Opinione di Fabrizio Goria

Per la Spagna è finita ma Madrid non lo ammette

Anche oggi continua il balletto iberico. Indiscrezioni rilanciavano la voce di una piano di un salva

Un disoccupato ad una manifestazione a Pamplona (Afp)

«Non è possibile salvare la Spagna e non abbiamo bisogno di un salvataggio». Ancora una volta, il premier spagnolo Mariano Rajoy respinge le voci secondo cui Madrid sia sul punto di chiedere un sostegno finanziario sull’onda di Grecia, Irlanda e Portogallo. Eppure, per la Spagna servirebbero entro fine 2012 circa 250 miliardi di euro. Una cifra che non è sostenibile per l’Europa.

Dopo aver varato una manovra economica da 27 miliardi di euro, Madrid rischia di essere la prossima a capitolare. La Commissione europea sta spingendo affinché il consolidamento fiscale necessario avvenga nel minor tempo possibile. Gli euroburocrati sanno che hanno le loro colpe, ma poco importa. Bruxelles ha infatti chiuso un occhio quando Madrid ha detto che non avrebbe rispettato gli accordi presi in precedenza, che vedevano una riduzione del deficit al 4,5% a fine 2012. L’obiettivo di fine anno sarà invece il 5,3%, stando alle previsioni della Moncloa. Ma è possibile, come scrive El Pais, che alla fine si attesterà al 5,8 per cento. Il tutto con un Pil dato in contrazione di un punto percentuale per l’anno in corso dalla Commissione Ue, un debito pubblico che passerà dal 68,5% del Pil fatto segnare nel 2011 al 78,5% di fine 2012 e una disoccupazione che continua a essere oltre il 20 per cento.

Per molti analisti è solo questione di tempo. La Spagna, entro la fine dell’anno, entrerà in un programma di monitoraggio come avvenuto per Atene, Dublino e Lisbona. Il più tranchant è Willem Buiter, capo economista di Citigroup, uno dei più autorevoli al mondo, con una lunga esperienza alla Bank of England. In un report dello scorso 28 marzo, senza mezzi termini, ha spiegato come l’abbraccio mortale fra banche e costruttori edili, unito alla situazione debitoria delle pubbliche amministrazioni locali e alle nuove regole di bilancio europee, sta trascinando in fondo all’abisso Madrid. E pochi giorni fa hanno rincarato la dose Ubs e Nomura. Se la banca svizzera parla di «una situazione ormai irrecuperabile», quella nipponica evidenzia come il compito di Rajoy sia «senza speranza».

Le banche sono il buco nero di Madrid. Secondo Lombard Street Research le urgenze di ricapitalizzazione per gli istituti di credito sono circa 95 miliardi di euro. Ancora più elevate le stime secondo Citigroup, 140 miliardi di euro. In linea con la casa d’affari londinese è invece Ubs, che parla di 90 miliardi di euro. «Il sistema bancario è in crisi, se non ci fosse stata la Bce non ci sarebbe più stato ossigeno», scrivevano gli analisti della banca elvetica. In effetti, le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation, o Ltro) dell’Eurotower hanno fornito oltre 1.000 miliardi di euro di liquidità a tre anni. Fra dicembre e febbraio le banche iberiche hanno comprato 68 miliardi di euro di bond governativi, prevalentemente spagnoli, per sostenere il mercato obbligazionario e rifinanziare il proprio debito in portafoglio. Lo ha evidenziato Merrill Lynch la settimana scorsa, ricordando come l’esposizione complessiva ai debiti sovrani degli istituti di credito iberici sia di 250 miliardi di euro. Tanto, ma meno delle banche italiane, esposte sui bond governativi per 302 miliardi di euro.

Se il sistema creditizio iberico è così sofferente, le ragioni sono da ricercare soprattutto nel modello di business che hanno tenuto in questi anni. La bolla immobiliare della Spagna, come ha spiegato più volte il Banco de España, non è ancora esplosa. I prezzi delle abitazioni stanno continuando a scendere e per ora non ci sono vie d’uscita. Il General IMIE Index, cioè il principale indice di riferimento del settore immobiliare, è sceso ancora in marzo, segnando un -11,5% su base annua. Ma a stupire sono i dati sui prezzi delle case dal 2007 a oggi, in calo del 28,7 per cento. «Siamo sull’orlo di un collasso generalizzato», dice a Linkiesta un trader di Bankia, una delle prime banche di Spagna. Non c’è da stupirsi. La curva dei prezzi delle unità abitative ricorda infatti quella del mercato statunitense negli anni precedenti al 2007, prima quindi che il settore dei mutui subprime saltasse.

Il Banco de España sono anni che ripete sempre gli stessi allarmi. Nel novembre del 2008 la banca centrale nazionale iberica pubblicò una lunga analisi della crisi delle case, ricordando all’allora premier José Luiz Rodriguez Zapatero che l’esposizione delle banche spagnole al settore immobiliare era di circa 450 miliardi di euro. Sei mesi dopo, l’esposizione era salita a circa 530 miliardi di euro, in costante peggioramento. Fu solo allora che Zapatero lanciò il Fondo de Reestructuración Ordenada Bancaria (Frob), il maxi piano di ristrutturazione del sistema bancario con una dotazione di 90 miliardi di euro. Eppure, anche in quella occasione, il Banco de España avvertì che occorrevano circa 150 miliardi di euro. Il deleveraging e il consolidamento delle Cajas, le casse di risparmio, è già iniziato, ma nel frattempo il peso degli asset legati agli immobili sui portafogli bancari, complici i continui pignoramenti, è salito fino a oltre 600 miliardi di euro.

Oltre alle sofferenze delle banche e degli immobili, ci sono anche quelle delle pubbliche amministrazioni locali. A fine febbraio, come notava il think tank londinese Open Europe, i debiti erano di 36 miliardi di euro, lievitati a 38 a fine marzo secondo il Banco de España. Già in novembre la banca britannica Barclays esprimeva i suoi dubbi sulla capacità del governo di gestire la criticità: «La dissestata situazione debitoria delle amministrazioni locali sarà una delle sfide più grandi per Rajoy». E come ha detto la scorsa settimana il ministro delle Finanze, Cristobal Montoro, Madrid è in una «situazione d’emergenza e senza precedenti».

Mentre la Moncloa parla di «follia» in riferimento a un eventuale richiesta di aiuto della Spagna, gli investitori non la pensano così. Il braccio di ferro tra Madrid e Bruxelles sul budget 2012 è appena iniziato e l’analisi richiederà alcune settimane. Dalla Commissione europea fanno sapere che i primi dettagli visionati sono stati accolti positivamente, ma l’impressione è che occorreranno altri sforzi. Proprio per questo nelle sale operative sta avanzando la voce che possa essere proprio Madrid la prima a utilizzare i fondi dello European stability mechanism (Esm), il fondo salva-Stati permanente da 500 miliardi di euro che partirà fra poco.

Il Fondo monetario internazionale continua a ripetere che la Spagna non ha bisogno di aiuti. Ma il sentore è che sia solo un gioco di ruolo. Se Madrid dovesse perdere l’accesso ai mercati obbligazionari, non ci sarebbe altra soluzione. Considerando le sfide che ha di fronte il Tesoro spagnolo e i tassi d’interesse su cui stanno viaggiando i bond iberici su tutta la curva di durata, questa opportunità è sempre meno remota. Del resto, da qui a fine anno la Spagna deve collocare circa 90 miliardi di euro di titoli di Stato, secondo i dati Thomson Reuters Datastream.

Sommando tutte le voci si arriva velocemente a 250 miliardi di euro. Una cifra che però potrebbe non essere sufficiente nel medio-lungo termine. Specie considerando che proprio oggi la Banca dei regolamenti internazionali (Bis) ha ricordato che con l’introduzione delle normative contabili di Basilea III occorreranno nuovi esborsi per le banche mondiali. 485,6 miliardi di euro per le banche con rilevanza internazionale (103) e 32,4 miliardi per quelle minori (109). Nel complesso sono otto le banche spagnole inserite nella ricerca. E sono le stesse, da Bankia a Santander, a essere esposte alla bolla immobiliare iberica. Le stesse che rischiano di portare nell’abisso la Spagna.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
27 July 2012 - 20:12

X Giacomo....Non farà nulla troppi anni di comportamenti non sostenibili vissuti come realtà ... vorrei ricordare il giorno della partita degli europei di calcio in cui si doveva discutere sui tagli alla spesa pubblica ed i "nostri dipendenti" se ne sono andati dal parlamento per guardarla.... nessun indignato ad aspettarli!
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puzzailsignorvincenzo's picture
Inviato da: puzzailsignorvincenzo
26 April 2012 - 23:44

Non era colpa di Zapatero come in Italia non era tutta colpa di Berlusconi. Il sistema capitalistico sta fallendo.

Franky's picture
Inviato da: Franky
15 April 2012 - 00:25

La rivoluzione...SAREBBE ORA CONTRO LA NOSTRA CASTA!!

michele_'s picture
Inviato da: michele_
12 April 2012 - 22:52

la situazione spagnola è diversa da quella italiana:hanno investito tantissimo nell'immobiliare e ora tra nuove case invendute e immobili pignorati le banche si trovano con enormi investimenti persi.. questa crisi sta attaccando ogni singolo stato colpendo i punti deboli. Il nostro è il debito al 120% del pil.

Giacomo's picture
Inviato da: Giacomo
13 April 2012 - 08:12

Perche' noi non abbiamo una bolla speculativa sull'immobiliare? Siamo sicuri che le nostre banche non si stiano gia' facendo carico delle insolvenze per non far crollare l'intero mercato?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
12 April 2012 - 22:30

Ma in Spagna secondo voi per quanto possono tirare ancora avanti con una disoccupazione giovanile del 30-40% (cioè agli stessi livelli del nostro mezzogiorno)???

Tiziano's picture
Inviato da: Tiziano
1 May 2012 - 14:45

In Spagna il tasso di disoccupazione giovanile e' tra 20 e 30% l'economia sommersa e' un fenomeno globale non solo principalmente del sud come in Italia, in Spagna i problemi son stati 2 1) le politiche sociali di Zapatero hanno indebitato tutto il sistema economico con aiuti e sprechi enormi, 2) l'indebitamento procapite altissimo, qui fino a qualche anno fa ti concedevano prestiti di qualsiasi tipo anche solo dimostrando che si percepiva la disoccupazione( la gente viveva praticamente solo di aiuti) capiamo quindi che si e' creata a una catena di dispersione che poteva portare solo a questa triste conclusione.

Antonino's picture
Inviato da: Antonino
2 June 2012 - 02:13

Non è vero!!!... questa storia che la crisi della Spagna è colpa delle politiche sociali di Zapatero è un falso. L’ho letto pure su alcuni giornali cosa ancora piu triste. Le ragioni della crisi sono dovute a una legge fatta da Aznar (ley del suelo 1998) che diede il via a una speculazione immobiliare vertiginosa con complicità annessa delle banche. La politica sociale di Zapatero, che ha portato la Spagna ad essere un faro di civiltà per tutta Europa (mentre l’Italia precipitava nella barbarie sociale e culturale in cui tuttora sta) non ha creato nessun dissesto finanziario. SMETTETELA DI DIRLO. E’ un falso che non so come in Italia gira. Forse per giustificare che non puo esserci una sanità pubblica e totalmente gratuita per tutti e che funzioni e che non costi. Pero c’era. C’è ancora oggi fino a quando la merkel non ci metterà le sue zampacce.

Giacomo's picture
Inviato da: Giacomo
13 April 2012 - 08:09

Il problema e' anche nostro,visto che il conteggio dei disoccupati italiani non tiene conto delle persone in eta' lavorativa che non cercano piu' occupazione.Siamo quindi ai livelli spagnoli se non peggio.

lx's picture
Inviato da: lx
30 April 2012 - 16:16

ci sono anche in spagna gli sfiduciati che non vengono contati come disoccupati.il contesto spagnolo e molto peggiore di quello italiano.detto questo se crolla la spagna va giu' l'intera europa

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
27 April 2012 - 11:31

Gli sfiduciati sono un fenomeno tipicamente italiota e in nessun altro paese serio vengono contabilizzati.
Solo in lombardia ci sono richieste di manodopera per piu' di 50.000 persone eppure non si trova nessuno.

milu's picture
Inviato da: milu
1 June 2012 - 21:32

scusi, ma come mai se ci si iscrive al centro per l'impiego della provincia non si viene mai contattati per offerte di lavoro? dove vengono pubbilizzate le offerte di cui lei parla? ovvero le 50.000 richieste di manodopera, no perche' se non c'e' un punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro e' un po' difficile trovare... non e' forse che il sistema italiano di incontro tra domanda e offerta di lavoro e' molto disorganizzato? in Inghilterra le agenzie del lavoro funzionano per questo si e' meno sfiduciati, qui si viene abbandonati a se stessi e non si sa nemmeno a che porte bussare. per questo subentra la sfiducia.

romano.d's picture
Inviato da: romano.d
12 April 2012 - 21:49

complimenti,articolo da leggere.

Giacomo's picture
Inviato da: Giacomo
12 April 2012 - 21:44

Beh si e' sempre detto che dopo la Spagna c'e' l'Italia quindi....

(non oso pensare se finissimo in bancarotta come reagirebbe la gente nei confronti di chi poteva fare e non ha fatto....)

mate's picture
Inviato da: mate
15 April 2012 - 20:36

@giacomo

come regirebbe la gente?
facendo niente, come sempre, stanne certo!

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