Vent’anni buttati via: per questo sta vincendo la rabbia
La sconfitta culturale di Berlusconi, Bossi e Tremonti è evidente. Sono nati dalle ceneri della Prima Repubblica, sono stati sostenuti dall’indignazione per uno stato ingiusto, corrotto, che prendeva troppo tasse a chi produceva per mantenere sprechi e assistenzialismo. Vent’anni dopo, in un’emergenza simile a quella dei primi anni Novanta, hanno varato una manovra che tassa i soliti noti e non hanno toccato i privilegi del Palazzo. Nel mezzo, han lasciato intatti i problemi strutturali del paese. Hanno perso tutte le loro scommesse ed è ora che lascino il campo.
Sono passati vent’anni e sembrano passati invano, se ci sentiamo tutti così vicini alla casella di partenza. In principio, alle radici della Seconda Repubblica, furono rabbia, indignazione, disillusione, sfiducia totale nella politica. Al termine di questa fase politica, le parole d’ordine riassuntive sono le stesse, e risuonano più forti ogni giorno che passa.
Tutto è iniziato nel 1991: con un referendum che gridava il bisogno di cambiamento radicale, di aria nuova, di voglia di decidere davvero chi ci doveva rappresentare e perché. Quel voto sul sistema elettorale aprì una falla non sanabile nella Prima Repubblica e diede legittimità politica a un’indignazione senza precedenti. Vennero poi le monetine a Craxi, il ruolo di Mani Pulite, gli assassini di Falcone e Borsellino, la rabbia in tutto il paese. E poi, a valle, arrivarono la valanga di voti alla Lega Lombarda di Umberto Bossi, gli errori di valutazione di Mario Segni e della sinistra italiana e la rapida ascesa di Silvio Berlusconi politico.
Lui, Giulio Tremonti e Umberto Bossi sono il tratto unificante di questo ventennio. Sono la fotografia della classe dirigente che è stata egemone, e non è stata scalfita dalle parentesi di serietà ereditata dalla Prima Repubblica di Romano Prodi, né tantomeno dal post-comunismo che scopriva il liberalismo e le privatizzazioni di Massimo D’Alema. Anche l’anti-berlusconismo militante e monotematico – dentro e fuori dal Parlamento - è riuscito al più a ritagliarsi una nicchia, e quasi un piccolo vitalizio del tutto incapace di incidere davvero sulla tenuta del blocco berlusconiano.
Come è iniziata, l’egemonia Berlusconian-leghista, l’abbiamo ricordato. Cosa promisero a più riprese è presto detto: una macchina pubblica efficiente, liberata dagli sprechi; una burocrazia amica delle imprese, delle famiglie, di chi produce; un fisco più giusto e quindi più leggero; un taglio drastico all’assistenzialismo che consentiva a interi pezzi di paesi di fare da zavorra alle aree più industrializzate e sviluppate; una classe politica competente, non spendacciona, che si relazionava direttamente ai territori di provenienza ed elezione. Insomma, uno Stato più piccolo, più leggero, più efficiente e in definitiva più onesto nel suo rapporto coi cittadini elettori. Capace di supportare l’innovazione e la competizione. Berlusconi, a questo impianto liberale quasi classico volle a modo suo aggiungere un nodo caratterizzante della recente storia italiana: quello della giustizia. Che è stato e resta, indubbiamente, uno dei cortocircuiti più visibili della vita pubblica, politica ed economica di un paese che funziona (o non funziona) a traino delle procure.
Vent’anni dopo, quindi, a che punto siamo? Il nostro debito pubblico, quello che obbligò Amato, Ciampi e poi Prodi a cure durissime all’inizio di questi vent’anni, è stabilmente a livelli record. Oggi, dopo aver attraversato la più grave crisi economica dal 1929, la cura di chi aveva promesso tutt’altro sono altre tasse – ed è storia di questi giorni, di queste ore - su chi produce e lavora. La nostra pressione fiscale, ovviamente, resta incompatibile con quel che serve alla crescita di un paese nel mondo difficile del 2011. Gli squilibri di un paese a due velocità, dopo tante promesse e altrettante minacce, hanno trovato risposta in un federalismo che dovrebbe trovare piena attuazione nel 2020: che conoscendo i tempi della politica italiana, vuol dire praticamente “mai”. La macchina dello Stato non risulta a nessuno che la frequenti più efficiente né veloce, mentre di un’epoca di privatizzazioni restano ai cittadini un pugno di mosche in mano. Alla fine della parabola, come ricorda Gabrio Casati in un libro per noi importante, si sono rafforzati il palazzo romano, interi ceti sussidiati da soldi pubblici e poche grandi imprese private che però fanno pareggio di bilancio grazie alle casse dello stato. La rendita, insomma, è sempre più forte dell’impresa e del lavoro. Non parliamo poi dell’agognata, promessa, minacciata riforma della Giustizia: che è rimasta sempre nei cassetti di un blocco politico e di un leader capaci di lamentarsi delle invasioni della magistratura e, probabilmente, di lucrarci, senza mai dare un respiro politico e culturale, e soluzioni vere a un problema serio di rapporto tra i poteri dello stato. Intanto, alla voglia di rappresentanza elettorale diretta, da cui tutto iniziò nel 1991, ha fatto posto una legge elettorale che consente ai partiti di nominare nelle stanze delle segreterie i parlamentari di tutta Italia.
Potremmo continuare a lungo, ma preferiamo fermarci qui. Il punto, dopo tutto, è semplice: siamo di fronte a un fallimento culturale irreversibile di un blocco politico, di una classe dirigente. Che aveva colto e interpretato delle domande strutturali, aveva vinto la fiducia del paese e avuto diverse occasioni per cambiare davvero il paese. Non è riuscita a fare quel che ha promesso, ciò per cui esisteva. Ed è per questo che, alla fine di questo ventennio, ci troviamo a raccogliere indignazione e rabbia ben aldilà dei confini di chi detestava Berlusconi, di chi era ossessionato dal conflitto d’interessi o, più tardi, da Patrizia d’Addario e da Ruby. No, oggi la rabbia e l’indignazione attraversano le generazioni, i territori e la Rete, e colpiscono un ceto politico ritenuto inadeguato, e di una classe dirigente egemone che non ha dato nessuna risposta. Vedere Bossi agitare nuovamente il cappio per Alfonso Papa, suo compagno di coalizione di lungo corso, per poi improvvisamente ritirarlo, è dopo tutto l’emblema di questa stagione: vent'anni dopo non è cambiato nulla, e chi prometteva moralità e forca ha perduto perfino il senso della vergona.
Noi, intanto, abbiamo perduto vent’anni: e sarà bene attrezzarsi in modo concreto e rapido per un futuro difficile, con una classe dirigente non compromessa in alcun modo con questo fallimento, prima che l’indignazione e la rabbia producano, ancora una volta, una nuova stagione di tempo perso e problemi irrisolti. Questa volta, per davvero, non possiamo permettercelo.





Commenti
Bello...un giudizio imparziale e preciso, come una lama di bisturi sulla pelle.... comunque io gli farei pagare tutti i danni causati dalla loro mancata serieta'....d'altronde chi rompe paga!!Vorrei ricordare e far notare che a Roma d'avanti al palazzo stanno manifestando e dormendo sul luogo, delle persone anche di una certa eta' per chiedere l'immediato licenziamento dei politici dal palazzo perchè "cattivi amministratori" e perchè i politici corrotti e corruttori stanno ancora nelle poltrone.....
Hurricane, grazie per le informazioni. Gli islandesi sono un popolo di uomini liberi e non di sudditi usciti da poco dall'analfabetismo di massa come gli italiani. Dovremmo fare come loro ma e' inutile sperare, non ne saremo capaci nel prevedibile futuro.
OK avete descritto bene la situazione e più o meno avete tutti ragione.
Ma come facciamo a mandarli tutti a casa ???
Gentilissimo editorialista, parlo da laureato in Bocconi ovvero da giovanissimo iscritto (ormai anni fa' ahimé) ai Giovani Liberali Italiani. Ho sempre creduto in un liberismo ragionevole. Non si può evitare di pensare che in un liberismo ragionevole, la bufala del diminuire le tasse per aumentare la base imponibile sarebbe stata fin da subito smascherata. Invece no. Non é bastato Regan, non é bastato Bush padre. Abbiamo dovuto subire questa panzana teorica e ce la siamo bevuta. Al nostro popolo bastano le chiacchere, se poi sono supportate dal distinitvo tanto meglio. Abbiamo messo al Governo questi auto-millantati ottimi gestori dello Stato, che garantivano capacità e innovazione supportati dalla loro capacità imprenditoriale al grido di "meno tasse per tutti". Non ci siamo mai occupati neanche di capire se davvero avessero capacità imprenditoriale o solo ottimi agganci, un bel pelo sullo stomaco e pochi peli sulla lingua. Abbiamo sacrificato l'integrità morale di un paese unendo la vita di un imprenditore e poi della sua azienda, alle sorti del Paese e per fare ciò abbiamo negato qualsiasi principio liberista o meglio liberalista, facendo rogo della moralità sulla pubblica piazza. Il Bel Paese oggi é costretto a sognare di avere tra le fila dei suoi dirigenti signori come Sir Paul Stephenson che, chissà se colpevole o innocente, per tutelare il proprio Onore decide di rimettere la propria carriera nelle mani della pubblica opinione. Mentre noi, con buona pace dell'imprenditorialità al Governo, non abbiamo imprenditori, non abbiamo ricette per il nostro debito pubblico e non abbiamo più un beato piffero di niente. Solo chiacchere e distintivo. Chiacchere e distintivo, al Governo.
La soluzione esiste e la si può applicare - anche se risulterebbe sgraditissima a politici e banchieri - consiste nel seguire il metodo adottato dall'Islanda per uscire dalla crisi. In estrema sintesi il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con Gran Bretagna e Olanda; infine è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione. Il tutto in modo assolutamente pacifico. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l'Islanda verso il recente collasso economico. Di tutto ciò nessun media ha dato alcuna notizia.
Temo purtroppo che l'alternativa che ci vorrà proposta nell'immediato futuro consisterà sempre nella solita minestra riscaldata, alla quale avranno cambiato, ancora una volta, il nome
Del resto non è accaduto proprio questo con la fine della Prima Repubblica ?
La maggior parte dei vari ex DC, PSI, ... si sono riciclati in analoghe associazioni (a delinquere, scusate la provocazione) con un nome diverso come PdL, ...
Certo c'è stato anche qualche innesto giovane: perle del calibro di Angelino Alfano o Maria Stella Gelmini, ... insomma mica robina eh ...
La minestra riscaldata che ci verrà propinata temo sarà, ahinoi, la Lega Nord in versione più edulcorata: meno xenofobia, la parola "secessione" in cantina sostituita dal molto più eufonico "federalismo" e ogni tanto qualche sparata sui terroni, le mafie e i clandestini ...
Un po' come gli ha insegnato a fare il loro Maestro di Comunicazione Berlusconi, in merito ai Comunisti, Toghe Rosse, ...
Della serie "ma 'ndo vai, se un capro espiatorio non ce l'hai ... "
Ottima analisi, ma mi scuserai non capisco la conclusione. Oggi non ci sono altre soluzioni se non la rabbia e la protesta fino a quando questi politici a cominciare da Berlusconi, Bersani, Bossi, Fini Vendola non capiranno che non possono più mungere la vacca e devono andarsene loro ed i loro tirapiedi. Per piacere poi non nominatemi Prodi che mi fa venire l'orticaria, personaggio assolutamente inutile.
Condivido in pieno l'analisi
Purtroppo c'è poco da stupirsi perchè i segnali del fallimento sono arrivati, a mio avviso, forti e chiari negli anni ma si è voluto insistere nel non vederli e buona parte dell'Italia fa e farà la parte dello struzzo anche oggi
Dico questo perchè penso che, quando il Berlusconismo tramonterà, a breve, ci ritroveremo non nella stessa situazione del post-mani pulite, ma in una ancora peggiore ...
Sarà rimessa in scena la stessa farsa che aveva incoronato, ai tempi, il Cavaliere come l'Eroe della Rivoluzione Liberale, sempre annunciata e mai realizzata ma stavolta si userà una promessa diversa:
quella del Federalismo Leghista
Del resto un'idea di che cosa la Lega intenda come Federalismo l'abbiamo già avuta:
ha sacrificato l'ICI (la tassa più federalista che c'era in Italia) per riottenere indietro una bozza (per usare un eufemismo) di federalismo municipale che se, andrà bene, sarà solo l'ennesimo salasso, peggiorativo rispetto alla vecchia ICI, per le Autonomie Locali, scritto da uno che di Leggi Porcata (a suo stesso dire) se ne intende ...
Ottima sintesi, ben rappresentativa dello stato del nostro sistema nazionale, soprattutto politico-istituzionale; quest'ultimo meno male che regge, a riprova della validità del suo assetto originario, migliorabile solo se i cittadini lo confermeranno con referendum ad hoc (se possibile!).
Ottimo l'intervento a cui rispondo: tutttavia alcune osservazioni mi sembra di doverle fare.
La casta non ha città, una volta che il cosidetto Politico approda a Roma qualunque sia quella di provenienza (con i dovuti distinguo... ma per semplificare un pò!), forse ha soprattutto Paese cioè l'Italia e quelli in cui etica della politica ed ancor prima della democrazia di alcuni sacrosanti principi (ad esempio, coerenza onestà uguaglianza, se ha ancora un senso proprio parlarne!) lascia molto a desiderare se non è sostanzialmente del tutto assente.
Anche le clientele non hanno Patria: così dicendo si scarica su aree molto ampie e non solo meridionali del Paese notoriamente afflitte da clientele, ma anche da vessazioni delinquenziali, e si ignorano di fatto gli stessi fenomeni che ahimè sono presenti dapertutto (solo che la maggiore domanda di lavoro attenua il fenomeno, mentre in aree in cui la domanda è vicina allo zero l'etica dei comportamenti collettivi tende ad annullarsi creando cortocircuiti perversi che alimentano malcostume ed inefficienze.
Le responsabilità politiche poi sono ormai trasversalmente addebitabili a tutti i blocchi e frazioni di blocco, ma con una osservazione: il cdx è proprio portatore di una cultura che marcatamente lo caratterizza (potremo parlarne in altra occasione!); il csx è idealmente percepito come portatore di una cultura ... altra (forse! non si capisce bene!) ma povertà di idee e di proposte, comunque non di novità e di cambiamento comprensibili, vizi trasversali di gestione dei partiti (cattiva pratica della democrazia effettiva) ne compromettono la credibilità come alternativa inevitabile di governo.
Ultimo, ma non ultimo, non credo di poter stigmatizzare Prodi e il suo governo, che molto ben operato e che è caduto proprio per i soliti ma corrosivi giochi di potere interni alla sua maggioranza: a Cesare quel che è di Cesare, a Romano quel che è di Romano (senza deificarlo, ma certamente senza crocifiggerlo insieme agli altri (suvvia un pò di equità... aiuta a ragionare meglio, al di là dei giudizi che non costano niente e che non dovrebbero dividere, almeno quelli di ... chi è più bravo e chi no!)
Grazie dell'ospitalità
Concordo sostanzialmente con l'editoriale, ma con alcune aggiunte.
Il blocco politico di centrodestra ideato da Berlusconi (Forza Italia, AN, CCD e Lega Nord) ha fallito oltre che in quanto descritto anche nel raggiungere quella egemonia sostanziale ventennale che l'articolo appare attribuire. Nella realta' hanno litigato nel 1994 e malgovernato nel 2001-2006 in misura tale che gli elettori italiani non hanno potuto fare a meno di premiare nel 1996 e nel 2006 il blocco alternativo catto-comunista. Questi eredi di sinistra della prima Repubblica oltre che statal-centralista senza rimedio sono e rimangono portatori di idee e ideologie fallite e condannate dalla storia, e hanno malgovernato in misura sufficiente da consentire ogni volta il successo elettorale della precedentemente sconfitta ma italianamente immutata maggioranza precedente di centrodestra.
Tirando le somme va sottolineato che se il CDX ha malgovernato dal 1994 per circa 1+5+3 = 9 anni, il CSX ha comunque dato il suo contributo al dissesto del Belpaese governando almeno 5+2 = 7 anni.
Il bilancio riassunto poi riguarda principalmente Berlusconi e andrebbe completato con la parte di promesse e fallimenti piu' specifici della LN. A La LN e' stata votata contro la Casta romana e i suoi privilegi, contro l'oppressione fiscale del Nord attuata dallo Stato centrale per pagare voti e clientele a Sud, contro un'immigrazione percepita come eccessiva anche perche' gestita da uno Stato barzelletta. Pur avendo cercato di ottenere qualcosa, alla data di oggi la LN ha completamente fallito: la Casta romana mantiene i suoi privilegi facendo pagare il conto del dissesto, ma senza curarlo, ai produttori e ai pensionati con pochi BOT e CCT in banca, e con strumenti ridicoli, regressivi e medievali come i bolli. Secondo, l'oppressione fiscale continua e si aggrava per pagare Casta romana e clientele meridionali. Terzo, l'immigrazione non qualificata dal 2002 circa ha superato nettamente Francia, Germania e Inghilterra e permane da allora ai vertici mondiali, mentre l'Italia ha probabilmente il record negativo tra i Paesi industrializzati per numero di ingressi di laureati in rapporto alla popolazione.
Bell'articolo e pienamente condivisibile
Mi sbaglio o nella foto che pubblicate, a destra, sembra di intravvedere una ghigliottina?
Veramente complimenti! Un editoriale fantastico, totalmente condivisibile
n articolo veramente ben fatto e totalmente condivisibile. Occorre però che noi comuni mortali, sempre bastonati e bistrattati ci diamo una mossa tutti insieme dal basso e fuori da quei partiti di cdx e csx che ci hanno ridotto a sudditi da spennare !
ottima l'analisi, nitida la fotografia, ancora più insopportabile il malessere di fronte al deserto di alternative plausibili. Per ricostruire bisogna sgomberare le macerie, lo stabile e' certo indecente e quasi inagibile, ma ancora non ci e' crollato addosso. Pare che si stia tutti a mugugnare attendendo che il tempo lavori al nostro posto. Non vedo e non sento il fermento di un cantiere che abbia le idee e la voglia per abbattere i muri marci e salvare i pilastri sani.
Bravo Jacopo! Ottima analisi. Questa classe politica ha fatto molto ben oltre il suo tempo. E soprattutto ha fatto molto male. Deve togliersi dai piedi, prima che sia troppo tardi!
Condivido la lucidissima analisi, che mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo. Venti anni fa mi iscrivevo all'università. Ero pieno di speranze e di sogni, per il mio avvenire e per il futuro di un paese che amavo. Mi ritrovo, grazie esclusivamente a personali e pesanti sacrifici, discretamente soddisfatto della mia vita professionale e famigliare. Ma terribilmente privo di quella straordinaria carica di progettualità e positività, che dovrebbe animare un quarantenne, perchè faccia bene per sè così come per il suo paese. Prevale la disillusione, ma soprattuto una incazzatura bestiale. Nei confronti di chi ci governa, ma anche nei confronti di una Sinistra che in venti anni non è stata capace di mettere in campo un progetto culturale, prima ancora che politico, alternativo al berlusconismo.
Si si, ora torna Prodi: con Bersani al posto di D'Alema, Vendola al posto di Bertinotti, Casini al posto di Mastella, Grillo al posto di Ferrero o di Turigliatto, Visco al Ministero delle Tasse e tutto come d'incanto s'aggiusta.
straordinariamente lucido, senza sbavature, quel che si vorrebbe leggere sui "giornaloni"...
Nitido ed esaustivo.
Concordo pienamente con la analisi. Mi metto ni peia nni di un elettore di centrodestra e vedo solo desolazione per chi e' srato al potere 20 anni e ha visto il tempo passare senza avverarsi nessuna delle promesse di Berlusconi e della sua "discesa in campo".
"...Attrezzarsi in modo concreto e rapido per un futuro difficile, con una classe dirigente non compromessa in alcun modo con questo fallimento, prima che l’indignazione e la rabbia producano",
Nuove persone all'interno dello stesso sistema di incentivi non farebbero molto meglio.
Credo che la via politica appaia come la piu rapida ma non lo sia. E' la più diretta, è vero. Ma è un'autostrada ostruita.
Con l'attuale sistema di incentivi, perfino una Costituente convocata con una buona legge elettorale e contributi elettorali che dessero a tutti le stesse opportunità non ci darebbe le necessarie garanzie.
La cambiale in bianco a 5 anni, la leadership top down, le cordate, le correnti. Liturgie passivamente ereditate sono obsolete da tempo. Alzi la mano chi non comincia a grattarsi quando vede un coetaneo che appena sa mettere in fila soggetto predicato e complemento tirarsela da leader, come se fossimo ai tempi di Togliatti?
Il leader oggi può solo essere un decisore di ultima istanza, un tizio che viene interpellato solo nel caso in cui i titolari della decisione non abbiano raggiunto un consenso. Questo è l'unico modo in cui credo la leadership possa funzionare.
La politica deve essere messa in competizione con altri soggetti che rispondano in modo più efficente alle domande sulle quali fino ad oggi hanno avuto il monopolio. Questi soggetti devono funzionare su una logica di mercato. Working Capital è una delle poche vetrine importanti per l'innovazione in Italia. Speriamo che 1) nella categoria social innovation si presentino modelli ambiziosi e non meri copycats all'amatriciana e che 2) la giuria sia abbastanza open-minded da premiarli.
Splendida esposizione. Complimenti.
Credo che Grillo dica più o meno le stesse cose espresse qui, ma con toni più populistici.
Da voi mi aspetterei di più.
Si, lasciamo il paese in mano a Prodi! sta tornando con idee nuove.
Hanno perduto anche la vergogna.
Hanno sbagliato sui consumi che vengono solo dopo che ci sono i soldi nelle tasche della gente, sulla tenuta dei conti (ricordate Fortis....) E sul ruolo dell'immigrazione che e' da gestire bene non da respingere. Sono incapaci e ladri.
Chiaro e ineccepibile.
Si ,sicuramente lui e la sua gente hanno sbagliato è vero...ma,correggetemi se sbaglio...un partito di centro destra non è forse un partito conservatore? e come abbiamo potuto pensare che un leader miliardario come silvio avesse davvero pensato alla gente comune?tutto ciò problemi giudiziari a parte.
La verità è che abbiamo permesso tutto ciò non una volta...ma almeno tre volte eleggendolo...dobbiamo imparare da questi errori e informarci di piu e cercare di capire meglio a chi dare il nostro importantissimo voto.Riflettiamoci e non scarichiamo sempre le responsabilità
Un'editoriale lucido, assolutamente vero, ed equilibrato come raramente se ne vedono. Complimenti.
Condivido in pieno. Forse, non avendo mai creduto alle promesse di costoro, vedo la cosa e le sue cause in modo diverso. Ed il ruolo, deleterio, che in questi vent'anni ha giocato la sinistra italiana richiede pure una riflessione. Ma condivido che il problema oggi sia quello che poni.
Vediamo di operare per non farci fregare dal prossimo incantatore di serpenti con circo di nani e maghi, saltimbanchi e ballerine.
concordo pienamente.
Semplicemente perfetto.
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