Reportage

Taxi selvaggio a Milano: “La licenza per noi è tutto”

I rappresentanti delle sigle sindacali dei tassisti sono stati convocati a Palazzo Chigi martedì 17 gennaio, alle 18. Nei giorni scorsi i blocchi totali. Il nostro reportage della giornata di venerdì con le voci dei tassisti: «La nostra è un’iniziativa spontanea. Vada per le lacrime, ma il sangue devono venire a prenderselo», dicono i tassisti. «Per pagare la licenza ho acceso un mutuo per 15 anni, questa auto è la mia pensione, il mio Tfr e le mie vacanze», spiega un altro. Le tariffe sono un falso problema: «non le decidiamo noi, ma i Comuni». Che fare? «Ben venga la liberalizzazione, ma allora chiudiamo il centro città alle auto private».

(Flickr - calca)
(Flickr - calca)

MILANO. «Da qui alla Stazione Centrale la corsa costa 8 euro, come un mojito. Per prepararlo il barista ci mette cinque minuti e due euro di ingredienti, io sto in coda un quarto d’ora e la benzina, come avrà notato, è aumentata». Stazione di Milano Lambrate, ore undici. Una decina auto bianche ferme in doppia fila. I tassisti la chiamano “iniziativa spontanea”.

A Milano è iniziata nel pomeriggio di ieri e continua anche oggi in molte città italiane: Roma, Torino, Genova. Tutto bloccato. Tecnicamente sarebbe interruzione di servizio pubblico, un reato previsto dall’art. 331 del Codice penale e punibile con la reclusione fino a un anno. Loro però minimizzano: «Non è vero che siamo fermi, abbiamo semplicemente ridotto il numero di corse, ma se uno deve andare d’urgenza in ospedale lo portiamo, gratis» spiega Paolo (nome di fantasia). È circa sulla quarantina e da vent’anni fa il tassista e spiega: «Il servizio minimo è garantito». In città, dicono, i colleghi stanno organizzando delle assemblee per discutere la bozza di liberalizzazioni del governo. Non sono per nulla intimoriti dai rilievi dell’Autorità di garanzia sugli scioperi, secondo cui lo stop è «illegittimo» poiché effettuato senza preavviso e senza alcuna informazione sulla sua durata. «Se necessario ci fermeremo anche domani. Passi per le lacrime, ma il sangue ce lo devono venire a togliere di dosso», continua Paolo inviperito. «La gente pensa che siamo una casta, ma siamo tutti figli di operai che con i pochi risparmi hanno preso la licenza aprendosi un mutuo per 15 o 20 anni».

Gli fa eco Marco, cinquant’anni e una licenza pagata cento milioni di lire nel 1994: «Negli ultimi anni abbiamo accolto le liberalizzazioni di Bersani e il concorso del sindaco Albertini. Lo scriva, noi siamo aperti al dialogo, vogliamo semplicemente essere invitati al tavolo». Il Decreto Bersani, nel 2007, introduceva tra le altre misure la seconda guida, previa registrazione presso il Comune, mentre l’ex sindaco di Milano, tra feroci discussioni, assegnò attraverso un concorso 500 nuove licenze. 

Un tema che assieme alla cosiddetta “territorialità” rappresenta la principale fonte di preoccupazione nei confronti di quanto recita l’articolo 34 del decreto Salva Italia. Secondo uno dei più citati studi sui taxi, realizzato da Bankitalia nel 2007, proprio all’epoca della lenzuolata di Bersani, «il valore complessivo delle circa 20mila 450 licenze rilevate alla fine del 2004 nei capoluoghi di provincia italiani si aggira intorno a 4,5 miliardi di euro» (una cifra pari a un terzo di punto di Pil, faceva notare ieri su Twitter Riccardo Puglisi, ricercatore in Economia politica a Pavia e blogger de Linkiesta). Proprio dal social network in questi giorni è nata l’idea di uno sciopero dei clienti (l’hashtag #menotaxipertutti a mezzogiorno è trending topic) per il prossimo 20 gennaio, cioè tre giorni prima dell’iniziativa nazionale organizzata dai sindacati di categoria. 

La licenza e le tariffe (qui lo schema sul sito del Comune) mostrate da un tassista in Piazza Bottini  (foto a.v.)

Cos’è la territorialità e perché è un’altra questione delicatissima? «La licenza è concessa dal Comune e vale solo per il suo territorio perché è calcolata sul suo fabbisogno. Se ora liberalizzano ci troviamo tutti in colonna sulle corsie preferenziali», racconta Gianluca, ex operaio. «Io guadagno 2mila euro al mese, lavorando su un turno di 10 ore al giorno, sei giorni su sette, tolti i 750 euro di uscite per la licenza». «Questa è la mia pensione, il mio Tfr e le mie vacanze», dice Enrico, con il palmo della mano sul cofano della sua Fiat Bravo. Il tassista italiano è indipendente, e non vuole che spunti una società, acquisti un certo numero di licenze e paghi i conducenti a cottimo, a meno di non ricevere una forma di compensazione. C’è anche un risvolto sociologico: «Poi ci ritroviamo come a New York, con il pachistano che mangia la cipolla mentre guida e tiene sporca l’auto», è l’obiezione di alcuni. 

E il risparmio per gli utenti? La distanza tra la stazione di Lambrate e Centrale è di 3,5 km, cinque minuti in metropolitana per 1,50 euro di biglietto. «Guardi che mica decidiamo noi», spiega Daniele, il più giovane della compagnia, che osserva: «Una volta il Comune parametrava le tariffe al costo orario di un dipendente Atm (la società di trasporto pubblico milanese, ndr), oggi si basa sui calcoli degli studi di settore». Insomma è colpa dell’Agenzia delle entrate. Nel capoluogo lombardo ci sono 38,9 licenze ogni 10mila abitanti (dati Bankitalia), ben sopra le 20 di media di Torino, Napoli e Genova. Roma, lo dicono anche i tassisti di piazza Bottini, è invece un mondo a parte. «Va bene, liberalizziamo, ma allora mettiamo una regola: nel centro di Milano si può circolare soltanto con i mezzi pubblici», è la provocazione che lancia Paolo. Un suggerimento neanche troppo peregrino per il sindaco Pisapia.

Twitter: @antoniovanuzzo

 

Per approfondire:

Ma perché è così difficile liberalizzare i taxi?

Il governo Monti ci riprova con la liberalizzazione dei taxi, che convocano uno sciopero per il 23 gennaio. Ma come si diventa tassista? Qual è la legge che regolamenta la professione? E perché le licenze sono così poche e tanto costose, con casi di vendita in nero a tariffe attorno ai 300.000 euro? E quanto costa una corsa nelle principali città italiane e all’estero? Tutte le risposte nella nostra infografica.

 

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Commenti

Concordo pienamente con Inviato da daniele,milano il 13 gennaio 2012 - 17:23
Mi sembra, salvo errore, che la questione dei taxi sia esagerata.
Non prendo un taxi da secoli. Se ho bisogno di spostarmi in Milano uso la Metro o i tram/Bus.
Ma dobbiamo proprio scornarci su una questione che a me sembra del tutto ideologica ?
Perchè dobbiamo scimmiottare N.Y. ? E' vero, nella Grande Mela ci sono taxi ogni 2 (due minuti) che vi passano davanti al naso e basta fare segno per salire. Ma Milano non è la Grande Mela.
Perchè così si vuole aumentare i posti di lavoro ? Bah, la cosa mi sembra davvero tirata per le orecchie.
O perchè si vuole dare un segnale ? A chi, ai Notai, agli avvvocati, ai farmacisti ecc.ecc.?
Ricordiamoci che siamo in Italia e le caste sono durissime da combattere.
Quanto ci scommettiamo che verrà usata la mano forte sui taxisti e non su notai ecc.ecc.ecc.ecc. ?

p.s. anche io non ho alcun tipo di parentela, amicizia, legame con i taxisti.

anche per i commercianti una volta era così o tutti o nessuno

Visto il protezionismo di Passera verso Alitalia ben chiarito dalla questione del suo diniego alla concessione dei diritti a Singapore Arlines per proseguire il volo Singapore-Malpensa verso New York (che disturberebbe Alitalia), l'unico errore dei taxisti è quello di non aver aperto tutti il conto presso Intesa Sanpaolo, soprattutto per accendere il mutuo per l'acquisto delle licenze... che sprovveduti!

Battute a parte, 'sta faccenda dei taxi è semplicemente ridicola. Premesso che non sono taxista e non ho né amici né parenti taxisti, a Milano a me pare che il servizio taxi funzioni molto bene: le auto sono tutte nuove (e almeno 1/3 sono Toyota Prius ibride), ben tenute e in genere pulitissime. raramente capita di non disporre di un taxi in meno di 3-5 minuti chiamandolo da qualunque parte della città.
Se proprio si volesse migliorare qualcosa, potrebbe essere istituito il numero unico di radiotaxi.

Certo, i taxi a Milano costano forse più che a New York, ma: a) non si è obbligati a lasciare mancia, b) la benzina costa molto di più (e probabilmente anche le liberalizzate assicurazioni RC auto); c) le auto sono mediamente di gran lunga migliori, d) i taxisti milanesi guadagnano cifre più dignitose di quelli di New York, e non capisco perché la cosa sia vista con tanto scandalo, dal momento che non si tratta di Presidenti o CEO di banche o megaimprese pagati milioni di euro anche quando il titolo crolla in borsa, gli utili diminuiscono e i dipendenti vengono falcidiati, vero Passera, Profumo, Geronzi, Mussari, Catania, Riccardo Ruggiero, Buora, eccetera, eccetera, eccetera?

Non capisco davvero che menate ci si faccia in merito. Se proprio ci si volesse accanire ci sono m,olti sistemi assai più utili che non le sparate ideologiche liberiste, per migliorare senza costi eccessivi il servizio di trasporto pubblico e ridurre il ruolo dei taxi o le loro rpesunte rendite:

1) la reintroduzione e il potenziamento dei Radiobus (taxi collettivo di ATM)
2) l'obbligo di installazione di taxametri che siano anche registratori di cassa
3) maggiore diffusione del già buon servizio di car-sharing del Comune
4) ulteriore estensione del bike-sharing del Comune

E poi, ma quanti sono quelli che pigliano così frequentemente il taxi da preoccuparsi con tante ansia e foga di liberalizarne il servizio? Dico, possibile che ci si accapigli su 'sta pirlata, mentre le assicurazioni RC auto da quando sono state privatizzate e liberalizzate taglieggiano gli automobilisti con un aumento che è stato da allora (1994) di 4 volte e mezzo l'inflazione senza che nessun liberaloide ideologico si sia mai posto il problema?

daniele,milano

Perché l' Italia è in crisi? Perché non riesce a cambiare.

Il sistema delle licenze esiste o è esistito in quasi tutte le città del mondo, dove però si è riusciti ad uscirne senza mandare i taxisti in rovina. Il problema delle licenze purtroppo c' è, ma non significa che perciò il sistema delle licenze non possa essere superato. Pare che da noi invece sia un problema insolubile, o non si è capaci o non si vuole trovare una soluzione.

A me la proposta di Paolo va stra stra stra bene. E' fatta!

Poi, sentire uno che si lamenta prendendo 2000 euro al mese fa un po' girare le scatole, lo posso dire? Se si elimina il commercio delle licenze, sono 2000 puliti, direi.

Infine: il famoso risvolto sociologico in realtà è clamorosamente razzista.

"Io ho sempre sentito il bisogno di avere uno scopo nella vita, non credo che uno possa dedicarsi solo a se stesso, al proprio benessere. Secondo me uno deve cercare di avvicinarsi alle altre persone." Travis Bickle (Robert De Niro) - TAXI DRIVER

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