Analisi

I follower di Grillo sono falsi? Non è vero, ecco perché

Secondo una ricerca di Marco Camisani Calzolari, docente allo Iulm, oltre il 50% dei follower di Bep

Foto da Flickr di Rosaura Ochoa

Una delle immagini preferite dai giornalisti per illustrare gli articoli in cui si parla di Twitter è una balena che viene sostenuta sopra l’acqua da uno stormo di uccellini. 

È un’illustrazione che il social network aveva escogitato nei primi mesi del successo di massa per giustificare la frequenza dei disservizi nell’accesso alla piattaforma: le prestazioni del Sistema sotto stress non sono mai state il suo punto di forza.

Anche se Twitter dopo sei anni di vita è diventato un colosso del mercato dei social media, le difficoltà non si sono ancora risolte. Twitter conta su 140 milioni di utenti attivi al mese, un miliardo di tweet postati ogni tre giorni, e un fatturato accumulato nel 2011 di 139,5 milioni di dollari; eppure i server sono ancora affetti dall’abitudine di crollare interrompendo il servizio di accesso e di dialogo tra gli utenti. Il 21 giugno si è verificata uno di queste crisi, che ha lasciato “al buio” milioni di utenti, soprattutto in America, e che ha innescato di nuovo il dibattito sul rapporto tra il social network e la circolazione delle informazioni su internet, non solo per i giornalisti professionisti.

Il termine firehose, «tubo antincendio» denota per Twitter il flusso dei 400 milioni di post che ogni giorno vengono pubblicati sulla sua piattaforma, e due società hanno stretto un accordo commerciale per potervi accedere. Datasift ospita lo storico della banca dati dal 2010, filtra le tipologie di contenuti che si presentano nei tweet, e li espone tramite API agli sviluppatori che ne fanno richiesta; Salesforce mostra i contenuti dei messaggi pubblici in tempo reale agli utenti del dispositivo di analisi Radian6. In concomitanza con la definizione di questi accordi, Twitter ha provveduto a restringere la libertà di accesso degli altri sviluppatori alle API della piattaforma, che in passato invece è sempre stata la più aperta alla costruzione di un ecosistema di applicazioni terze. In altre parole, Twitter permette di compiere analisi sui contenuti pubblicati ma non ne autorizza più la ri-pubblicazione.

L’interruzione del rapporto di syndacation con LinkedIn (la pubblicazione automatica dei tweet sulla bacheca del social network partner) è un esempio di questa strategia, che potrebbe essere diretta a massimizzare gli utili provenienti dalla pubblicità.
L’accordo con le due società esterne offre un asilo sicuro ai contenuti dei messaggi; ma la stessa sorte non è toccata alla gestione dei collegamenti tra gli utenti.

Secondo quanto è possibile dedurre da una dichiarazione del Centro Assistenza, l’attivazione di un software di rimozione dello spam sta producendo effetti non previsti su tutte le liste, con la scomparsa di follower in numero anche superiore a 10 per volta, o l’impossibilità di seguire qualcuno di cui si sono sottoscritti i feed. L’obiettivo di un dispositivo di riconoscimento dello spam è quello di eliminare (o almeno disincentivare) la costruzione di robot che popolino la piattaforma con scopi commerciali fraudolenti. Il rilascio di un meccanismo di advertising più efficiente presuppone un’analisi della rete sociale e delle sue relazioni purificata dai profili finti e dall’inquinamento del flusso di messaggi promozionali.

Il bot, o robot, è un dispositivo automatico che viene associato ad un profilo Twitter e che simula il comportamento di un utente umano, con lo scopo di eseguire scraping dei contenuti (il prelievo e la copiatura dei dati degli altri utenti) e l’invio massivo di comunicazioni pubblicitarie.

Il 29 marzo scorso Incapsula ha diffuso uno studio in cui mostra che il 51% del traffico web non è generato dalla navigazione di esseri umani, ma dall’attività di bot che eseguono i compiti più vari, dall’obiettivo onesto di indicizzare le pagine (nel 20% dei casi), all’esecuzione di hacking, di scraping, di spamming nei commenti, e di spionaggio (nel restante 31%). I risultati dell’indagine sono ottenuti tramite una metodologia di rilevamento a campione: sono stati esaminati i dati di accesso di mille siti clienti della società, che vantano una media tra 50 e 100mila visitatori unici al mese. Naturalmente è possibile discutere se questo panel abbia le carte in regola per essere una rappresentazione statisticamente rilevante di tutto quello che succede su una Rete che include oltre 640 milioni di siti.

L’8 giugno scorso ha riscosso una certa risonanza mediatica la ricerca di Camisani Calzolari sui finti follower dei brand che hanno aperto un profilo su Twitter: Corriere e Repubblica hanno dato evidenza ai risultati della sua indagine. Secondo il professore dello IULM esistono marchi – italiani e internazionali – che hanno composto la loro corte di follower con iniezioni di bot fino al 45% del totale. 

Il fatto che esistano falsi profili di follower, e che siano pure tanti, è un fatto ben noto a tutti coloro che lavorano nel meraviglioso mondo del digitale: basta cercare su Google «acquistare follower» per farsene un’idea. La questione che suscita perplessità nell’operazione di Camisani Calzolari è la pretesa di etichettarla come ricerca scientifica. Nella descrizione della metodologia di indagine (che si può leggere al quinto e al sesto foglio di questo paper) il professore spiega che per dare la caccia ai bot è stato usato un bot, al quale sono state consegnate delle istruzioni per distinguere tra i suoi pari e gli utenti umani.

Tra le caratteristiche del comportamento umano appaiono l’inserimento di un’immagine nel profilo, di un indirizzo fisico, di una biografia, l’aver scritto più di 50 post, avere almeno 30 follower, usare la punteggiatura e gli hashtag. Quando non si presentano caratteristiche come queste, il bot sospetta di essere in presenza di un collega. Va da sé che il problema risiede proprio nella formulazione dei parametri, visto che Camisani Calzolari non indica nessun dato, né prelevato dagli Analytics di Twitter né fornito da una ricognizione fondata su interviste, per motivare la scelta. Twitter vanta oltre 500 milioni di utenti registrati, ma meno di 200 milioni sono «utenti attivi» - cioè corrispondono al tipo di parametri indicati nella ricerca. 

Se selezionassimo tutti gli abitanti di Milano che hanno un nome ebraico, decidessimo che chi li porta deve appartenere alla stirpe ebraica, e poi eseguissimo il censimento eponimo all’anagrafe, avremmo condotto uno studio che vanta lo stesso genere di scientificità dell’indagine di Camisani Calzolari (oltre ad aver manifestato dubbie preoccupazioni etnografiche).

La rilevanza dei meccanismi anti-spam e del calcolo delle relazioni effettive tra gli utenti appare decisivo sia per il meccanismo di advertising profilato all’interno della piattaforma Twitter, sia per compiere un passo avanti nella definizione delle strategie di marketing e di valutazione degli obiettivi raggiunti da parte dei brand. Il numero di follower è un parametro troppo ambiguo per offrire qualche tipo di garanzia sul successo della comunicazione on-line.

L’indagine sulla morfologia del network dei follower, l’identificazione dei nodi che tendono a rilanciare le informazioni con maggiore successo, raggiungendo un insieme più vasto e più pertinente di utenti interessati, garantiscono un approccio più razionale ed efficiente all’investimento sui social media.

Il problema non è sapere in quanti siamo alla festa, né quello di dare la caccia ai replicanti che cercano di imbucarsi; la questione è capire a chi comunicare le informazioni che si intendono divulgare, e soprattutto da chi ascoltare proposte e feedback, perché il party sia davvero divertente.

In America il dibattito tra Gladwell e Watts su questo tema si prolunga da quasi dieci anni – mentre da noi la SNA e la scienza delle reti stanno solo muovendo i primi passi. Ogni contributo accademico in questa direzione, per sensibilizzare l’opinione pubblica e per elaborare algoritmi efficaci, sarebbe ben accetto. Sarebbe tempo invece di relegare la caccia alle streghe-bot con i metodi dell’Inquisizione agli archivi del medioevo digitale.

 

 

Comments

Eric White's picture
Inviato da: Eric White
15 October 2012 - 15:11

io rientro in questo insieme, ma non sono un bot.

http://www.buyfansdirect.com/buy-twitter-followers

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
23 July 2012 - 02:06

per come uso twitter allora anche io sarei un bot. Ma Calzolari rimane un boh. il livello di informazione sull argomento "internet e dintorni" da parte dei media tradizionali rimane ahime' quello del Corriere che parlava di virus che attaccano i computer spenti. Lo stesso Corriere (parliamo del primo quotidiano italiano) che poche settimane fa prevedeva lo spegnimento di internet per un virus. Se gli parli di bot quelli capiscono terminator, e ci credono. Sarah Connor live.

Luca\S's picture
Inviato da: Luca\S
23 July 2012 - 11:48

erratacorrige - mancava nome e firma mia, non so come mai spari' dal messaggio. sara' stato un bot ? :D

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
22 July 2012 - 13:37

Ho provato a chiedere a Calzolari su Twitter quale fosse la sua preparazione universitaria nel campo della ricerca sociale. Non mi ha ancora risposto né si trova traccia dei suoi studi universitari in rete. Il che è veramente strano per un professore universitario: La mia lettera aperta:
http://www.fabrizionapoli.it/societa/marco-camisani-calzolari-non-sono-u...

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
23 July 2012 - 00:14

Calzorai con tutto il rispetto per la categoria è un calzolaio. Domani gli porto allo Iulm due paia di scarpe per rifargli le suole. Anzi no. Le porto al mio calzolaio di fiducia. Non voglio che faccia dei casini ovunque.  

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
21 July 2012 - 13:04

Interessante: un blog de l'Espresso intervista Marco Camisani Calzolari senza capire nulla di quel che chiede. Cita anche l'articolo di linkiesta come pretestuoso andando solo a simpatie. Fiato sprecato.
http://bruschi.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/07/20/grillo-follo...

D'altro canto, un articolo assai più serio smonta completamente la tesi di "Uno Puntozero" alias MCC.
http://www.fortunecat.it/2012/07/identificare-fake-followers/
La crescita di follower di Beppe Grillo è stata graduale. Potrebbero essercene di fake o di inattivi, ma è indimostrabile. Non certo coi parametri restrittivi decisi dal Camisani Calzolari per cui metà degli utenti twitter mondiali sarebbe bot.

Ma perché la gente competente come Caivano non scrive su l'Espresso e chi di twitter non capisce una mazza non scrive su un blog qualsiasi?

fdf's picture
Inviato da: fdf
21 July 2012 - 07:05

Io etichetterei lo studio dello zerbino Calzolari come una bufala per acquisire visibilità. E l'unico risultato del suo "scoop" è stato far circolare il suo nome.

Io sul mio account twitter ho:

28 Tweet
20 following
5 follower

leggo regolarmete twitter tutti i giorni e non ho un account facebook. Ho votato M5S alle ultime elezioni e sono in carne ed ossa.

Quindi caro Calzolari è ora che inizi a lavorare seriamente invece di perdere tempo a pubblicare queste bufale.

mark's picture
Inviato da: mark
20 July 2012 - 15:57

Basta andare qui e magicamente ti compri i follower : http://intertwitter.com/
non c'è da stupirsi che uno come Grillo e il suo staff, che conoscono bene la rete, lo abbiano fatto. Grillo è un cialtrone a prescindere dal fatto che i suoi follower siano veri o falsi.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
20 July 2012 - 17:04

P.S.

Sai Mark di che cosa mi sono accorto dopo tanti serrati dibattiti e litigate su Linkiesta con i grillini? Che loro ascoltano, all'inizio con un po' di difficolta, mai poi hanno quella grande capacità di mettersi in ascolto. Virtù che non troverai mai nei componenti degli altri partiti che delle tue parole non gliene può fottere di meno. Questa capacità fa una grande differenza, soprattutto in un momento in cui tutti noi abbiamo un grande bisogno di relazionarci seriamente con la politica.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
20 July 2012 - 16:46

Caro mark, 

Grillo sicuramente è un cialtrone, come spesso ho scritto in questa sede, ma i grillini alle scorse amministrative hanno fatto stringere il culo a tutti gli altri vecchi partiti. Non fare l'errore marchiano di sottovalutarli perché tra di loro c'è gente in gamba.

Cordialmente

carlomaria

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
20 July 2012 - 15:31

Caro sig. calzolari, visto che secondo i tuoi parametri sono BOT pure io, non ti offenderai se un BOT ti manda affan...

Vacon's picture
Inviato da: Vacon
20 July 2012 - 13:43

Diciamo che il metodo Calzolari non distingue tra "bot" e "utenti inattivi" (ovvero tra account "falsi" e account "morti"), ma in entrambi i casi siamo di fronte a qualcosa che non si può di certo definire un follower reale. Quindi si potrebbe dire: dei follower di Grillo, solo circa la metà sono veri "utenti" di twitter nel senso che usano davvero la piattaforma, seguono i tweet, twittano e ritwittano. L'altra metà, sono account "zombie" (e ce ne sono un sacco, non solo follower di Grillo!) vale a dire: o bot, oppure gente che si è iscritta a twitter magari solo perché un amico gli ha detto che era "l'ultimo grido", ha followato grillo ed un paio di altri guru, poi si è stufato subito ed ha deciso di non ritornarci mai più nemmeno per inserire un'immagine di profilo o fare un twit. Ma continuerà, per sempre, a risultare come un suo follower - post mortem, mi verrebbe da dire. Sapere che metà del pubblico di Beppe Grillo (e di molti altri, infatti secondo me il problema principale è scoprire quale è la soglia "fisiologica" di utenti inattivi di un profilo grande come quello) è in realtà formata da persone, reali o no, che probabilmente non ha mai più aperto twitter in vita sua dopo avere fatto l'account, beh, questo è già piuttosto significativo.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
20 July 2012 - 16:01

Anche quel sociologo da orchite come Alberoni ha avuto modo di esprimersi sullo Iulm e voi siete ancora qui a rintronarvi il cervello?

Universita' , Alberoni lascia lo IULM e accusa
le dimissioni del sociologo : corruzione nell' ateneo. la replica del vertice: lo quereliamo

MILANO - La rottura si è consumata a San Valentino e del resto, dalle liti furibonde agli strascichi legali, tutto ricorda il classico epilogo dei grandi amori finiti male. Francesco Alberoni si è dimesso ieri da rettore dello Iulm, la «libera università di lingue e comunicazione» fondata nel ' 68 da Carlo Bo e Silvio Baridon, dov' era arrivato nell' 86 e che guidava dal ' 97. Non che l' abbia mandata a dire: «Mi sono battuto contro ciò che considero pratiche di corruzione, incompatibili con i fini e la dignità del nostro ateneo», ha scritto tra l' altro in una lettera indirizzata urbi et orbi a tutte le autorità accademiche, al personale, agli studenti, ai rettori delle università lombarde, al sindaco di Milano e al presidente della Regione, alla Camera di Commercio e alla Fondazione Cariplo, perfino al ministro dell' Università. Ovvio che il consiglio di amministrazione non l' abbia presa bene. Lunedì i vertici dell' ateneo si riuniranno, s' annuncia una querela per diffamazione all' ormai ex rettore. Anche perché la causa scatenante della rottura, la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, è stata a quanto pare una banale questione di nomine: Alberoni desiderava che a coordinare i corsi di scienze turistiche fosse il professor Emanuele Invernizzi, direttore dell' istituto di Economia e Marketing, ma le cose sono andate altrimenti. E il confronto con il consiglio d' amministrazione ed il suo presidente, Gilberto Gabrielli, non è stato dei più lievi. Il rapporto, come si dice, si era logorato da tempo. Nell' ateneo c' era chi accusava il rettore d' essere una sorta di «satrapo», la stessa nomina a professore ordinario della moglie, Rosa Giannetta, non era passata senza resistenze e malumori. A questo punto il prorettore Marino Livolsi è il più probabile candidato alla successione. I vertici dell' università hanno comunicato le dimissioni con quattro righe gelide: «Il senato accademico ha preso atto con rammarico delle dimissioni del professor Francesco Alberoni da rettore e le ha trasmesse al consiglio di amministrazione per competenza». Fine delle trasmissioni. E di un rettorato durante il quale, comunque sia, l' università è fiorita. Dall' 89 sono cresciuti i corsi, gli studenti passati da 5.800 a 7.500, lo spazio da 4 mila metri quadrati in affitto a 30 mila di proprietà. E poi c' è il progetto di un «Campus» da 100 mila metri quadrati, con tanto di servizi e alloggi. Il piano di recupero di una delle storiche aree dismesse di Milano, 21 mila metri quadrati, è già stato approvato, i lavori sono iniziati. Eppure, scrive il sociologo, «con il successo e l' aumento della ricchezza sono aumentate anche le ambizioni, le avidità e i tentativi di impadronirsi del potere dell' università a tutti i livelli. Si sono affacciati anche da noi i metodi diffusi in molte altre università, di spendere il denaro non in vista del fine ideale, ma per conquistare maggioranze nei vari consigli, per crearsi degli alleati, dei clienti, secondo una logica politica». E ancora: «Si sono diffuse modalità del decidere le spese che suscitano in me perplessità. E so che sono stati tali metodi perversi a portare alla rovina quasi tutte le università libere». È qui che parla della sua lotta «contro ciò che considero pratiche di corruzione», non meglio definite. Più oltre scrive di «aver fatto presente questi pericoli in tutte le sedi. Ho constatato che sono stati considerati segno di eccessivo allarmismo. Ma non era così. Infatti, le ambizioni personali, gli interessi di parte diventano sempre più forti e stanno già intaccando il funzionamento dell' ateneo». Ma non basta : «Mi sono reso conto che io personalmente costituisco l' unico ostacolo a interessi, metodi, stili (...) diffusi nei nuovi gruppi dirigenti». Così, «per non essere complice di chi considero dei distruttori e lasciare solo a loro la responsabilità», Alberoni si dimette: «Non posso e non voglio assistere alla corruzione di una impresa che è stata intrapresa con scopi nobili e disinteressati. Non posso restare in rapporto con persone che non stimo e di cui non mi fido». Gian Guido Vecchi L' Istituto nato nel ' 68 per opera di Baridon e Bo LA NASCITA Lo Iulm (www.iulm.it) è nato nel 1968 su iniziativa di Carlo Bo e Silvio Baridon, primo rettore, come «Istituto Universitario di Lingue Moderne». Dal marzo ' 98 il nome è diventato «Libera università di lingue e comunicazione» LA CRESCITA Francesco Alberoni arrivò nell' 86/' 87. In dieci anni, dall' 89 al ' 99, gli studenti sono passati da 5.800 a 7.500, lo spazio da 4.000 metri quadri in affitto a 30.000 di proprietà L' AMPIAMENTO Il «piano di recupero» approvato dal Comune riguarda 21 mila metri quadrati di una vecchia area dismessa in via Filippo da Liscate. Si prevede un «Campus» di 100 mila metri quadrati, in fase di costruzione LAUREE Lo Iulm ha due sedi, Milano e Feltre, e due facoltà: Lingue e letterature straniere e Scienze della comunicazione e dello spettacolo. Rilascia cinque lauree: Lingue e letterature straniere, relazioni pubbliche, Scienze della Comunicazione, Scienze turistiche (unica in Italia) e, da ultimo, per Traduttori e Interpreti lingue per l' impresa

Vecchi Gian Guido

Pagina 17
(16 febbraio 2001) - Corriere della Sera

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
20 July 2012 - 15:50

Scusate, ma siete qui a commentare le parole di uno che insegna in quella "Università" dei fighetti e delle fighette? Ma vi dà di botta completamente il cervello? Ma avete visto l'elenco dei professori che insegnano allo Iulm? Sono ex sfigati trombati o che stanno per essere trombati da qualche giornale o azienda. Sinceramente allo Iulm non ci metterei piede nemmeno se mi regalassero la cospicua retta annuale. Vediamo di voltare pagina e di discutere su qualcosa di serio. E' la prima volta in vita mia che do ragione in partenza a Beppe Grillo e non sapete quanto mi pesi.

Un saluto a tutti

carlomaria

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
20 July 2012 - 12:25

Il Calzolari un decennio fa si faceva chiamare Uno Puntozero. Esatto: Uno è il nome, Puntozero il cognome. Ho rifiutato di fargli avere un servizio se non si dichiarava nome e cognome e lui imperterrito ha trovato altre persone che lo hanno esaudito. Tuttavia poi al NIC dovette dichiararsi ed ecco perché mi ricordo ancora di lui. E' evidente che ha fatto strada ma sempre tanto fumo e zero arrosto.
Anche io su twitter sarei dichiarato come bot, ottima ricerca!
Btw, non dategli titoli che non ha, è solo un professore a contratto dello IULM come "cultore della materia", chiunque, anche se non laureato lo può essere.

Antonio Radici's picture
Inviato da: Antonio Radici
20 July 2012 - 12:07

Camisani Calzolari e' lo stesso di forzasilvio.it, strano che nessuno lo dica (tranne qui nei commenti).

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
20 July 2012 - 11:08

Ma soprattutto: parliamo del contenuto?

Quando il saggio indica il contenuto, lo stolto guarda i follower.
http://goo.gl/8CRoO

braccinocorto's picture
Inviato da: braccinocorto
20 July 2012 - 10:52

vorrei inoltre ricordare che ci sono comunque profili 'fake' fatti benissimo, intendo con foto di accattivanti ragazze e bio scritte 'a caso' pescando da alcune parole chiave. e questi agli occhi dell'analisi, sembrerebbero tutt'atro che bot, quando in realtà lo sono. Tutto per dire che - appunto - l'analisi potrebbe esser anche per difetto, non solo per eccesso.

Se trovassimo un meccanismo per individuare automaticamente i bot, ci sono già le tecnologie per ricostruire account che son bot, ma che (anche ad un occhio umano) inizialmente e verosimilmente non apparirebbero come tali. Esistono già software per la creazione automatica di bot 'umanoidi'.
E ci sarà sempre mercato per questo tipo di operazioni fin quando non ci astrarremo dal feticistico attaccamento al numerino che va sotto la voce 'followers'.

braccinocorto's picture
Inviato da: braccinocorto
20 July 2012 - 10:52

vorrei inoltre ricordare che ci sono comunque profili 'fake' fatti benissimo, intendo con foto di accattivanti ragazze e bio scritte 'a caso' pescando da alcune parole chiave. e questi agli occhi dell'analisi, sembrerebbero tutt'atro che bot, quando in realtà lo sono. Tutto per dire che - appunto - l'analisi potrebbe esser anche per difetto, non solo per eccesso.

Se trovassimo un meccanismo per individuare automaticamente i bot, ci sono già le tecnologie per ricostruire account che son bot, ma che (anche ad un occhio umano) inizialmente e verosimilmente non apparirebbero come tali. Esistono già software per la creazione automatica di bot 'umanoidi'.
E ci sarà sempre mercato per questo tipo di operazioni fin quando non ci astrarremo dal feticistico attaccamento al numerino che va sotto la voce 'followers'.

stefaniello's picture
Inviato da: stefaniello
20 July 2012 - 10:35

Ho scoperto di non essere UMANO ma di avere un collega robot, quindi ho decisi di cambiare nome in 3BO o CP10.

"Tra le caratteristiche del comportamento umano appaiono l’inserimento di un’immagine nel profilo, di un indirizzo fisico, di una biografia, l’aver scritto più di 50 post, avere almeno 30 follower, usare la punteggiatura e gli hashtag. Quando non si presentano caratteristiche come queste, il bot sospetta di essere in presenza di un collega."

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
20 July 2012 - 10:14

Bell'articolo anche se c'è una piccola imprecisione. La seconda società che ha in concessione l'accesso completo alla firehose di Twitter è Gnip: https://dev.twitter.com/docs/twitter-data-providers.

Fabio Giglietto's picture
Inviato da: Fabio Giglietto
20 July 2012 - 09:55

Bell'articolo. C'é una piccola imprecisione: la seconda concessionaria per la firehose é Gnip e non Saleforce come riportato nell'articolo ;)

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
20 July 2012 - 09:49

Stiamo parlando di una ricerca svolta dal creatore di forzasilvio.it http://www.webnews.it/2009/05/13/forza-silvio/, abbiamo gia' perso anche troppo tempo

Exidor's picture
Inviato da: Exidor
20 July 2012 - 08:22

pietosa marchetta, basta usare il cervello.
Andate sul blog di Grillo e guardate quanti sono i commenti conteggiati.
Poi c'è scritto che ogni pagina contiene 250 commenti.
Contate le pagine, moltiplicate per 250 e confrontate con il numero totale di commenti dichiarati.
Sono ANNI che usa questi giochetti infantili per abbagliare i babbei.

Alessio susi's picture
Inviato da: Alessio susi
20 July 2012 - 07:47

Cavolo... sono un bot su twit e non lo sapevo...
Scherzi a parte, so di cosa si parla e le statistiche sull' uso e l‘utenza di internet sono il combustibile del fuoco di ogni tipo di polemica. Dai risultati emerge o può emergere tutto ed il contrario di tutto. e si dimentica che la rete è formata da persone senzienti che anche se non attive,, possono trarre benefici dalla lettura.

Clic Clac's picture
Inviato da: Clic Clac
20 July 2012 - 07:29

" ....l..Il fatto che esistano falsi profili di follower, e che siano pure tanti, è un fatto ben noto a tutti coloro che lavorano nel meraviglioso mondo del digitale: basta cercare su Google «acquistare follower» per farsene un’idea." come è scritto nel pezzo sopra.
Il problema non è quindi calcolare esattamente la percentuale di falsi, ma il fatto che un ambiente in cui ci siano così tanti falsi venga poi descritto come paradiso della democrazia e dell'"uno vale uno".
Cioè un robot uguale una persona, un troll uguale un profilo segreto e insondabile, un profilo acquistato uguale un profilo vero. Mi pare una enormità.
Il PROBLEMA è quindi di chi sbandiera questa falsa uguaglianza.

erik's picture
Inviato da: erik
20 July 2012 - 01:34

Grillo sta usando questo articolo per dire che i suoi followers non sono falsi e non per contestare il metodo utilizzato per conteggiarli. E' da lui prendere un'informazione e rigirarla a suo favore e i suoi leccapiedi gli crederanno anche questa volta.

aldofontana's picture
Inviato da: aldofontana
19 July 2012 - 23:32

Tra le caratteristiche del comportamento umano appaiono l’inserimento di un’immagine nel profilo, di un indirizzo fisico, di una biografia, l’aver scritto più di 50 post, avere almeno 30 follower, usare la punteggiatura e gli hashtag. Quando non si presentano caratteristiche come queste, il bot sospetta di essere in presenza di un collega.

...mi sembra che come inizio di scrematura tra bot ed humans possa andare bene...

sdfsss's picture
Inviato da: sdfsss
20 July 2012 - 07:56

io rientro in questo insieme, ma non sono un bot.

Stefano's picture
Inviato da: Stefano
19 July 2012 - 21:47

Se i BOT comprassero on line allora sarebbe inutile sapere a chi si manda la pubblicità ( dato che e' di soldi che si parla in breve ) ! Se non fosse x quello non ci sarebbe problema ...

giulio celli (roma)'s picture
Inviato da: giulio celli (roma)
19 July 2012 - 19:56

Forse allora dei 500milioni di utenti twitter se solo 200milioni sono humans il resto sono robot..appunto quelli messi in vendita a frotte... no?

Mireille's picture
Inviato da: Mireille
19 July 2012 - 21:12

Non dice che solo 200 sono humans, dice che solo 200 sono attivi, gli altri possono anche essere sempre humans che si sono iscritti ma poi non lo usano.

cyr's picture
Inviato da: cyr
19 July 2012 - 19:33

bhe', ma è noto: basta conoscere anche per interposta persona detto Calzolari per non stupirsene...

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