L’immigrato è ingegnere ma da noi fa il manovale
A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini
L’Italia non sa valorizzare i suoi immigrati: anche se hanno studiato e sono molto preparati, vengono comunque relegati a lavori umili per i quali non serve specializzazione. Si chiama overqualification, e da noi succede molto più che nel resto d’Europa. Non solo: il nostro Paese si dimostra molto poco attrattivo per i cervelli esteri. Preferisce le braccia. Tutti i dati nella nostra infografica.

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conosco manovali e muratori italiani che lavorano a gomito con colleghi rumeni ed albanesi.uno di loro'italiano'mi ha detto gli darei volentieri fuoco a tutti.
conosco manovali e muratori italiani che lavorano a gomito con colleghi rumeni ed albanesi.uno di loro'italiano'mi ha detto gli darei volentieri fuoco a tutti.
Volevo scrivere quello che ha già detto Francesca... Mai sentito parlare di fuga di cervelli (italiani) all'estero...? Alla fine anche se può sembrare poco "politicamente corretto" bisogna fare delle scelte e decidere chi e cosa privilegiare. Così invece non si sceglie va tutto in malora. Ma cosa è meglio? Un ingegnere bulgaro o africano che lavora da noi mentre un ingegnere italiano deve andare a lavorare in Svezia? Oppure non si potrebbe sognare un mondo dove ognuno, preferibilmente, fa il suo mestiere a casa propria per far crescere il proprio paese? E mi fermo se no qualcuno mi dà del "razzista" anche se non credo proprio di esserlo.
Sinceramente, e senza offesa, ma non capisco proprio il tuo ragionamento.
Cosa vuol dire privilegiare gli ingegneri italiani anziché quelli stranieri?
Mi sembra che non si centri il punto. A mio avviso riguardo a questo argomento i problemi italiani sono due:
1) la scarsa domanda di lavoratori qualificati
2) i criteri di scelta dei lavoratori qualificati.....(nepotismo, raccomandazioni..)
Un paese ricco di aziende e di università che fanno ricerca e/o producono alta tecnologia ha bisogno di persone qualificate. Che siano autoctone o straniere non conta..
Precisazione tardiva. Il mio intervento precedente era rivolto a Fabio.
Per quanto riguarda Robert..consapevole che oramai non mi leggera più...(ma mi piace avere l' ultima parola!):
ma allora all'estero sono idioti che sovrastimano i titoli degli immigrati?
Che siano Italiani o stranieri i titoli vanno "pesati". Come giustamente dici tu stesso anche da noi ci sono diversi diplomifici..
Ripeto, un paese come l' Italia che sembra appartenere al primo mondo già da qualche decennio, dovrebbe offrire più lavoro a chi è qualificato. Indipendentemente dalla nazionalità. Gli USA sono stati egemoni fin ora anche grazie alla loro capacità di accogliere soprattutto chi è dotato e ha voglia di lavorare. E se adesso la loro egemonia è in declino non è certo colpa di questa accoglienza.
La storia è vecchia ma in questo paese sarà sempre in vigore: Presentati fai domanda, porta scartoffie, fai concorsi... alla fine chi lo manda? chi conosce? La soluzione intelligente? Fai la valigia e vattene via!
A questa inchiesta aggiungerei due cose. In primis, che spesso le qualifiche degli immigrati sono sovrastimate, o comunque è sovrastimata la loro capacità di svolgere una professione al di fuori del loro paese di provenienza. Il medico cinese avrebbe enormi problemi a lavorare in Italia con le vecchiette (e non) che parlano solo il dialetto stretto, senza alcun riferimento culturale e senza conoscere a fondo lo stile di vita della popolazione. Lo stesso per avvocati, psicologi e molti altri. Senza contare che tutte queste professioni sono già molto affollate. Ho seri dubbi sulla qualità di certi diplomi, esattamente come ne ho su quelli emessi da molte istituzioni nazionali, ma conoscendo la Romania per esempio, non mi verrebbe mai di predere per buono qualsiasi diploma di quel paese a scatola chiusa. Idem per i paese arabi. In Marocco, il 50% della popolazione è analfabeta totale: non aspettiamoci quindi troppo da questi immigrati. In secondo luogo, questa inchiesta rivela indirettamente la bassissima produttività degli immigrati in generale, cosa in contraddizione con il classico argomento che l'immigrazione fa così bene all'economia (ma allora perché siamo praticamente falliti?). Le giustificazioni economiche dell'immigrazione sono molto deboli. L'attuale politica della porta aperta si giustifica solo per motivi umanitario-religiosi. In sostanza speriamo, con l'accettazione di milioni di poveracci, di guadagnarci un posto in paradiso quando saremo morti. Anche a costo di distruggere il paese. Non è politica, è teologia.
"L'immigrato e' ingegnere ma da noi fa il manovale"...non solo l'immigrato, aggiungerei...
Anche senza citare condizioni estreme, conosco davvero poche persone che in Italia hanno un lavoro che corrisponde al proprio livello di istruzione.
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