Analisi

La Fiom tedesca spiega a Camusso e Marchionne come si evita lo spread

«Una grande parte della nostra formula salariale è sempre la produttività, ma non è la stessa cosa in altre nazioni». Ragiona così Berthold Huber, capo dei metalmeccanici tedeschi. Che non lesina critiche a sindacati di altri paesi che hanno solo difeso chi un lavoro l'aveva già. Che spiega come il problema alla Opel sia soprattutto fare buoni prodotti. E che così ci racconta quale sia il vero spread, la vera differenza, fra il sistema produttivo tedesco e il nostro. 

Berthold Huber, presidente dell'IG Metall, con Frau Merkel (Afp)

È considerato una delle figure più importanti del mondo industriale europeo, si vanta di avere letto tutto Adam Smith e considera il suo punto di forza il continuare a leggere e studiare, attività per la quale ha ridotto le ore di sonno. Certo per chi ragiona ancora in termini di conflitto permanente fra capitale e lavoro vedere che ad incensarlo sia il Financial Times fa subito arcare il ciglio. Ma per chi invece vuole capire cosa sia affrontare la modernità con la giusta cassetta degli attrezzi allora si consiglia l'intervista sul quotidiano della City a Berthold Huber, presidente dell'IG Metall, il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi con circa 2,25 milioni di iscritti.  

La prima a leggerla dovrebbe essere Susanna Camusso, seguita da Maurizio Landini e poi a ruota da quegli industriali italiani che vedono nella Mitbestimmung - il sistema di codecisione fra sindacati e aziende - il fumo negli occhi mentre è lo stesso Huber a spiegare che «se dai diritti alla gente, quella si prende delle responsabilità ecco cosa ci ha insegnato la Mitbestimmung».  

Detto questo sentite come ragiona Berthold Huber: «Una grande parte della nostra formula salariale è sempre la produttività - e aggiunge la stoccata - non è la stessa cosa in altre nazioni». Parlando dei colleghi spagnoli, ma il discorso lo si potrebbe facilmente trasferire anche a quelli italiani, dice che da quelle parti il movimento sindacale è stato complice in un'eccessiva protezione di chi ha già un lavoro facendo pagare il prezzo ai giovani in cerca di prima occupazione, anche se «questo farà forse arrabbiare i sindacati spagnoli, ma è così». 

A chi gli replica che anche in Germania l'euro è stato un vantaggio per le aziende più che per Herr Muller, questo sindacalista 62enne che dice che la sua scuola di formazione principale è stato quando nel 1989 è andato a mettere in piedi l'IG Metall nei lander dell'ex Germania comunista («dove ho visto in faccia i disastri delle grandi utopie») può opporre l'aumento delle paghe del 4,3% ottenuto questa primavera. Il maggiore rialzo da vent'anni, descritto come una mossa per aumentare i consumi interni ma anche come un premio per la responsabilità sindacale. Responsabilità di cui è un esempio il discorso che fa sulla vertenza Opel («dobbiamo avere dei buoni prodotti e delle fabbriche produttive e dobbiamo quindi comprendere quali passi dobbiamo fare per arrivare lì»). Infine, proprio a propostito del conflitto lavoro-capitale, spiega che il fine è «superare questa contraddizione fondativa». Insomma la ragione per cui il nostro decennale rende in questo momento il 6,29%, quello spagnolo il 7,39% e quello tedesco l'1,17% non è che i mercati non capiscono, ma anzi, che capiscono fin troppo. 

Ecco il link: «A German union of dogma and pragmatism»

Twitter: @jacopobarigazzi

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
25 July 2012 - 00:44

Ma perché prima di parlare non vi andate a documentare su quanto siano stretti i rapporti tra fiom e igmetal? Su quanto siano simili i modi di rapportarsi con le controparti contrattuali? Su cosa pensi la FIOM riguardo al modello tedesco? Vi siete letta l'ultima piattaforma di rinnovo del contratto dei meccanici? C'è dentro tutta la ricetta tedesca per uscire dalla crisi! Risultato? Gli imprenditori italiani la rigettano e preferiscono la solita minestra riscaldata ultraliberista americana tanto cara a quel Marchionne che se ne frega di leggi e costituzione Italiane!! Luoghi comuni, avete in testa solo luoghi comuni!!!

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
24 July 2012 - 21:38

non vedo cosa c'entri Marchionne e sorvolo sugli imprecisi e fuorvianti riferimenti a FIAT. Le parole di
Berthold Huber ben denotano lo spessore della persona e l'ampiezza del suo orizzonte. Vorrei far osservare che pensare di replicare sic et simpliciter le relazioni industriali tedesche e la cogestione nella realtà italiota, mi sembra ottimistico ed azzardato. Sono moltissimi gli elementi sociiali e culturali che rendono possibile quella soluzione in Germania che in Italia ed altrove mancano essendo diverse le storie e le vicende socio-economiche di ciascun paese. In ogni caso, lèapproccio non deologico di Huber segna la distanza siderale tra IG Metall e sindacati italioti di cui alcuni non si sono accorti che il muro di Berlino è caduto ed altri specializzati in inciucismo a favore degli insider oltre che di se stessi.

karl56's picture
Inviato da: karl56
24 July 2012 - 12:24

appunto
sindacalisti tedeschi vs sindacalisti italiani(che a latere poi ci costano anche quando a fine carriera vanno parcheggiati nel cnel)
imprenditori italiani(i + grossi) che spolpano e scappano vs imprenditori tedeschi
politici italiani(?) vs politici tedeschi
apparato statale e burocrazia italiana vs omonimi tedeschi
mafia,ndrangheta,camorra etc vs criminalità tedesca

come mai lo spread non è a 1500??

Mauro's picture
Inviato da: Mauro
24 July 2012 - 11:56

Per quanto riguarda la Opel il discorso è molto più serio: è gestita male e fa pessime auto... ma lo stato (per vie traverse) continua a pomparci dentro soldi per non farla chiudere.
La Germania con la Opel fa quello che l'Italia è sempre stata accusata di fare con la FIAT. Ma l'europa - che tanto ha starnazzato nel secondo caso - non apre bocca sul primo.
Saluti,
Mauro.

Giovanni's picture
Inviato da: Giovanni
6 August 2012 - 13:26

Premesso che mai ho posseduto una Opel, ma sempre macchine FIAT e in misura minore, Lancia e Alfa, prima dell'avvento della Fiat stessa, non mi pare proprio che l' Opel faccia pessime macchine. Produce ottime vetture in rapporto a qualità - prezzo e ora che montano i motori Diesel MJ frutto del vecchio accordo GM - FIAT tramite la società Powertrain, nulla hanno da invidiare a vetture più blasonate. Ottimi motori Diesel (quelli a benzina non so come vadano) buoni materiali, ottimi assemblaggi, buona verniciatura e ampia scelta di modelli. Cosa si vuole pretendere di più, non lo so.

Enzo's picture
Inviato da: Enzo
24 July 2012 - 14:50

beh, paragonare la qualità Opel alla Fiat mi sembra un attimino azzardato. Forse sono meno belle di altre auto tedesche ma con un corretto rapporto qualità prezzo. Ci sarebbe da rivedere anche il concetto dei finanziamenti statali la dove, Fiat ha incamerato storicamente gli utili senza ne garantire ne mantenere i patti relativi all'occupazione mentre Opel tali patti li rispetta. Non dimentichiamo poi l'assetto societario che rende un'idea dell'abisso fra i due marchi Opel gruppo GM società a capitale diffuso Fiat impresa familiare.

otto morselli's picture
Inviato da: otto morselli
24 July 2012 - 10:52

" considera il suo punto di forza il continuare a leggere e studiare "
questa è la vera differenza tra lui ed i nostri; questo ha lavorato e continuato a studiare, il landini non ha mai lavorato e men che meno studiato.
tutto qua, il resto viene di conseguenza.
Ai posti di responsabilità ci devono arrivare i migliori , mica i landini che sarà anche un bravo ragazzo ma è imbottito di ideologia e non capisce un razzo di come funziona il mondo del lavoro.
sono i meccanismi di selezione della classe dirigente che ci fregano, nel sindacato come in politica..etc...

Mike's picture
Inviato da: Mike
24 July 2012 - 10:48

Ma lo vedete un Landini fare questi ragionamenti? Quanto a Marchionne, ormai ha fatto le sue scelte (Usa, Serbia, Turchia, etc.). Piuttosto, osservo che nelle piccole e medie imprese del Nordest il rapporto tra datori di lavoro (quasi sempre ex operai) - lavoratori dipendenti è da sempre basato sulla collaborazione e sulla valorizzazione della produttività. Non a caso, si tratta di ambienti di lavoro scarsamente sindacalizzati. E' questo il punto di forza del "modello nordest". Il "caso Luxottica" docet.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
24 July 2012 - 10:03

COSCIENZA OPERAIA TEDESCA NELLA LOTTA SINDACALE
Lo sviluppo della vertenza tra gli industriali e i metallurgici del Baden-Wurttemberg ha indicato che gli industriali sono falliti proprio nei mezzi cui hanno fatto ricorso e che non possono appellarsi all'ausilio dello Stato.

di Hans Peter Riesche

P.S.

Cara Susanna Camusso & Company,
questo articolo di ben 6 pagine varrebbe un giro in una Biblioteca ben fornita o presso la Fondazione Feltrinelli. Non ho più voglia di trascrivere come un scriba articoli datati ma tuttora molto educativi ed esaurienti su come dovrebbe essere impostata un'efficace lotta sindacale. Se fossi in lei mi darei subito da fare per documentarmi su questo importante pezzo pubblicato su "Il filo rosso" (n° 4) del settembre 1963. Potrebbe imparare molte cose, spiegandole poi ai suoi "colleghi" e agli iscritti. Già dal titolo dell'articolo e dal contenuto posso anticiparle che voi la "coscienza" l'avete persa da quel dì. Corra alla Fondazione Feltrinelli o in una Biblioteca, non perda un secondo.

Cordialmente
carlomaria

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
24 July 2012 - 10:27

Caro Carlo, 

scusa se ti disturbo ma vorrei chiederti un piacere enorme. Se nel corso della tua giornata avessi un attimo di tempo (piani industriali, nuovi investimenti, riunioni, e lettura di manoscritti permettendo) per spedire ai Segretari dei nostri sindacati l'articolo sotto indicato te ne sarei infinitamente grato. Questi non muovono il culo dalle loro poltrone neanche a pagarli (peraltro sono pagati bene). La loro filosofia è completamente agli antipodi della IGM. Inoltre, quando muovono il culo e vanno o dovrebbero andare a fare visita sulla Salerno-Reggio Calabria non si accorgono neppure che ci sono delle infiltrazione mafiose. Sono certo che avrai letto su Linkiesta gli illuminanti articoli di Lidia Baratta che a Giuseppe D'Avanzo (pace all'anima sua) fa delle pippe. Lidia scusami si fa per dire... a parte nelle mente allucinata di Eugenio Scalfari, D'Avanzo non c'è più veramente ed ovvio che come essere umano non possa non dispiacermi.

Ti ringrazio di cuore (basta anche un fax o un PDF inviato tramite e-mail)

Ti saluto con affetto

carlomaria

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