Analisi

L’altra Tav, tutti la vogliono ma nessuno sa dove metterla

Dario Ronzoni

Non c’è solo il Piemonte, e la Val di Susa, alle prese con il Treno ad Alta Velocità. Da tempo anche

Stazione di Quarto D’Altino, provincia di Venezia

Prima l’ipotesi era quasi panoramica: il percorso del Tav passava per il litorale del Veneto e del Friuli, abbracciava l’aeroporto di Tessera Marco Polo e scorreva per Jesolo e altre località turistiche. Il treno dell’Alta Velocità/Alta Capacità Venezia-Trieste avrebbe incontrato, sfrecciando vista mare, il Piave aree di bonifica, campi e chissà, forse anche un nuovo parco divertimenti.

Un sogno fatto di merci, turisti e bagnanti che però non piaceva a nessuno. I sindaci interessati (a parte Jesolo) hanno alzato la voce: troppi costi, con un inaccettabile deturpamento del paesaggio. Le categorie produttive si sono lamentate: i tempi si sarebbero allungati troppo. E anche dal punto di vista tecnico erano sorti problemi. Per non parlare dei comitati No Tav. E così si è ripiegato su una via più interna, che attraversa i paesini della provincia veneziana. Quarto d’Altino Meolo, Santo Stino di Livenza, e centri come Portogruaro e Ceggia. Qui passerà il Corridoio Cinque che collegherà Italia e Slovenia. È il secondo capitolo. L’ultimo? Non sembra. Nel polverone delle baruffe veneziane, c’è molto da capire. I tempi sono incerti, il tracciato anche di più. Si discute, insomma, ma soprattutto si aspetta.

«A giugno ci saranno i risultati degli studi di fattibilità chiesti dal commissario straordinario», spiega a Linkiesta Alessandro Nardese, sindaco di Noventa sul Piave. «Allora si saprà cosa conviene di più», cioè se sarà meglio far passare il Tav accanto al tracciato dell’autostrada, l’A4 oppure lungo la ferrovia che c’è già. In entrambi i casi, ci sono sindaci che chiedono dialogo, cioè promettono battaglia.

«È normale», spiega Michele Basso, sindaco di Meolo: «Ogni paese cerca il meglio per sé, è campanilismo». Lui, del resto, ne è un esempio: in quanto favorevolissimo al primo percorso, quello lungo il litorale. «Certo. Lo volevo perché così non avrebbe toccato in modo grave il mio paese», ammette. Ma questo cambia poco. «Il Tav ci vuole lo stesso, anche se passa in mezzo a Meolo». Anche se ci sono questioni ambientali di mezzo. «Le capisco. Ma lo sviluppo è importante: non possiamo perdere questa opportunità». Come lui la pensa il sindaco di Jesolo, Francesco Calzavara, che addirittura aveva chiesto un tracciato più vicino alla sua città, e più spostato verso il litorale. «Più che altro per creare una nuova stazione tutta nostra, che avrebbe portato più turisti sulle spiagge». Per lui, la scelta di una via più interna è un po’ una delusione.

Ma sono casi isolati: il resto delle amministrazioni resta a vedere. Sono tutti contrari al percorso sul litorale, ma si dividono su quello interno. Luigino Mori, 49 anni, sindaco di Santo Stino di Livenza, è quasi un NoTav. «Le opzioni possibili finora avanzate sarebbero una iattura». Per lui non si può passare in mezzo ai paesi, che si sono sviluppati intorno alla ferrovia, «vorrebbe dire abbattere case, palazzi. Viene da chiedersi se l’opera serva davvero. I treni ci mettono tempo a prendere velocità. E poi in Slovenia dovranno rallentare, perché lì il Tav non ci sarà. Quindi finiamo a spendere cinque o sei miliardi per risparmiare venti minuti?». Come al solito, dice, «non ci si capisce niente. Ci sono fior di tecnici che dicono che serve. E altri che dicono che non serve. A chi credere?».

Chissà. Intanto le questioni si assommano: c’è l’ambiente da una parte, ma anche la pressione di Confindustria Veneto, che vuole l’opera: «altrimenti ce la facciamo da noi». E poi c’è la politica, regionale, nazionale, europea, come spiega a Linkiesta Debora Serracchiani. Per lei «si tratta di una questione di strategia infrastrutturale, che non può tagliare Veneto e Friuli fuori dalla competizione internazionale». Nemmeno l’iniziale contrarietà di Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, la dissuade. «Poi ci ha ripensato. La necessità è di trasferire il trasporto delle merci dalla gomma alla ferrovia, come ci chiede l’Europa, e poi aumentare il flusso dei passeggeri». A questo, insomma, lavora la Regione, insieme al Ministero dell’Ambiente e al commissario straordinario per il Tav Bortolo Mainardi, nominato dal Governo nel luglio 2011: coordinare i lavori, mettere insieme le opinioni, trovare le soluzioni migliori anche a livello locale. Una missione impossibile.

Per questo è scesa in campo anche Francesca Zaccariotto: insieme sindaco di San Donà di Piave, sulla via del Tav, e presidente della Provincia di Venezia. «È importante pensare all’economia, ma non si può distruggere una serie di paesi», spiega. «Per questo, dal momento che ora l’ipotesi è quella di passare in mezzo ai paesi, si pensava di proporre l’interramento». Cioè? «La costruzione di gallerie sotterranee in prossimità dei centri». Ma è costoso. «Già». E molto difficile da realizzare.

In ogni caso il suo ruolo, dice, «è quello di farmi portavoce del territorio, portare le istanze di tutti. Per questo posso agire grazie al mio doppio ruolo, di sindaco, che capisce i problemi della zona, e da presidente della provincia, che riesce ad avere una prospettiva più ampia e rappresentativa». E allora «i Comuni, nell’ultimo incontro, mi hanno delegato per rappresentarli al Ministero dell’Ambiente», spiega. Tutti? «Sì». Sicura? «Assolutamente».

«Io la mia delega a lei non la do», spiega Silvia Conte, sindaca (con la “a”, come lei stessa ha deliberato dall’otto marzo scorso) di Quarto D’Altino. Lei tiene a precisare che quello che conta sono tre cose: rispetto per l’ambiente, trasparenza delle decisioni e coinvolgimento di tutte le istituzioni. «La questione è ancora aperta: non c’è un tracciato, non c’è un percorso definito, né tempi né spese. Insomma, non c’è una linea comune. Mi chiedo come possa farsi portavoce delle istanze dei sindaci, se i sindaci hanno istanze diverse». Troppo presto. «E poi perché? Non c’è solo la provincia di Venezia che è coinvolta nel progetto. Pensi a Roncade, che cade sotto Treviso. Perché farsi rappresentare da lei?». E il sindaco di Roncade conferma. Nessuna intenzione di delegare.

Un ostacolo in più, forse. Di sicuro, molto di questo è pretattica. Ci si prepara, perché i giochi cominceranno dopo giugno, quando ci saranno i risultati degli studi: allora si dovrà intervenire sul tracciato, indicare i paesi più e meno colpiti e definire quelli che saranno gli snodi. E lì si vedrà chi, in questi mesi, si è mosso meglio. Per questi motivi Jesolo tentava di tirare il treno dalla sua parte, per favorire l’arrivo dei bagnanti. E poi, spiegano alcuni del NoTav, la fermata nella vicina zona di Passarella, nei campi, avrebbe favorito non solo l’arrivo dei turisti, ma anche la nascita di un nuovo parco giochi, del genere di Gardaland. Che, va detto, sarebbe opera del Comune di San Donà di Piave, dove, si fa notare, è sindaco proprio la Zaccariotto, il presidente della Provincia che vuole parlare per tutti. Ma ormai il progetto della via litorale è passato, e il resto sono dietrologie.

In ogni caso, si discute, si parla, e si decide poco. Dall’alto del Palazzo della Regione Veneto, intanto, Luca Zaia cerca di mediare: territorio, industrie, campagne e interessi internazionali. Meglio muoversi con prudenza. Il Tav, sul Piave, deve passare. Ma passerà? 

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
7 April 2012 - 15:23

I sindaci di dieci comuni interessati dal tracciato della TAV/TAC (Ceggia, Eraclea, Fossalta di Piave, Fossalta di Portroguaro, Noventa di Piave, Portogruaro, Quarto d’Altino, Roncade, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza) hanno sottoscritto una lettera con la quale chiedono al Commissario per l’alta velocità Venezia-Trieste, Bortolo Mainardi, di anticipare l’applicazione del modello di ‘dibattito pubblico’ annunciato dal Governo. La richiesta riguarda il progetto alternativo a quello “balneare” che dovrebbe essere realizzato sul tracciato corrispondente all’attuale linea ferroviaria Venezia-Trieste, come indicato dal commissario Mainardi e a cui sta lavorando Rfi. Sulla lettera manca purtroppo la firma del sindaco Basso, come se il progetto non dovesse interessare Meolo, come sela TAVnon riguardasse il nostro comune. Il ruolo prioritario del sindaco dovrebbe essere quello di rappresentare e tutelare i cittadini ma Basso, novello Ponzio Pilato, pensava forse di evitare seccature e problemi approvando il tracciato litoraneo con una delibera senza peraltro averne mai visto il progetto. Tracciato ricordo oramai sonoramente bocciato da tutti i sindaci di destra e di sinistra, dalle associazioni ambientaliste e produttive, nonché criticato pesantemente dagli stessi Mainardi e Zaia che appunto stanno provvedendo a studiare percorsi alternative. Rimaniamo quindi avviliti ed esterrefatti di fronte alla noncuranza, al silenzio e all’immobilismo del sindaco nei confronti del tema TAV e delle novità emerse nelle ultime settimane. Escludersi dai tavoli decisionali è un rischio gravissimo per la nostra comunità che teme di rimanere isolata o vittima di scelte altrui a causa di questa amministrazione ferma in posizioni superate dagli eventi e politicamente irresponsabili. Ci chiediamo come potranno i meolesi far emergere le loro esigenze, le loro problematiche e proposte se il Sindaco si chiama fuori dal confronto e dalla concertazione ??? Non è di certo mantenendo posizioni preconcette di chiusura (“non nel mio giardino ma in quello del vicino”) che si risolvono i problemi magari pensando così di scaricarli su altri. Pure il sindaco di Fossalta di Piave agli inizi favorevole al tracciato litoraneo ora sottoscrive la lettera. Il prezzo che Basso ha fatto pagare alla nostra comunità per l’ok data alla privatizzazione della Treviso Mare, lo costringe ora a tenere posizioni sulla TAV senza senso ma soprattutto vicine agli interessi di Chisso e di Jesolo che ricordo non sono quelli di Meolo !!! Qui si tratta di affrontare con una visione ampia e lungimirante tutte le questioni infrastrutturali senza ideologie e senza clientelismi di partito come il PD ha sempre fatto e sempre farà.

Follia. È l’unico termine che può descrivere le scelte dell’assessore regionale Chisso, per quel che riguarda la TAV e quelle del sindaco Basso, per la TV Mare.
L’assessore Chisso vorrebbe che la ferrovia ad alta velocità (TAV) passasse per Passarella, in terra di bonifica, per costruirvi una stazione per i turisti che vogliono andare a Jesolo. Ma come si può pensare che un tracciato ferroviario internazionale alta capacità/alta velocità, possa essere spostato di continuo, a piacimento della Regione? E questo solo per l’incapacità della giunta regionale di pianificare le proprie infrastrutture!
Il Veneto è infatti l’unica regione senza un tracciato TAV definito e condiviso, mentre la rete stradale e ferroviaria è insufficiente ed antiquata. Tutto ciò per responsabilità della destra, incapace da 20 anni di rispondere a queste fondamentali necessità del Veneto!
Solo una rete ferroviaria metropolitana di superficie può collegare in maniera efficace il litorale all’entroterra: non lo può certo fare la TAV, che è stata pensata per collegare Lisbona a Kiev, non l’Europa a Passarella! È impensabile che qualcuno utilizzi la TAV per andare da Mestre o da Padova fino a Jesolo, visti i costi elevati di questo sistema. E per chi viene da più lontano, i 4 chilometri tra San Donà a Passarella, non sono nulla.
Noi chiediamo un percorso TAV in galleria e in affiancamento all’autostrada A4. La TAV andarebbe a distruggere i fragili equilibri di Marteggia, se la Regione decidesse di farla passare di lì. Per non parlare poi dei rischi idraulici che un’opera del genere può provocare in un territorio di bonifica. In caso di un’inondazione le acque si troverebbero intrappolate, e non potrebbero scorrere verso il mare! Per vedere quanto poco la Regione consideri la prevenzione idraulica, guardate ai danni della recente alluvione, dopo la quale la Regione si è vista costretta a reintrodurre anche nelle città le tasse per i consorzi di bonifica, tasse che erano state tolte in campagna elettorale per compiacere i palazzinari.

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
10 March 2012 - 22:36

Il dibattito è surreale e può avvenire soltanto in Italia, dove la classe dirigente è imbarazzante. Politici che litigano su dove fare passare una linea ferroviaria veloce che non avrebbe nemmeno un briciolo di giustificazione economica...

L' Alta Velocità collega i grandi centri del Paese, che soli possono generare abbastanza traffico da riempire i treni, ad una velocità che può essere alta, anche con materiale rotabile più moderno del Frecciarossa, solo se le fermate sono molto distanti.

Solo pensare che un treno ad alta velocità possa fermare a San Donà di Piave equivale a vaneggiare, purtroppo qualcuno lo fa, di hub nell' ipotizzato aeroporto di Sibari. Una classe dirigente che discute di queste cose ha di serio solo l' essere un serio problema.

L' alta velocità ferroviaria in Veneto, come Moretti ha detto più volte e per quanto possa stare antipatico ha ragione, verrà da Milano, fermerà a Verona, all' incrocio con la linea del Brennero, poi a Padova, dove si innesta quella da Bologna e arriverà a Venezia, resta da vedere dove, se a Mestre o all' aeroporto di Tessera. Già il numero di fermate è eccessivamente alto per consentire "alta velocità" e la pretesa di Vicenza di averne una è illogica e causa ritardi nel progetto, a est di Venezia non ci sono assolutamente le condizioni perché l' esercizio dei treni AV possa ripagare una minim frazione dei costi, anche se la costruzione della linea ci arrivasse come regalo dagli Zii d' America.

Il famoso corridoio V dovrebbe proseguire verso Ucraina, ma da quelle parti l' AV arriverà nel migliore dei casi tra molti decenni, quindi la linea veloce si fermerà in Italia e non deve andare oltre Venezia, sarebbe uno spreco indecente.

Ora ad est di Venezia, dal punto di vista ferroviario, sunt leones. I 150 km per Trieste richiedono due ore, in perfetta pianura. La linea va adeguata, ma non certo a standard AV. Chi ne parla ne parla totalmente a sproposito.

Paolo Giannozzi's picture
Inviato da: Paolo Giannozzi
10 March 2012 - 17:59

Bene, arriva la LAV (Linea ad Alta velocita', come la chiamano i francesi che di queste cose ci capiscono): 300Km/h, alimentazione 25KV. Arriveranno anche i treni? perche' i merci ne' sono mai andati ne' mai andranno sulle LAV (qualcuno lo spieghi alla Debora). Da queste parti arrivano (salvo errori e omissioni):
- 1 coppia di FrecciaRotta, pardon, Rossa, Udine-Roma
- 1 coppia di Feccia, pardon, FrecciaBianca, Udine-Milano
- 3 coppie di FrecciaBianca Trieste-Milano
sovvenzionati dalla regione FVG, giacche' le Ferrovia allo Sfascio dicono che altrimenti non conviene.
Tolti poi i regionali (che pure non hanno mai viaggiato sulle LAV), restano
- 2 o 3 coppie di notturni per l'Austria, e ciliegina finale:
- 0 treni per la Slovenia.
Facciamo la LAV per 10 coppie di treni fra si' e no? se paga Confindustria Veneto, o i politici interessati, mi sta anche bene.

Paolo Giannozzi's picture
Inviato da: Paolo Giannozzi
10 March 2012 - 17:33

Bene, arriva la LAV (Linea ad Alta Velocita', come la chiamano i francesi che di queste cose ci capiscono piu' di noi). Arriveranno anche i treni? perche' sapete, i treni merci sulle LAV non ci sono mai andati e mai ci andranno (qualcuno lo spieghi alla Debora). Quanto ai treni passeggeri...sapete quanti ne arrivano da queste parti? A parte i regionali (che mai sono andati e mai andranno sulle LAV):
- 1 coppia di FrecciaRotta, pardon, Rossa, Udine-Roma
- 1 coppia di Feccia, pardon, FrecciaBianca Udine-Milano
- 3 coppie di FB Trieste-Milano
sovvenzionate dalla regione FVG, perche' secondo le FS, Ferrovie allo Sfascio, non rendono abbastanza. Aggiungiamo poi:
- 0 coppie per la Slovenia
- 2 o 3 coppie di notturni per l'Austria
Questo - salvo errori e omissioni - e' quello che passa il convento oggi. Facciamo una LAV per 10 coppie di treni? La paga Confindustria Veneto? la pagano i politici favorevoli?

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