Opinione di Pietro Monsurrò

Dopo Tolosa gli ebrei francesi fanno bene ad aver paura

Anche quando sono vittime di atti ingiustificabili, bisogna comunque trovare qualcosa per criticare

Una ragazza piange dopo la strage di Tolosa (Afp)

Il recente articolo di Marco Cesario sulla strage di Tolosa mostra un modo piuttosto tipico di ragionare sulle questioni riguardanti gli ebrei: anche quando sono vittime di atti ingiustificabili, bisogna comunque trovare qualcosa per criticare gli Ebrei in quanto entità collettiva.

L’articolo riguarda la ben comprensibile preoccupazione della comunità ebraica francese di fronte agli eventi di Tolosa. Verosimilmente le parole di Katz sono un’esagerazione, perché le minoranze antisemite “attive” sono piccole e casi come quelli di Tolosa infrequenti. Andrebbe però anche notato che i “distributori automatici di attenuanti” non sono affatto pochi, e che una minoranza trascurabile di terroristi non è certo un problema trascurabile.

Dato che l’antisemitismo violento in Francia è un problema storico che si ripropone di frequente, e dato che verosimilmente ci sarà una recrudescenza di antisemitismo per via dell’impegno profuso da Teheran e altri Paesi per diffonderlo nel mondo, ci sono motivi oggettivi per essere preoccupati. L’articolo mostra che l’antisemitismo francese è forte, organizzato, capace di atti di terrorismo di infame atrocità, e ha una lunga storia di attentati, omicidi e aggressioni alle spalle. Con queste premesse, l’articolo avrebbe potuto finire semplicemente dicendo che “c’è motivo per essere preoccupati, anche se Israele non è il massimo della sicurezza per via dei razzi di Hamas”.

Ma è difficile parlare dell’omicidio di alcuni individui ebrei senza tirare in ballo l’Ebreo come concetto collettivo universale: considerare un ebreo come singola persona richiede per molti un notevole sforzo intellettuale. E qui riciccia una versione edulcorata di una teoria che si sente spesso nei circoli antisemiti: che il Nazismo fosse una cospirazione ebraica per invogliare gli ebrei europei a scappare in Israele. Si legge nell’articolo:

“Parallelamente però, negli anni di buio antisemitismo si assiste ad un fenomeno parallelo ed altrettanto inquietante: l’esodo degli ebrei francesi verso Israele”

Inquietante altrettanto? Cosa ci può essere di altrettanto inquietante di uccidere dei bambini? Comprare casa in un altro Paese perché si teme per il proprio futuro può essere considerato altrettanto inquietante? Sarà un refuso, o magari un lapsus. Poi si arriva all’interrogativo cardine dell’articolo:

“Sorge un dubbio. Che l’antisemitismo in Francia sia sapientemente sfruttato da Israele per popolare le colonie nei Territori Occupati?”

Esattamente come per il noto agente sionista Heinrich Himmler, ci si interroga se gli epigoni dei “Savi Anziani di Sion” vogliano trarre vantaggio dall’antisemitismo. Il mondo è pieno di persone che si ammalano di cancro per avere accesso alle medicine gratuite, del resto. Per chiarire la questione, astraiamo dagli ebrei per facilitare la vita a chi ha difficoltà a considerare il singolo ebreo senza considerarne l’”ebreitudine”: parliamo degli afroamericani: supponiamo che una gang di naziskin impazzi per Manhattan alla ricerca di “niggers” da pestare a sangue, che il sindaco faccia leggi benintenzionate ma inefficaci contro questa gang, e che i neri di Manhattan decidano di comprare casa a New Orleans.

Chi direbbe che comprare case in Alabama è “altrettanto inquietante” che pestare a morte un afroamericano a Manhattan? Chi commenterebbe la notizia che, dopo l’ennesimo pestaggio, il numero di case comprate a New Orleans ha ricominciato a crescere, chiedendosi se ci sia dietro una precisa strategia degli agenti immobiliari afroamericani?

Probabilmente nessuno. Ma l’Ebreo come entità collettiva deve sempre ricicciare: non si può uccidere un bambino ebreo senza rimettere in discussione tutto l’Iperuranio. Perché “tutti sanno” che l’antisemitismo non è una piaga generata dall’ignoranza politica o religiosa, dalle strategie di politica estera di alcuni Paesi come l’Iran, e giustificata quotidianamente da frotte di giustificazionisti, ma una precisa strategia sionista per conquistare il mondo…

Che con attentati antisemiti in aumento, con una lunga storia di violenze alle spalle, e con prospettive verosimilmente pessimistiche sul futuro, l’Agenzia Ebraica possa semplicemente rispondere a preoccupazioni oggettive è troppo banale da dire? Che di fronte ad una strage efferata alcuni possano reagire eccessivamente è una possibilità da trascurare? Perché non chiedersi come mai gli epigoni dei Savi Anziani di Sion inizino la loro “OPA” proprio dal quartiere più esposto alla violenza antisemita?

La mentalità sottostante è che l’antisemitismo non sia qualcosa di disumano da combattere con ogni mezzo, non sia uno strumento di politica estera sfruttato da moltissime dittature soprattutto nel mondo islamico, ma una miniera d’oro per gli ebrei sionisti che grazie agli antisemiti potranno acquisire nuovo potere. La cospirazione delle agenzie immobiliari di Tel Aviv e New Orleans è evidentemente una notizia ben più rilevante dei naziskin di Manhattan e degli attentati a Tolosa…

Finché comprare casa a Tel Aviv sarà altrettanto agghiacciante che sparare ad un bambino, gli antisemiti di tutto il mondo avranno ben poco da preoccuparsi, come gli studenti viziati che sanno che i loro genitori giustificheranno ogni loro fallimento scolastico, e sanno di poterne approfittare…

 

 

 

 

L’articolo di Marco Cesario, Tolosa è solo l’ultima, gli ebrei di Francia hanno paura

PARIGI - «Non c’è avvenire per gli ebrei in Francia». Un po’ per lo stato di shock dovuto al massacro di Tolosa, un po’ perché addormentata da una campagna presidenziale in cui mancano contenuti ed in cui si assiste ad una deriva islamofoba e liberticida, le parole pronunciate con disinvoltura da Yaakov Katz, membro della Knesset (il Parlamento israeliano) all’indomani della terribile strage della scuola Ozar Atorah non hanno prodotto in Francia la reazione che ci si aspettava. Anche Danny Danon, del partito Likud, ha potuto indisturbatamente rincarare la dose mentre riuniva d’urgenza il Comitato dell’Immigrazione e degli Affari della Diaspora (che egli stesso presiede): «Israele non permetterà che i pogrom che si sono svolti all’inizio del XX secolo ricomincino in Europa».

Eppure non è la prima volta che in Israele si tuona contro la virulenza antisemita della Francia, una virulenza che, dall’affaire Dreyfus e dal famoso “J’accuse” di Zola in poi, si è sempre manifestata anche se spesso in maniera subdolamente latente. La mente ritorna al 18 Luglio del 2004 quando l’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon, davanti ai membri di un’associazione di ebrei americani, definiva l’antisemitismo francese dei più selvaggi («wildest»). Sharon, senza peli sulla lingua, additava la responsabilità al fatto di vivere «in un paese dove il 10% della popolazione è musulmana ed il sentimento anti-israeliano è dunque forte». E chiudeva, nel clamore generale: «Se dovessi dare un consiglio ai miei fratelli ebrei di Francia? Ecco cosa consiglierei loro: immigrate in Israele». E giù le risposte piccate e sdegnate del governo francese e della comunità ebraica. Come si può dare un consiglio simile? In qualche modo significava ammettere la disfatta di una delle più illuminate democrazie europee e del suo sistema d’integrazione etnico-religiosa (all’epoca di Voltaire c’era un solo Dio, la Ragione, oggi c’è il laicismo di stato). La riposta sembra evidente oggi, dopo i fatti di Tolosa, ma all’epoca non lo era.

Subito dopo il massacro alla scuola Ozar Atorah anche il Jerusalem Post, in un editoriale preoccupato e preoccupante, ha denunciato il fatto che dal 2000 in poi gli ebrei di Francia – la cui comunità, che conta oltre mezzo milione di persone, è la seconda più vasta al mondo dopo quella degli Usa – è esposta alla più violenta ondata antisemita dall’Olocausto. Parole che pesano come macigni. Per suffragare la sua tesi il JP cita addirittura un sondaggio condotto nel 2004 dall’Israel Project secondo il quale il 26% degli ebrei francesi starebbe seriamente pensando di emigrare in Israele. Nel 2002 un sondaggio simile del Fondo sociale ebreo unificato quantificava ad oltre 30mila il numero di ebrei pronti a effettuare l’aliya, il pellegrinaggio a Gerusalemme, però per restarci. Ma qual è la vera realtà delle cose?

Dopo il periodo buio degli anni Ottanta, in cui la Francia era diventato il paese europeo più colpito da attentati terroristici a sfondo antisemita, le cose erano sembrate mettersi per il meglio negli anni ’90. Poi, all’inizio degli anni 2000, con l’esplosione della seconda Intifada, un’ondata di attacchi antisemiti senza precedenti si è abbattuta sulla Francia. I dati, da questo punto di vista sono inoppugnabili. Nel 2002, il Consiglio Rappresentativo degli Ebrei di Francia (Crif) pubblicava per la prima volta il computo degli atti antisemiti su suolo francese. Ad esserne vittima, un ebreo su cinque. Anche il filosofo Alain Finkielkraut gettava olio sul fuoco: «Ci vuole coraggio per portare la kippà nel metrò di Parigi». Ma non aveva tutti i torti. In quell’anno Sébastien Guéry-Sellam, deejay di 22 anni, veniva assassinato da un maghrebino della Cité.

Dopo questi fatti, nel 2003, l’Assemblea Nazionale francese ha approvato una legge che impone dure pene per i colpevoli di atti razzistici o prettamente antisemiti e, nel 2004, una norma per rafforzare la sicurezza attorno ad obbiettivi sensibili quali istituzioni religiose e culturali ebraiche e sinagoghe. In quell’anno Jean-Christophe Rufin, presidente dell’associazione Action contre la faim ed ex-vicepresidente di Medici senza frontiere, ha pubblicato un nuovo rapporto su base semestrale: 180 atti antisemiti, inclusa la violazione di tombe. Le leggi protettive servivano a poco, l’antisemitismo non calava. Nel 2006 è esploso il caso della “gang dei barbari” di Yussuf Fofana. Un gruppo di giovani arabi delle banlieue parigine rapiscono, torturano e massacrano un giovane ebreo francese di 23 anni, Ilan Halimi, che diventa il primo ebreo dalla fine della seconda guerra mondiale ad essere ucciso su suolo europeo solo perché ebreo.

Qualche anno dopo la situazione precipita, se possibile, ulteriormente. L’esercito israeliano lancia l’operazione Piombo Fuso contro la Striscia di Gaza. In Francia l’Ufficio Nazionale di vigilanza contro l’antisemitismo (Bnvca), il Concistoro centrale di Francia e Sos Racisme condannano le diverse aggressioni antisemite che si moltiplicano sin dall’inizio dell’offensiva terrestre delle Tsahal, le forze di difesa israeliane. A Parigi vengono infranti i vetri di un appartamento dove si trovavano riuniti dei fedeli con la kippa, a Bordeaux due negozi kasher vengono distrutti, a Tolone un’auto incendiata viene lanciata a tutta velocità contro il portone di una sinagoga. Insomma atti degni di una guerra civile anche se diluiti nei mesi. Tutto ciò senza contare tutti quegli atti “invisibili” – perchè mescolati e diluiti nella quotidianità violenta delle periferie, una quotidianità fatta di un antisemitismo latente ma continuo – come le sassaiole contro giovani ebrei che escono di scuola, gli sputi, gli insulti, le minacce, le aggressioni di bande contro individui e le scritte razziste sui muri delle case e delle scuole.

Gli autori? Quasi sempre giovani d’origine maghrebina provenienti dalle banlieue, giovani francesi di seconda o terza generazione il cui malcontento è ben raccolto e aizzato da rampanti mullah locali (e da gruppuscoli di salafisti quali Forsane Alizza, poi sciolto da Claude Guéant, il ministro dell’Interno) che riescono così a dirigere la violenza repressa coltro un nemico totale, quasi assoluto: Israele. E l’equazione ebreo-Israele è immediata. «L’intifada delle periferie», l’aveva chiamata all’epoca il controverso filosofo islamico Tariq Ramadan. Nel 2004 un collettivo di professori pubblicava un libro terrificante intitolato “I Territori perduti della Repubblica” che nasceva dallo sgomento di alcuni docenti di fronte alle reazioni del loro allievi musulmani quando in classe si parlava della Shoah. Testimonianze agghiaccianti in cui si affermava, tra l’altro, che «Hitler, sarebbe stato un buon musulmano».

Insomma l’antisemitismo in Francia si è nutrito di sentimenti profondemente anti-israeliani, odio religioso mescolato ad un malessere sociale profondo al quale la Francia non ha saputo dare una risposta (una riprova ne sono state le rivolte nelle banlieue). Nel 2009 l’impennata: 1129 casi di antisemitismo in un solo anno. Un bollettino di guerra. Nel 2010 gli atti antisemiti diminuiscono sensibilmente, ma un ebreo di 42 anni viene pugnalato da due musulmani in una via di Strasburgo. Nel 2011 l’antisemitismo in Francia cala ancora (-16,5% rispetto al 2010), toccando il tasso più basso degli ultimi dieci anni. Insomma, prima del massacro alla scuola Ozar Atorah, le cose sembravano migliorare.

Parallelamente però, negli anni di buio antisemitismo si assiste ad un fenomeno parallelo ed altrettanto inquietante: l’esodo degli ebrei francesi verso Israele. Un fenomeno costante dall’inizio degli anni Duemila fino ad oggi, con una media di circa 2mila 500 ebrei francesi all’anno. Il picco nel 2005 (3mila persone), il più basso nel 2009 (1.909). Non solo. Secondo diverse agenzie immobiliari israeliane il numero di acquisto di appartamenti da parte di ebrei francesi in Israele è in netto aumento. Oltre il 50% degli appartamenti nuovi recentemente acquistati nelle città costiere d’Israele sono stati acquistati da ebrei francesi. Alcuni appartamenti vengono acquistati e rimangono vuoti in attesa dell’arrivo dei proprietari dalla Francia, segno che ci si prepara con accuratezza e per tempo all’esodo con diversi sopralluoghi. Le mete più ambite Gerusalemme, Ashdod, Netanya, Eilat e Tel Aviv. Il fenomeno è talmente diffuso da aver provocato un aumento vertiginoso dei prezzi degli immobili. Nuovo interesse anche per città più piccole come Rishon, LeTzion, Rehovot, Lod, Hedera e Naharya dove le comuntà sono piccole e l’integrazione è più facile rispetto alle grandi città. Di fronte ad un esodo di tale portata, l’Agenzia ebraica ha deciso di potenziare le sue strutture aprendo uffici a Lione, Parigi e Nizza. Ma, mentre ai più ricchi si propongono le grandi città o le citta costiere, ad altri meno abbienti vengono offerti appartamenti addirittura nelle colonie dove gli affitti sono più bassi (in media 150 euro al mese per un appartemento di circa 80 mq). Sorge un dubbio. Che l’antisemitsmo in Francia sia sapientemente sfruttato da Israele per popolare le colonie nei Territori Occupati?

A fugarlo ci pensa Cécilia Gabizon, giornalista a Le Figaro, che con Johan Weisz ha pubblicato un libro dal titolo provocatorio: “Opa sugli ebrei di Francia”. Un’inchiesta fatta nel cuore della comunità ebraica, nelle associazioni e presso gli intellettuali che svela l’esistenza d’un operazione degna dei periodi più bui della guerra fredda. Agli inizi del 2004 l’Agenzia ebraica viene riattivata. L’antisemitismo è in netta ascesa soprattutto in Francia che sembra la più colpita. L’Agenzia ebraica pianifica ed organizza la partenza di circa 30mila ebrei tra cui quelli della comunità di Sarcelles, particolarmente esposta al fuoco dell’antisemtismo di banlieue. Nome in codice dell’operazione: “Innanzitutto Sarcelles”. Delegati israeliani entrano nelle “cités”, facendo il porta a porta e predicando il ritorno alle origini, il ritorno in Israele.

Contemporaneamente su quotidiani, alla radio ed alla televisione cominciano a fioccare discorsi da parte d’intellettuali ebrei che fustigano una Francia troppo antisemita e pro-araba. Si agita addirittura lo spettro di un’islamizzazione del paese di Voltaire e Rousseau. Tutto questo fa il gioco dell’Agenzia Ebraica che ha in mente un solo obbiettivo: l’immigrazione continua dall’Europa senza la quale lo stato ebraico non può rimanere a maggioranza ebraica e dunque non può sopravvivere. Una nuova offensiva parte nel 2005. Sionismo e tecniche di marketing s’alleano in un connubio inquietante. Spuntano personaggi oscuri come Pierre Besnainou, giovane miliardario della net-economy eletto presidente del Congresso ebraico europeo. Alla fine gli ebrei francesi diventano tutti potenziali clienti che occorre sedurre e convincere a trasferirsi in Israele. Alla luce di questa incredibile inchiesta è lecito porsi una domanda: le parole che Sharon pronunciò nel lontano 2004 erano realmente dettate dalla preoccupazione per la recrudescenza d’antisemitismo in Francia?

 

: antisemitismo / tolosa

Comments

Mercato e Libertà's picture
Inviato da: Mercato e Libertà
10 April 2012 - 21:35

Giovanniello:

"Articoli come questo sono molto pericolosi, perché il loro effetto è spingere verso il chissenefrega."

Interpreto così la sua frase: un mio articolo che stigmatizza un tentativo di strumentalizzare la strage di Tolosa per tirare in ballo il consueto "complotto ebraico" è "molto pericoloso" perché potrebbe far abbassare la tensione dell'opinione pubblica. non sia mai che qualcosa non venga strumentalizzato, poi il sionismo internazionale ci guadagna.

"Nemmeno mezza parola spesa sul perché un islamico francese potrebbe avercela con un ebreo francese"

Bisogna per forza dire perché un pazzo uccide due bambini perché da piccolo è stato traumatizzato dal vedere un bulldozer ebreo a Jenin? E se qualcuno pensasse, chessò, alla responsabilità individuale? O avesse a schifo le strumentalizzazioni, magari perché sul comodino ha "Stronzate" di Harry Frankfurt a mo' di portafortuna?

"ma mi dà fastidio chi ci specula sopra senza fare il minimo sforzo di capire"

Dà fastidio anche a me che ci sia chi specula, per questo ho scritto l'articolo. Che tutto sommato è stato scritto proprio per criticare la mentalità che traspare dal suo commento. Faccia anche lei un minimo sforzo: cerchi di capirlo, l'articolo.

Mercato e Libertà's picture
Inviato da: Mercato e Libertà
10 April 2012 - 21:29

Cesario:

Secondo il suo commento lei non intendeva "altrettanto inquietante" nel senso che comprare casa a Tel Aviv e uccidere due bambini fossero moralmente equivalenti, ma nel senso che l'esodo degli ebrei dall'Europa per via dell'antisemitismo è effettivamente qualcosa di estremamente inquietante che ricorda l'Europa degli anni '40.

Se fosse così, avrei sbagliato alla grande ad interpretare il suo articolo, e dunque non ci sarebbe molto di sensato in quanto ho scritto. Anzi, le darei totalmente ragione.

Però scrive:

"Cosa c’è di più inquietante del saper sfruttare la paura (magari aizzandola e moltiplicandola) per far fuggire gli ebrei francesi verso Israele?"

Temo che lei non intendesse affatto dire che si dispiace per la fuga degli ebrei perché spaventati dall'antisemitismo, ma equipara moralmente i tentativi di sfruttare la paura prodotta dall'antisemitismo per 'fortificare Israele' agli atti di antisemitismo. Uso le virgolette perché uno dei temi del mio articolo è che si tratti di un'interpretazione piuttosto forzata.

E insiste:

"la virulenza dell’antisemitismo è sapientemente sfruttata da agenti immobiliari ed agenzie senza scrupoli che sfruttano la paura per risolvere un problema reale in Israele, il problema demografico"

Farei notare che l'ultima frase esemplifica proprio la mentalità dell'antisemitismo passivo che descrivevo nel mio articolo.

Infatti il soggetto "agenti immobiliari ed agenzie" ha come obiettivo "risolvere il problema demografico in Israele". Sta assumendo implicitamente che ogni singolo agente immobiliare che vende case in Israele abbia come scopo non fare soldi, ma vincere una guerra. L'ebreo è automaticamente promosso agente del sionismo, dunque, e non c'è differenza tra agenti immobiliari ed agenti segreti.

Immagino che nessuno si sognerebbe di dire che se vado a Berlino in vacanza, siccome sono italiano, il mio piano recondito è diminuire il debito pubblico italiano. Ma, appunto, gli italiani esistono come individui nelle teste di chi pensa agli italiani, mentre gli ebrei sono concepiti come un'entità collettiva, che si muove con una sola testa ed un solo corpo.

Quale migliore esemplificazione della mia tesi?

Riguardo l'interpretare una spiegazione come cospirazionista o meno, è noto che si tratti di un problema più epistemologico che fattuale, e che gli studiosi di cospirazionismo, Daniel Pipes, Cass Sunstein, Karl Popper abbiano infatti insistito sull'epistemologia e non sui contenuti delle teorie. Questo perché chiaramente una teoria cospirazionista può essere vera e una teoria non-cospirazionista può essere falsa, ed è solo il metodo che consente di discriminare l'epistemologia cospirazionista da quella scientifica.

Nella fattispecie, uno dei tanti bias cognitivi tipici del cospirazionismo è interpretare in termini di atti volontari i risultati sistemici* dell'interazione tra persone. Ad esempio, è la domanda e l'offerta e non la decisione degli speculatori che fissa i prezzi sul mercato. E sono i singoli ebrei e non il sionismo internazionale che vendono e comprano case. che la paura degli ebrei francesi faccia fare profitti agli ebrei di Tel Aviv che lavorano nell'immobiliare è banale teoria economica. che ci sia un piano volontario per sfruttare la paura (che è per niente esagerata, da quel che lei stesso scrive) per finalità strategico-militari è invece un non sequitur. Ma un non sequitur naturale quando si ragiona in termini collettivo-volontaristici anziché individualisti e sistemici*.

Insisto: potrei sbagliarmi e aver esagerato quanto lei ha scritto. Però quanto ha scritto non ha indebolito, ma al contrario rafforzato, la mia convinzione nella correttezza della mia interpretazione.

* Intendo per 'sistemico' il risultato dell'interazione tra persone che supera l'intenzione delle persone, cioè 'il risultato dell'azione umana ma non dell'intenzione umana'.

Marco Cesario's picture
Inviato da: Marco Cesario
6 April 2012 - 14:12

Leggo con sgomento l'opinione di Monsurrò riguardante il mio articolo. Non solo dimostra di non aver capito a fondo il taglio del pezzo ma mi attribuisce pensieri e paventa ‘retro-teorie' pericolose e fuorvianti che in quanto giornalista e filosofo di formazione (mi sono laureato con una tesi su Emmanuel Lévinas) io non posso assolutamente accettare. In primo luogo parlare di ‘ebreitudine’ (come dice lui) come concetto universale è pericoloso e fuorviante anche se occorre non dimenticare che è nei confronti di un determinato popolo che ha focalizzato il proprio anelito salvifico e spirituale verso una ‘trascendenza fino all’assenza’ (le parole sono di Emmanuel Lèvinas) che nasce e prolifera la teoria della supremazia di una razza e di un territorio. Monsurrò ha forse dimenticato che l’antisemitismo nelle sue manifestazioni più virulente intende debellare, annientare la categoria ‘spirituale’ dell’ebraismo richiamandosi ad una precisa razza, ad un preciso territorio, ad un preciso sangue. Monsurrò poi tira in ballo l’Ebreo come “concetto collettivo universale” che però non è quello che ho illustrato poc’anzi ma è la banalizzazione dell’ebraismo spirituale di Martin Buber, di Isaac Bashevis Singer, di Elie Wiesel e Joseph Roth (tutti autori che ho letto e sui quali mi sono formato). Contro la visione trascendente dell’avventura umana sorge dunque la teoria della razza, del sangue, del territorio, la filosofia dell’hitlerismo appunto, come diceva Lévinas. Se Monsurrò non riesce a vedere queste differenze vuol dire che ha capito poco o nulla dell’ebraismo.

Che io poi stia veicolando sotto mentite spoglie una versione edulcorata di farneticanti teorie pluto-giudeo-massoniche è una barbara amenità che io respingo al mittente categoricamente. Mi sono limitato a citare un libro di una giornalista del Figaro per dimostrare semplicemente che la virulenza dell’antisemitismo è sapientemente sfruttata da agenti immobiliari ed agenzie senza scrupoli che sfruttano la paura per risolvere un problema reale in Israele, il problema demografico. Cosa c’è di più inquietante del saper sfruttare la paura (magari aizzandola e moltiplicandola) per far fuggire gli ebrei francesi verso Israele? Cosa c’è di più inquietante del constatare che esiste un nuovo esodo nel cuore della civile Europa dopo l’Olocausto? I dati parlano chiaro ma le affermazioni dei dirigenti israeliani, checché ne dica Monsurrò, sono ugualmente irresponsabili perché sottintendono che la Francia come paese democratico non è in grado di proteggere tutte le proprie minoranze religiose. Anche qui si veicola un messaggio sbagliato. Se fosse veramente così come farebbe la Francia ad avere la seconda comunità ebraica al mondo dopo quella statunitense? Ma soprattutto come si fa ad equiparare uno studio sull’esodo degli ebrei francesi verso Israele alle farneticazioni di un libello utilizzato per secoli per fustigare, massacrare, giustificare l’eccidio del popolo ebraico? Le affermazioni di Monsurrò sono gravi, e per questo vanno corrette, per evitare che passi un messaggio sbagliato ai lettori e che mi si accusi d’antisemitismo (anche se velato o edulcorato). Nessuno ha mai parlato o difeso i negazionisti o giustificazionisti, nessuno ha mai difeso l’ignoranza politica o religiosa o le farneticanti esternazioni di Ahmadinejad. Tutte queste sono proiezioni dello stesso Monsurrò. Se dietro ad un articolo che cerca (dopo aver fustigato l’antisemitismo senza remore nella prima parte) di fare luce su un fenomeno che io continuo a trovare inquietante (ma che non mi sogno assolutamente di mettere sulla bilancia con l’eccidio di bambini inermi) Monsurrò vede delinearsi una teoria in cui si denuncia la “strategia sionista per conquistare il mondo”, direi semplicemente che Monsurrò non è capace di leggere correttamente un articolo perché proietta inconsciamente dei contenuti estremamente pericolosi su quella che è una semplice e autentica analisi dei fatti.

Marco Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
5 April 2012 - 23:15

Articoli come questo sono molto pericolosi, perché il loro effetto è spingere verso il chissenefrega.
Nemmeno mezza parola spesa sul perché un islamico francese potrebbe avercela con un ebreo francese, quando conosciamo tutti il perché, sia pure sbagliato.

Sono molto dispiaciuto per chi ha perso la vita nell' attentato di Tolosa, ma mi dà fastidio chi ci specula sopra senza fare il minimo sforzo di capire.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
5 April 2012 - 19:22

per l'amor di dio, cambiate questo titolo, tristemente fraintendibile.

Adrian's picture
Inviato da: Adrian
5 April 2012 - 18:52

Condivido questa opinione che approfondisce e argomenta egregiamente quanto avevo scritto di getto nel commento all'articolo indicato.
Non avevo colto, però, l'accenno al "fenomeno altrettanto inquietante"che in effetti rivela come anche certi commentatori, forse benintenzionati svelino ( freudianamente ?), un pesante pregiudizio antebraico e antisraeliano e come, quasi pavlovianamente, alla doverosa e coatta esecrazione del gesto violento, affianchino le attenuanti della provocazione e della "colpa collettiva" di turno ebraica, una volta il deicidio, poi la speculazione, quindi il tradimento e sempre il "complotto",
Ha del mostruoso equiparare il "diritto al ritorno"con il sanguinario antisemitismo genocida - ultimamente di matrice islamica - e ,assieme, suggerire, lanciando il sasso e nascondendo la mano, l'esistenza dell'ennesima sinistra macchinazione ebraica ai danni del mondo.
L'articolo, sotto questa luce, è dunque ancora più grave, arrivando a negare il diritto, per gli ebrei, di sperare in un posto più sicuro ove cercare rifugio all'ennesima persecuzione.
In altre parole un ebreo francese ( ma questo vale per ciascun ebreo europeo) da una parte è criminale se pensa di lasciare la cittadinanza di un paese ove è ficcamente protetto da un potere politico che rifiuta di prendere di petto il problema dell'antisemitismo e lo fa solo quando casi raccapriccianti lo obbligano a effettuare azioni di facciata, e dall'altra è un profittatore che, parassiticamente, si appropria delle risorse e del paese di cui fa parte.
Ora, come negli anni 40, l'ebreo acquista una fugace simpatia solo se subisce qualche persecuzione sperando nel torpido e tardivo intervento dei "governo protettori" di volta in volta competenti ad assicurare giustizia e ordine pubblico nei paesi ospiti, ma guai ad accennare a una reazione diversa dal piangere i propri morti, persino la fuga e l'emigrazione all'ebreo non sono concesse e assumono una connotazione negativa e minacciosa.

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