale non risiede in quella proposta. Infatti, quella che sta portando avanti è una legittima operazione di posizionamento (e di proselitismo) politico e culturale. C'è una parte del Paese che ha una gran voglia di trovare colpevoli esterni per le nostre debolezze economiche. I capri espiatori variano in base ai gusti: i cinesi che producono sottocosto, i tedeschi che ci impongono un rigore che avvantaggia solo loro, o l'Euro che ci ha tolto gli strumenti (drogati) della svalutazione competitiva e del disavanzo pubblico finanziato a colpi d'inflazione (la tassa più iniqua che si possa usare a tal fine).
Sono argomenti che definirei "sempancisti", perché semplificano non per rendere semplici problemi complessi, ma per accarezzare la pancia di un Paese disorientato e impaurito dalla globalizzazione. I sempancisti si annidano in tutti o al di fuori degli schieramenti politici. Si tratta di un'opzione culturale legittima, ma di corto respiro. Ci ha provato in chiave politica il Giulio Tremonti di La paura e la speranza (anche se al momento si segnala soprattutto la paura di chi è rimasto orfano della speranza di vedere Tremonti a Palazzo Chigi), o in chiave letteraria l'Edoardo Nesi di Storia della mia gente. Niente di male, ma non è con qualche capro espiatorio che torneremo a crescere. Tedeschi e speculatori fanno i loro interessi. Noi italiani dobbiamo fare i nostri. Ovvero: non ascoltare le sirene del sempancismo, fare una sincera autocritica collettiva sui ritardi che abbiamo accumulato negli ultimi decenni e tornare a rischiare e innovare, senza il paracadute di rendite che non possiamo più permetterci.
Come ha dichiarato in un'intervista a Repubblica il governatore Ignazio Visco: «Vedo la necessità di rimuovere gli atteggiamenti di conservazione. Noi dobbiamo innovare moltissimo: norme, contratti, tecnologie, processi produttivi, produttività nei servizi ancora dominati da troppe rendite di posizione. Serve quello che io chiamo uno spirito nuovo». Parole semplici. Per niente sempanciste.
*docente di economia politica in Bocconi, con questo articolo inizia la sua collaborazione con Linkiesta

Comments
@Enriquo
I conti dell'Italia sono buoni, il principale parametro fuori posto è il debito, Usa, UK, Giappone hanno un debito superiore a quello italiano, ma pagano tassi bassissimi.
Allora da cosa è determinato questo spread italiano?
Dalle aspettative negative sull'Italia dovute principlamente alla conflittualità politica.
In Italia politica e media si rincorrono per delegittirmarsi reciprocamente (destra vs sinistra, nord vs sud, giustizialisti vs garantisti, laicisti vs papisti, ecc. ecc.).
A questo folclore qui siamo abituati, ma gli operatori che leggono i giornali italiani, vedono che l'Italia è un caos e temono per i loro investimenti.
Questa è una spiegazione.
@uqbal
Caro signore,
a parte seguire come pecorelle le direttive dei tedeschi che ci porterebbero alla rovina, cosa propone lei?
@ PartitoCrazio & Tino:
come fanno la UE e i kattivissimi Tedeski a controllare il perfido spread?
Perché mai l' Euro forte dovrebbe avvantaggiare i Tedeschi e danneggiare l' Italia? Ma davvero il problema del Pecorino Sardo è l' Euro forte?? E perché non se lo comprano Italiani ed Europei? E non è che magari con le continue svalutazioni aumentano i prezzi dei beni importati e l' inflazione in genere?
Perché durante i primi anni di Euro i tassi sul nostro debito erano bassissimi?
Secondo voi chi compra i nostri titoli a tassi Tedeschi? Se ci fosse qualcuno disposto a farlo non li venderemmo forse? Perché non li comprate voi? O comunque perché non li comprano gli Italiani ciato che siamo ben più risparmiatori di Tedeschi ecc?
"La rovina dell'Italia sono i filo-tedeschi e i bocconiani spocchiosi." by Tino
Sembra di leggere una tirata contro i barbogi tabaccosi del "Diario di un giovane fascista". Ma come si fa a ragionare in termini così semplicistici. E peggio ancora, come si fa a risollevare un Paese che a destra come a sinistra sposa questa maniera vittimistica di ragionare?
Boh.
Sì bisognava innovare, perché non è stato fatto nel passato? Quali le probabilità che lo si faccia da ora in poi, in una situazione molto più difficile? Secondo me zero o quasi.
Oggi un imprenditore difficilmente deciderà di aprire in Italia, con la Slovenia o la Slovacchia ad un tiro di schioppo in termini logistici, tasse bassissime e altri privilegi fiscali. Per quanto in questi paesi possano esserci dei problemi, non saranno mai in grado di bilanciare un fisco italiano che porta via il 55% del reddito (in realtà fino al 70%). L'unica strada è DETASSARE il lavoro e l'impresa, tassare di più la rendita finanziaria (se ce lo lasciano fare a livello internazionale) e soprattutto ridurre la spesa, ovvero TAGLIARE, ma tagliare alla grande. Dimezzare lo stato.
Uscire dall'euro, con una base industriale in pieno disfacimento, sarebbe un errore fatale. L'Italia non è più quella del 1994. Veniamo da vent'anni di deindustrializzazione.
Concordo in pieno. L'unica è TAGLIARE. Ma alla grande. La sola via per abbattere le tasse e trovare risorse da destinare alla sola cosa che può garantire il futuro alle aziende INNOVAZIONE = Competitività. Ma se non si toglie questa valanga di tasse è tutto inutile. Il 55 per cento con punte del 70% ma dove vogliamo andare con questa pressione fiscale??
Però, però
l'euro forte ha comunque avvantaggiato l'economia tedesca e non la nostra, penso ai prodotti agropastorali come il pecorino sardo che dalla nascità dell'euro hanno continuamente perso quote di mercato negli stati uniti, e non perchè la qualità sia scesa, ma perchè al cambio euro-dollaro i nostri prodotti (artigianali d'eccellenza) non riescono più ad essere competitivi
p.s. non sto difendendo Sechi, ma tra la svalutazione e un cambio più favorevole alle esportazioni penso ci sia differenza
Basta Euro, basta bugie, state distruggendo il paese. I tedeschi ci hanno guadagnato parecchio, noi ci abbiamo perso con l'euro. E siamo vittime di una campagna stampa martellante e vergognosa.
“Accusare i tedeschi non ci farà tornare a crescere”
E' vero ma almeno ci ricorderà che loro ci hanno guadagnato e parecchio da questa crisi e che tutto sommato vogliono guadagnarci ancora altrimenti non se la prenderebbero così comoda.
La rovina dell'Italia sono i filo-tedeschi e i bocconiani spocchiosi.
Lo spread è un meccanismo infernale che punisce in maniera esagerata chi potrebbe avere problemi finanziari e soprattutto favorisce la speculazione.
L'Italia è un Paese solido e non c'è nessun motivo per pagare questo tasso di interesse.
Come potranno riprendersi Portogallo e Grecia con tassi del 10-20%, mentre la Germania paga solo l'1% di interesse.
Fermo restando che ognuno deve pagare per i propri errori, però l'UE non è stata fatta per impoverire i poveri e arricchire i ricchi.
Gli Eurobond e un tasso di interesse unico valido per tutti gli Stati possono salvare l'Europa, altrimenti conviene subito che ogni Stato ritorni alla propria moneta.
Bravo Nannicini, hai rimesso a posto Sechi (operazione meritoria data l'insipienza e la scarsa professionalità del personaggio in questione). Adesso che ne diresti di scrivere un commentino sul "brillante" (in senso ironico) documento di Giavazzi sui sussidi alle imprese? Stiamo ancora aspettando che il "chiarissimo" editorialista del Corriere ci dimostri che oltre le chiacchiere non ci sono solo altre chiacchiere. Evitiamo di citare il suo coautore di Cambridge; quello è perso fra gli spritz di Courmayeur; meglio aspettare che torni sobrio prima di dire la verità sui suoi sproloqui sul Corriere.
Finalmente qualche parola sensata dopo la miriade di schiocchezze che popolano i giornali e i media in genere.
Peccato che l' opinione e la mentalità di Nannicini siano forte minoranza in questo Paese popolato per lo piu' da chi pensa che "farsi al meglio gli affari propri" sia la soluzione a tutto.
Questo "spirito nuovo" NON PUO' NASCERE con una struttura dello Stato di questo tipo.
Bisogna delocalizzare e responsabilizzare.
Federalismo subito.
Residuo fiscale a zero in cinque anni per ogni regione italiana.
GAME OVER per clientele politico-mafiose ed assunzioni nel carrozzone della Pubblica Amministrazione da parte degli amici e parenti.
Si farà?
No.
L' Italia è destinata a sprofondare.E sprofonderà.
Triste da dire.
Siamo stati governati per quasi 20 anni da un personaggio visto in Italia come un riformatore possibile e all' estero come un comico.
Siamo ora all' apoteosi di poter (io lo spero) essere governati da un personaggio visto in Italia come un comico e all' estero come un riformatore possibile.
Le speranze di riforma di un Sistema cosi' "malato" sono quasi nulle.
Ma sperare è gratis.
Almeno questo.
Pagare per il privilegio di poter prestare denaro è contro natura. Se succede significa che qualcosa nel sistema non funziona. Tutti sappiamo cos'è che non funziona. Quelli che sono andati net long sull'euro quando costava più di oggi pur di non vendere accettano il male minore. Tutti quelli che acquisterebbero BTP in lire o pesetas (perché privi del rischio di insolvenza) non lo fanno e si mettono in fila per titoli che sono solo marginalmente più sicuri (ma che la struttura sociale di quel paese fa percepire come tali - discorso lungo). Coloro che dopo tutto questo tempo ancora credono (e i tedeschi sono tra questi) che il mercato stia rappresentando i veri "fondamentali" sono ritardati o in malafede. In ogni caso è impossibile sostenerci una conversazione. Questo equivale a negare che ci siano un'infinità di riforme da fare? Balle, o meglio, strawman argument. Il vero problema é che la nostra cosiddetta leadership di appeasers non è neppure in grado di presentare una minaccia sufficientemente credibile.
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