Dati alla mano, il boom di suicidi per la crisi non esiste
Daniela Cipolloni*
I numeri parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo
Suicidi per ragioni economiche rilevati dalle forze dell’ordine (Fonte: Istat)
Suicidi complessivi e per ragioni economiche in Italia (Fonte: Istat)
Sembra inarrestabile l’escalation di suicidi legati alle difficoltà economiche. Un bollettino di guerra, quasi all’ordine del giorno. Gli ultimi tre casi, due nel salernitano e uno nel milanese nella giornata di ieri, portano a 38 il bilancio delle cosiddette vittime della crisi dall’inizio del 2012, quasi un terzo delle quali in Veneto.
Tanto da spingere il segretario dell’Associazione artigiani piccole imprese (Cgia) di Mestre, Giuseppe Bortolussi, a lanciare un appello al presidente Giorgio Napolitano perché intervenga. La politica cavalca l’onda funesta, con il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che ha usato parole fortissime contro il premier Mario Monti, accusandolo di avere queste morti sulla coscienza. Ma davvero stiamo assistendo a un’ impennata di suicidi? Davvero la crisi sarebbe la causa di questa strage? Il 2012 sarà ricordato come l’anno dei suicidi o forse ce lo stanno dipingendo così? I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. Nessuna epidemia suicida in corso, almeno finora. Per valutare davvero la situazione, si dovrà aspettare.
«Ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio, con punte di quasi quattromila casi nei primi anni Novanta”, osserva Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima, recentissima, indagine dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) su suicidi e tentativi di suicidio in Italia, relativa all’anno 2010: «Ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiamo facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche».
Può sembrare cinico snocciolare numeri e percentuali, ma è l’unico modo per separare i fatti dalle impressioni. Dicevamo: 38 suicidi per motivi economici dal 1 gennaio all'8 maggio 2012. Purtroppo sono la punta dell’iceberg rispetto al fenomeno generale. Nel 2010, per esempio, l’Istat ha contato 3.048 suicidi, di cui 187 per motivi economici, «in base a quello – specifica Marchetti – che viene indicato dalle forze dell’ordine come il presunto movente». Se si escludono i suicidi per motivi d’onore (18 in tutto), quello economico è, per assurdo, il movente meno preoccupante di tutti. Quasi una persona su due (1.412) ha deciso di farla finita a causa di una malattia (per 4 su 5 di origine psichica). La seconda causa di suicidio è affettiva: 324 persone si sono tolte la vita per questioni di cuore, quasi il doppio rispetto a chi l’ha fatto per il conto in banca. E quasi in un caso su tre non è stato possibile individuare il movente del gesto.
Questo per dire che debiti, tasse, difficoltà economiche possono sì indurre a compiere una follia, ma la piaga sociale dei suicidi è molto più vasta e complessa di come appare dai mezzi d’informazione.
Guardiamo agli anni passati, per vedere se la crisi ha colpito davvero. Nel 2008, i suicidi per ragioni economiche sono stati 150, su un totale di 2.828 casi. Nel 2009, sono stati 198 su 2.986 casi. Se si prende solo il dato numerico questo significa che sono aumentati del 24,6% tra 2008 e 2010, ma anche che sono diminuiti del 6 per cento tra 2009 e 2010. Rispetto al totale, questi atti rappresentano il 5,3% di tutti i suicidi nel 2008, il 6,6% nel 2009 e il 6,1% nel 2010. La variazione percentuale, insomma, appare minima.
Dopo di che, è innegabile che le difficoltà economiche o la mancanza di un lavoro possano gettare nella disperazione. Secondo il recente rapporto dell’Eures Ricerche Economiche e Sociali, intitolato Il suicidio in Italia al tempo della crisi sarebbero in aumento i suicidi tra i disoccupati (362 nel 2010, contro 357 nel 2009 e una media di 270 nel triennio precedente), con un +40% tra 2008 e 2010. I più a rischio sarebbero proprio loro, quelli che hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo, seguiti da imprenditori e liberi professionisti.
Tuttavia occorre cautela prima di emettere sentenze. In Germania, la cui economia tiene, il numero dei suicidi è quasi doppio rispetto all’Italia e in Finlandia, dove la qualità della vita è molto più alta, i suicidi sono quattro volte superiori ai nostri. Nella Grecia sull’orlo del collasso ci sono poco più della metà dei suicidi rispetto all’Italia e può sembrare paradossale, ma il paese nel quale la situazione economica è più drammatica è anche quello dove si verificano meno suicidi in tutta Europa (qui si trovano un po’ di tabelle).
È giusto affrontare il problema, ma interpretare la situazione attuale come una drammatica emergenza legata alla crisi è una forzatura. Ed è pericoloso, perché il fenomeno dei suicidi è a forte rischio emulazione. Questo sì, è scientificamente provato. «Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi, innescando un pericoloso “effetto domino”» dice Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano: «Le persone che compiono questi gesti estremi sono nella grande maggioranza dei casi entrate da tempo nel tunnel della patologia psichica, prevalentemente depressiva, che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative».
«I gesti estremi possono essere scatenati da fatti contingenti che esasperano una situazione economica già complessa, ma s’innescano in personalità da tempo fragili e vulnerabili che non hanno avuto la possibilità di chiedere aiuto per la loro sofferenza psichica». L’appello rivolto a chi governa è che potenzino i servizi di salute mentale, in questo periodo di recessione. Perché c’è tanta gente che non sa a chi chiedere aiuto, ma non solo per motivi economici.
* pubblicato il 9 maggio 2012 su Wired.it con il titolo: I suicidi non sono aumentati per la crisi

Comments
Bisognerebbe avere i dati aggiornati.........Questi sono di un anno fa......
Giornalisti ignoranti di statistica.
Che senso ha confrontare il 2012 con altri anni del periodo di crisi, per dimostrare che percentualmente è poco rilevante l'aumento di suicidi per la crisi?
non ha alcun senso.
Andavano confrontati i dati pre-crisi dal 2007 in giù.
e il fatto che 1/3 dei suicidi per ragioni economiche sia in veneto, è una cosa in media statistica? è un problema che non esiste?
i dati di stastica vanno interpretati da persone competenti.
Scrivere è stupendo. Ti fa prendere coscienza con la realtà. Ti fa toccare con mano cose che non avevi mai pensato ed elaborato prima. Non mi sto togliendo un sassolino dalla scarpa (anche se Freud ha versato fiumi di inchiostro sulla esclusiva relazione tra la madre e il primogenito). Ma piuttosto è una vera e propria constatazione. C'è una bella differenza tra l'organizzazione di un Ospedale Statale italiano e la clinica Bellevue di Kreuzlingen, in Svizzera. C'è una grande differenza. Anche se è pleonastico dirlo che sarebbe bello non visitare nessuno dei due...:-)
P.S.
Tantissimi auguri agli "irrecuperabili" ovvero quegli uomini che scambiano senza saperlo la Festa della Donna con la Festa della Mamma!
Infine in bocca al lupo a tutti quegli uomini che si dimenticano le ricevute della carta di credito di deliziosi ristoranti nel taschino della Brooks Brothers da lavare e si fanno scoprire dalla moglie! Un paio di ore di lezioni da Roberto Formigoni sarebbero utilissime, anche se le sue camicie sono di pessimo gusto.
13 MAGGIO FESTA DELLA MAMMA: UOMINI SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
Tantissimi auguri a tutti quegli uomini che vedono nella propria compagna o nella propria moglie la propria madre.
Tantissimi auguri a tutte quelle donne che ogni santo giorno li devono sopportare.
Tantissimi auguri a tutti quegli uomini che non riescono a stare da soli con la propria compagna o moglie, lasciando infiniti pezzetti di sè stessi con una o più amanti. Ci sono cascato anch'io e poi mi sono accorto che la donna ideale è frutto della nostra fantasia. Non si può costruire o comporre con i volti, i pensieri e l'amore di altre donne. E' pura immaginazione.
Tantissimi auguri alle mamme che ci hanno messo al mondo senza approfondire questi piccoli dettagli che però forse è un bene scoprirli da soli.
Cara mamma, a volte sei stata una pasticciona, ti tirerei le orecchie ma nonostante tutto ti voglio un gran bene.
Di mamma ce n'è una sola. Quindi è sempre perdonata...:-). Allora tantissimi auguri di cuore a mia mamma! Con tanto affetto, carlomaria
Avendo cominciato a scrivere di questa vicenda un mese fa mi permetto di lasciarvi un paio di risorse che forse possono tornare utili alla discussione.
La prima è una infografica preparata a metà aprile sui suicidi in Italia negli ultimi dieci anni e il peso di quelli catalogati per ragioni economiche.
http://www.lorenzoc.net/index.php?itemid=2102
La seconda è l'analisi dei suicidi in Grecia e di come Mario Monti non sapesse di cosa parlava.
http://www.lorenzoc.net/index.php?itemid=2103
La sostanza in entrambi i casi è come di suicidi si debba scrivere e parlare (tutti) con maggior cautela e precisione.
Il rischio non è solo un cattivo giornalismo (http://www.lorenzoc.net/index.php?itemid=2106) ma conseguenze peggiori derivate da un effetto "copycat".
Ciao a tutti, sono Federico Ferrazza, il responsabile del sito di Wired. Il numero di 38 suicidi non è legato a quello della Cgia (che infatti cita un dato inferiore). Il numero proviene da una nostra ricerca (gli ultimi dati Istat sono del 2010), abbinata al parere di esperti su quelli che sicuramente sono suicidi per motivi economici. Come spieghiamo nel pezzo anche noi aspettiamo dati ufficiali e definitivi però su queste basi al momento non esiste un "boom di suicidi" come alcuni hanno provato a far credere. Questo non significa che si sottovaluti anche il singolo caso e non se ne riconosca il dramma.
Ferrazza allora proviamo a svolgerla così, che forse risulta più semplice.
Se dal 2008 al 2009 le tasse in Italia sono aumentate del 30%
e dal 2009 al 2010 le tasse in Italia sono diminuite del 4%
Le tasse in Italia, dal 2008 al 2010, sono cresciute o sono diminuite?
Ciao a tutti, sono Federico Ferrazza, il responsabile del sito di Wired. Il numero di 38 suicidi non è legato a quello della Cgia (che infatti cita un dato inferiore). Il numero proviene da una nostra ricerca (gli ultimi dati Istat sono del 2010), abbinata al parere di esperti su quelli che sicuramente sono suicidi per motivi economici. Come spieghiamo nel pezzo anche noi aspettiamo dati ufficiali e definitivi però su queste basi al momento non esiste un "boom di suicidi" come alcuni hanno provato a far credere. Questo non significa che si sottovaluti anche il singolo caso e non se ne riconosca il dramma.
@ mtre
"0,29 imprenditori nel 2012 e 0,51 suicidi per ragioni economiche nel 2010. Non è lo stesso dato!!!!!!!!!!!" Benissimo, allora supponiamo che il confronto sia farlocco, come sommare le pere con le mele. Rimane in piedi tutto il resto del ragionamento ovvero che i suicidi per ragioni economiche sono una minima parte dei suicidi italiani.
Se ci si tiene al fatto che la gente si toglie la vita non si inizia dai 38 imprenditori e nemmeno dai 187 cittadini che si sono tolti la vita per ragioni economiche ma si inizia dai 3048 totali dove la depressione la fa da padrona e, come detto nell'articolo, si potenziano i centri di salute mentale e non si danno più soldi agli imprenditori o ai cittadini.
Se gli imprenditori che la fanno finita fossero migliaia oppure se i cittadini che fanno questo gesto per motivi economici fossero migliaia si può riconsiderare l'efficacia di aumentare le risorse per i centri di salute mentale.
Chiedo alla redazione una delucidazione: i dati sui 38 suicidi, cosa comprendono? Nel senso.. da chi sono stati raccolti e da dove provengono? Riguardano solo imprenditori o, come dovrebbe essere, riguardano chiunque? Perché da come sono poste le cose, qui 38 suicidi dovrebbero comprendere ad esempio anche l'operaio e custode disoccupati, ultimi sucicidi avvenuti. Però la cosa non è completamente chiara.
Forse per capire fino in fondo questa assurda vicenda, l'articolo dovrebbe essere accompagnato dal Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. Allora la forza delle parole scritte unite alla potenza della musica arriverebbero dritte fino al cuore, sfondadolo in miriadi di particelle invisibili.
Caro Claudio,
da lettore credo che la Redazione non abbia passato al pettine un bilancio aziendale o analizzando l'utile operativo lordo di una multinazionale. Potrebbe essere anche 1 solo suicidio e ce ne sarebbe già a sufficienza.
Scusami ma la tua domanda mi sembra davvero fuori luogo.
Un saluto sincero
Il dato importante che riguarda i discorsi su questa crisi sono i 0,29 al giorno del 2012 contro gli 0,51 del 2010. Ma è un dato palesemente sbagliato. Ci si basa sui 38 suicidi di IMPRENDITORI segnalati dal Cgia di Mestre e non di quelli per ragioni economiche.
0,29 imprenditori nel 2012 e 0,51 suicidi per ragioni economiche nel 2010. Non è lo stesso dato!!!!!!!!!!!
Jamesnach, Anna Simone ha scritto sul suo blog, non era un articolo redazionale. I blogger de linkiesta scrivono quel che ritengono e se ne assumono la responsabilità. È una policy chiara che abbiamo fin dall'inizio.
Anonimo che dici che articolo e titolo sono in contraddizione: il titolo e l'articolo negano un boom, i grafici pubblicati confermano tutto, sia il titolo che l'articolo. È vero che non ci mette nè nome, nè cognome e neanche uno pseudonimo, ma almeno si sforzi di capire prima di commentare. Boom vuol dire esplosione, non lieve incremento sul 2008 e calo tendenziale sull’anno scorso.
Tondelli guardi però che se vogliamo fare i pignoli il titolo originale dell'articolo di Wired non parla di boom, dice "I suicidi non sono aumentati per la crisi", poi Linkiesta può titolare come vuole ma visto che l'articolo è comunque quello di Wired... e come diceva qualcun altro prima di me se dal 2008 al 2009 i suicidi "per motivi economici" sono passati da 150 a 198 mi sembra difficile sostenere, come fa Wired nell'occhiello, che "le persone che si tolgono la vita a causa di difficoltà economiche sembrano solamente in aumento". Il fatto che poi dal 2009 al 2010 siano passati da 198 a 187 (9 in meno...) mi sembra casomai un sintomo di stabilizzazione su quel livello, non certo di calo. Certo però che se per lei un aumento del 30% in un anno è un "lieve incremento", e un calo del 4,5% è un "calo tendenziale"...
Ma poi scusi, tra i documenti che cita Wired c'è questo comunicato dell'Eures: http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf
Leggo la prima riga: "Forte aumento dei suicidi in Italia". Subito dopo: "Un suicidio al giorno tra i disoccupati e record di casi per motivi economici".
Poco più sotto: "Ciò che sembra caratterizzare il fenomeno suicidario nel 2009 è la
sua forte interdipendenza con la crisi economico-occupazionale"
Certo si parla principalmente di disoccupati e di persone (cito) "espulse dal mercato del lavoro", ma non è che la crisi economica queste persone non le abbia toccate, casomai è proprio il contrario... come si fa a citare questa fonte in un articolo la cui tesi è che "i suicidi non sono aumentati per la crisi"?
Un bel pasticcio sta storia, Wired diffonde notizie ma non sa leggere i dati e Linkiesta riprende. Nel tutto il problema esiste ed è il caso di sensibilizzare le istituzioni non di negare i fatti.
Dati alla mano sapevo il contrario, dal 2008 i suicidi per mitivi economici sono aumentati, il titolo dice una cosa, quanto scritto un'altra. il solito giornalismo
Adesso basta.
Caro Onorevole Di Pietro,
che c'azzecca lei con i suicidi che stanno tormentando le famiglie delle vittime della crisi economica?
che c'azzecca un uomo che è passato in un baleno dalla Magistratura alla Politica?
che c'azzecca un uomo che non assomiglia neppure lontanamente a uno dei suoi ex colleghi del Pool Mani Pulite di Milano o ai componenti dello storico Pool Antimafia di Palermo diretto da Antonino Caponnetto?
che c'azzecca lei con personalità straordinarie e ricche di valori come il Giudice ragazzino Rosario Livatino?
che c'azzecca lei, Onorevole Di Pietro, con la crisi che sta attanagliando migliaia di imprese ma soprattutto con chi ha deciso di fare delle scelte così definitive e dolorose?
che c'azzecca un Magistrato divenuto oggi l'Onorevole Di Pietro che non si è letto attentamente o forse l'ha fatto con noncuranza le missive di Gabriele Cagliari indirizzate alla famiglia, in cui traspariva un senso di smarrimento estremo e una paura di non resistere neppure un giorno in più in carcere?
che c'azzecco io qui in questo momento che ero tra quelli che allora inviò i fax di sotegno alla Procura di Milano per difenderla e difendere il vostro operato? Non mi pento di averlo fatto ma mi pento di non aver capito allora quanta rabbia recondita c'era in lei e quanta brama di potere si celeva sotto quella toga. E' di questo che mi pento Onorevole Di Pietro e non mi so darmi pace!
Non bisogna confondere tra suicidi per ragioni economiche e suicidi di imprenditori. Sono gli imprenditori ad essere 38 e non i suicidi per motivi economici (si verifichi sullo stesso link dell'associazione). Bisognerebbe avere i dati dei suicidi di imprenditori negli anni scorsi. In ogni caso, se il Cgia di Meste a rivelato un fenomeno preoccupante, si vede che la nuova tendenza è reale.
per arrrivare a parlare al popolo, al ciociaro di Frosinone od al mafioncello siculo, occorre mettere una linea di demarcazione nel programma elettorale:
La tassazione al 95% dei redditi sopra i 70.000 euri annui.
Solo così tutti i morti di fame (il 90% del paese) potranno riconoscere il loro partito di appartenenza e la smetteranno di farsi sodomizzare dal restante 10%, che astutamente si infiltra in tutti i partiti presenti nel cosiddetto arco politico tajano e continua tranquillamente a farsi i cassi propri raggirando con 4 fregnacce i bambini che li votano.
ben li conosce lo psiconano, vedrai che prima o poi risorgerà con quarche grandissima nuova idea su cui giurerà sulla testa dei propri figli in presa diretta dal leccaculo ed a spese del valoroso bobbolo tajano.
Però la crisi c'è almeno dal 2008, nel mondo... http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_economica_del_2008-2012
Certo... Se Lo dice Wikipedia.....
Senza voler giudicare nessuno, ritengo che le probabilità di suicidio siano maggiori quando valutiamo la nostra vita secondo criteri strettamente materialistici. E' evidente che per chi non crede che la vita sia un dono di Dio e ritiene che tutto finisca su questa terra, l'opzione suicidio diventa una scelta assolutamente razionale. Sarebbe interessante incrociare i dati dei suicidi con quelli relativi a chi, nei vari Paesi, è effettivamente praticante della religione cristiana o di altre religioni.
Finalmente qualcuno che ne parla!!! Basta fare falsi allarmismi, è un gioco molto pericoloso questo atteggiamento di molti media che sbattono in prima pagina questi fatti, come se siano colpa della crisi e del momento, in un ottica negativa per il futuro. Si rischia soltanto di peggiorare il fenomeno.
Ben vengano i giornali che diffondono le vere notizie, e non fanno allarmisi pericolosi.
Incredibili coincidenze!
guardavo proprio stamattina i dati istat del 2010 perchè mi facevo la stessa domanda ^_^
Lieto che abbiate riportato questo articolo, specie dopo l'articolo sconclusionato a firma Anna Simone..
comunque la proiezione e' doppia rispetto a 2009 e 2010... quindi il problema c'e'
Articolo utilissimo. Vi suggerisco di pubblicare spesso questo tipo di inchieste.
come tutte le notizie basate sul sensazionalismo, in italia è l'ora dei suicidi..non si parla d'altro perché fa notizia...
Dici questo perchè tanto chi si è suicidato oggi...non eri tu!
Ero io Luca. Ed è un dolore inerrarabile. Sono vivo per miracolo.
Correzione più che dovuta: inenarrabile.
Cosa ho imparato
E' avvenuto dieci anni or sono. Dopo cinque giorni, completamente immobile nel letto dell’Ospedale, ho imparato tante cose, oltre al fatto che ho attuato una gesto assurdo e vigliacco contro me stesso. Ho imparato che per fare una doccia pulita in psichiatria bisogna alzarsi verso le sei del mattino e aspettare che gli inservienti puliscano a fondo il bagno e riuscire così a lavarsi da tutto quel dolore, prima che il bagno venga preso d'assalto da una ventina di pazienti disperati. Ho imparato che se non rompi le palle agli infermieri (stanchissimi fine a tarda serata) ti permettono di vedere un po' di televisione con loro alla sera e ti offrono un panino con del prosciutto decente. Ho imparato a dire tassativamente di no a una paziente dolce e bella che ogni giorno mi chiedeva se poteva farmi una fellatio (reparto misto): io stavo male e lei stava ancora peggio di me e tutto questo mi sembrava davvero assurdo. Mi sembrava di essere in un film. In quei quindici giorni all’Ospedale ho imparato che nessun medico ti segue seriamente. Ti salvano la vita, ti curano, eccome. Ma come mi è stato detto una sola volta gran parte delle energie, inaspettatamente, ce le messe io per rialzarmi da quell’uragano. Non ho mai avuto l'opportunità di fare un solo e vero colloquio con uno specialista. L'unico incontro che ho avuto è stato con una Dottoressa che mi ha visto il giorno prima di dimettermi dicendomi (parlava solo lei) che suicidarsi è una scelta rispettabile e ha iniziato a raccontarmi di una sua amica che lo aveva fatto e che aveva lasciato a lei e a degli altri suoi amici un biglietto. Non sapevo se ero veramente in una gabbia di matti. E se la pazza fosse lei. Forse voleva mettermi solo alla prova ma per un istante mi sembrava che si fossero invertiti i ruoli. Ho imparato che i medici stanno in Reparto fino al primo pomeriggio senza attivarsi appieno nella loro professione sono completamente demotivati e posso capirlo perché gli stessi Ospedali Statali non li incoraggiano e non li supportano a dovere (solo sfide interne per diventare aiuti o vice primari). Ho imparato che quando durante la notte viene chiusa la porta a vetri che si affaccia su tutte le camere sovente si aprono le porte interne dell'inferno: da una camera con i vetri esterni ho visto con i miei occhi un paziente che sembrava essere lì di casa (entrava e usciva dal Reparto ogni 3 giorni) legato al letto che cercava di bruciare con la sigaretta le fettucce delle tapparelle con le quali l'avevano legato alla sbarre. La sigaretta l'aveva dietro l'orecchio ed è riuscito a farla cadere fino al ventre e con un accendino nascosto dentro una mano cercava di bruciare, con la sigaretta accessa, la fettuccia opposta dal suo lato che gli legava il braccio, posizionata dall'altra parte della sbarra del letto. Ho imparato che se bussi ripetutamente alla porta del Reparto per avvisare di quanto sta accadendo nessuno ti risponde perché gli infermieri che sono dalla parte opposta dei confini della pazzia; sono giustamente e letteralmente stravolti e sconvolti e quindi crollano dalla stanchezza. Ho avuto la fortuna di poter chiamare alle 20.15 (un sera sì e un sera no) da un telefono fisso dell'astanteria la mia specialista che non mi ha lasciato solo neppure per un istante. Lei c'era due giorni prima del mio gesto e c'è stata sempre stata anche dopo. Una psichiatra o uno psicologo non hanno la bacchetta magica o la sfera di cristallo, cercano di fare il possibile ma non possiamo pensare che loro possano farsi completamente carico di tutto il nostro dolore. Lo prendono in consegna, ci mettono l’anima, l’affetto, l’empatia e tutta la professionalità di questa terra. Sarebbe fuori dalla realtà pensare che siano dei maghi, perché i demiurghi della nostra vita siamo noi, esclusivamente noi. La mia professionista è poi riuscita a farmi tirare fuori tutte le motivazioni e i meccanismi che mi avevano spinto a compiere quel gesto così assurdo. E' stata un'operazione importantissima e molto dolorosa. In Ospedale oltre a farmi la doccia, ho imparato a rifarmi la barba e a lavarmi i denti, gesti topici per riprendere a vivere. Ho imparato a occuparmi del mio vicino di letto ipocondriaco che non aveva nessuno ma proprio nessuno al mondo che lo venisse a trovare, se non una specie di grigio amministratore di sostegno con una valigetta nera. Ho imparato a fare la barba anche a lui, a lavargli la faccia e le ascelle ogni mattina perché mi faceva troppa tenerezza e tutti quei pacchetti di dolci che io avevo la fortuna di ricevere dalle persone e gli amici più cari che mi venivano a trovare li giravo a lui ed era felice come una Pasqua. Era felice e sorrideva come un bambino, perché in fondo dentro di noi, tutti noi, vive un bambino. Bisogna prendersene amorevolmente cura e sentire quando fa i capricci e si ribella pestando i piedi e possibilmente seguirlo e comprenderlo con affetto. Questa nostra parte bambina credo che non ci lascerà mai e se si potesse prendere maggiore coscienza con questa parte così delicata e anche bella forse potrebbero cambiare in meglio tante cose. Un’ultima cosa: ho imparato a mettermi tutti i giorni delle scarpe da ginnastica,, delle calze linde e una tuta pulita, tanto pulita e in ordine che quando arrivavano i parenti dei pazienti alcuni di loro mi chiedevano: “Lei, chi è venuto a trovare?”. Più volte volevo rispondergli con un sorriso e con queste parole: “Quel grandissimo sciocco di me stesso!”.
P.S.
Ecco perché sono settimane che non riesco a non pensare a questi imprenditori. Io sono stato fortunato ma forse posso capire più a fondo di altri la loro disperazione. Vorrei che qualcosa o qualcuno si muovesse per far sì che questa situazione possa in qualche modo cambiare per cercare di fermare quanto sta avvenendo. La vita è troppo importante per lasciarsela sfuggire in questo modo.
Federico Fellini
Anni fa la mia ex moglie desiderava ottenere una borsa di studio per andare in Francia per appronfondire, studiare e confrontare il percorso letterario di una famosa scrittrice francesce con il cinema felliniano. Le dissi: "Scrivi a Federico Fellini e presentagli il tuo progetto. E' molto interessante. Non esitare neppure un istante scrivigli!". Lei mi risposte: "Sei pazzo carlomaria! Non mi risponderà mai e poi mai!". Le misi sul tavolo della cucina un catalogo dell'epoca "Informaset" con tutti gli indirizzi dei registri, degli scenografi, degli scenaggiatori, degli assistenti alla regia e di tutte quelle persone che ruotavono nel mondo del cinema, dicendole: "Qui c'è il suo indirizzo... sicuramente non ti mangerà. Tutt'al più non riceverai nessuna risposta!". Lei mi ripetè che ero pazzo ma guardando l'indirizzo di Federico Fellini forse gli si illuminarono gli occhi. Non tanto però da prendere carta e penna in mano e scrivere al Maestro. Il suo desiderio di partire per Parigi era infinito, trasudava da tutti i pori della pelle. Alla sera quindi mi misi in cucina, aprii la macchina da scrivere e iniziai a scrivere a Federico Fellini con mia moglie a fianco, cercando esattamente di capire quali fossero esattamente i suoi desideri e gli obiettivi legati a quella desideratissima borsa di studio. Lei mi guardava battere a macchina e ad ogni ticchettio sorrideva, fissandomi stralunata. Terminai la lettera e la rileggemmo insieme. C'era tutto quello che lei pensava e desiderava. Quando la firmò e io la misi in una busta mi ripetè per almeno quattro o cinque volte: "Carlomaria, non ci risponderà mai è impossibile, è Federico Fellini!". Chiudemmo la busta che fu spedita il giorno dopo nella cassetta della posta sotto casa nostra. E non ci pensammo più. Una settimana mia moglie entrò in casa piangendo e con le lacrime agli occhi mi disse: "carlomaria! carlomaria... ha risposto, ha risposto!". Federico Fellini aveva risposto con una lettera di accompagnamento della sua segretaria personale Fiammetta Profili e con una sua lettera firmata di suo pugno. Appoggiava il progetto letterario-cinematografico di studio di mia moglie e sperava che potesse andare in porto, perché lo riteneva molto interessante (la lettera di Federico Fellini, insieme alla missiva di accompagnamento di Fiammetta Profili, insieme alla busta che mia moglie ha ricevuto dal Maestro le ho fatte avere al Direttore de Linkiesta, il Dottore Jacopo Tondelli per comunicargli quanto per me a volte la pazzia non sia cosi realmente pazzia ma piuttosto coraggio di vivere). Non ho mai visto mia moglie così felice e commossa. Non avevo dubbi di stare scrivendo a una persona importantissima che consideravo intelligente, creativa, geniale e anche molto sensibile. La sua risposta confermò tutte le mie sensazioni, soprattutto l'ultima: sensibile. Vi chiederete cosa c'entrerà questa fantastica storia con questi drammi dei quali stiamo parlando? La sensibilità, la delicatezza e l'empatia dovrebbero fare parte del nostro DNA. Sicuramente non tutti ne siamo provvisti ma io personalmente credo ch ognuno di noi ne abbia una grande scorta dentro sè stesso. Sono valori da tirare fuori soprattutto in frangenti come questi. E allora non posso non pensare al magnifico articolo del Dottor Michele Fusco sulla persona scomparsa a Bologna e alla sensibilità delle sue parole e alla delicatezza del suo pensiero. Io, idealmente, vorrei scrivere a quei Direttori dei giornali che ancora oggi mettono in prima pagina questo susseguirsi di persone scomparse (sia a Bologna sia a causa della crisi) di smettere di farlo. Perché l'emulazione è un istante, perché io più giovane di loro mi ricordo cosa è accaduto molti anni or sono con le vittime che si annullavano nelle loro auto. E tutti i giornali non la smettevano di parlarne. Io, idealmente, vorrei scrivere a quei Direttori dei giornali che ogni titolo pubblicato in prima pagina va a toccare nel più profondo anche i familiari e le persone più care che hanno persone questi uomini che si sono smarriti come me. Ma che a differenza loro sono riuscito a salvarmi. Per questi parenti deve essere un dolore straziante dover leggere ogni giorno di un altro grave fatto accaduto. Credo nel profondo del mio cuore che si possa andare al di là dei propri interessi e delle copie vendute, prevenendo anche abberranti processi di emulazione. Io, idealmente, vorrei che la stessa intelligenza, dolcezza e sensibililità di Federico Fellini trasparisse anche in loro. Perché sono più che ogni Direttore di giornale ne sia provvisto. E' una questione di onestà intellettuale e di empatia verso il prossimo.
P.S. Non ho voglia di rileggere il testo perché ho le lacrime agli occhi e non riesco a vedere il minimo refuso.
errata corrige (gli altri refusi sono meno importanti):
"[...] vorrei scrivere a quei Direttori dei giornali che ogni titolo pubblicato in prima pagina va a toccare nel più profondo anche i familiari e le persone più care che hanno perso questi uomini..."
Stai sereno Luca, sono settimane che da semplice lettore cerco nel mio piccolo di commentare questi tragici fatti che mi preoccupano sia per quanto riguarda l'oggi e spero con tutto il cuore non più domani.
Un caro saluto
attenzione ai dati confrontati: se l'indice di suicidi per la Grecia (e Germania) riportato nell'articolo è quello della tabella in allegato, il periodo di riferimento è 2005-2009 che quindi non rappresenta le tendenze dovute alla crisi in corso
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