Inchiesta

Taranto, regno della diossina protetto dalla Prestigiacomo

Stefania Fanni

La Conferenza dei servizi del ministero dell’Ambiente ha concesso l'Autorizzazione integrata ambientale allo stabilimento Ilva di Taranto. Eppure l’ultima rilevazione dell’Arpa aveva segnalato emissione di diossine e furani oltre quanto previsto dalla legge regionale. Riproponiamo la nostra inchiesta sull’Ilva di Taranto.

Taranto con i fumi dello stabilimento Ilva

Emilio Riva, il padre padrone dell’Ilva di Taranto, più altri ventinove suoi dirigenti sono stati rinviati a giudizio per la morte di quindici operai. Per la procura di Taranto i tumori che hanno fatto ammalare e morire i 15 uomini, a partire dal 1975, sono riconducibili alle omissioni e alle violazioni compiute dai trenta responsabili dell’impianto che rende quella pugliese tra le città più inquinate d’Europa. Basti pensare che si produce qui il 90% della diossina di tutto il vecchio continente.

Una notizia, questa, che al di fuori dei quotidiani locali ha trovato scarsa eco. Ma non stupisce. Da sempre quel che accade dentro e fuori l’impianto siderurgico pugliese trova poco interesse, anche negli uffici del nostro ministero dell’Ambiente. Grazie al rapporto speciale che lega Emilio Riva al ministro Stefania Prestigiacomo, ma anche al presidente della regione Puglia Nichi Vendola. Esistono leggi “salva Ilva” e curiose dimenticanze che rendono impossibile ancora oggi il monitoraggio continuo delle diossine e del benzopirene sversato dall’impianto su una consistente fetta della Puglia.

Qualche giorno fa, solo per citare l’ultimo episodio, Aldo Pugliese, segretario generale della Uil, ha scritto a Nichi Vendola parole di fuoco: “C’è un pericoloso immobilismo della Regione per quanto riguarda l’Ilva. L'ultimo approfondimento relativo alla situazione dei problemi della sicurezza e dell’ambiente dello stabilimento di Taranto, peraltro previsto dal protocollo sottoscritto da Regione Puglia, organizzazioni sindacali e Ilva, risale al 30 luglio 2008. Quindi, ad oggi, nessun incontro utile al monitoraggio dell'applicazione del protocollo in questione è più stato convocato, come concordato, presso la Prefettura di Taranto”.

Ci sono inoltre ritardi nella messa in sicurezza e nel monitoraggio nella cokeria, nell’altoforno, nell’area stoccaggi e nel parco minerali.
Ancora più grave, scrive il sindacalista. “Siamo ancora all’anno zero per quanto riguarda la bonifica di 115 kmq di territorio e rimane sempre da verificare il livello sin qui raggiunto per quanto attiene le bonifiche da amianto”.

Riva è la parolina magica con cui arrivano autorizzazioni ambientali e si chiude un occhio sui ritardi. A Bari come a Roma.  Proprio in questi giorni è in via di approvazione la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale con la quale si permetterà un aumento di produzione di acciaio (e, quindi, delle sostanze inquinanti) da 9 milioni di tonnellate a 15 milioni. Nelle cokerie sono previsti l’aumento delle polveri (da 822 a 1267 tonnellate all'anno), del benzene (da 13 a 15 milioni di tonnellate), dell’anidride solforosa (da 2160 a 6343 tonnellate), del biossido d’azoto (da 2200 a quasi 5000 tonnellate). Anche per l'impianto di agglomerazione, sono previsti aumenti di emissione quasi del doppio rispetto al 2005 per polveri, anidride solforosa e ossidi di azoto.
La regione nicchia, il ministero pure.

Riva è, per così dire, un uomo molto legato al nostro governo e al ministro Prestigiacomo. Imprenditore che sa ben ramificare i suoi investimenti, fu l’uomo che nel 2008 rilevò le quote dell’armatore Daponte nell’affaire Cai, cedendole poi al figlio, facente capo alla stessa sua società, e avallando la delicata fase di passaggio della compagnia di bandiera italiana. Un’operazione grazie alla quale il governo potè mostrarsi orgoglioso di aver “salvato” Alitalia da morte certa. L’erede Riva siede ancora oggi nel consiglio di amministrazione della nuova Alitalia.

Proprio in quel periodo il ministro Prestigiacomo si batteva strenuamente, anche ad agosto, per contestare il nuovo monitoraggio delle diossine svolto a Taranto. Perché fino ad allora neanche esisteva un controllo puntuale e preciso sull’aria che uscendo dai camini Ilva ammorbava per sempre il territorio.

L’8 agosto di quello stesso 2008, il ministro scrisse all’Arpa Puglia che le analisi attestanti il rischio ambientale a causa dell’alta percentuale di diossina, degli elevati valori del benzopirene - ritenuto uno degli inquinanti più cancerogeni prodotto dalle cokerie - erano da cestinare. «Le campagne di rilevazione effettuate - è scritto - non possono essere ritenute valide ai fini dell’individuazione di specifiche criticità ambientali e per imporre limiti più elevati rispetto a quelli definiti dalle norme o raggiungibili con le migliori tecniche disponibili». Proprio quello che dice sempre Riva. Ma i dati non lasciano scampo: sono di otto volte superiori rispetto a quelli imposti da alcuni Paesi europei e di certo, come ha spiegato Giorgio Assennato - direttore dell’Arpa - «almeno il doppio rispetto alla media Ue. In Italia manca una legge sulle diossine».
Dal 2008 ad oggi nulla è stato fatto.

Anzi qualcosa sì, ma non in direzione della salute pubblica. A novembre del 2008, mentre Cai decollava, il ministro è intervenuta numerose volte per minimizzare i dati sull’inquinamento e «evitare la chiusura dell’Ilva», mentre gli allevatori pugliesi mandavano al macello migliaia di capi malati di diossina, e la popolazione tarantina prendeva consapevolezza dei rischi per la salute.

A onor del vero l’estate scorsa fu proprio il ministro a inaugurare a Taranto, nell’impianto Ilva, un nuovo e moderno sistema per ridurre le “diossine del 50%”. Ma proprio negli stessi giorni qualcuno, nella disattenzione generale, ha inserito nel recepimento della direttiva europea sull'aria pulita sottoposto al parere delle Commissioni Ambiente di Camera un emendamento per prorogare l'entrata in vigore dei limiti alla concentrazione di benzopirene. «Un regalo – ha detto il senatore Pd Roberto Della Seta – che il ministro Prestigiacomo ha voluto portare all’Ilva». E non finisce qui.

L’Ilva ha da poco annunciato di aver ridotto del 40% le emissioni nocive di benzopirene nel primo trimestre del 2011. Ma gli ambientalisti fanno scoprire il trucco: «I dati non sono un successo: le emissioni superano in media del 93% i limiti della precedente normativa – dichiara Taranto sociale e Alessandro Marescotti di Peacelink – e se il governo non avesse cambiato la norma per decreto sarebbero certamente fuorilegge. Se fosse in vigore la precedente normativa sul benzoapirene che il governo ha cambiato il 13 agosto 2010 eliminando il
limite - fanno rilevare gli ambientalisti - i dati non dovrebbero infatti superare 1 nanogrammo a metro cubo. Invece tale valore è quest'anno abbondantemente superato: 1,55 ng/m3 a gennaio, 2,82 ng/m3 a febbraio e 1,43 ng/m3 a marzo 2011. La media è 1,93 ng/m3 mentre la media annua non dovrebbe superare 1 ng/m3 stando alla precedente normativa che il governo ha cambiato».

L'Ilva, secondo gli ambientalisti, «con evidente intento propagandistico, raffronta tale dato cattivo con quello “pessimo” del 2010 (che era 3 ng/m3); confronta cioè un dato inaccettabile (1,93) con un dato ancora peggiore (3), ma entrambi sono superiori a 1. L’Ilva inoltre ammette implicitamente di essere responsabile di quel dato, che si riferisce (si badi bene) all'aria del quartiere Tamburi e non ai camini».
Ad agosto, quindi, dal ministero dell’Ambiente è giunto un altro aiutino a Riva. Il decreto legislativo 155/2010 ha così rimandato al 2013 il raggiungimento dell'obiettivo di un nanogrammo per metrocubo di benzo(a)pirene in aria. Il lavoro del governo trova sponda in regione: il presidente Vendola avrebbe potuto sollevare entro il 14 settembre scorso la questione di legittimità costituzionale. Ma non l’ha fatto. «Perché? – chiedono in una nota i Verdi pugliesi – E perché in Commissione Stato- Regioni la Puglia non ha sollevato alcuna obiezione rispetto alla norma “salva Ilva” che in quella sede fu approvata senza alcuna obiezione? Eppure in quella sede la Puglia avrebbe potuto far sentire la sua voce».
I camini dell’Ilva continuano ad emettere fumi, e i cittadini, sperando nel lavoro dei magistrati, incrociano le dita e sperano che ad agosto non arrivino altri “regalini”.

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
14 August 2012 - 14:29
indignato's picture
Inviato da: indignato
5 July 2011 - 20:10

Ecco, riporto quest'agenzia: AMBIENTE:ILVA; LEGAMBIENTE, AUTORIZZAZIONE È PASSO INDIETRO (V.'AMBIENTE: ILVA; ...' DELLE 16.30 CIRCA) (ANSA) - BARI, 5 LUG - La nuova Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento Ilva di Taranto data dal ministero dell'Ambiente sulla base del parere della Commissione Ippc (Prevenzione e riduzione integrata dell'inquinamento) «è un grave passo indietro». È quanto si legge in un comunicato di Legambiente . «Siamo consapevoli che l'Aia sia necessaria affinchè l'azienda possa operare in un regime di regole certe e di controlli adeguati - sostengono Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Nazionale, Francesco Tarantini, presidente regionale e Lunetta Franco, presidente del Circolo di Taranto - ma non possiamo che ribadire il nostro giudizio fortemente critico sul lavoro della Commissione Ippc, sempre pronta ad accogliere le richieste dell'azienda a scapito dei cittadini». La Conferenza di Servizi convocata oggi per discutere il Parere istruttorio conclusivo sull'Aia per l'Ilva di Taranto è - secondo Legambiente - un momento decisivo per conoscere il destino ambientale della città. E come già fatto con le due precedenti versioni del Parere, Legambiente ha presentato le sue osservazioni, chiedendo di tenerne conto all'atto della concessione dell'Aia da parte del ministero. Per l'associazione quindi, «anche questa terza versione del parere è davvero negativa visto che ricalca le stesse insufficienze delle precedenti versioni, con alcuni aspetti addirittura peggiorativi». Scompare, infatti, - secondo Legambiente - la rete di monitoraggio esterno alla cokeria, «importantissima per rilevare le emissioni di Ipa e del pericolosissimo benzo(a)pirene), che pure era presente nella precedente versione; viene ulteriormente depotenziato il sistema di videoregistrazione delle emissioni diffuse e fuggitive, che nel primo parere interessava anche le emissioni convogliate; vengono generalmente aumentati i limiti per i macroinquinanti (tra cui polveri, ossidi di azoto e di zolfo); rimane irrisolto il problema del monitoraggio degli scarichi idrici che viene confermato a valle, cioè allo sbocco in mare, e non a piè d'impianto così come richiesto dall'Arpa Puglia e dalle associazioni ambientaliste». Sui Parchi minerali «nella terza stesura del parere viene meno il piano di fattibilità per la loro copertura richiesto all'Ilva nella versione precedente e si lascia al solo barrieramento la risoluzione del problema». Per quel che riguarda le emissioni derivanti dall'utilizzo di Pet Coke, «nulla è previsto se non il ricorso ai sistemi di abbattimento già esistenti (peccato che in Ilva non ve ne siano) e infine non è previsto il monitoraggio in continuo di Ipa, benzene e polveri per le operazioni di caricamento del coke». È poi «preoccupante il rilascio dell'Aia su una capacità produttiva di 15 milioni tonnellate annue di acciaio visto che a qualsiasi incremento della produzione corrisponde un aumento delle varie forme di inquinamento».(ANSA)

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
4 July 2011 - 12:40

e cosa stabilirà mai la Prestigiacomo contro uno dei suoi industriali preferiti?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
11 Giugno 2011 - 10:14

sì, combattete pure. E se si ammalano i vostri figli come è successo al mio cuginetto? no, io a Taranto ci torno solo per le vacanze, perchè è bellissima!

Un cittadino's picture
Inviato da: Un cittadino
10 Giugno 2011 - 09:46

Andare via non è la soluzione. Restare e combattere è la scelta che abbiamo fatto. Ci hanno fatto abbattere 1300 capi di bestiame perchè ammalati a causa della diossina. Ora viviamo con un sussidio. Ma siamo ancora qui a combattere. Maria Arcella

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
9 Giugno 2011 - 21:25

Io sono andata via da Taranto. Preferisco vivere in un ambiente dallz'aria migliore. Spero che sltri lo facciano come me.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
9 Giugno 2011 - 15:38

Qui a Taranto c'è ancora il ricatto salute contro occupazione. Inutile chiedere aiuto. Continuano a sentirci solo giornalisti indipendenti e coraggiosi.

marco stefano vitiello's picture
8 Giugno 2011 - 12:24

"Presa di posizione da parte del segretario generale della Uil di Puglia: “Quando è costretta a intervenire la giustizia per le morti di tumore causate dai veleni prodotti nello stabilimento tarantino, significa che siamo di fronte a un fallimento. Tutti sono chiamati ad assumersi le proprie, pesanti responsabilità.”
questo è il take di agenzia del 29 maggio scorso... e la notizia dei vertici Ilva indagati è del 24 maggio...
Nel frattempo altro ancora succede a Taranto.
buon lavoro

Tiziana's picture
Inviato da: Tiziana
8 Giugno 2011 - 11:27

Ben fatto e coraggioso, esempio di giornalismo corretto in un paese scorretto.

Beppe Roncari's picture
Inviato da: Beppe Roncari
8 Giugno 2011 - 10:03

Sul Fatto Quotidiano di oggi vi hanno rubato la notizia senza citarvi!

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
9 Giugno 2011 - 15:36

Fosse la prima volta! Altre volte ho visto Repubblica pubblicare cose lette qualche giorno prima su linkiesta. Bravi cosi andate avanti!!

Maria Sole C.'s picture
Inviato da: Maria Sole C.
8 Giugno 2011 - 08:06

Vivo a Taranto e nella mia famiglia c'è una lunga lista di ammalati di cancro. Molte volte ci hanno chiesto perchè non ce ne andiamo. Ecco perchè: mio marito lavora all'Ilva da dieci anni, i miei figli vanno a scuola qui, anche io ho un lavoretto qui. Non abbiamo abbastanza soldi o appoggi o conoscenze per andare via. E poi pensi: tanto a noi non toccherà. Poi arriva quell'esame clinico oppure quella radiografia e tutto cambia.

Gianna Russo's picture
Inviato da: Gianna Russo
7 Giugno 2011 - 17:08

Però così si distrugge la stagione estiva della zona! Perchè questi articoli a orologeria?

Luigi Giancipoli's picture
Inviato da: Luigi Giancipoli
8 Giugno 2011 - 14:41

A che serve nascondersi dietro il dito per ingannare gli eventuali turisti? Basta alzare lo sguardo verso l'orizzonte, per accorgersi con orrore del pericolo che tutti corriamo. La bomba a orologeria è quella che ci sta di fronte e non gli articoli che vengono scritti per indicare i colpevoli del disastro ambientale.

Michele's picture
Inviato da: Michele
7 Giugno 2011 - 16:08

Mi sorprende soprattutto che Vendola non riesca a contrastare lo strapotere di questo mostro di veleni. Forse non vuole.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 Giugno 2011 - 11:13

Parte della campagna elettorale di Vendola è stata sovvenzionata da Riva. Fonte certa.

Tarantino's picture
Inviato da: Tarantino
7 Giugno 2011 - 14:02

Qualcuno faccia giustizia di questi incestuosi rapporti di potere!

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