Reportage

A Cavezzo i terremotati sono divisi tra italiani ed extracomunitari

A Cavezzo, provincia di Modena, il sisma ha distrutto il 70 per cento dei palazzi. Quattro le vittim

L’ingresso del campo terremotati di Cavezzo per gli extracomunitari
Cavezzo, l’ingresso del campo terremotati per gli extracomunitari
Le foto di Cavezzo sono di Marco Sarti

CAVEZZO – Cavezzo è distrutta. «Non esiste più», racconta sconsolato il sindaco Stefano Draghetti. Poco più di sette mila abitanti, il piccolo centro della bassa modenese è una delle realtà più colpite dal terremoto. «Vuole sapere come la vedo? - racconta il capo dei vigili urbani mentre ispeziona il centro storico della città - La vedo brutta. Siamo un paese disastrato». Quattro le vittime. Una donna l’hanno estratta viva dalle macerie stasera alle nove. Oltre il 70 per cento degli edifici sono crollati. «Almeno 106 palazzi - elenca il vigile - E tutte le chiese». E così, dopo la seconda scossa della giornata, arrivata verso l’una, quasi tutti gli abitanti rimasti in città hanno lasciato il centro storico. Che nel pomeriggio accoglie silenzioso e spettrale i pochi curiosi (a passeggio sotto i portici nonostante le forze dell’ordine abbiano sconsigliato a tutti l’accesso)

A poche centinaia di metri dalla chiesa di Sant’Egidio - crollata anche quella - gli abitanti di Cavezzo si ritrovano alla cooperativa “Giardino”. Una struttura polifunzionale di proprietà del comune, dove si organizzano gran parte delle attività cittadine. Da oggi è il centro operativo della squadra dei soccorsi. «È l’unica struttura agibile della zona» racconta una volontaria della protezione civile. Seduti a un piccolo tavolino di plastica, alcuni funzionari compilano dei documenti. Raccolte le indicazioni dei cittadini, si stilano le prime liste di danni. E si allestiscono i primi soccorsi. Le persone sono stravolte. Si guardano attorno e restano in silenzio. Il terremoto è entrato d’improvviso nelle loro esistenze, stravolgendole. 

Se gran parte degli abitanti si ritrova qui, un’altra metà dei cittadini di Cavezzo preferisce incontrarsi altrove. In piazza Fratelli Cervi, periferia - se periferia si può chiamare - del paese. Qui, davanti all’ingresso del bar Cinzia, si danno appuntamento gli extracomunitari. Bevono seduti sulle panchine all’aperto, insieme a qualche sporadico cliente italiano. Serviti dalla famiglia cinese che gestisce il locale, una delle poche attività rimaste aperte in città. La madre al banco, il padre fuori. Assieme ai due figli che passano, nonostante tutto sorridenti, da un tavolo all’altro.

Cavezzo è una città divisa. Ferita dal terremoto, anzi «distrutta». Ma ancora ferocemente divisa. Sembra impossibile a poche ore da una tragedia che accomuna tutti. Eppure è così. Da una parte gli emiliani. Dall’altra gli stranieri: marocchini, cinesi, meridionali. Tanti. La manovalanza - spesso altamente specializzata - di gran parte delle industrie della zona. Non a caso, incredibilmente, in città sono stati allestiti due diversi campi di accoglienza. Uno è in piedi già da una settimana, al Palaverde. Una struttura da trecento posti letto ai margini del paese. L’altro è in via di costruzione all’estremità opposta di Cavezzo, al Palazzetto dello Sport. Per questa notte non sarà agibile. Si aspettano ancora la tende che nelle prossime ore dovrebbero arrivare dall’Abruzzo.

«Noi andremo tutti al campo che devono ancora costruire» raccontano due ragazzine che attraversano in bicicletta le vie deserte del paese. «Al Palaverde ci sono solo gli extracomunitari». In città sono in molti a pensarla così. La paura del terremoto è pari a un’altra paura. Vicino al campo che da una settimana accoglie i primi senza tetto, sulla cancellata di una villetta abbandonata è stato lasciato un cartello. “Settimo comandamento: non rubare”. Cavezzo teme gli sciacalli. «E certo che c’è paura - spiega un volontario in pettorina fosforescente che controlla un incorcio a pochi metri dalla villetta abbandonata - qui è pieno di immigrati, entrano e rubano tutto. A Crevalcore, dopo la prima scossa, è già successo».

Stavolta i cittadini sembrano essersi premuniti. «A quanto ne so io - continua il volontario - stanno arrivando alcuni carabinieri. Sorveglieranno le strade di notte per evitare gli atti di sciacallaggio». Al centro dei timori degli abitanti di Cavezzo ci sono sempre loro, gli extracomunitari. Si racconta che ieri notte abbiano già creato problemi al campo della Protezione civile a Finale Emilia. «Gli hanno servito della pasta al ragù - racconta un signore - ma molti di loro non mangiano la carne. E così si sono lamentati, hanno alzato la voce, hanno fatto casino».

Per evitare incomprensioni, fuori dal Palaverde i cartelli ad uso degli ospiti sono scritti in due lingue. Italiano e arabo. Fuori dalla struttura decine di nordafricani chiacchierano seduti sul ciglio della strada. Kone è un ingegnere, viene dalla Costa d’Avorio ma ormai vive in Emilia da tempo. «Questa notte non mi fanno stare qui, è tutto al completo» si lamenta con educazione. Dormirà in macchina, come gran parte degli abitanti del paese. «La mia casa non è danneggiata, ma certo lì non ci torno» spiega. Una quarantina d’anni, sorridente Kone respinge con gentilezza ogni scenario razzista: «Ma no, non è vero. Al campo della protezione civile ci sono solo extracomunitari? Questo sì, ma probabilmente perché la maggior parte delle abitazioni crollate sono loro».

A Cavezzo è uno dei pochi a pensarla così. «Vuole sapere la verità? La gente qui con gli immigrati non ci vuole stare». Una signora con due buste di plastica in mano - piene di generi di conforto raccolti al Palaverde - si sfoga. Ci sono bottiglie d’acqua, scatolette di tonno, di carne. È un dono della Conad del Paese. «Hanno fatto appena in tempo a portare il cibo alla protezione civile prima che il supermercato crollasse».

«Sono cruda, ma dico le cose come stanno - continua - ho perso la casa e ho perso il lavoro». È disperata. «Questa gente crea solo problemi. Quando gli viene offerto da mangiare rifiutano, si lamentano. Hanno un sacco di pretese. Vogliono solo pollo macinato da tre giorni. Altrimenti pesce».

Vero o falso, la storia ha già fatto il giro del paese. Tra i pochissimi italiani che da una settimana dormono al Palaverde c’è Domenico Castiglione. Originario di Casal di Principe, nel Casertano, è venuto in Emilia per fare il muratore. «Ma da oltre un anno - racconta - sono disoccupato». Domattina partirà con tutta la famiglia per tornare in Campania. Fino a oggi hanno dormito al Palaverde. «Qui al 90 per cento sono stranieri. Che vuole - racconta ironico - gli abitanti di Cavezzo non ci vengono. Non si vogliono mischiare con questa marmaglia».

Nella piccola piazza davanti al Bar Cinzia un gruppetto di nordafricani discute ad alta voce del terremoto. Sono ancora spaventati. Tra di loro c’è Josef Akaddah, saldatore, da quindici anni nella bassa modenese. «Pensa - racconta - che qualche giorno dopo la prima scossa sono andato a fare la spesa al supermercato. Una signora mi ha detto: “Perché compri da mangiare qui? Non lo sai che se vai al Palaverde ti danno da mangiare gratis. Perché non vai lì?”. Gli ho risposto che quel campo era stato attrezzato solo per chi aveva veramente bisogno».

La casa di Josef (lui ci tiene a precisare che l’ha regolarmente acquistata qualche anno fa) è danneggiata. Ma fino ad oggi lui ha preferito non allontanarsi. Ha dormito lì, anche per lasciare più posti letto nel campo allestito per i senza tetto. «Sono tutti extracomunitari - spiega - E lo sa il primo giorno dopo il terremoto cosa mi hanno detto al bar? “Adesso chi paga per tutto questo?”». Un affronto per Josef. «Ma come chi paga? Paga l’Unione Europea, paga l’Italia. Ma soprattutto pago io con le mie tasse».  

: cavezzo / extracomunitari / terremoto

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
7 June 2012 - 11:46

Buongiorno, scusate la mia pertinenza se posso. Ma purtroppo l'ansia che si respira all'interno dei campi è veramente molto tesa. Non per questioni di razzismo ne questioni Nord e Sud che per quanto mi riguarda l'Italia è grande e se vi lamentate dell'Emilia o di altri paesi del Nord potete tornare al paese bello.
Gli extracomunitari dopo che fanno la fila per prendere il mangiare come tutti, dopo che ci sono spese e che il mio tempo dedico al volontariato, ti guardano ti ridono in faccia e buttano per terra il vassoio con il mangiare.
E voi mi parlate di integrazione quando loro stessi non vogliono integrarsi (religione a parte)?
Gli unici a rimboccarsi le maniche secondo voi chi sono?

I casi sono due o probabilmente nessuno capisce il problema, o forse tutti quelli che stanno vivendo la situazione sanno quello che succede e stanno cambiando finalmente mentalità.

giuseppe's picture
Inviato da: giuseppe
4 June 2012 - 11:03

Forse i veri stranieri sono anche meglio di certi "italiani" meridionali, mi riferisco alla folta colonia camorristica che si è stabilmente insediata nel modenese. Ma questo è un altro discorso.

Illy82's picture
Inviato da: Illy82
6 June 2012 - 16:40

A me dispiace dirlo, ma i musulmani hanno rotto con la loro religione del menga, a pretendere cosa?Mi sforzo di essere democratica ma in un Italia dove le case vengono assegnate prima e quasi solo agli extracomunitari viene da pensare davvero.CHE CXXXO VOLETE?????
Se il vostro Dio non vi lascia mangiare un panino al salame neanche in caso di terremoto o calamità naturali cambiate dio o mangiate l'erba del prato, non rompete i maroni!

Francesco - volontario al Palaverde's picture
Inviato da: Francesco - volontario al Palaverde
3 June 2012 - 00:01

L'articolo fotografa una realtà un po' frammentata, a tratti sicuramente veritiera, ma riassume un concetto sbagliato. Passa il messaggio che i campi siano come creati con lo scopo di dividere gli italiani dagli stranieri. Non è così. La realtà è molto più semplice: al Palaverde, come al costruendo campo del Palazzetto, accedono gli extracomunitari per il semplice fatto che non possono permettersi di sostenere un alloggio "privato" in tenda, come invece fanno gli italiani di Cavezzo. Per questo sono i primi a richiedere l'accesso nelle strutture predisposte dalla Protezione Civile. Gli italiani invece vogliono rimanere indipendenti, non per razzismo, ma per una forma di orgoglio e autoconservazione, che non mi pare possa essere tacciata di discriminazione.

Giancarlo's picture
Inviato da: Giancarlo
1 June 2012 - 14:39

Credo sia inutile discutere perché chi non vuole intendere è sordo. Ed è anche ignorante perché non vuole rendersi conto che le aziende italiane ormai vanno solo con mano d'opera straniera. Basti solo guardare la campagna cosa sarebbe senza i braccianti che vengono dall'estero. Io sono un ingegnere meridionale che gira negli edifici terremotati per cercare di dare una mano a far ripartire l'economia

Anna Rita's picture
Inviato da: Anna Rita
30 May 2012 - 21:28

Sino una "straniera meridionale" residente in Emilia che si trova a patire i disagi di questo terremoto. Volevo solo informarla, per Sua cultura personale, che a sud di Bologna e' ancora Italia. Non mi scandalizza, caro Signore. Ho constatato durante la mia permanenza che in Emilia c'e' anche la realta' che lei rappresenta. Sappia, caro signore, che la straniera in questione paga le tasse, i servizi (profumatamente) e non le e' stato mai regalato nulla. Tanto meno dagli emiliani schizzinosi di cui le parla a cui, tra l'altro, pago l'affitto, le tasse, le spese ed i disagi che da un anno a questa parte non mancano. Perche'? Per un lavoro, sudato, che mi paga meno di quanto divrebbe a vantaggio di tanti "non stranieri" benestanti. La saluto e le vonsiglio di leggere la poesia A livella di Toto'. Anche noi "marmaglia straniera" a volta possiamo insegnare qualcosa.

Taty's picture
Inviato da: Taty
30 May 2012 - 16:42

Complimenti caro Marco Sarti per aver "fotografato" la guerra fra poveri che si consuma fra la gente di Cavezzo... in numerosi commenti noto che il tuo articolo è stato letto frettolosamente e ci tengono a non essere identificati come comunità razzista... lo stesso ing. Kone la respinge, ma è la sig.ra con le buste del Palaverde che ci spiega la realtà di Cavezzo... una realtà identica a quella di tante altre comunità quando la propria ansia, paura, incertezza del domani, prende il sopravvento. Ho apprezzato molto le brevi interviste rilasciate a caldo... è proprio nell' immediatezza delle risposte che viene fuori l' umanità, quando se ne è portatori. L' aver approntato due campi distinti e separati per autoctoni e forestieri la dice lunga e che di tutte le chiese non ne sia rimasta in piedi neanche una, dovrebbe far riflettere.

P's picture
Inviato da: P
30 May 2012 - 11:51

Da collega ti dico, caro Marco, che creare la notizia a tutti i costi è sbagliato. Non aggiungo altro, il resto ti è stato tutto spiegato negli altri post.

Jacopo Tondelli's picture
Inviato da: Jacopo Tondelli
30 May 2012 - 12:12

Caro P,

da collega ti dico che non firmarsi è sbagliato. 

togablu's picture
Inviato da: togablu
30 May 2012 - 11:50

Credo fosse già Lucrezio, illo tempore, che raccontava di come nella tragedia - a volte - gli uomini danno il meglio di sè, ma anche il peggio. Questo bel reportage, caro Sarti, ci aiuta a capire che - anche questa volta - gli essere umani toccano i propri estremi, e mostrano solidarietà e fastidio, rabbia cieca e razzismi atavici. Sono visione - oggi come illo tempore - che disturbano il ben pensante, il lettore che vuole specchiare la sua anima bella e pura in un articolo, o il giornalista infastidito dal fatto che questa storia l’abbia trovata lei. Stia tranquillo, caro Sarti, che se avessero potuto scriverla loro con la stessa libertà e velocità l’avrebbero fatto. Siccome la storia è vostra, allora si arrabbiano. Non si curi di loro, e continui a informarci.

Marchino's picture
Inviato da: Marchino
30 May 2012 - 11:25

Immaginate se il terremoto fosse avvenuto in un altro paese e si parlasse di divisione tra autoctoni e immigrati italiani - pardon, "marmaglia", come dice il signor muratore intervistato.
E rifiutano pure il ragù!! Vergognoso!!!
Anche nel dramma la stupidità non conosce confini.

Luca's picture
Inviato da: Luca
30 May 2012 - 10:45

a me sono venuti i brividi a leggere questo articolo.
Ma LINKIESTA come fa a chiedere un aiuto economico se poi fa scrivere gente come questo Marco Sarti?
Ma esiste una redazione che controlli e vagli quanto scritto.
Più che un articolo è un obbrobbrio trito di superficialità e senza informazioni.
"marocchini, cinesi e "Meridionali""..."si lamentano del Ragù" (come se una tragedia dovesse necessariamente far dimenticare una fede o un credo).
Si facesse un bell'esame di coscienza il suddetto "giornalista" Marco Sarti...non basta buttare qua e là la parola "tragedia", "distruzione" per evitare che i lettori si accorgano della sua incapacità...ne ha di strada da fare...

Pavlein's picture
Inviato da: Pavlein
30 May 2012 - 09:50

Anche senza scomodarti e andare di persona, prova a prendere in mano un quotidiano locale tipo il Carlino o la Gazzetta e ti renderai conto del motivo di questa decisione di buon senso.

Quando una extracomunitaria inveisce contro un volontario perchè ha sbagliato dandole il ragù di carne anzichè di tonno o "halal" come dicono loro, e i suoi parenti accerchiano il malcapitato vivandiere (Finale Emilia, l'altro ieri. Il volontario, trentino, ha dichiarato che "credeva di essere venuto in Emilia").

O quando altri maomettani si prendono tutto lo spazio per prostrarsi a terra e pregare zittendo gli altri ospiti perchè parlano e a loro danno fastidio.

Viene da chiedersi se valga veramente la pena di farsi in quattro per questa gente: molto meglio pagargli il biglietto di solo ritorno verso i loro paesi.

Per il resto, caro autore, fare demagogia sulle disgrazie della gente non è molto edificante: dividere la gente in campi separati non è il principale problema del momento. Te ne puoi rendere conto anche navigando in rete dal tuo computer.

magda's picture
Inviato da: magda
30 May 2012 - 23:06

Non bisogna esprimersi per forza. Raccogliere informazioni e mostrare ogni faccia di una vicenda è esattamente il compito di un giornalista. Creare un dibattito che possa produrre nuovi e più utili concetti per appropriarci del reale è il compito di chiunque lavori il sapere, sia esso una genealogia, un'archeologia, un'inchiesta. I campi separati sono la faccia sociale del terremoto. Quest'informazione ha lo stesso valore politico del confronto scala Richter e Mercalli (non so se mi spiego).
Ripeto: la parola non è un diritto, è un dono da esercitare con cognizione di causa. Non bisogna esprimersi per forza.
Ps: Halal non è tonno ma il "kosher" dei musulmani. Musulmani, non maomettani. Per insultare bisogna avere dei concetti. La tua "analisi" più che offensiva desta indignazione.

elisa's picture
Inviato da: elisa
30 May 2012 - 09:39

come le suggerisce la collega sopra, abbandoni carta penna e pc a chi fa vera informazione. Se il terremoto le ha ispirato questo articolo con frasi riprese a casaccio, giudizi sociologici approssimativi e parziali e altre banalità varie o voleva solo farsi pubblicità o deve aver sbagliato mestiere.

bresciano d'adozione's picture
Inviato da: bresciano d'adozione
30 May 2012 - 09:26

Marco.....CAMBIA MESTIERE!!!!!

pellizzaria's picture
Inviato da: pellizzaria
30 May 2012 - 08:35

... gli stranieri: marocchini, cinesi, meridionali.
Meridionali?!?

raquel's picture
Inviato da: raquel
31 May 2012 - 01:29

quello é terribile...

giá essere intolerante con gli stranieri e ancora dire che i meridionali sono stranieri.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
30 May 2012 - 03:02

Nemmeno a me questo pezzo piace, io vivo a Correggio immigrato da Salerno anni fa, e non ho mai avuto nessun problema con gli emiliani! poi per la mia esperienza diretta, di questi giorni di emergenza(avendo fatto il volantario in quelle zone) ti posso dire che non c'è nessun problema di coesistenza tra persone di cultura diversa(è normale che gente impaurita e disperata possa dar luogo a comportamenti esasperati, e fare casino). Onestamente avendo lavorato anche io in uffici stampa e in alcuni giornali credo che tu abbia voluto dare questo taglio al pezzo per far sensazione, allontanandoti dalla realtà sperando in non so quale tuo torna conto personale. Se così fosse ricorda che scrivi e parli della disperazione della gente abbi maggiore rispetto!

Tiziana's picture
Inviato da: Tiziana
30 May 2012 - 01:38

a Bologna eravamo in un parco tutti insieme, italiani , extracomunitari e terroni ( che fanno storia a sè a quanto pare) , un magrebino ha cercato di approfittarne e rubarmi la borsa, ma diversi ragazzi africani sono intervenuti contro di lui ,allora forse non era un magrebino , ma uno stronzo , o magari semplicemente un disperato. Non sono le razze a doverci fare paura , ma la miseria e la disperazione, perchè di fronte ad esse nessuno di noi resterebbe puro ed integro...nemmeno un italiano del nord

extracomunitario's picture
Inviato da: extracomunitario
30 May 2012 - 01:23

grazie a Dio, non vivo piu' in Italia, in quanto al vostro sito: "mi dispiace per aver imparato l'italiano e leggere le vostre c....."

Luca's picture
Inviato da: Luca
30 May 2012 - 01:11

"Dall’altra gli stranieri: marocchini, cinesi, meridionali."

Meridionali... stranieri?

Non ci sono parole per commentare cotanta stoltezza.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
30 May 2012 - 00:57

Bel pezzo. Ho vissuto in Emilia, e so di che parla. Essere divisi anche nella merda è patetico. Dovrebbero vergognarsi.

Nomansland's picture
Inviato da: Nomansland
30 May 2012 - 00:47

Dalle mie parti,il basso Molise, si vive la stessa convivenza precaria. Villaggi ripopolati da ceppi esteuropei e nordafricani...Non ho mai messo in dubbio che i cosiddetti "buoni" e "cAttivi" siano variegatamente distribuiti in ogni strato sociale.... Ma ammetto che ad influire notevolmente sulla mia statistica personale giochi molto il fattore Della"disperazione" che a volte può portare a compiere gesti non "ortodossi" e ad assumere atteggiamenti non ottimali per il quieto vivere .....
Non sono razzista, ma comprendo benissimo lo stato d'animo degli abitanti di caveZzo..
Sinceramente ... Penso che in Italia manchino i presupposti l'integrazione effettiva. Abbiamo attuato una politica altruistica d benvenuto senza avere ne i mezzi, ne l'adeguata apertura mentale.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
30 May 2012 - 00:09

per me chi si lamenta del cibo salta il pasto...vedi poi la seconda volta come mangia!

Serena's picture
Inviato da: Serena
30 May 2012 - 08:51

Scusi se mi permetto, ma certa ignoranza fa rabbrividire.
Secondo lei, se certa gente non mangia il ragù, si tratta di un vezzo? si tratta di un capriccio?
Per molte persone mangiare la carne di maiale è inconcepibile tanto quanto, per me o lei, sarebbe inconcepibile mangiare un cane o un gatto. é questione di fede religiosa, di cultura di costume, la metta come la vuole mettere, ma è così.
Provi a pensare se si trovasse sfollato in un posto pieno di barbari che le servono da mangiare solo gatti e cavallette! Certo anche lei alzerebbe la voce....però poi alla seconda volta, COME MANGEREBBE!

Cordiali Saluti!

rita cenni's picture
Inviato da: rita cenni
29 May 2012 - 23:42

caro Marco, questo pomeriggio ero a Cavezzo anch'io, sono una giornalista anch'io, e probabilmente ti sono passata accanto mentre scrivevi questo pezzo sul tuo pc, seduto su un marciapiede. il tuo racconto non mi piace, suona male, troppo di parte. hai raccontato cose vere, ma le hai esasperate, non so se volutamente. non so perché.
ti sarebbe bastato spostarti di pochi km, a Medolla, e vedere che nell'unico campo allestito sinora dalla Protezione Civile del Molise la convivenza tra gente del posto e immigrati è data per scontata. dipende dai criteri, a quant'ho capito: a Medolla hanno dato la precedenza a donne con bambini e anziani, ed eccole, le madri marocchine velate, le ho viste coi miei occhi, che raccoglievano le bottigliette d'acqua e di bibite per fare pulizia attorno alla cucina da campo, che preparava la cena PER TUTTI.
e sono stata a chiacchierare con una piccola comunità di medollesi che condividevano un camper e una tenda, e alcune stuoie, sotto un albero, e acqua bibite e biscotti, nei giardinetti accanto alla scuola elementare, con due famiglie di origine africana. e sai qual è la sola cosa che mi hanno detto? “basta che non fotografi i bambini". buona notte

Alberto Crepaldi's picture
Inviato da: Alberto Crepaldi
30 May 2012 - 08:39

Scusa Rita, ma sei davvero patetica. Marco Sarti ha fatto un ottimo servizio, descrivendo ciò che ha visto a Cavezzo. Punto. Giornalisticamente parlando, ha fatto un lavoro obiettivo. Oppure vogliamo vocarci tutti al veltronismo anche quando scriviamo onestamente, come ha fatto Sarti? Della serie, a Cavezzo c'è una incivile suddivisione tra  nativi da quelle parti e non nativi, però a Medolla le cose sono andate diversamente. Oppure, sì a Cavezzo sono cattivi, ma a Medolla sono buoni . E via così. Buon giorno, Rita e buon lavoro.

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
29 May 2012 - 23:38

Questa è la lampante dimostrazione che esistono dei limiti all'integrazione dei popoli. Per questo le società multiculturali sono destinate a disgregarsi (speriamo il più pacificamente e ordinatamente possibile, ma ne dubito), e sono un progetto politico sbagliato. Tutto questo per un terremoto, e se domani fossimo in guerra? L'omogeneità della popolazione non è un vezzo dei filosofi politici del passato, ma è nasce da radicate esperienze storiche.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
29 May 2012 - 22:53

E cosa vuol dire, che si tutelano così gli usi e costumi o è stupido populismo pseudogiornalistico ? Per un articolo così idiota, che parla di razzismo di una popolazione che ha accolto tutti, non leggo più il vostro giornale e spero che falliate.

Fabrizio's picture
Inviato da: Fabrizio
29 May 2012 - 22:28

Evidentemente una ragione ci sara' a giustificazione di questa situazione, l'articolo ta e' mai stato a Cavezzo? Credo che in queste situazioni si dovrebbe lasciar a parte la demagogia ma immergersi nella realta' .

Alberto Crepaldi's picture
Inviato da: Alberto Crepaldi
29 May 2012 - 22:08

Bel taglio per il reportage:complimenti.

terrona's picture
Inviato da: terrona
29 May 2012 - 21:59

Gent.mo Marco Sarti, forse non è il momento, ma mi farebbe piacere ricordarle che è già un pò di tempo che il Regno delle 2 Sicilie è stato annesso all'Italia, il che qualifica noi meridionali come italiani e non come stranieri.Per inciso, noi meridionali,gli italiani e gli stranieri, amiamo considerarci tutti esseri umani, con pari diritti e pari doveri.Aggiungei inoltre l'infelice (e inappropriato) uso del termine manovalanza, che di viene utilizzato per lo più quando si parla di criminalità organizzata, anche perchè, mi insegnerà, la "manovalanza altamente specializzata" è di per sè un ossimoro.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
30 May 2012 - 01:18

Bravissima!

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