Infografica

I giornali tra crisi nera e pioggia di soldi pubblici

A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini

Pubblicità a picco, calo di vendite in edicola, endemica carenza di abbonamenti. I giornali italiani (e non solo) sono in crisi, e non li salvano più nemmeno gli allegati. In compenso, dal 1990 a oggi hanno ricevuto una pioggia di soldi pubblici (850 milioni di euro). Pioggia che, a quanto pare, non è finita, nonostante le iniziali promesse di Monti. Tutti i dati sulla crisi dei giornali e i soldi pubblici all’editoria nella nostra infografica realizzata in esclusiva per il numero di marzo di Rolling Stone.
 

Comments

Max's picture
Inviato da: Max
31 March 2013 - 09:21

Soffre anche l'indotto. A Mantova, la storica Cartiera Burgo ha deciso di chiudere i battenti, causa crisi dei quotidiani.

Paolo Stefanini's picture
Inviato da: Paolo Stefanini
5 March 2012 - 14:28

@ Anonimo 5 marzo 2012 - 13:08
Attenzione: questi dati si riferiscono unicamente ai dati di vendita in edicola. Avvenire, a differenza degli altri quotidiani italiani, ha una quota di abbonamenti molto alta

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 March 2012 - 14:08

I dati di vendita di Avvenire mi sembrano sbagliati. Dovrebbe stare attorno alle 100 mila copie.

Antonio Cavaciuti's picture
Inviato da: Antonio Cavaciuti
5 March 2012 - 12:53

Ottimo riassunto. Manca però un dato (una svista, suppongo): il numero delle edicole nel 2011. Potreste aggiungerlo? Grazie.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 March 2012 - 12:40

Molto interessante.
Riguardo ai commenti precedenti (e ad alcune tabelle, come quella sulla distribuzione fra tipologie di media degli introiti pubblicitari), vorrei dire che il problema non è nell'offerta, bensì nella domanda: la pubblicità in Italia sceglie la tv perché nessuno legge i giornali e in pochi usano internet. La verità è che l'Italia non è un paese culturalmente paragonabile a Germania, Francia o paesi scandinavi (quantomeno a livello di diffusione media di cultura, intendendosi per essa anche l'interesse a conoscere quanto riguarda la propria vita civile, che del resto la stragrande maggioranza degli italiani non sa nemmeno di avere). Basta vedere i dati sugli abbonamenti ai giornali: siamo molto più simili a Grecia, Portogallo e Spagna che non ai paesi evoluti.

Sandro kensan's picture
Inviato da: Sandro kensan
5 March 2012 - 18:38

L'ho notato anch'io. Gli anglosassoni chiamano PIGS, porcelli, i paesi come Portogallo, Italia, Grecia e Spagna e, come nel caso della crisi del debito, anche in questo caso i "porcelli" sono molto riconoscibili. La Spagna è quella che se la cava meglio con gli abbonamenti al 20%, gli altri PIGS viaggiano sotto il 9%. I paesi evoluti hanno cifre enormemente superiori. Mi pare strano che sia un caso e che il tutto sia attribuibile alle poste italiane.

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
5 March 2012 - 12:38

Infografica molto interessante.

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
5 March 2012 - 11:42

I giornali sono vittime delle idee che hanno contribuito così tanto a propagandare e a legittimare, le idee che sono alla base di questa fantastica società dove non funziona più niente, ma bisogna credere che sia il migliore possibile (guai a non pensarlo!).

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
5 March 2012 - 11:13

PIOGGIA SPORCA (BLACK RAIN)

Neppure la Yakuza giapponese arriverebbe a finanziare simili operazioni per garantirsi il controllo dell’opinione pubblica. Siamo davvero messi molto male.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 March 2012 - 10:19

A mio parere, il grafico più illuminante è l'ultimo sulla distribuzione della pubblicità tra mezzi diversi. Solo in Italia succede che la Tv catalizzi quasi il 60% della pubblicità totale, lasciando le briciole agli altri mezzi. Perché in Germania la tv ha il 20% della pubblicità? In alcuni paesi i Governi mettono un tetto alla pubblicità che possono raccogliere le tv, tetto cui in Italia è soggetta solo la Rai, poiché incassa già il canone. Proposte?
Togliamo pure il finanziamento ai giornali di partito, ma prima riformiamo profondamente il sistema di redistribuzione della pubblicità. Tetto massimo alle tv e più risorse a giornali e web. Altrimenti li costringiamo a morire di una morte non loro, in nome di un libero mercato che in Italia spesso non esiste.

Sandro kensan's picture
Inviato da: Sandro kensan
5 March 2012 - 18:41

Non è da riformare il sistema della pubblicità, è da riformare la testa della gente che si ammassa a guardare la TV.

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.