Steve Jobs e l’eleganza della setta esclusiva
C’è qualcosa che non torna, nel cordoglio planetario per la morte di Steve Jobs. Rimpiangiamo un’int
Steve Jobs
Nel lutto planetario per Steve Jobs c’è qualcosa che non mi quadra.
Riguarda la sovrapposizione tra un’intelligenza di cui a lungo sentiremo l’assenza, e la costruzione di un marketing dell’immagine in cui non si capisce quanto il prodotto sia funzionale al nostro bisogno, e quanto invece rispecchi e rinvii all’immagine stessa del suo creatore.
Da questo punto di vista la vicenda Steve Jobs, fuori dell’alone di pianto, di nostalgia, di sensazione di scomparsa del capo carismatico, illustra un rapporto feticistico, reificato - mai che qualcuno citi il Marx giusto quando serve... - con il brand. E così non si capisce se è l’oggetto a esser celebrato, o l’identificazione con la persona, caratteristica propria di tutti i movimenti settari.
Non so se Steve Jobs avesse scelto l’immagine che accompagna queste ore dopo la sua morte. Chi l’ha scelta, in ogni caso, ha capito l’onda del momento. C’è un rapporto friendly tra il leader carismatico e la sua folla su cui con calma un giorno dovremmo riflettere, ammesso che ancora ci sia una misura di curiosità che ci appassiona.
Steve Jobs dunque, una linea fisica che ricorda molto il design stesso del suo prodotto fino a confondersi con esso: piatto, elegante, con colori sobri, pulito nelle linee.
Una linea culturale che comunica praticità, ma anche esclusività, riservatezza, austerità, e che si colloca nel punto di passaggio tra i gusti di due generazioni diverse: quella dei nostalgici del noir esistenziale e quella dei nostalgici di un’eleganza perduta.
A differenza di Microsoft, che produce “Trabant” dell’informatica - oggetti privi di eleganza, non esclusivi, a costo basso, decisamente populistici - per noi, Paperoga del nuovo millennio, quella di Apple è la comunicazione del club degli eletti.
Una filosofia estetica che sta “a destra” nella storia del gusto, dove la cura della linea manda in secondo piano la politica del basso costo, dove conta l’oggetto che tutti posso avere, ma che testimonia della propria personalità. Un tipico prodotto e una tipica filosofia, avrebbe detto Walter Benjamin, propria dell’opera d’arte nell’epoca della reproducibilità tecnica, dove rimane l’alone del prodotto esclusivo, dell’oggetto che testimonia della propria eleganza.
Tutto il contrario della filosofia e della comunicazione del “pirata di Bill Gates” che produce carrette, non si preoccupa dell’eleganza, sta politicamente a destra, si presenta smaccatamente come il businessman, la cui linea economica è il menù McDonald: un oggetto che funziona, dura quel che dura, di qualità scadente, povero. Per tasche povere.
Certo per avere una linea economica occorreva una proposta di qualità che non permettesse la costruzione di un solo monopolio informatico. Da questo punto d vista Steve Jobs è l’icona dell’anti-megamagnate. Ma è tutto da dimostrare che questa sua dimensione rappresenti la natura democratica del mercato. E non, invece, un’altra versione, più accattivante del pifferaio.

Comments
Io invece dico grande Rick, lui non ha problemi a dire quello che pensa. Stallman ha anche dato la definizione perfetta del macaco: "Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele". Praticamente stanno attuando ciò che apparentemente criticavano nel famosissimo spot del macintosh ispirato a 1984 di Orwell.
L'unica vera obiezione che si può fare a Steve Jobs è quella anarchica di Richard Stallman il quale, da vero anarchico, rivoluzionario, narcisista e "andropausico", deve aver trovato intollerabile per il suo di veder tributare simili onori planetari all'uomo che rappresentato tutto ciò contro cui si è battuto.
Ed è sbroccato in uno dei più insensibili commenti che si siano sentiti in anni.Forse (ancora non lo sappiamo) cambiando per sempre la percezione che si avrà di lui.
trovo qui, di nuovo, la deriva snob che ogni tanto vi tenta, ce ne fossero di SJ, ce ne fossero.....
Raglio d'Asino eccetera. Facile criticare, facile. Mi chiedo come mai l'Italico ingegno non si manifesti nei nostrani garages, box, cantine e scantinati, officine caserecce, o meno.
Sono un Asino invidioso di chi nella sua vita ha generato qualcosa, ha avuto un'idea, una visione. Sono invidioso di Leonardo, di Galileo, di Savonarola, di Marconi, di Newton, sono invidioso come un Asino, di chi ha generato migliaia di posti di lavoro, diretti ed indotti, sono invidioso anzi odio chi grazie al proprio talento e diventato ricco, ha vissuto con dignità e moderazione, di chi ha distribuito la ricchezza generata dalla sua idea. sono invidioso anche dell'uomo che per caso ha inventato la ruota, o scoperto il fuoco. Io Asino, vedo e basta, ogni tanto mi risveglio dal torpore e mi dico: se sono al mondo, un motivo ci sarà. Torno a leggermi la Divina, sempre sul mio comodino. Invidio anche Dante.
Buona serata a tutti gli invidiosi come me.
ho avuto immediatamente la stessa sensazione ... qualcosa non torna ...
ci lamentiamo tutti di vivere in un mondo sempre più vuoto, virtuale, privo di modelli di riferimento, idee che siano di reale ispirazione, ... e poi osanniamo un signore che ha saputo esattamente cavalcare questo vuoto preoccupandosi quasi esclusivamente di piacere (estetica), iniettandoci bisogni che non avevamo mai avuto e allontanandoci da quelli che certamente abbiamo.
Qui siamo di fronte ad un autentico guru del Marketing che ci ha sedotti tutti, ma che vende prodotti concretamente inutili o modesti. Davvero pensate che questo iPad serva a molto se non a creare una sorta di schiavitù (se viaggiate con occhio vigile, vedrete che solo gli italiani se lo portano via in vacanza)? e davvero pensate sia più facile inviare sms con l'iPhone? più facile ascoltare musica con l'iPod? più facile lavorare con il Mac? più facile scambiarsi files/foto/canzoni tra questi strumenti?
Questo è il substrato culturale sul quale poggia il dominio della finanza/tecnologia fine a sè stessa e muore l'economia reale (posti di lavoro inclusi).
Se è aria che volete, aria lucente che vi fa sognare e inorgoglire, certamente arriverà presto un altro Steve Jobs che saprà vendervela nel packaging più seducente della storia ... non lo rimpiangerete per molto.
Io continuerò a cercare e premiare prodotti che soddisfino le mie reali esigenze, senza farmi imbambolare da nessuno.
GM
Perdonate la citazione: "...gli uomini di talento possono colpire il bersaglio che altri non possono nemmeno cogliere, mentre gli uomini di genio possono colpire il bersaglio che gli altri non possono nemmeno vedere..." (A. Schopenhauer).
La fascinazione esercitata da Steve Jobs parte da qui. Uno spirito sapiente che ha creduto nelle proprie capacità per realizzare i suoi obiettivi. Che il suo raggio d'azione sia stato la tecnologia, piuttosto che il mercato globale credo non sposti il giudizio, così come segnare il confine dei suoi meriti è un'opera illusoria. Fatalmente la sua personalità finirà con l'attrarre il significato di tutto quanto ha creato, ma a noi rimane soprattutto un bell'esempio di come una vita può essere spesa. Respirare l'aria del successo non gli ha impedito di vivere rimanendo con i piedi per terra, circondato da valori semplici e morendo non per un vizio od un eccesso, ma di malattia come capita a tante altre persone normali, lontane anni luce dall'idea di poter dominare il mondo
ll ragionamento di David Bidussa mi pare contenga elementi di verità su cui riflettere. A me ha un po' infastidito che si sia enfatizzata la figura di Jobs, anche se ha sicuramente meriti eccezionali, ed è certo un esempio di "percorso americano" che non può che stupire e affascinare; detto ciò, farlo addirittura diventare un "guru" - con il discorso agli studenti postato in tutte le salse su tutti i siti e ripetuto nelle sue parti ad effetto ("siate folli, etc etc") ha dato veramente l'impressione di una canonizzazione (Steve Jobs santo subito?) che stride con un discorso più pacato e realistico, oserei dire più "laico".
Credo che sia un problema del funzionamento dei mass-media, in parte; così come sia un problema di ricerca - a volte un po' eccessiva - di "formule guaritrici" rispetto alle varie crisi che stiamo attraversando.
E' sicuramente un segno di cui tenere conto, ed è sicuramente meglio citare Jobs che altro.
E sicuramente in un paese come l'Italia può essere positivo esaltare l'impresa di questo genio.
Eppure, qualcosa stona... E sono grato a David Bidussa per aver provato a dirmi cosa potrebbe esserci, che non va, in questo coro...
Steve Jobs ha prodotto iVisioni, che ultimamamente stanno diventanto iTelevisioni, leggetevi questo:
http://dariocavedon.blogspot.com/2010/09/le-itelevisioni-di-apple.html
I desideri dei consumatori non rispondono solamente a necessità pratiche o fisiologiche. Nel caso Apple ciò è assolutamente evidente: come Lei osserva giustamente fra i prodotti Apple e i loro consumatori esiste un rapporto feticistico. I consumatori che scelgono Apple lo fanno perché questo conferisce loro un alto grado di soddisfazione ("utilità" direbbero certi economisti) che è legata in larga parte a fattori psicologici e emotivi. Pertanto trovo che la distinzione fra "mercato democratico" e "pifferaio" sia totalmente fuorviante: SJ può essere definito certamente un pifferaio, come sono pifferai tutti gli imprenditori che cercano di convincere i consumatori della bontà del loro prodotto. Ma questo non ha nulla a che vedere con la natura democratica del mercato. Il mercato è democratico, aldilà dell'esistenza dei pifferai: non mi risulta infatti che nessuno sia mai stato obbligato ad acquistare prodotti Apple contro la sua volontà. Può essere una scelta, come detto, dettata da fattori emotivi. Del resto anche nelle migliori democrazie la scelta del partito a cui attribuire il proprio voto è legata a fattori emotivi (almeno per una buona parte dell'elettorato). Saluti
Se il mondo di Jobs è elitista e classista, vuol dire che elitista e classista sono un bene.
Il gusto della massa che non vuole sforzarsi di acculturarsi produce solo il Grande Fratello e alla fine Silvio Berlusconi.
Comunque Apple produce a milioni di esemplari e quindi nella sua élite entrano tanti, basta pagare...
Sulla "religione" di Steve Jobs: http://iostobene.wordpress.com/2011/10/07/nellera-della-religione-di-ste...
Posso sorridere? Si chiama Personal Branding ciò che ha fatto Jobs tutto qui, e Bill, come peraltro sottolineano gli altri due commenti, fa altro.
Senza scendere nei particolari mio padre, contadino, mi ha sempre detto "chi più spende meglio (e meno) spende".... con Apple nel mio caso, e potrei citarne molti altri, è stato così... In ogni caso, se si acquista un Sony Vaio ad esempio, non si spende certo di meno... Il software e l'hardware nel caso di Jobs costituiscono un matrimonio perfetto, funziona ed è bello, con un mac puoi fare un sacco di cose, che sino a ieri con Microsoft sognavi. Poi resta una questione di gusto personale e funzionale, certo, per l'inserimento dati un Mac è un'idiozia, e pure l'iphone come status symbol è una cretinata... ma la modernità liquida prevede pure questo no? leggetevi questa, è carina http://www.midilibre.fr/2011/10/06/steve-jobs-etait-un-tyran-mais-on-l-a...
La tesi suggestiva di questo articolo si basa su un buon retroterra di ignoranza tecnologica e informatica. Windows non produce hardware ma solo software. E con questo, caro signor Bidussa, crolla tutto il suo castello di chiacchiere.
Ciao David. C'è un limite nel ragionamento se accosti Jobs a Gates, perché sono due mondi non confrontabili. Gates non produce Trabant, ovvero non produce computer. Produce un software abbastanza scadente, che ha avuto il merito di dare accesso universale all'informatica.
Steve Jobs, al contrario, ha prodotto oggetti che davvero hanno cambiato la vita delle persone (non so se in meglio o in peggio, ma l'ha cambiata). Ma non (solo) è qui la sua grandezza, è nel fatto che lui ha dimostrato che se veramente lo vuoi fare, puoi cambiare il corso della storia tua e del mondo, anche se sei un figlio di nessuno come lui.
Aggiungo: l'intelligenza superiore di Steve Jobs si è esplicata nel contesto socio culturale in cui ha vissuto, quindi ha prodotto un'azienda più potente degli Stati Uniti d'America. Ma se fosse vissuto in tempi diversi, penso che avrebbe comunque realizzato grandi cose.
Sono perfettamente d'accordo con te, credo che l'autore dell'articolo e di vari commenti qui sopra abbiano le idee un po' confuse a riguardo di varie cose.
David ha ragione per il cordoglio per la morte di un imprenditore che ha prodotto cose belle come ferrari o citroen che non meritano mitologie (meno che mai mitologie di sinistra). Io uso e probabilmente userò sempre computer Mac: belli e facili da usare, nomn c'è mai bisogni di tecnici, forse si risparmia in tecnici quello che si spende di più all'inizio. Ma non ho comprato lIPad perché ho capito che non lo potevo usare come un computer leggero ma che era un IPhone senza telefono (l'IPhone lo comprerò con calma). Si può dunque usare Mac senza essere "parte del mondo "Apple (o almeno lo sper)
ps: in ufficio all'università ho un "non Mac" e DAVVERO non c'è confronto
Mi chiedo se un manager di un'importante azienda sia "grande-importante-famoso" perchè fà profitti o perchè sia un visionario. forse un pò tutte e due o forse nessuna delle due cose, semplicemente perchè le regole ad un certo livello si fanno per fiuto e opportunità e si diventa "grande-importante-famoso" per una serie di motivi che vanno ben oltre l'evidente. Questo preambolo perchè non riesco a non pensare che dietro il personaggio Jobs, che da niente ha creato aziende di successo, non ci sia anche un imprenditore, e che come qualcuno ha scritto nel blog "il prodotto" è generato da strategie di marketing. Quello che voglio dire è che l'uomo Jobs, consegnatosi alla storia, oltre ad essere un'inventore dei nostri tempi è anche un proprietario d'azienda e che tale motivo ne complica la lettura, lo pone per certi versi in una posizione controversa, il suo umanesimo a qualcuno potrà sembrare il suo opposto. Non volendo evocare complottismi di sorta, nè tantomeno approcciare a teorie accademiche, volevo proporre una riflessione riconducendo il discorso verso una dimensione empirica, sottolineando il ruolo della tecnologia nel mondo degli uomini e profilando il rapporto uomo-maccnina nella via della liberazione. La macchina serve all'uomo per liberarlo-facilitarlo-sostituirlo nell'ambito di una serie di attività; e Jobs ci e riuscito? E’ soprattutto è fautore dell’umanesimo tecnologico che qualcuno gli attribuisce? Io credo che per l’innovazione tecnologica le sue invenzioni rappresentino un significativo passo nella direzione che abbiamo preso, in questo le sue invenzioni oggi sono contemporaneità. Ma il suo operato, non essendo al di fuori di un'attività d'impresa dove fiuto è opportunità sono importanti e fanno le regole per stare nel mercato, determinandone le azioni e i contenuti non di certo è nella via dell'umanesimo che qualcuno gli attribuisce. Non voglio solo dire che Jobs si è "sporcato" le mani a fin di bene, voglio soprattutto dire che il "bene" esortato soprattutto dalla sua deo-tecno-mitizzazione in realtà non è così evidente e lo ritengo spropositato. La mia critica va evidentemente a tutti coloro i quali ritengono Jobs un mito, un dio-tecno, una divinità ascesa ad illuminare il nostro individualismo. Il contenuto oggettivo della deiità non c'e' e credo ci sia invece la sciagurataggine dei nostri tempi alla ricerca continua di un nuovo inizio, di un archetipo ristrutturante. Il discorso che ci lega alle macchine è lontanissimo nel tempo e spesso ha determinato una vera rivoluzione per l'umanità, ma nessuna macchina (compresa -nel senso di comprensione- ) è diventata mito o Dio. E' chiaro però, che nella nostra epoca, circondati come siamo da macchine di ogni tipo, diventate di uso quotidiano/necessario, non possiamo fare a meno di eleggerle a rivoluzionarie ogni qualvolta ne viene inventata una nuova, e abituati come siamo a conviverci ne sposiamo spesso i credo diventando fedeli, nel senso pratico e soprattutto del simbolo, del marchio, una mela in questo caso (coincidenze divinatorie). E' questo un caso di divinazione della macchina e del suo inventore? Io semplicemente non enfatizzerei più di tanto l'oggetto, che anche se rivoluzionario, potrà essere spazzato via da uno nuovo in un batter d'occhio. Non credo neanche che si tratti di un nuovo inizio, ma di una tecnologia di passaggio come ce ne sono state negli ultimi anni. Insomma sostengo che l'oggetto viene rappresentato a status symbol e non credo si possa assolutizzare la sua funzionalità. Allo stesso modo ritengo Jobs un pezzo di storia nel campo della tecnologia e delle comunicazioni ma non riesco a leggerlo al di fuori di una serie di interessi e di opportunità e non riesco a cogliere il motivo di una così entusiasmante mitizzazione. Forse sarà perchè non avendo adeguate conoscenze informatiche non riesco a cogliere il senso della progressione tecnologica che rappresenta. Forse perchè essendo prevenuto nei confronti delle aziende quotate in borsa e dei loro gruppi dirigenti non riesco a vedere solo il buono o l'utile della Apple e delle altre aziende di Jobs. Non so se valga la pena continuare nel perchè di una criticità, so invece, che i contenuti, gli stimoli, le sollecitazioni, le alternative, le prospettive, le possibilità e se vogliamo il benessere che le tecnologie possono e debbono apportarci, non possono essere il frutto del solo consumo, della bulimia tecnologica, dell'utilità futile. I vari dispotivi portatili, oggi diventati indispensabili non sono una novità recentissima, anche se migliorati nelle funzioni e nel design, restano dispositivi il cui fine e la sua utilità sono già note o comunque non ci voleva uno scienziato a prevedere che sarebbe stato inventato il libro elettronico, il telefono-computer, il lettore di musica digitale, ecc...già solo 20 anni fa! E' evidente ed è utile sottolinearlo che è altra cosa il primo apple macintosh, è stato quello l'oggetto rivoluzionario di Jobs e solo che credo, che se lui si sarebbe fermato lì, avrebbe comunque fatto storia con il risultato però, che tutto il riconoscimento accordatogli da inventore di una nuova tecnologia non sarebbe stato lo stesso accordato oggi al proprietario di azienda che ha dispensato oggetti di o in transizione e ne ha fatto uno straordinario prodotto di mercato.
Per concludere mi sono piaciute le parole di Jobs in un video visto su youtube, nel quale raccontando ai neolaureati di Standford la sua storia, raccontava con essa la possibilità e la speranza a chi ha talento di poter riuscire nella vita. Questo credo sia il suo messaggio da inventore rivolto agli individui. I suoi prodotti invece, quelli di massa, non sono un messaggio e non rappresentano da soli nessuna liberalizzazione individuale o collettiva, a meno che non si sia cosi stupidi da considerare una macchina, seppur così evoluta, bella e accattivante, come la via preferita per sentirsi “nel-mondo” quando invece in realtà siamo consumatori di tecnologie e che nel mondo ci siamo a prescindere da esse.
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