Nelle tende dei terremotati, la paura dei ladri di bambini
Simone Canettieri
La paura vien di notte, nella tendopoli di Mirandola. E ha le ombre lunghe degli orchi più cattivi:
Un bambino piange davanti alla tendopoli di Mirandola
MODENA - La paura vien di notte, a Mirandola. E ha le ombre lunghe degli orchi. Gli sciacalli degli sciacalli: i ladri di bambini. L'allarme, nella tendopoli da 800 posti tutti esauriti alle porte del paese che non c'è più, è scattato mercoledì dopo cena. «Si sono presentati in due: un uomo e una donna. Parlavano italiano, erano vestiti in maniera distinta, giacca lui e jeans lei. Hanno detto di essere della Protezione civile, cercavano i bambini per portarli in una struttura più protetta di Reggio Emilia».
Maria è romena, viene da Bucarest e mentre descrive la misteriosa coppia fa su e giù con il carrozzino. Dentro c'è Luca, un anno, che dorme placido. Lei lo accarezza sulla testolina pelata. Maria è una sfollata della prima ora. Anzi della prima scossa, quella che ha frustato la notte del 20 maggio. Sull'appartamentino in affitto nel centro di Mirandola, ormai, ci ha messo la croce sopra: è tutto crepato, se i ladri se ne vogliono approfittare facciano pure. «Maledetti sciacalli bastardi», dice. Ma giù le mani dai bimbi. E non solo da Luca.
Il racconto dei ladri di bambini si diffonde di tenda in tenda. In tutte le lingue. Romeno e arabo. Ne parlano le famiglie albanesi e quelle tunisine. «Se li sentivo io, li ammazzavo senza nemmeno farli parlare», mulina il pugno al vento Vasile, «operaio di Romania» con le mani grosse, da una settimana in tuta e ciabatte perché ha perso tutto, anche i vestiti. «Quell'uomo e quella donna sono stati subito cacciati da noi, poi abbiamo chiamato i poliziotti che presidiano il campo. Ma i mostri se n'erano già andati....».
I bambini nella tendopoli di Mirandola sono tutto. I loro disegni tappezzano la mensa appena si entra. Le loro corse tra la terra e le canadesi blu rallegrano gli occhi stanchi di tanti anziani. I bambini, qui nel campo Friuli, fanno da traduttori per i genitori che non parlano bene l'italiano. E sono sempre i bambini a stemperare gli animi e le difficili convivenze di questo piccolo villaggio globale. Quando scoppia la minima scintilla, percepiscono la tensione e si mettono in mezzo alle gambe dei grandi per giocare, per catturare l'attenzione. Spesso funziona.
Tom, operaio di 35 anni, viene da Udine. É un volontario della Protezione civile. Dice: «Ho lavorato anche per il terremoto dell'Aquila: nelle tendopoli c'era una situazione diversa perché erano quasi tutti italiani. Qui invece i modenesi sono andati dagli amici e dai parenti, sono rimasti gli immigrati arrivati da queste parti perché una volta c'era lavoro». Ora non c'è più. Sono rimasti i bambini, quelli che vanno dai volontari della Protezione civile a chiedere un po' di bottigliette d'acqua per «la mamma che sennò dorme». Intanto la terra, come dicono loro, continua a bollire.

Comments
su questo articolo ci credo poco,ma sulle risse in mensa nelle tendopoli e' vero,io sono stata a mangiare in una di queste tendopoli(vivo a mirandola nel modenese)e ho assistito a scene tristissime,sia da parte di extracomunitari che da parte di italiani,il primo che voleva essere servito per pprima e rompeva le scatole in maniera allucinante alle cameriere della protezione civile che avevano iniziato a dar la pasta dalle tavole in fondo invece che dalle prime,il secondo un italiano che era "stufo"di mangiare pasta alle verdure per colpa degli extracomunitari e pretendeva un ragu' di vitello,manco fosse al ristorante,e dopo che sono uscita si son picchiati in due...una vera tristezza,non sono andata piu' a mangiare li e mi sono arrangiata,mia figlia di 5 anni a quelle urla si era spaventata!
...IMHO è solo una BUFALA o una storia diffusa nei campi degli sfollati a seguito di un qualcosa di vero.
Vorrei che certi articoli fossero controllati sul "campo" da chi gli scrive. Troppo facile mettere in giro una voce del genere e aspettare la furia della gente...
in questi gironi oltre al dramma, si aggiungono gli sciacalli di ogni genere. Ma io mi chiedo: oltre alle forze dell'ordine non si può impiegare l'esercito. Se non sono preparato loro alla salvaguardia, chi dovrebbe esserlo???
Anche io non capisco il tono di certi commenti. Questo mi sembra un articolo interessante
... di rubare i bambini, intendevo.
In una tendopoli possono nascere tensioni e paure immotivate.
Ma si è trasformata una "quasi rissa" in una "rissa" e si è raccontata una psicosi come se ci fosse qualcosa di vero, un metodo che ha che fare più col sensazionalismo da tabloid che col giornalismo d'inchiesta.
Egregio Dott. Tondelli,
l'aspetto più inquietante delle reazioni all'articolo, che denuncia un fatto preciso, è legato alla sindrome di Peter Pan che, da qualche decina d'anni, caratterizza una buona parte della popolazione italiana. Devo aggiungere soprattutto maschile. Si tratta di un target che va dai 30 ai 45 anni e sono quelli che, quando scrivono a un giornale, utilizzano sempre lo stesso incipit : " Sono un ragazzo di 38 anni...."...Ora, da che mondo è mondo, a seguito di qualsiasi evento calamitoso, gli episodi di sciacallaggio costituiscono la norma. E' una parte di popolazione che vive in un mondo enfatizzato e rintrucillito dai libri di Fabio Volo e i suoi lucchetti, i concerti con gli accendini accessi nella notte magica. Ritiene che il mondo sia buono e che i cattivi siano quelli al potere, i poteri forti. Ovviamente, gli estensori delle critiche ignorano anche l'altra notizia di quei due delinquenti che indossando tute della Protezione Civile entrano nei supermercati di Modena e dintorni e avvertono che sta per arrivare una nuova forte scossa. Allarme, abbandono del supermercato e i due tizi svuotano il supermarket. Ora, questo 'popolo bamba' che di per sè è già un angoscioso 'spread' con altri popoli in che misura potrà contribuire alla rinascita di questo paese? Questo è il vero handicap con il resto del mondo, magari gli altri spread si superano. Ma, qui stiamo parlando di gente che dovrebbe, vista l'età, guardare in faccia la realtà. Boh...sono perplesso....
Che sia la direzione di Linkiesta ad accettare o rifiutare i pezzi l'avevo dato per scontato. E vorrei ben vedere; ma questo non migliora le cose. Non me la prendo con il giovane collaboratore che vi ha proposto il pezzo e che deve pur campare. Però chi ha la responsabilità di una testata e di quel che vi si pubblica deve pretendere dai collaboratori che raccontino fatti, non che raccolgano voci prive di riscontri. Tanto più quando certe voci possono alimentare psicosi, atteggiamenti razzisti o cacce alle streghe. Bisogna starci attenti: l'infame accusa rivolta agli zingari di rubare non ha mai portato in Italia a una sola sentenza di condanna, eppure il pregiudizio resiste da secoli, anche grazie alle false notizie di questo tipo che continuano a essere pubblicate dai giornali.
questo sito non è la prima volta che scrive fesserie pur di fare presa sulla rete. NON MI PIACE!...In quanto alla notizia e i ricami su di essa...è l'unico a darla..!
Gentile Direttore,
credo che compito di un giornale sia anche quello di selezionare i fatti dalle suggestioni, di riuscire a dargli una struttura solida, una rappresentazione comprensibile. Gridare al razzismo o agli orchi senza fornire dettagli precisi vuol dire far solo sensazionalismo. E da lettori de Linkiesta, sinceramente, non ce l'aspettiamo. Ci aspettiamo qualcosa di più: e cioè quello che riuscite a dare normalmente, (quasi) tutti i giorni. Per tutto il resto, giustamente, c'è il tg4.
ringrazio ovviamente tutti dei commenti e elle critiche. E tuttavia, raccontare dall'interno gli umori e le paure del campo mantiene, secondo noi, una funzione informativa, perchè spiegare quali paure e psicosi circolino in certi momenti e in certe situazione è (secondo noi) significativo. A chi allude al pagamento a pezzo, invece, vorrei spiegare che siamo noi ad accettare o a rifiutare le proposte. E questa l'abbiamo accettata dopo esserci interrogati e posti il problemi, in ragione dei motiovi detti sopra. Possiamo sbagliare ed essere criticati, evidentemente, ma di certo non agiamo senza interrogarci.
Due commenti non fanno una prova.
Un invito al giornalista a riconsiderare il suo punto di vista, e ad assumere quello dei terremotati se non proprio quello dei lettori.
E' il guaio di essere pagati a pezzo. Però esiste anche un'etica professionale, e quella non si dovrebbe svendere a un tanto a pezzo.
Perdonate, ma queste obiezioni sono proprio strane. Raccontiamo quel che succede in un campo, e raccontiamo le paure che si diffondono nei campi. Non crediamo che sia una colpa restituire e raffigurare lo stato di prostrazione ansia e paura che si diffonde nelle tende dei terremotati.
altro pezzo allucinante... che si va a sommare a quello, altrettanto assurdo, sulle risse nella mensa a sfondo raziale. credo dobbiate riflettere bene, prima di divulgare certi messaggi inquietanti. qui non c'è uno straccio di prova, documento, fonte. è pura letteratura.
Non dovreste amplificare certe sciocchezze. In una situazione già così difficile, non mi sembra responsabile. E gli sciacalli che naturalmente sono extracomunitari, e le tendopoli separate, e adesso anche i ladri di bambini... A che serve? Non c'è niente di più importante di cui parlare, a proposito del terremoto? Non è già abbastanza grande la paura, per quei poveretti che vivono da giorni in mezzo a una strada? Se continuate così, mi costringerete a non seguirvi più.
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