Le montagne russe della Roma in Piazza Affari

Le montagne russe della Roma in Piazza Affari

Tifosi preoccupati, investitori eccitati. Alle squadre di calcio che hanno scoperto la Borsa capita spesso di vivere questa scissione. Alla Roma Calcio, da anni in cerca di un acquirente, è capitato più che alle altre. Il fenomeno continua a ripetersi. Dopo la notizia delle cinque offerte giunte sul tavolo della Rothschild – la banca d’affari incaricata di gestire le trattative di vendita della squadra in mano ai Sensi (51%) e al loro creditore Unicredit (49%) – è andato in fibrillazione il variegato mondo dei siti d’informazione monotematica sulla AS Roma, dal Romanista a Roma24, da ForzaRoma a Daje Roma. Nella seduta di ieri a Piazza Affari il titolo correva sin dall’apertura (+5%) e ha concluso la giornata in aumento del 3,48 per cento. Stamattina, invece, l’entusiasmo è più contenuto. Il motivo è la smentita  del coinvolgimento di Aabar, compagnia di investimento controllata dal governo di Abu Dhabi. La società «non ha presentato un’offerta per l’acquisto dell’AS Roma e non intende farlo in futuro», scrive l’agenzia Bloomberg citando un’email dell’amministratore delegato di Aabar, Mohamed Al-Husseiny. «Aabar non comprende le ragioni che hanno generato così intense speculazioni di stampa ma desidera prendere le distanze da tali voci anche nell’interesse di un valido e corretto processo di vendita del club calcistico italiano», ha poi aggiunto un comunicato ufficiale.

Certe giornate da leoni come pure i crolli repentini sono ormai una piccola tradizione per la squadra della capitale. Le une e gli altri quasi sempre sull’onda di ipotetiche manifestazioni di interesse e di altrettante smentite. Che però arrivano con un lasso di tempo più che sufficiente a portare le quotazioni sulle montagne russe. Andando a ritroso fino all’inizio di aprile 2008, quando circolarono per la prima volta le voci sull’interessamento del finanziere George Soros, riportate dal quotidiano Mf-Milano Finanza, i titoli della Roma hanno registrato 51 variazioni positive superiori al 5% su un totale di 722 sedute borsistiche. In 18 casi l’oscillazione al rialzo è stata superiore al 10% e in tre occasioni anche al 20%, mentre i cali del 5% o peggiori sono stati 33.

Il primo exploit porta la data 7 aprile 2008: in quel giorno i titoli della Roma salirono del 17,5%, sostenuti da volumi elevatissimi, costringendo gli uffici di monitoraggio della Consob a muoversi. È il primo di una lunga serie, e il motivo da lì in avanti sarà sempre lo stesso: leaks, soffiate direbbero i broker inglesi, su ipotesi di cessione, a volte anticipate dalla stampa, altre dai siti romanisti, arrivate chissà per quali giri alle sale operative, che fanno scattare acquisti speculativi e si trascinano volumi di scambi record. 

Su invito dell’autorità di mercato, la Italpetroli precisa allora che «seppur nel corso degli ultimi mesi abbia ricevuto segnali in merito a possibili interessi da parte di soggetti terzi aventi ad oggetto la propria partecipazione in A.S. Roma, nessuno di questi si è mai tramutato in offerte o concrete manifestazioni di interesse». Queste giustificazioni e smentite saranno destinate a ripetersi. Spesso su formale richiesta della Consob, che impone una comunicazione di chiarimento al pubblico, altre volte precedendo sul filo dei minuti la telefonata di richiamo del controllore o dando seguito a una sollecitazione di “moral suasion”. In quasi tre anni circa 120 comunicati ufficiali di precisazione su presunte cessioni e dintorni.

In realtà, è almeno dall’autunno dell’anno precedente che si sta negoziando in modo serrato con Soros, che si è fatto avanti in tandem con i fondi Inner Circle. Dopo l’escalation del 16-21 aprile 2008, con performance del 9, del 12 e del 13%, i vertici della società vengono convocati in Consob. L’incontro viene presentato come un «momento di sereno e costruttivo confronto», ma la stampa lascia intendere che si è trattato di un terzo grado. Né ai Sensi piace che si metta «in collegamento» la necessità di dismettere la quota con l’alto indebitamento verso Unicredit.

Con il passare di giorni, comunque, le quotazioni disegnano una linea che somiglia più al tracciato di un sismografo che a un grafico di Borsa. Ad ogni modo, a furia di impennate di cinque o sei punti percentuali, poi corrette da altrettanto repentini cali, si arriva al 26 maggio, seduta in cui un’azione della Roma arriva a essere scambiata a 1,56 euro, il massimo assoluto degli ultimi cinque anni, una variazione a fine giornata del 17,11% e oltre 7,8 milioni di prezzi scambiati (il 6% dell’intero capitale e quasi il 20% del flottante).

Nel frattempo tornano sul mercato le voci di una riapertura delle trattative fra i Sensi e Soros, e persino di un’offerta del finanziere pugliese Raffaello Follieri. «Notizie prive di fondamento», ribadiscono i Sensi. Qualcosa di vero c’è. Soros si è eclissato: non ha gradito che a un certo punto i Sensi abbiano tirato fuori un’offerta concorrente con l’intento di alzare il prezzo. Ma i rumor restano fuori controllo. La Borsa, eccitata dalle indiscrezioni, non sente ragioni: nell’ultima settimana di maggio 2008 cambiano proprietà 38 milioni di titoli, che vuol dire ben oltre l’80% del flottante (ovvero il 28% del capitale sociale).

Nell’aria resta un’ambiguità di fondo su quello che sta succedendo. Salvo un picco il 18 agosto (+18%), quando con la morte dello storico presidente Franco Sensi il mercato dà per inevitabile la cessione, la situazione diventa relativamente tranquilla. Ma nell’aprile 2009 il mercato si risveglia: il 21 le azioni salgono del 19%, mentre il 22 aprile si registra il più grande singolo incremento giornaliero, il 24 per cento. Cambiano gli attori, ma non il canovaccio: stavolta in odor di acquisto ci sono l’agente Fifa Vinicio Fioranelli e l’imprenditore tedesco Volker Flick. Spunta anche una società tedesca (Labouchere). Per inciso, proprio la scorsa settimana, nei confronti dei due è stato emesso un ordine di custodia cautelare con l’accusa di aggiotaggio per le false notizie sull’acquisto della squadra giallorossa.

Tra fughe in avanti, fughe di notizie e smentite si perde però solo del tempo, e si danno eccellenti motivi alla speculazione per scorrazzare e ai tifosi per sperare in improbabili compratori. Intanto, la situazione debitoria della Italpetroli, cassaforte della famiglia Sensi, va peggiorando e alle trattative per la cessione della “Magica” si sovrappongono quelle per la ristrutturazione del debito. Il momento di svolta, su quest’ultimo punto, arriva il 27 luglio 2010, quando viene finalmente raggiunto l’accordo fra la banca Unicredit e gli eredi Sensi.

Adesso la palla è nelle mani dell’advisor Rothschild, mentre il susseguirsi di voci sui possibili compratori non si ferma. Dagli editori e imprenditori della sanità Angelucci agli industriali del farmaco Angelini, dagli americani di Thomas Di Benedetto agli arabi, tutto fa rumor per la gioia dei trader. Le numerose indagini avviate invece dalla Consob non sono approdate finora a provvedimenti sanzionatori. Unica eccezione la multa di 200mila euro a Fioranelli: durante il suo momento di gloria la commissione di vigilanza gli chiese prova documentale delle risorse finanziarie da destinare all’acquisizione, ma lui non si presentò. 
 

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